Dasvidania / n°297
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Dasvidania - foto di Pino Ramos
Dasvidania /6
 
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I crolli presuppongono di solito una mutazione nel panorama: si aprono brecce, passaggi, corridoi, ma dopo che la polvere è ridiventata terra, si ricomincia ad impastare lo stesso muro, anche se con differenti tecniche. Il crollo delle Torri Gemelle, per cui George Bush tuonò "il mondo non sarà più lo stesso", è stato uno scherzo confronto al crollo del Muro di Berlino, dove metà del mondo andò in frantumi, economicamente, politicamente e ideologicamente. Nessuno, neppure nei film, avrebbe pensato di ricostruire ciò che era crollato. Cinematograficamente sparirono e diventarono patetiche macchiette tutti gli Ivan Drago e i loro tispiezzoindue, costringendo vent'anni dopo Rambo IV a finire in Tahilandia. I russi dopo il Muro diventarono insignificanti. Dopo la Georgia invece riabbiamo sicuramente qualche speranza di rivedere i biondi caucasici che parlano senza articoli nei film. Dalle ceneri del Muro, fortunatamente prive di amianto, è rinata l'Unione Sovietica new wave, oligo-convertita al libero mercato. Libero all'occidentale, dove la libertà tua finisce dove intralcia la mia. Così basta un manometro del gas per ricattare l'Europa (che scambia la sindrome di Stoccolma con la realpolitik) e qualche strage rieducativa di cugini per chi prende troppo sul serio l'idea di essere indipendente. Il panorama è sempre lo stesso, speriamo che non coincida con l'orizzonte. Buona lettura. Andrea Melas.

 
 
1
Qualcosa è cambiato
"I fatti dicono che la Russia è ridiventata una potenza mondiale. Chiunque ragioni senza tenere conto di questo piccolo dettaglio commette un errore grave e, in prospettiva, ripetere questo errore può diventare molto pericoloso". Paola Marras intervista Giulietto Chiesa a tutto campo sulla crisi nel Caucaso. Un'intervista preziosa per comprendere quale sia il futuro (non solo geopolitico) che ci attende.

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Guerra e Pace
"Si tratta di costruire le condizioni per cui si possa avere una soluzione nel Caucaso che riconosca i diritti di quelle nazioni, a partire dalla Georgia, e al tempo stesso si costruisca un rapporto con la Russia positivo. Non c’è nulla né di ambiguo né di oscillante in questo".
Piero Fassino, Ministro degli Esteri del governo ombra del PD, risponde alle domande di Paola Marras sulla crisi in Georgia. Un' interessante intervista per capire come la politica italiana sia alla ricerca di una "pace condivisa".

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L'argent fait la guerre

"Questi presupposti storici tuttavia non esauriscono le vere ragioni del recente conflitto, ragioni che non sono state mai chiarite sulla stampa italiana. I giornalisti italiani, oltre a dar prova di una ignoranza della storia delle terre di cui scrivevano, non si sono preoccupati di capire che i veri protagonisti del conflitto non erano né i georgiani né gli osseti o i russi ma operatori economici accomunati dagli stessi interessi". Il professor Gaga Shurgaia, profondo conoscitore della storia del suo Paese, ci racconta, in questa lunga intervista, quali sono le profonde ragioni della guerra scoppiata lo scorso agosto.


4
Tutto accade per Caucaso
Il professor Aldo Ferrari ci aiuta a capire il brusco risveglio dell'Occidente dal sogno della "fine della storia": "La Russia odierna non è più il Paese in crisi politica-economica che era negli anni ’90 e che la rendeva estremamente vulnerabile. È un Paese che si sente forte anche di sfidare, come ha fatto nel caso della Georgia, l’Occidente, la Nato, gli Stati Uniti".

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Si vis pacem, para bellum
In quest'intervista, Gabriele Natalizia, coordinatore di geopolitica.info, chiarisce alcuni nessi acasuali propri della politica internazionale: "La Russia sta risorgendo dalle ceneri dell’Urss anche grazie al controllo di una porzione consistente del mercato del gas e del petrolio da parte delle compagnie pubbliche".

6
Guerra tiepida
"È chiaro che stiamo assistendo ad una degenerazione nelle relazioni internazionali dalla quale l’Europa non ha che da perderci. Nel senso che se andiamo verso una situazione che, in qualche modo, rappresenta una riedizione dello scenario della Guerra Fredda con un confronto tra Nato e Russia in territorio europeo, dal punto di vista di europeo non abbiamo che da perderci". Andrea Rossini dell'Osservatorio Caucaso ci racconta con altri occhi la situazione che sta vivendo il Caucaso in queste settimane.

7
Luca Galassi di PeaceReporter analizza la possibile globalizzazione della crisi militare partita dal Caucaso: "La situazione mediorientale risentirà della crisi caucasica come ogni altra area nel mondo. Se osserviamo ciò che sta accadendo in Sud America, dove il Venezuela ha rafforzato i legami economici e la cooperazione militare con la Russia, non è da escludere anche nello scenario mediorientale una polarizzazione sempre maggiore"



























 
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La prima parte di questo numero è stata pubblicata il 29/09/2008. Ultimo aggiornamento il 27/10/2008.



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