Sommario Ma quando capyright? / n°281
        
Ma quando capyright? /3
 
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Ci aspettavamo le scuole occupate e le manifestazioni di piazza. Aspettavamo giornalisti indignati e scioperi ad oltranza. Abbiamo trovato qualche striminzito articolo sul web e tanta tanta disinformazione. Questa settimana Palamitonews è dedicato interamente alla "libera informazione", quel concetto caro alla rete che rischiava (o forse rischia ancora) di essere imbrigliato da una modifica alla legge n.633 del 22 aprile 1941. Su questa notizia sconcertante (attentamente oscurata dai media tradizionali e trattata con superficialità dal web) è nata una riflessione non solo sulla paradossale libertà di stampa nel passato rispetto al futuro che ci aspetta, ma sull'ignoranza crassa che regna nel mondo di chi scrive (non importa dove e in che ruolo). Il fatto più sconcertante è che la modifica sia stata scambiata come una "riforma sulle rassegne stampa" o peggio ancora sulla "fine della produzione di articoli con il copia e incolla" che invece è da sempre, come pochi sanno (lo testimonia il web-fotocopia italiano o i giornali-free-clonati), un reato chiamato plagio. Questo giornale che avete sotto gli occhi è l'unico che ha e avrà come tema questa problematica, perché della libertà dell'informazione, quando l'italiano medio non legge neppure un libro l'anno, non si sa che farsene. Buona lettura. Andrea Melas.

 
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"Per qualsiasi Oligarchia, la Cultura è sempre stata un nemico mortale perché è concime per la crescita della Critica e delle Visioni del Mondo. Meno cultura e informazione libera circolano, più il modo assomiglia a una gabbia dove una larga fetta dell’orizzonte è fatta dalle sbarre nere del carceriere". Un riassunto delle puntate precedenti, una piccola storia di quello che è successo e soprattutto di quello che non è stato capito o forse non fatto capire intenzionalmente...

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"Sul decreto non viene pubblicato niente, nessuna voce esce fuori dal coro. Eppure, la legge potrebbe mettere in serio pericolo la libera informazione e riguarda direttamente chi dovrebbe proteggerla, cioè i giornalisti". E Paola Marras, la voce fuori dal coro, ha intervistato l'onorevole Franco Grillini, il nome che è diventato sinonimo di libertà di stampa, visto il ruolo che ha avuto nella cancellazione della modifica alla legge del 41. Un' intervista approfondita che dà modo al deputato di andare oltre la telegrafica dichiarazione pubblicata da qualche giornale del web.

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Adolfo Spezzaferro in un esemplare articolo storico. Ci siamo chiesti infatti su come si intendesse la libertà di stampa durante il fascismo, visto che la legge che si andava a modificare è del 22 aprile del 1941 ed era paradossalmente liberale. "L'aspetto più interessante circa la libertà di stampa ai tempi del Fascismo è rappresentato dalle pubblicazioni periodiche di ambito culturale. Le riviste della Gioventù universitaria fascista e le varie testate di cultura erano isole felici di pluralismo". Da scaricare e conservare.

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"Se la natura ha creato una cosa meno soggetta delle altre alla proprietà esclusiva, questa è l’azione della potenza del pensiero chiamata idea, che un singolo può possedere in maniera esclusiva finché la tiene per sé; ma nel momento in cui essa è divulgata, costringe se stessa a essere proprietà di ognuno [...] " . Così diceva Thomas Jefferson, e se lo diceva lui c'è da fidarsi. Ancora Paola Marras in un excursus avvincente sulla storia del copyright e sulle sue problematiche.

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"In un pianeta avvelenato dalla disinformazione l’Italia è di certo tra i peggiori. Le classifiche non citano i nomi dei mandanti, degli esecutori e neppure quelli delle vittime. Poteri forti, direttori asserviti, cittadini inermi? Questa la giusta interpretazione? O anche i lettori, i clienti, hanno una responsabilità, quella di non voler distinguere, scegliere, giudicare". Con il suo stile inconfondibile, un bel pezzo di Roberto Barbera, che dovrebbe far riflettere i giornalisti senza etica e senza anima.


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"I tuoi scritti saranno soggetti ad una cancellazione retroattiva al modo di 1984 di Orwell. Persino tu, l'autore, potresti non essere più in grado di leggerli". Richard Stallman in un suo articolo ci spiega come imparare a fidarsi o a temere il proprio computer e a difendersi dall' "informatica inaffidabile".

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"L’incontro ateniese, non a caso il luogo più simbolicamente espressivo della prima democrazia e dell’agorà, scaturiva dalla decisione assunta dal WSIS (World Summit on the Information Society) di Tunisi 2006 di demandare ad uno specifico incontro il capitolo davvero decisivo della governance di Internet". Vincenzo Vita (Assessore alle politiche culturali, della comunicazione e dei sistemi informativi della Provincia di Roma e uno dei maggiori "pensatori" dei media italiani) sull'incontro degli Internet Maker ad Atene, dove lui c'era.


 
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La prima parte di questo numero è stata pubblicata il 30/10/2006. Ultimo aggiornamento: 13/11/2006

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