Dasvidania / n°297
La pelle dell'Orso
La pelle dell'Orso
  "La situazione mediorientale risentirà della crisi caucasica come ogni altra area nel mondo. Se osserviamo ciò che sta accadendo in Sud America, dove il Venezuela ha rafforzato i legami economici e la cooperazione militare con la Russia, non è da escludere anche nello scenario mediorientale una polarizzazione sempre maggiore" - Luca Galassi (PeaceReporter)
di Paola Marras / foto di Pino Ramos
 

PeaceReporter è un progetto particolare a disposizione di una nobile idea: l’abolizione della guerra, che si realizza attraverso “un racconto che arrivi a far comprendere la realtà del mondo anche a chi di guerre e conflitti non si è mai occupato; che avvicini realtà e persone che l'informazione tende a presentare come molto distanti e diverse. Un racconto da giornalisti”. Secondo voi, che cosa non è stato mostrato o detto dai giornali italiani per la corretta comprensione del conflitto?

«I giornali italiani, come sempre quando si parla di politica estera, salvo alcune eccezioni, non hanno compreso da subito la portata degli eventi. Un grande quotidiano nazionale ha confuso l'Ossezia del Sud con quella del Nord. Forse solo o due testate sono risultate all'altezza della situazione, e non hanno fatto confusione con nomi di luoghi o di persone. In Europa, il giornalismo italiano che si dedica agli esteri non ha nessuna credibilità, perchè il nostro è un Paese ombelicale, auto-riferito. Sappiamo di un conflitto in Africa o dove si è verificato uno tsunami nel sud-est asiatico perchè vi è coinvolto un italiano. Agli italiani, le notizie relative a diritti umani violati, conflitti dimenticati, questioni sociali, non interessano».

Luca Galassi, giornalista di PeaceReporter, si è occupato di raccontare le vicende che si sono susseguite nell’area caucasica dopo l’inizio del conflitto russo-georgiano.
Per avere il punto di vista di chi “mette la propria professionalità a disposizione di una idea: quella della abolizione della guerra”. (1)

La Georgia ha ammesso l’uso delle cluster bombs. La Russia continua a smentirne l’impiego, nonostante che l'organizzazione per la tutela dei diritti umani Human Rights Watch afferma di avere prove del contrario. Usare questo tipo di bombe ha militarmente e geopoliticamente non ha forse un significato preciso? È un po’ come lo spargimento di sale per antichi romani?

«Credo che le cluster bombs vengano utilizzate un po' da tutti, al giorno d'oggi. Non attribuirei al loro utilizzo un significato geopolitico o militare».

Sembra che gli israeliani non vogliano più vendere armi alla Georgia, per evitare di inasprire i rapporti con la Russia che dal canto suo potrebbe vendere armamenti di ultima generazione all’Iran. Visto, quindi, il rapporto Russia-Cina-Iran, quali potrebbero essere le conseguenze a medio-lungo termine di questa crisi caucasica nei confronti del Medio Oriente?

«La situazione mediorientale risentirà della crisi caucasica come ogni altra area nel mondo. Se osserviamo ciò che sta accadendo in Sud America, dove il Venezuela ha rafforzato i legami economici e la cooperazione militare con la Russia, non è da escludere anche nello scenario mediorientale una polarizzazione sempre maggiore. Israele ha esortato i suoi imprenditori a non vendere armi alla Georgia. Ma difficilmente gli israeliani potranno esimersi dal fare ciò che i loro alleati, gli Stati Uniti, stanno già facendo, ovvero riarmare Saakashvili».

I georgiani da anni chiedono di essere considerati europei ed inseriti nel circuito euro mediterraneo e nella NATO. Questo mancato riconoscimento da parte dell'Europa ha fatto sì che la Georgia fosse trasformata in territorio di guerra. Secondo te, quali sono stati gli errori più gravi che ha commesso la UE nei confronti della situazione georgiana?

«Non credo sia possibile istituire un automatismo tra il 'mancato riconoscimento' della Georgia come candidato all'Alleanza Atlantica e la guerra-lampo scatenatasi nel Caucaso del Nord. Al recente vertice Nato di Bucarest la posizione di Georgia e Ucraina è stata 'sospesa', e il percorso di adesione rimandato per non incorrere nelle ire di Mosca, già infuriata per l'indipendenza del Kosovo. L'errore più grande dell'Unione Europea è stato quello di accorgersi tardivamente di una situazione in ebollizione ormai da anni nelle regioni caucasiche. E' la risultanza del fatto che i Paesi membri della Ue non hanno posizioni convergenti di fronte a tale problema. Ciò si è tradotto nella mancanza di una politica estera comune, e l'Europa si è trovata al traino delle decisioni Nato e degli Stati Uniti».

[È opinione comune che le rivoluzioni colorate o floreali siano frutto di finanziatori statunitensi, così come la Rivoluzione delle Rose georgiana e la Rivoluzione Arancione ucraina. Sarah Palin, candidato vicepresidente al fianco di McCain sembra, poi, non avere dubbi: "Ucraina e Georgia meritano di entrare nella Nato", in maniera tale che gli Usa potrebbero legittimamente entrare in guerra con Mosca se quest’ultima si volesse concedere un bis. Sembra, poi, che gli USA avrebbero fornito alla contraerea georgiana un aiuto “satellitare”. Lo stesso Putin, intervistato dalla Cnn, ha dichiarato: “Abbiamo serie ragioni di credere che cittadini americani fossero proprio nel cuore dell'azione militare". Nonostante questo, però, sembra, che la strategia geopolitica americana non stia dando i risultati sperati, in quanto il Presidente ucraino Viktor Iushenko non ha più la maggioranza in Parlamento e il Presidente della Georgia Mikhail Saakashvili è messo comunque sotto scacco dai russi; n.d.r.]

Dalla Rivoluzione delle Rose, quali sono state le circostanze in cui gli Stati Uniti hanno profondamente condizionato la politica georgiana? E ancora, quale sarà la prossima mossa degli USA nella scacchiera dell’ex Unione Sovietica?

«La rivoluzione arancione in Ucraina e quella delle Rose in Georgia hanno avuto esiti differenti. Entrambe foraggiate dagli Stati Uniti, la prima ha avuto il risultato di spaccare ulteriormente il Paese e inasprire la lotta di potere tra Yuschenko e Timoshenko. Con la seconda si è avuta una fattiva emancipazione di Tbilisi dal blocco sovietico, fatta eccezione, ovviamente, per le repubbliche autonomiste di Ossezia del Sud e Abhkazia.

Il risultato, alla luce dei recenti avvenimenti, è stato diverso da ciò che ci si attendeva. Washington, evidentemente, non ha fatto i conti con la volontà di potenza di Mosca e con la rinascita del suo imperialismo. Conseguenza, questa, di anni di umiliazioni patite dalla Russia dopo la sciagurata esperienza delle liberalizzazioni dell'era Yeltsin».

Nello scorso vertice tenutosi a Parigi, l'Unione Europea si è impegnata a rafforzare i suoi legami con l'Ucraina. Il Presidente ucraino Viktor Iushenko è fiducioso sulla possibilità di siglare l’accordo entro il 2009. Tra i punti che più interessano Kiev c‘è il sostegno diplomatico dell'UE al principio dell’integrità territoriale. Principio che potrebbe essere violato dopo l'aprile 2009, quando decadrà l'accordo di cooperazione tra Ucraina e Russia. Diversi analisti di politica internazionale pensano, infatti, che la prossima mossa dei russi sarà "riprendersi" la Crimea, penisola dell'Ucraina oggetto di un contenzioso tra Mosca e Kiev. Alla luce di questi fatti, ci stiamo preparando ad un futuro di guerra nell'ex blocco sovietico?

«Dubito che il futuro dell'ex blocco sovietico sarà un futuro di guerra. I rapporti storici, culturali ed economici tra Ucraina e Russia sono troppo consolidati perchè i russi decidano di intervenire militarmente 'occupando' la Crimea. La penisola è abitata da una maggioranza russofona, ma da qui a parlare di un blitz militare come quello in Abkhazia e Ossezia del sud c'è un abisso. Anche la base navale di Sebastopoli, in concessione a Mosca fino al 2017, non costituirà, secondo me, motivo di particolare attrito: i russi stanno già costruendo una nuova base sul Mar Nero, a Novorossisk, sul loro territorio nazionale. La prossima mossa Usa nel blocco ex-sovietico è assai difficile da prevedere. Spero che sarà tuttavia improntata a cautela, opportunità e buonsenso. Le dichiarazioni della Rice sono parimenti 'aggressive' rispetto a quelle dell'Orso sovietico».

I rapporti tra Mosca e la Nato non sono tra i più distesi, al punto che i russi potrebbero negare il transito delle truppe dell’alleanza atlantica attraverso il proprio territorio nel contesto delle operazioni militari in Afghanistan. Anche l'Unione Europea è in continua trattativa affinché la Russia entri a far parte del Wto. Intanto la Russia minaccia di puntare i propri missili contro obiettivi statunitensi sia in Polonia che in Repubblica Ceca.
Il mondo occidentale è oggi paradossalmente sotto scacco della Russia?

«Il mondo occidentale non è sotto scacco da parte della Russia. Mosca può però permettersi di fare la voce grossa in campo energetico, dato che l'Unione Europea dipende per l'80 percento del suo fabbisogno dal gas russo. Eventuali 'puntamenti' di missili contro obiettivi Usa in Polonia e Repubblica Ceca corrispondono, nell'ottica del Cremlino, ad una precisa logica di deterrenza militare. Nessuno ha mai capito perchè un'eventuale difesa da parte delle minacce di Iran e Corea del Nord dovrebbe essere installata proprio nei Paesi che aderivano al Patto di Varsavia».

Silvio Berlusconi ha dichiarato: “La situazione è chiara. Bisogna evitare che la crisi in Caucaso diventi la miccia per un ritorno alla guerra fredda. Anche perché abbiamo una realpolitik da tener presente: la Russia è ancora una potenza militare, ha ancora una potenzialità atomica capace di distruggere dieci volte la popolazione del mondo”. La posizione dell'Italia oscilla tra l'integrità territoriale della Georgia e il no delle sanzioni verso la Russia. Dopo l’entusiasmo dello scorso vertice UE a Parigi, che impegnava i ventisette a rafforzare i legami con l’Ucraina, arrivano oggi (16/09/2008) le ultime dichiarazioni del Ministro degli Esteri Franco Frattini: ''Ci preoccupa la strada ucraina verso l'Europa'', a seguito del crollo della coalizione filo-occidentale che sosteneva il governo ucraino. Sulla base di ciò, quali saranno le conseguenze della solita “terza via” italiana?

«E' vero: la posizione dell'Italia è oscillante: membro della Nato ma con una storia di relazioni privilegiate con Mosca. Le conseguenza di tale politica estera è un po' la conseguenza della storia della politica estera italiana: indecisa, opportunista, fatta di continui compromessi e nessuna presa di posizione univoca. In questo modo, il nostro Paese continua a non avere alcuna importanza sullo scenario politico internazionale».

La Georgia rappresenta l'unico corridoio "alternativo" per gli oleodotti e i gasdotti in grado di rifornire di energia l'Europa. Quanto è sacrificabile l'integrità di una nazione e la sua popolazione se rappresenta una via strategica per l'energia?

«La Russia sta trovando alternative valide alla Georgia. Il progetto South Stream, di cui l'Eni è uno dei partner principali, farà passare il gas e il petrolio provenienti dalle repubbliche centroasiatiche sotto il mar Nero e nei Balcani. Ma i flussi più importanti di gas passano attraverso Ucraina e Bielorussia. Maggiori instabilità potranno verificarsi con Kiev. Ma Mosca può facilmente 'ricattare' questi Paesi (come del resto ha già fatto nel 2006), interamente dipendenti dalle risorse russe. Per questo la partita, in futuro, si giocherà soprattutto sull'Ucraina».

Link:

(1) http://www.peacereporter.net/default_canali.php?idc=29&template=21


 
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