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I crolli presuppongono di solito una mutazione nel panorama: si aprono brecce, passaggi, corridoi, ma dopo che la polvere è ridiventata terra, si ricomincia ad impastare lo stesso muro, anche se con differenti tecniche. Il crollo delle Torri Gemelle, per cui George Bush tuonò "il mondo non sarà più lo stesso", è stato uno scherzo confronto al crollo del Muro di Berlino, dove metà del mondo andò in frantumi, economicamente, politicamente e ideologicamente. Nessuno, neppure nei film, avrebbe pensato di ricostruire ciò che era crollato. Cinematograficamente sparirono e diventarono patetiche macchiette tutti gli Ivan Drago e i loro tispiezzoindue, costringendo vent'anni dopo Rambo IV a finire in Tahilandia. I russi dopo il Muro diventarono insignificanti.
Dopo la Georgia invece riabbiamo sicuramente qualche speranza di rivedere i biondi caucasici che parlano senza articoli nei film. Dalle ceneri del Muro, fortunatamente prive di amianto, è rinata l'Unione Sovietica new wave,
oligo-convertita al libero mercato. Libero all'occidentale, dove la libertà tua finisce dove intralcia la mia. Così basta un manometro del gas per ricattare l'Europa (che scambia la sindrome di Stoccolma con la realpolitik) e qualche strage rieducativa di cugini per chi prende troppo sul serio l'idea di essere indipendente. Il panorama è sempre lo stesso, speriamo che non coincida con l'orizzonte. Buona lettura.
Andrea Melas. |
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