Sommario/ We are the world, We are the children... / n°283
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We are the world, We are the children... /3
 
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Questa settimana abbiamo deciso di parlare di un tema importante per ogni società che non si voglia estinguere (e quindi suicidare) allegramente: i bambini. Per cominciare i bambini non sono più piccoli, questo emerge dalla nostra inchiesta. Di bambini ne facciamo molti di meno (siamo sempre a crescita zero, almeno come indigeni), ma li cresciamo anche molto peggio. I bambini italiani, dall'avvento del Consumismo Italiano, non si possono considerare più tali. O meglio non possono considerarsi più simili a tutte le generazioni di bambini che si sono succedute da Aghr Angr nella valle del Tal ad Andreino Mantega nato nel 1976 (poniamola come data limite arbitraria). Andreino non aveva la tv, non possedeva un telefonino, sarebbe passato più di un decennio prima che qualcuno gli parlasse di sesso, non giocava ai videogiochi, ma soprattutto non era un piccolo consumatore. Andreino Mantega era infatti un bambino. Oggi, intelligenti e scattanti o ignoranti e viziati, i ragazzini sono a tutti gli effetti dei micro-adulti, pronti ad essere, se non seguiti, degli adulti piccoli piccoli. Buona lettura. Andrea Melas.

 
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Paola Marras, sul ruolo del primo medico che "mette le mani" sopra un piccolo essere umano, è andata ad intervistare uno dei più noti pediatri della Capitale che mette subito in chiaro: “I bambini bisogna innanzitutto rispettarli. Rispettarli significa capire le loro esigenze, capire i loro momenti, cercare di superare le loro resistenze, caso per caso, capire se c’è un disagio ambientale, un disagio nell’ambito della famiglia, un disagio nelle modalità di come il bambino viene alimentato”.

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Una volta erano pulcini di nome e di fatto. "La domenica. Era dedicata al Signore e al gioco, a qualsiasi forma di gioco, ma era anche l’unico giorno dedicato al calcio. La Tv era esclusivamente un trasmettitore di cartoni animati, ma ogni tanto si buttava un occhio alle cronache della domenica calcistica, più che altro per riconoscere e dare una forma tridimensionale ai calciatori delle figurine". Adriano Sotgia in questa bella intervista ad uno storico Mister della Federazione.

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Carmen Di Giovanni è una professoressa, e questa settimana "casualmente" è toccato a lei scrivere sulla difficoltà degli insegnanti nel formare alunni sempre più distratti e con problemi di attenzione. Educare è diventato un problema quasi insormontabile. "Secondo Kant, Educare è “sviluppare nell'uomo tutta la perfezione della quale è capace la sua natura”. Secondo Stein, “l'educazione è l'evoluzione armonica e progressiva delle diverse facoltà umane in modo integrale”.

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Tendenzialmente nella vis retorica comune, chi non ha almeno un figlio non si può permettere di parlare di bambini. Palamitonews nella veste di Pamela Cocco è andata a trovare una mamma che ha quattro figli "di tutte le età", ha grande esperienza e che può quindi permettersi di dire la sua sulla nuova generazione di piccoli adulti. Un'intervista su come i figli crescono e non sono sempre gli stessi.

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Chi si ricorda le millelire "a colori" ha presente la sua faccia pre-montalciniana, ma la maggioranza non ricorda (o non ha mai saputo) chi fosse. E' Maria Montessori, importante nel mondo quanto Enrico Fermi, ma dimenticata e sepolta dai suoi connazionali. Maria Colomba Marongiu in un brillante articolo sui bambini educati secondo la Scuola che prende il suo nome (della Montessori ovviamente! anche se...).

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Francesca De Marco, con il suo solito aplomb è andata ad intervistare Fulvio Fraticelli, direttore scientifico della fondazione Bioparco di Roma e Serena Del Giudice, responsabile delle Relazioni Esterne. Il tema era "Cuccioli di uomo", ovvero le differenze e le similitudini "kiplinghiane" tra i nostri piccoli e di altre specie. Ne è venuta fuori un'intervista interessantissima sia per la qualità delle risposte che per le domande (alcune veramente particolari...).

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Ma i giovani sono sempre esistiti? La risposta è senz'altro no. La nostra storica (in tutti i sensi) Mariaelena Prinzi ci illumina su un fatto che alla stragrande maggioranza dei contemporanei potrà sembrare strano: i ragazzi non sono sempre esistiti. "Fino al XII secolo il medioevo, come sottolinea Ariès, «non conosceva l’infanzia e non tentava nemmeno di rappresentarla», affreschi, dipinti, sculture sono popolate da adulti, dei bambini non vi è alcuna traccia. [...] l’infanzia era considerata un periodo di transizione, al quale si dava volutamente poca importanza, visto l’elevato tasso di mortalità infantile".

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Continua con grande successo (e a grande richiesta) l'analisi di Adolfo Spezzaferro sul Ventennio. Non potevamo chiedergli altro per questo numero se non sulla "gioventù strutturata", ovvero sull'infanzia dei nostri nonni che cantavano "Giovinezza, Giovinezza, primavera di bellezza nella vita e nell'asprezza, il tuo canto squilla e va". Adolfo questa settimana ci parla di educazione fascista dove spunta anche, a sorpresa, Baden-Powell, il fondatore dello scoutismo.


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"Al 31 dicembre 2005, la popolazione italiana complessiva era di 58.751.711 unità, 289.336 in più rispetto alla stessa data nel 2004, pari allo 0,5 per cento della popolazione, incremento dovuto quasi esclusivamente alle migrazioni dall’estero" . Ecco la prova della crescita zero. Rita Caputi però ci ricorda in questo brillante articolo che anche l'Italia ha avuto il suo Baby Boom, tra il 1950-60, che "fece in modo che i giovani assumessero maggiore importanza e potere di acquisto".

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La pubblicità è l'anima del commercio, e va bene. Ma quando la pubblicità diventa l'anima dei bambini? Monica Satriano approfondisce con maturità il tema. "In una società in cui il sistema dei valori appare rovesciato e i ragazzi subiscono l’influenza di una pubblicità che, in barba a qualsiasi regola etica, impone modelli di comportamento e stili di vita scorretti, a chi spetta aiutare i giovani a ristabilire la giusta priorità alle cose? "

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chirurgia plastica
Francesco Puxeddu sul tema dedicato della adozioni, sempre in primo piano sulle notizie di cronaca. "Qualunque sia la sua provenienza etnica e la sua condizione sociale, ogni bambino ha infatti (dopo il diritto alla vita), il diritto ad avere una famiglia che lo ami e che gli possa offrire tutto l'amore che deve circondare un ragazzo durante la sua crescita"...
 
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La prima parte di questo numero è stata pubblicata il 11/12/2006. Ultimo aggiornamento: 25/12/2006

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