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Il Motorama / 2 |
| Inchiesta a cura di Piero Casucci, tratto da "Scienza e Vita" n.76 / foto di Pino Ramos | pag. 4 |
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Se uno sciopero piuttosto prolungato colpisse uno dei tre grandi, è certo che questo perderebbe la battaglia commerciale e quella della produzione. Si dice che Ford – 41 anni dopo che suo zio, con un atto geniale e rivoluzionario, aveva istituito il salario quotidiano, garantito, di cinque dollari – pensi di soddisfare in anticipo le rivendicazioni dell’Unione. Non v’è dubbio che, agendo in questo modo, egli corre un enorme rischio: infatti, in caso di depressione economica nessuno dei suoi operai potrebbe essere licenziato e dovrebbe essere pagato anche se disoccupato. Le perdite, in questo caso, sarebbero gigantesche. A partire dal mese di gennaio, l’incremento delle vendite è stato un fatto compiuto. Nella prima settimana di febbraio, 164.295 nuove vetture e 18.601 nuovi autocarri sono usciti dalle catene di montaggio di Detroit: Ford ha cioè prodotto 6.058 vetture al giorno. Ogni quattordici secondi una nuova Buick è uscita dalle officine, mentre la Chrysler ha prodotto ad un ritmo pressoché doppio rispetto a quello dell’anno precedente. Le richieste degli acquirenti sono così incalzanti che i venditori non riescono a costituire riserve sufficienti per la primavera. Quarantotto milioni di vetture circolano già sulle strade americane e ciononostante il mercato sembra più aperto che mai. Quello della vettura usata si estende anch’esso, dato che i demolitori trattano meno di 4 milioni di unità l’anno. L’americano, sempre più ricco, pretende vetture più potenti, più scintillanti, con carrozzerie più lunghe e comode. |
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