Sommario Dichiarazione di dipendenza / n°285
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Dipende, da che dipende?
Dichiarazione di dipendenza /4
 
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Una volta andavano di moda le dichiarazioni di indipendenza. La gente, ad un tratto, si sentiva in gabbia e passava all'azione, per cambiare lo status quo. Ciò non significava necessariamente armarsi di bastoni e fucili, ma semplicemente agire, anche con dei piccoli grandi gesti nonviolenti. Ricordiamo ad esempio Gandhi e altre migliaia di cittadini indiani che marciarono verso il mare per estrarre da loro il sale su cui gli inglesi avevano un ingiusto monopolio. E potremmo continuare per delle pagine a ricordare quando era di moda cambiare la storia con la forza delle idee. Ma perché oggi nessuna dichiarazione d'indipendenza è in atto? Eppure le ingiustizie e le iniquità sono all'ordine del giorno. Perché nulla cambia in questo Paese? Perché nessuno di ribella e reagisce? Lo stesso Mahatma aveva la risposta: "la forza deriva da una indomita volontà", "la non violenza non va d'accordo con la codardia". Servono grande rigore morale e grande fermezza per cambiare le cose. Ecco perché le rivoluzioni oggi non si fanno più e non si possono fare più. Un popolo di dipendenti non può organizzare una dichiarazione di indipendenza. In altre parole un popolo di cocainomani teledipendenti, indebitati alcolisti, giocatori pornodipendenti, bulimici dai tacchi a spillo, non possono lottare né col bastone, né col digiuno. Dobbiamo prima disintossicarci; innanzitutto dalla dipendenza delle poltrone, poi forse l'Italia cambierà. Buona lettura. Andrea Melas.

 
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Rimetti a noi i nostri debiti
Francesca De Marco scrive un articolo di impressionante attualità: in Italia i consumatori acquirenti sono in estinzione e una nuova specie si profila all’orizzonte: i consumatori debitori. Nel corso del 2006, complessivamente, con tutte le modalità di credito, sono stati erogati circa 52,8 miliardi di euro. Per quanto riguarda più strettamente i prestiti personali, invece, la somma ammonta a 13,5 miliardi di euro. Detto in parole povere, la famiglia italiana è vicina al crack finanziario.

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Rien ne va plus
Un reportage sulla dipendenza più amata e pubblicizzata dallo Stato italiano, il vecchio e caro gioco d'azzardo. Una tragedia immane che Patrizia Fortunato, in questo bel reportage, ci racconta dal bar-sotto-casa, ricolmo di "macchinette" e tagliandini, sino all'opinione degli esperti ed operatori del settore, che curano e osservano la patologia del gioco d'azzardo. "L'incremento da gioco" aveva scritto Giuseppe Imbucci, il maggiore storico contemporaneo di giochi d’azzardo mancato il 27 agosto 2005, "non segnala una contraddizione nei consumi, ma rivela il disagio sociale e l’ineludibile bisogno di speranza dell’individuo".

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Amarsi un po'
Una dipendenza diffusissima ed estremamente celata è legata al computer e alla facilità immediata di procurarsi la "dose". Si chiama pornodipendenza e rischia di modificare pesantemente, nel prossimo futuro (se già non lo modifica), il rapporto equilibrato con la propria sessualità. Paola Marras intervista Vincenzo Punzi, fondatore del gruppo di auto aiuto on-line “noallapornodipendenza”. "Il pornodipendente è solo nella sua disperazione, nella sua vergogna, nella sua mancanza di autostima. Si possono confessare tanti tipi di dipendenza [...] ma non si può confessare ad un estraneo di trascorrere ore ed ore davanti al monitor a guardare foto e filmini pornografici".

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Nunc est bibendum
"Mentre le conseguenze che porta l’abuso di droga sono note e pubblicizzate, quelle derivanti dall’alcol sono sconosciute ai più. L’alcol danneggia l’apparato digerente, il fegato e il sistema nervoso, del quale uccide le cellule nervose... Ma uno dei danni peggiori è forse quello che l’alcol arreca alla donna incinta che per anni ne ha abusato". Mariaelena Prinzi ci racconta, con un' intervista significativa, la piaga che il bicchiere in più, a lungo andare può provocare alla vita di un essere umano. Dalla dipendenza dall'alcol però si può uscire grazie al supporto degli Alcolisti Anonimi.

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Noi provinciali dell'impero
"L'anti-americanismo è una grave forma di dipendenza. E' un bagaglio ideologico, un vezzo, spesso una moda. Ha radici profonde ed antiche, che oggi non hanno più ragion d'essere". Adolfo Spezzaferro con la sua consueta verve sul dubbio amletico che attanaglia l'italiota dal ritorno delle caravelle. Siamo antiamericani o no? "Essere anti-americani oggi è fuori dalla realtà. Perché l'impero a stelle e strisce ha vinto e domina l'Occidente. [...] Ma che un italiano, uno spagnolo, un francese addirittura si dichiarino anti-americani non ha alcun senso".

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Plug & Play it again, Sam
Pablo Ayo fa il punto sulle dipendenze elettromagnetiche, e ciò che descrive stupisce come sempre, anche se è la durissima quotidiana realtà. "In un mondo in cui le grandi holding multinazionali ci vogliono consumatori fino alla dipendenza di ogni bene, anche telematico, è normale che qualcuno, trascinato dall’euforia pubblicitaria che magnifica al di sopra di ogni cosa il mito del possesso e del "più forte", più veloce, l’ultimissimo modello, la gente più debole, timida o sola, finisca ad avere come unico compagno della sua vita un pc, un cellulare o la vecchia infida e cara televisione è [...]"

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Spaghetti pollo e insalatina..
Maria Colomba Marongiu su un tema che lega la sua luce intermittente alle modelle che tragicamente muoiono, letteralmente, di fame. "Curare la propria persona è un dovere assoluto verso se stessi e gli altri che, nei soggetti equilibrati, appaga e rasserena, ma in quelli dalla personalità fragile o in formazione, come ad esempio gli adolescenti, fa spesso scivolare nel patologico, senza averne piena consapevolezza". Per fare chiarezza su anoressia, bulimia e l'obesità.

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Canale di sfogo
L'italiano è il teledipendente per eccellenza. Rita Caputi riassume la storia e il potere del mezzo che tutto è tranne educativo. "Il bambino, ma spesso anche l’adulto, è condizionato dalle produzioni televisive, che si somigliano tutte, ed è portato a credere che lo scontro è necessario, che vince il più forte e che il piacere nasce dai beni materiali (compreso il corpo femminile spesso presentato come un oggetto da ammirare). I valori morali e sociali passano in secondo piano e si è concentrati su valori più superficiali: il denaro, l’estetica e la forza fisica. Va così diffondendosi una cultura in base alla quale le persone vengono giudicate non per quello che dicono o fanno, ma per come appaiono".

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A me gli occhi (e i soldi...)
"Le statistiche che riguardano il ricorso al consulto di maghi & affini - in Italia, culla della tradizione cattolica - e, in secondo luogo, la diffusione di sette esoteriche di varia natura - a cominciare dalla regione Lombardia, che ne ha oltre un centinaio, al Lazio (ben 73) o al Piemonte (69) - devono far riflettere sulla scelta di cercare vie non convenzionali, di rivolgersi ad autorità superiori, eversive, non legate alla religione ufficiale che possano controllare e cambiare il corso degli eventi, nel bene e nel male". Ginevra Diletta Tonini Masella scava in un'altra dipendenza cara (in tutti i sensi) agli italiani del terzo millennio.


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Fashion da morire
Pamela Cocco è andata a fare un giro nel luogo più adatto per cercare "la dipendenza dal fashion", scoprendo che reggiseni troppo "up", lampade friggitrici, tacchi a spillo, non solo provocano patologie serie, ma un'aspettativa del proprio corpo che sa di "usa e getta". Quando la pelle si rovinerà del tutto per le troppe lampade, "ci sarà un'altra soluzione". Chirurgia? "“Sì, perché no, solo quelle dello spettacolo possono farlo?”. Davvero impressionante, ma per niente strano. O tempora, o mores.


 
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La prima parte di questo numero è stata pubblicata il 05/02/2007. Ultimo aggiornamento: 26/02/2007

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