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Il Motorama / 2 |
| Inchiesta a cura di Piero Casucci, tratto da "Scienza e Vita" n.76 / foto di Pino Ramos | pag. 5 |
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7 telai, 250 modelli L’aver allungato quest’anno certi modelli pone un altro grave problema, quello del parcheggio e del ricovero nelle autorimesse: le autorità comunali delle grandi città vedono con terrore aumentare le proporzioni delle automobili poiché non v’è più posto per esse nelle rimesse, nei parcheggi e persino nelle strade. Secondo le statistiche della General Motors, se tutte le vetture prodotte nel 1954, limitatamente alle marche Pontiac, Buick e Oldsmobile, fossero messe l’una dietro l’altra, occorrerebbero quarantotto ore per rimontare la lunga fila viaggiando a 70 Km/h. Per quanto ciò possa sembrare paradossale, le grandi marche riescono ad offrire un gran numero di modelli proprio grazie alla straordinaria standardizzazione. Ciò è infatti reso possibile da una meccanizzazione molto spinta e dalla intercambiabilità di elementi tra differenti tipi di vetture: ricorrendo a combinazioni fra questi elementi si può inoltre ottenere una gamma incredibile di variazioni. Con il 50% di elementi in meno, la General Motors ha ripreso tutta la gamma dei suoi modelli anteguerra. Costruendo sette autotelai, questo gruppo produce tre modelli di Chevrolet, tre di Oldsmobile, quattro di Buick, tre di Pontiac e tre di Cadillac, ossia sedici differenti tipi. Nell’ambito di questi modelli vi sono altre variazioni, per modo che il cliente può scegliere tra 250 modelli. Dal suo canto, Ford ne offre cento per i suoi tipi popolari. Il grande cambiamento di natura meccanica prodottosi in questi ultimi diciotto mesi, che hanno visto diffondersi la soluzione del motore 8 cilindri a V ad alto rapporto di compressione, stabilirà per lungo tempo il volto tecnico della vettura americana, giacché negli Stati Uniti i costruttori, come parte della clientela, sono conservatori. Sino allo scorso anno, la Plymouth aveva un motore a 6 cilindri che la Chrysler costruiva ormai da trent’anni. |
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