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Ma è più un problema strutturale o di disinteresse?
«Il problema strutturale ovviamente esiste. Certo, se dentro il carcere non c’è la struttura sanitaria la normativa imporrebbe che la persona dovrebbe essere accompagnata, con tutte le misure di sicurezza del caso, in una struttura sanitaria esterna a fare gli accertamenti di cui ha bisogno. Ma il muro tra dentro e fuori è difficile da superare, per tanti aspetti.
Poi c’è un problema di presa in carico dei problemi di salute delle persone. Ora la responsabilità sanitaria non è più dell’amministrazione penitenziaria ma è passata alla sanità pubblica, e questo si spera che lentamente avvicini agli standard di sanità che ci sono fuori. Ma sarà sicuramente un processo lento e faticoso, e anche economicamente oneroso perché comunque la popolazione detenuta ha problemi di salute diversi e quantitativamente superiori rispetto alle persone della stessa età che stanno in libertà, perché purtroppo in carcere si concentra una fascia molto molto debole della popolazione».
Cosa pensa “Piano Straordinario per le carceri” proposto dal Commissario Straordinario Franco Ionta? Adotta delle soluzioni efficaci ai problemi di cui abbiamo parlato finora o c’era bisogno di focalizzare l’attenzione su qualcos’altro?
«Sono un po’ confuso dagli ultimi passaggi della risposta governativa all’emergenza carceraria. Pare che alla proposta sull’edilizia si sia affiancata anche una misura deflativa, una misura relativa agli ultimi 12 mesi di pena da scontare in detenzione domiciliare, e questa ci sembrerebbe una misura che se mai fosse realizzata effettivamente risolverebbe rapidamente ed efficacemente il problema del sovraffollamento, o comunque aiuterebbe a contenerlo. Per quanto riguarda il piano di edilizia penitenziaria per ora anche quello è tutto di carta. Purtroppo i problemi che hanno le persone in questo momento sono di carne e di muri.
Dico che è un piano di carta perché non ci sono i soldi per realizzare queste strutture nemmeno andando a saccheggiare la “Cassa Ammende”, che originariamente era un fondo finalizzato al reinserimento dei detenuti, ma comunque percentualmente offre una copertura molto modesta rispetto ai soldi che sarebbero necessari a realizzare il piano carceri. Sicché non c’è molto da commentare».
Pubblicato il: 14 dicembre 2009
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