Dasvidania / n°297
Guerra e Pace
Guerra e Pace
  "Si tratta di costruire le condizioni per cui si possa avere una soluzione nel Caucaso che riconosca i diritti di quelle nazioni, a partire dalla Georgia, e al tempo stesso si costruisca un rapporto con la Russia positivo. Non c’è nulla né di ambiguo né di oscillante in questo" - Piero Fassino (Ministro degli Esteri del governo ombra del PD)
di Paola Marras / foto di Pino Ramos
 

Palamitonews intervista Piero Fassino, Ministro degli Esteri del governo ombra del PD, per cercare di capire cosa l’Italia e l’Europa tutta deve aspettarsi dalla crisi caucasica scoppiata lo scorso agosto.

Recentemente ha dichiarato che servirebbe una nuova Helsinki, in modo tale che sia garantita ad ogni Nazione europea la sua sovranità e la sua sicurezza. I georgiani, però, da anni chiedono di essere considerati europei ed inseriti nel circuito euro mediterraneo e nella NATO. Questo mancato riconoscimento da parte dell'Europa ha fatto sì che la Georgia fosse trasformata in territorio di guerra. Secondo lei, quali sono stati gli errori più gravi che ha commesso la UE nei confronti della situazione georgiana?

«Io non partirei dal presupposto che ci siano stati degli errori. Partirei dalla considerazione che l’Unione Europea ha dimostrato in questa occasione di essere un soggetto in grado di dirimere un conflitto e di avviarlo verso una soluzione politica che consenta a tutte le parti in causa di veder riconosciute i loro diritti e le loro aspirazioni. L’Unione Europea ha, in primo luogo, mediato durante i giorni del conflitto una tregua e l’ha ottenuta. Adesso si tratta di trasformare una fragile tregua in una pace condivisa. Una pace condivisa si può avere intanto se si mettono attorno al tavolo tutte le parti in conflitto. E quindi l’Unione Europea adesso deve lavorare, come sta facendo, per costruire le sedi, i luoghi di un negoziato a cui partecipano tutti i protagonisti di questo conflitto. E costruire una soluzione in cui ciascuno possa trovare le proprie sicurezze. Per l’Unione Europea è naturalmente irrinunciabile il principio di piena sovranità della Georgia, dell’Armenia, dell’ Azerbaijan; queste Nazioni, che sono nate nel Caucaso, non possono essere messe in discussione e l’Unione Europea intende farsene garante costruendo con questi Stati un rapporto di cooperazione sempre più stretto.

Contemporaneamente, si tratta di ottenere a quel tavolo una soluzione che all’interno degli ordinamenti statali di Georgia, Azerbaijan e Armenia riconosca alle minoranze russofone diritti e tutele in ragione tale che queste minoranze si sentano riconosciute senza pensare che per essere riconosciute devono chiedere l’indipendenza nazionale. In terzo luogo si tratta di costruire un rapporto tra l’Unione Europea e la Russia che aiuti la Russia ad uscire dall’aggressiva autosufficienza in cui rischia di rinchiudersi e dia alla Russia l’idea che noi vogliamo cooperare senza assediarla, senza creare nessun elemento di conflitto. Ma, naturalmente, questo deve avvenire nel rispetto da parte di tutti, e quindi anche da parte di Mosca, dei principi fondamentali di legalità internazionale, tra cui il rispetto della piena sovranità delle Nazioni del Caucaso. Questa è la strategia che va messa in campo e l’Unione Europea ci sta lavorando e io credo che l’Italia debba concorrere a questa strategia».
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A proposito dell’Italia, Silvio Berlusconi ha dichiarato: “La situazione è chiara. Bisogna evitare che la crisi in Caucaso diventi la miccia per un ritorno alla Guerra Fredda. Anche perché abbiamo una realpolitìk da tener presente: la Russia è ancora una potenza militare, ha ancora una potenzialità atomica capace di distruggere dieci volte la popolazione del mondo”. La posizione dell'Italia oscilla tra l'integrità territoriale della Georgia e il no delle sanzioni verso la Russia. È possibile definire queste posizioni come la solita prevedibile “terza via” italiana?

«No, io penso che chi, come l’Unione Europea e non soltanto l’Italia, lavora per una soluzione che garantisca la sovranità delle repubbliche caucasiche e al tempo stesso stabilisca un rapporto non di conflitto ma di cooperazione tra l’Europa e la Russia non abbia una posizione oscillante. È l’unica posizione ragionevole, perché è evidente che noi non possiamo abbandonare le repubbliche caucasiche a se stesse così come è altrettanto evidente che nulla di positivo trarrebbe l’Europa da una linea di conflitto aperto con la Russia. Si tratta di costruire le condizioni per cui si possa avere una soluzione nel Caucaso che riconosca i diritti di quelle nazioni, a partire dalla Georgia, e al tempo stesso si costruisca un rapporto con la Russia positivo. Non c’è nulla né di ambiguo né di oscillante in questo. C’è una strategia dell’Unione Europea che è l’unica strategia che ha un senso è un significato politico».

Nello scorso vertice tenutosi a Parigi, l'Unione Europea si è impegnata a rafforzare i suoi legami con l'Ucraina. Il Presidente ucraino Viktor Yushenko è fiducioso sulla possibilità di siglare l’accordo entro il 2009. Tra i punti che più interessano Kiev c‘è il sostegno diplomatico dell'UE al principio dell’integrità territoriale. Principio che potrebbe essere violato dopo l'aprile 2009, quando decadrà l'accordo di cooperazione tra Ucraina e Russia. Diversi analisti di politica internazionale pensano, infatti, che la prossima mossa dei russi sarà "riprendersi" la Crimea, penisola dell'Ucraina oggetto di un contenzioso tra Mosca e Kiev. Alla luce di questi fatti, è possibile dire che ci stiamo preparando ad un futuro di guerra nell'ex blocco sovietico?

«Guardi, io diffido di questi “Dottor Stranamore” che dipingono scenari che probabilmente non avverranno. In ogni caso io penso che bisogna cercare di evitare questi scenari più che di prevederli. L’unico modo per evitarli è quello di una politica attiva dell’Unione Europea che concorra a costruire le soluzioni di stabilità, di sicurezza e di riconoscimento dei diritti di ciascuno. Io credo che sia giusto che l’Unione Europea abbia deciso di intensificare le sue relazioni con l’Ucraina, così come con la Georgia e gli altri Paesi del Caucaso, scelta che parallelamente vede l’Unione Europea essere impegnata nel rinnovare l’accordo di partenariato e di cooperazione con la Russia sottoscritto dieci anni fa, nel 1997. Ripeto, il problema dell’Unione Europea non è mettersi a tifare per qualcuno, per questo o per quello.

Il problema dell’Unione Europea non è schierarsi di qui o schierarsi di là, perché non è schierandosi e facendosi il tifo che si costruisce un quadro di stabilità e di sicurezza. L’obbiettivo dell’Unione Europea, forte della forza politica che l’Unione Europea ha, è quello di costruire le sedi, i luoghi in cui le parti in conflitto s’incontrino, si riconoscano, discutano, negozino e si trovino soluzioni stabili e sicure per tutti. In concreto, quelle soluzioni che garantiscano alla Georgia e alle nazioni caucasiche di essere sicure nella loro sovranità, senza paura di un “grande vicino” e alla Russia di poter avere un rapporto di collaborazione e cooperazione con l’Unione Europea senza aver la paura di essere assediata».

[ Fassino ci rilascia queste dichiarazioni lunedì 15 (settembre 2008), ma come ben si capisce, quando la politica si muove le cose cambiano in fretta.
Il giorno dopo, infatti, i giornali titolano che in Ucraina crolla la coalizione arancione filo-occidentale di Yushenko, proiettando il Paese verso elezioni anticipate e quindi minando quella stabilità che aveva portato Kiev a sperare di entrare a far parte presto della Nato.

Infatti, a poche ore dal divorzio tra il Premier Yulia Timoshenko e il Presidente Viktor Yushenko (un tempo alleati durante il periodo della cosiddetta Rivoluzione Arancione), il Ministro degli Esteri Franco Frattini dichiara: “Quello che ci preoccupa e' la strada ucraina verso l'Europa”.

Abbiamo provato a contattare anche il Ministro Frattini per rispondere ad alcune nostre domande, ma pare purtroppo, da come ci è stato risposto, che la linea istituzionale del Ministero non conceda interviste a giornali non cartacei.
Prosegue la nostra intervista a Fassino; n.d.r. ]



 
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