Computerwelt / n°299
Contare nel mondo
Contare nel mondo
  "Nella sua buona fede creativa, non si era certo posto il problema della distinzione tra fabbrica e casa, per lui casa e lavoro erano la stessa cosa, la sua mente continuava a macinare meccanismi e soluzioni, come farà per tutta la vita, e come dimostrano i blocchi di appunti di casa su cui trasferiva le sue idee e le sue intuizioni meccaniche. Blocchi, conservati, pieni di schizzi di pezzi dei più disparati congegni e parti di calcolatrici, intramezzati qua e là da notazioni della gestione famigliare" - Pier Adolfo Salvetti (nipote di Natale Capellaro)
di Paola Marras / foto di Pino Ramos
 

Il 20 dicembre 1962 l’Università di Bari conferisce la laurea “ad honorem” in Ingegneria a Natale Capellaro, allora direttore tecnico dell’Olivetti. Prima di allora, l’ateneo aveva concesso solo un’altra laurea “ad honorem”, quella ad Enrico Mattei.

Natale Capellaro, entrato alla Olivetti come apprendista operaio, è l’uomo che rivoluzionerà l’azienda e i suoi prodotti, grazie al suo spirito innovatore e al suo modo di pensare in maniera non convenzionale.

Palamitonews ha voluto rendere omaggio a questo grande uomo intervistando il nipote Pier Adolfo Salvetti (che si è valso della collaborazione di Giuseppe Silmo* per una più attenta ricostruzione storica). Con lui abbiamo cercato di ricordarlo “come un grande realizzatore” (2), riprendendo le parole pronunciate da B. Visentini il giorno della commemorazione di Capellaro.

“La prima realizzazione è quella sua personale”, continua in quella stessa occasione Visentini, perché l’uomo-inventore del calcolo meccanico ha dovuto farsi strada contando principalmente sulle sue forze e sulle sue capacità. E una dedizione al lavoro che la Olivetti ha saputo onorare e che, come ricorda Capellaro durante la cerimonia per la consegna della laurea, ha “permesso che le mie qualità trovassero le condizioni più favorevoli al loro sviluppo”. (1)

Leggo che Natale Capellaro dava l’impressione di essere una persona "scontrosa e intollerante", ma paradossalmente di grande umanità. Ci può raccontare che tipo di uomo era Capellaro?

«L’espressione persona “scontrosa e intollerante” slegata dal contesto da cui è tratta (R. Ricci, Il Centenario della nascita di Natale Capellaro) rischia di essere fraintesa. Il testo, infatti, continua dicendo: “E intollerante lo era nei confronti della volgarità e della superbia”. In questo senso lo era, ma al di fuori di queste situazioni era una persona di grande umanità e di grande gentilezza verso colleghi e collaboratori. I collaboratori, che si era scelto lui personalmente uno ad uno, li trattava tutti con la stessa gentilezza e con profondo rispetto della loro persona.

Uomo calmo, sereno, tranquillo, così lo descrivevano i vari intervistatori o testimoni che avevano avuto modo di avvicinarlo.
Un collaboratore che aveva lavorato alle sue dipendenze (L. Banchelli, Dall’artigianato alle rivoluzioni industriali), così lo ha descritto: “Persona seria, dotata di un autocontrollo eccezionale: mai abbiamo notato in lui un atto di tensione o di stizza dipinta sul volto; si poteva intuire il suo stato d’animo di nervosismo, d’inquietudine, ma il suo modo espressivo era sempre di una calma esasperante”.

Dai suoi interlocutori era percepito, questo sì, come un uomo mite e riservato, molto schivo di se stesso, a cui però piaceva scherzare. In ufficio il primo ad amare lo scherzo e la battuta era proprio lui.
Natale Capellaro amava la vita di relazione con i suoi amici e collaboratori, che si esprimeva in particolare nel gioco delle bocce, ma anche in quello degli scacchi con cui giocava con gli amici quasi tutte le sere.
Natale Capellaro era soprattutto un uomo intelligente dotato di una particolare sensibilità per i meccanismi; sensibilità che esprimeva anche nei rapporti umani».


Natale Capellaro, come molti in quel periodo, aveva solo la licenza elementare. Ci può raccontare come entrò alla Olivetti? Se ci sono aneddoti riguardo al suo colloquio di lavoro, quali tipi di "referenze" portava, con quale spirito entrava a far parte della Olivetti.

«La preoccupazione di Natale Capellaro era quella di andare presto a lavorare per aiutare i genitori che sentiva parlare dei loro problemi economici; era ancora scolaro delle elementari, ma chiedeva già di andare a lavorare, i genitori gli rispondevano che doveva studiare; continuerà fino alla sesta elementare, una classe in più rispetto al percorso scolastico attuale.

Appena terminate le elementari, a giugno, accompagnato da un suo amico più grande si presentò al proprietario della tipografia dove lavorava il suo amico. Fu indubbiamente un’esperienza preziosa. Il 7 dicembre del 1916, a neppure 14 anni riuscì a farsi assumere alla Olivetti come apprendista operaio. Entro in Olivetti con il grande desiderio di imparare i processi meccanici più avanzati e di apprendere sempre nuovi particolari del lavoro di montaggio, dei problemi tecnici relativi e di rendersi conto di tutto il processo produttivo.

La Olivetti era in quel momento ad Ivrea una delle aziende meccaniche più avanzate. Questa sua passione per i processi meccanici gli era connaturata. Si era, infatti, costruito una macchina fotografica (il fratello più grande era fotografo), un motorino a vapore, e la sua prima bicicletta, vedeva perciò nella Olivetti una grande opportunità di imparare e di sviluppare la sua passione per la meccanica».

Natale Capellaro, poco dopo il suo ingresso alla Olivetti, fu allontanato perchè responsabile della sottrazione di alcune parti meccaniche. Si scoprì subito dopo, però, che usava quei pezzi di scarto per costruire un prototipo di tastiera. Perchè Natale Capellaro si portava "il lavoro a casa"? Quale la motivazione profonda? Per studio personale, per poi presentare il progetto alla Olivetti o cos'altro?

«Allontanato non è quanto avvenne. Fu fermato dalle guardie all’uscita dello stabilimento che lo trovarono in possesso di alcuni pezzi e proposto per il licenziamento. Il fatto fu riferito al Direttore Tecnico Domenico Burzio che conoscendolo non poté credere che si trattasse di un furto e volle vederci chiaro. Andò direttamente a casa Capellaro dalla madre Marietta e gli chiese in stretto piemontese se “Natalino” avesse portato a casa dei pezzi. La madre, che aveva visto “Natalino” trafficare di sera intorno a uno strano oggetto, pensò che si trattasse di quello e lo mostrò al Burzio, che capi subito che quei pezzi servivano a “Natalino” per sviluppare a casa, non potendolo fare sul lavoro, un attrezzo utile in fabbrica. Natale Capellaro in quel periodo si occupava del collaudo delle macchine per scrivere.

Uno dei problemi era l’addestramento delle collaudatrici. Lui aveva pensato che sarebbe stato utile un simulatore della tastiera con tutte le sue funzioni, che permettesse di “allenare” le operatrici del collaudo, evitando così, nell’ottica di non sprecare nulla, di utilizzare macchine nuove molto costose per quello scopo. Non solo non fu licenziato, ma ricevette un premio e il suo simulatore fu prodotto come attrezzo per le operatrici.

Nella sua buona fede creativa, non si era certo posto il problema della distinzione tra fabbrica e casa, per lui casa e lavoro erano la stessa cosa, la sua mente continuava a macinare meccanismi e soluzioni, come farà per tutta la vita, e come dimostrano i blocchi di appunti di casa su cui trasferiva le sue idee e le sue intuizioni meccaniche. Blocchi, conservati, pieni di schizzi di pezzi dei più disparati congegni e parti di calcolatrici, intramezzati qua e là da notazioni della gestione famigliare».

Da apprendista operaio a direttore generale dei progetti, colonna portante della Olivetti. Sembra quasi una storia americana. Quali sono le tappe di questa ascesa e come è stato possibile in un'azienda "non americana" questo percorso meritocratico? La Olivetti era quindi davvero una azienda differente?

«A questa domanda non si può rispondere se prima non si spiega cosa è stata la Olivetti e cosa ha rappresentato nel panorama industriale italiano e mondiale. Lo stesso Natale Capellaro nel discorso tenuto per la sua tesi di laurea ad honorem lo dice molto chiaramente: “I miei collaboratori hanno come me coscienza che la Società Olivetti non è una mera impresa industriale e commerciale, bensì anche una scuola di civismo, un centro propulsore di attività culturali e scientifiche secondo l’impronta non cancellabile che le hanno dato i suoi iniziatori”.

Rilevando così la particolarità della Olivetti e la concezione dei suoi fondatori, Camillo e Adriano, dove l’uomo era al centro del processo industriale ed era perciò possibile ai singoli individui sviluppare le proprie capacità professionali.
Detto questo, va anche detto che Natale Capellaro fu l’uomo giusto, al momento giusto, nel posto giusto.

Nel 1930 fu inserito nel reparto progettazioni come esperto montatore di macchine sperimentali. Così descrive la sua mansione, sempre nel suo discorso, Natale Capellaro: “Questa era la qualifica; in realtà il mio compito era quello di suggerire, di criticare, di sperimentare. I congegni meccanici, la loro funzione cinematica, la loro possibilità esecutiva, mi avevano sempre attratto. Avevo passato molte ore a studiare camme, a disegnare leve, a far correre la mia immaginazione dietro le infinite possibilità di combinazioni che uno schema di congegno può offrire. E nel 1935 queste mie attitudini ebbero modo di rivelarsi pienamente. Fu quando la Olivetti, nel 1935, decise di estendere la sua attività produttiva nel campo delle macchine da calcolo”.

Natale Capellaro così, ancora nel suo discorso, racconta cosa avvenne in seguito: “Gli anni che avevo trascorso attorno alle macchine per scrivere avevano sviluppato il mio senso di osservazione critica intorno ai movimenti di un meccanismo abbastanza elementare, ma complesso e preciso. Avevo scomposto e ricomposto meccanismi, avevo studiato le cause e gli impulsi che producono un determinato effetto. Ora potevo affrontare applicazioni diverse, tanto più che mi ero "divertito", se così posso dire a studiare le macchine da calcolo di altra provenienza, che erano in dotazione presso gli uffici amministrativi e di cui esaudendo un mio desiderio mi era stata affidata la manutenzione.

Le avevo studiate bene, ma sentivo che esse erano ancora lontane da quell'ideale che già avevo nella mente e che non potevo ancora perseguire sul piano pratico. Furono anni difficili per me, poiché le mie mansioni non potevano consentirmi altro che di apportare delle piccole modifiche, dei miglioramenti particolari a meccanismi già definiti dai progettisti responsabili nelle linee essenziali. Chi ha pratica del lavoro di progettazione, o di qualsiasi altro lavoro creativo, frutto di intuizioni personali, di un istinto che si alimenta di fantasie e di speranze, potrà comprendere la mia amarezza di allora. Non era colpa di nessuno, o era colpa della condizione in cui mi trovavo.

Essa sarebbe stata considerata un punto di arrivo per qualsiasi altro meccanico che avesse cominciato come me: da apprendista a operaio specializzato, a impiegato e capo reparto. Ma alla mia febbre creativa era necessaria una responsabilità più ampia. L'occasione venne nel 1943, allorché fui nominato Capo dell'Ufficio Progetti con l'incarico di studiare un nuovo modello di calcolatore scrivente”


Questa occasione, tuttavia, non si sarebbe mai presentata se non ci fosse stata la guerra. L’Azienda, dopo l’8 settembre 1943 e la partenza di Camillo Olivetti da Ivrea, fu affidata a tre “reggenti”: Giuseppe Pero, Presidente e Direttore Amministrativo, Giovanni Enriques, Direttore Commerciale, Gino Martìnoli, Direttore Generale Tecnico. Come ci testimonia Gino Martìnoli (C. D’Amidis, M. Fulvi, Conversando con Gino Martìnoli), il lancio dell’addizionatrice “Summa” progettata da Riccardo Levi, che nel 1943 passò alla clandestinità e alla resistenza, conobbe diverse traversie per difetti di funzionamento.

Martìnoli c’informa che, lo stesso giorno in cui Riccardo Levi lasciò l’Azienda, Natale Capellaro si affacciò al suo ufficio e “quasi piangendo” gli disse: “Io so benissimo perché le “Summa” sbagliano, ma l’ing. Levi è così testardo che non ha voluto darmi retta!”. Capellaro spiegò a Martìnoli che si trattava “di una cosa quasi di dettaglio, di un accorgimento che consentiva bensì alla macchina una più elevata rapidità di calcolo, ma che avrebbe richiesto una precisione di fabbricazione assolutamente irraggiungibile di alcune sue parti”.

Martìnoli esaminò quanto gli veniva esposto e si consultò con un altro ingegnere, Giulio Zanetti, “uno dei migliori dirigenti” e prese la decisione che cambiò la vita di Capellaro e il futuro della Olivetti, nominò Capellaro Capo dell’Ufficio Progetti macchine da calcolo “senza ulteriore formalità”. E così commenta: “Promozione inconcepibile oggi, al di fuori d’ogni convenzione sindacale, tenuto anche conto che Capellaro non sapeva allora disegnare correttamente”.

Da quel momento la carriera di Natale Capellaro non conobbe arresti.
Nel 1948, l’anno dell’uscita della "Divisumma 14", Adriano Olivetti lo nominò dirigente. Nel 1952, lo nominò Direttore Centrale, nell’ottobre 1957, gli conferì l’incarico di Vice Direttore Generale Tecnico. Nell’aprile del 1959, lo elevò a Condirettore Generale Tecnico.

Nel 1960, Adriano Olivetti morì improvvisamente il 27 febbraio, toccò al nuovo presidente Giuseppe Pero nominarlo, in maggio, Direttore Generale Tecnico Progetti e Studi Macchine per Scrivere e da Calcolo, con la seguente motivazione: “In riconoscimento dei suoi meriti eccezionali e del prezioso contributo recato alla Società”.

Le sue competenze erano, tuttavia, destinate ad allargarsi, perché nel 1963 la Direzione Generale Tecnica Progetti e Studi Macchine per Scrivere e da Calcolo fu trasformata, con disposizione organizzativa firmata ancora una volta dal presidente Giuseppe Pero, in Direzione Generale Tecnica dei Progetti, aggiungendo alle precedenti responsabilità quelle di coordinamento dei progetti delle telescriventi, del gruppo progetti di Caluso, e del gruppo di progetti delle apparecchiature per la lettura e l’elaborazione dei documenti a carattere magnetico».

Ci può raccontare quali sono state le invenzioni di cui è padre Capellaro e a quali progetti ha collaborato?

«Natale Capellaro ha, di fatto, inventato il “calcolo Olivetti” con ben 35 brevetti italiani a cui corrispondono brevetti in diversi paesi esteri, come Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna e Francia. Di seguito alcuni dei brevetti più innovativi, non solo per il calcolo meccanico Olivetti, ma per il calcolo meccanico mondiale.
I primi brevetti da ricordare sono quelli riguardanti la prima classe di macchine da calcolo da lui progettata, la MC 14:

- dispositivo di divisione per sottrazioni successive, in un’addizionatrice avente dispositivo di saldo negativo (dispositivo ritenuto fino allora impossibile);

- dispositivo di moltiplicazione automatica (prima avveniva per addizioni successive).
Inoltre sono da ricordare i brevetti sulle calcolatrici della serie MC 24:

- due totalizzatori (due macchine in una);

- scrittura mediante rotelline (meccanismo completamente nuovo);

- dispositivo di reimpostazione automatica dei numeri calcolati (potendo così fare calcoli concatenati senza reimpostare i risultati);

- all'allineamento automatico del dividendo con il divisore (prima non esisteva);

- perfezionamento del dispositivo di riporto delle decine;

- dispositivo di moltiplicazione abbreviata.

Brevetti registrati sulla addizionatrice Summa Prima 20, già sviluppati per la Summa 15:

- tasto a funzioni multiple;

- manovella di azionamento (leggerissima, non n’esistono altre simili).

Inoltre sulle Contabili:

- programma di tabulazione del carrello, realizzato su un tamburo (prima la programmazione avveniva sul carrello con grosse limitazioni).

Tuttavia, l’attività di ricerca e brevettazione di Capellaro, non si fermò ai processi meccanici, ma investì in pieno quelli tecnologici che servivano per produrre i pezzi.

In particolare un brevetto avente per titolo:

- "Dispositivo di formatura di pezzi ottenibili mediante la compressione di materiali in polvere".

Il brevetto è stato poi esteso in un gran numero di Paesi ed è divenuto la base per un'azione di diffusione della tecnologia del sinterizzato a pezzi complessi di altre industrie meccaniche».


* Giuseppe Silmo, autore di:
- "M.D.C. Macchine da Calcolo Meccaniche Olivetti e non solo. Natale Capellaro. Il genio della Meccanica" (Ed. Tecnologic@mente Storie; 2008)
- "M.P.S. Macchine per scrivere Olivetti e non solo. Memorie di un venditore di macchine per scrivere" (Ed. Tecnologic@mente Storie)


 
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