Dasvidania / n°297
Qualcosa è cambiato
Qualcosa è cambiato
  "Che cosa significa “integrità territoriale” della Georgia. Significa pretendere che la Georgia ritorni al periodo sovietico, che è una cosa molto comica per l’Europa che, fino a prova contraria, non è mai stata molto tenera verso l’Unione Sovietica. Dunque, cosa vogliamo? Imporre il regime sovietico alla Georgia? Questo è quello che noi riteniamo essere il criterio di giudizio per regolare questa questione? È una pura sciocchezza, è una pura follia che produce solo sangue" - Giulietto Chiesa (giornalista e saggista)
di Paola Marras / foto tratta da www.1tv.ru/gordonkihot/
 

«L'Occidente nel suo complesso, tanto la sua componente americana, quanto quella europea, fanno fatica a rendersi conto della profondità del cambiamento provocato in Russia dalla cosiddetta “crisi georgiana”». (1)
E se a pensarla così è Giulietto Chiesa, giornalista e profondo conoscitore dell’URSS prima e della Russia poi, possiamo crederci.

In questo numero dedicato al conflitto russo-georgiano scoppiato l’8 agosto scorso, Palamitonews ha cercato di chiarire un po’ come sono andate le cose nel lontano, ma non troppo, Caucaso.
Le notizie, almeno qui in Italia, mentre da una parte sono confuse dall’altra sembrano mostrare un messaggio ben chiaro: l’espansionismo russo si è risvegliato e bisogna guardarsene.

Però c’è decisamente qualcosa che non quadra.

Da una parte ci si indigna contro la Russia colpevole di voler minare l’integrità territoriale della Georgia, dall’altra ci si domanda se è il caso di sanzionarla o meno. L’immagine del presidente georgiano Shakaasvili, che annuncia la sua aggressione nell’Ossezia del Sud in televisione, ha fatto il giro del mondo. Alle spalle ha la bandiera con la corona di stelle dorate anche se il suo ingresso nell’Unione Europea è ancora messo in discussione tra i ventisette.

Palamitonews, quindi, per rompere questa superficialità dell’informazione intervista Giulietto Chiesa, il corrispondente da Mosca più famoso d’Italia, europarlamentare e scrittore di numerosi saggi sulla situazione passata, presente e futura della Russia, e non solo.

Giulietto, l'informazione italiana ha raccontato questa crisi come la Russia che attacca la Georgia con l'intento futuro di appropriarsene o, quanto meno, di ridurre o cancellare l'indipendenza della Georgia. Che interesse c'è da parte dei media italiani a mistificare per il grande pubblico questa crisi? Qual è l'origine del mainstream dell'informazione italiana?

«I nostri giornalisti, i nostri “importanti” giornalisti, quelli che hanno in mano i principali strumenti, sono tutti al servizio degli Stati Uniti d’America. Più o meno. Ce ne sono alcuni, come Gianni Riotta, che lo sono in modo particolare, altri che lo sono in modo diverso. Poi c’è una certa quota di cretini che, come avrebbe detto il professor Cipolla: “la percentuale media del cretino è costante dappertutto ma nel caso della stampa italiana la percentuale media del cretino è molto elevata”. Abbiamo una specificità in questo senso. Per cui ci sono, oltre ai disonesti e a servi, semplicemente gli stupidi.

La tesi secondo cui la Russia avrebbe voluto conquistare la Georgia per scalzare il presidente Shakaasvili e riportarla nella Federazione è una tesi senza nessuna prova d’appoggio. Queste intenzioni Mosca non le ha avute neanche per un minuto, perché Mosca non è interessata ad avere di nuovo la Georgia sotto il suo dominio. Prima di tutto perché questo, sì, che sarebbe stato un grave errore dal punto di vista politico e avrebbe indebolito gravemente la posizione russa. Non hanno mai pensato di fare una cosa del genere.

E quando io leggevo, o sentivo alle televisioni, non solo italiane, che le truppe russe, i carri armati russi stavano puntando su Tbilisi, io trasecolavo per la loro imbecillità, perché questa cosa non è mai esistita. L’idea di andare a conquistare Tbilisi a Mosca non c’è stata neanche per un istante.
Questa gente diceva, scriveva e mostrava delle palesi falsità inventate. Non dice nient’altro di più e di meno. Si tratta di cialtroni bugiardi che parlano di cose di cui non hanno la minima idea.

E fanno della pura propaganda sovietica. Cioè la stampa italiana e le grandi televisioni italiane si sono comportate come si sarebbero comportate le televisioni nei tempi sovietici quando non si diceva una sola parola in libertà e si faceva solo propaganda. Adesso la propaganda sovietica la fanno i mezzi di comunicazione di massa occidentali».

Il Ministro per la Gioventù dell'Ossezia del Sud ti scriveva, nel luglio del 2008: "Noi siamo stanchi di essere vittime che vengono rappresentate come aggressori. Le calunnie sono peggiori della morte". Ci puoi raccontare il perché di queste parole e che atmosfera si respirava nell'Ossezia del Sud già prima che scoppiasse la crisi?

«Io sono stato lì l’anno scorso, per l’appunto, e il clima era quello di una città accerchiata da dieci anni. Ho scritto poi in un reportage che è stato pubblicato dalla Stampa e da Megachip che di fatto un’intera generazione , quella di quei ragazzi che ho incontrato a Tskhinvali, è vissuta tutta la sua vita in condizioni di accerchiamento. Francamente è una cosa che mi ha colpito, perché di 17/18 anni sono praticamente nati e passato tutta la loro infanzia in una città di 70.000 abitanti da cui non era possibile uscire, che era permanentemente sotto il tiro di cecchini, e che ha vissuto in guerra e in miseria praticamente tutti questi anni.

Questa era un’atmosfera palpabile e visibile. Pensa che durante la guerra del 1992, secondo calcoli molto attendibili, sono morte più di duemila persone. In una piccola comunità come quella, 2000 persone sono un’enorme cifra di morti e in tutte le scuole di Tskhinvali, nei cortili delle scuole di Tskhinvali, ci sono i cimiteri dei bambini, dei ragazzi che sono morti in quella guerra.

Per questo sarebbe molto importante che in Occidente, in Europa si cercasse di capire che pensare di convincere gli osseti del Sud a ritornare sotto il governo georgiano dopo tutto quello che è accaduto, questo letteralmente è un’ingiustizia, è un fare violenza alla storia e ai sentimenti della gente. Noi abbiamo dato prova, non condannando Shakaasvili, di un cinismo senza limiti e di una mancanza di rispetto dei diritti umani elementari di quella gente che grida vendetta».

Giulietto, tu sei un profondo conoscitore di quelle realtà. Ci puoi spiegare le radici storiche di questa voglia di separatismo dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia?

«Non è una voglia di separatismo, c’è una storia dietro che bisogna conoscere e della quale bisogna tenere conto. La prima cosa che bisogna sapere è che sia gli ossetini del Sud che gli abkhazi non sono georgiani. Molto semplicemente cominciamo da questo. Sono popoli che hanno una storia, una cultura, una lingua diversa. Gli abkhazi non parlano georgiano. Naturalmente prima parlavano tutti anche georgiano, ma la loro lingua non è il georgiano, è la lingua abkhaza. Così come gli ossetini non parlano georgiano, parlano una lingua che è diversa anche dal russo, che è la lingua dell’Ossezia, la lingua alana, e non coincide neanche lontanamente con la lingua georgiana, è proprio diversa come struttura e come radice, e quindi si tratta di una storia diversa.

Ora, quando l’Occidente, l’Europa in particolare, dice che bisogna rimanere dentro il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale della Georgia, ci dice una cosa che non ha proprio nessun senso. Queste due entità che erano all’interno, sottolineo, della Repubblica Socialista Sovietica di Georgia, cioè ai tempi sovietici sono entrate a far parte della Georgia perché ai tempi dello zar non erano parte della Georgia, erano parte dell’impero dello zar, ma non parte della Georgia. Diventarono parte della Georgia solo per decisione di Stalin, cioè ai tempi sovietici, che ritagliò i confini della Repubblica Socialista Sovietica in base a criteri che sembravano a lui razionali ma che erano in realtà molto diversi da quelli che erano i desideri di questi popoli.

Dopodiché, nel corso del periodo sovietico, bene o male, sia l’Abkhazia, che era una repubblica autonoma sotto la Georgia, sia l’Ossezia del Sud, che era una regione autonoma sotto la Georgia, entrambe godevano comunque di un certo livello di autonomia. Mentre, quando la Georgia proclamò la sua indipendenza dall’Unione Sovietica alla fine del 1991, simultaneamente e contestualmente, nello stesso identico momento in cui la Georgia usciva dall’Unione Sovietica e diventava Stato sovrano e indipendente, sia l’Abkhazia che l’Ossezia del Sud vengono private della loro autonomia e il presidente di allora che di chiamava Zviad Gamsakhurdia dichiarò, a me personalmente che lo intervistai, che quelle erano terre georgiane e che sarebbero diventate parte integrante della Georgia senza nessuna distinzione rispetto al resto del Paese. E questo provocò le prime carneficine perché era una violenza imposta su due repubbliche, su due Paesi che si consideravano e si proclamavano a loro volta indipendenti dalla Georgia.

Che cosa significa “integrità territoriale” della Georgia. Significa pretendere che la Georgia ritorni al periodo sovietico, che è una cosa molto comica per l’Europa che fino a prova contraria non è mai stata molto tenera verso l’Unione Sovietica. Dunque, cosa vogliamo? Imporre il regime sovietico alla Georgia? Questo è quello che noi riteniamo essere il criterio di giudizio per regolare questa questione? È una pura sciocchezza, è una pura follia che produce solo sangue. Noi, in questo modo, abbiamo incentivato e incoraggiato Shakaasvili ad usare la forza per ripristinare l’integrità territoriale che in realtà non è mai esistita».

Nelle interviste che abbiamo fatto per questo numero da parte di alcuni sono state sottolineate più volte le radici europee della Georgia e la necessità che debba entrare a far parte dell'UE. Che ne pensi al riguardo? E come giudichi il fatto che Shakaasvili ha annunciato la sua aggressione in televisione con dietro la bandiera dell'Europa?

«Io l’ho scritto e l’ho anche denunciato in sede europea, non trovando nessun ascolto per la verità. Il signor Shakaasvili ha dichiarato lui guerra e tutti i tentativi adesso, molto maldestri, che vengono dalla Nato e da certi Paesi europei insinuare che Shakaasvili sarebbe stato attirato in una trappola, poverino…Che i russi sono stati così perfidamente abili da creare una trappola nella quale lui è caduto…Sono tutte bugie più esplicite e clamorose che così non si potrebbe immaginare.

Perché il signor Shakaasvili, all’inizio della guerra è andato in televisione a dichiarare esplicitamente che da quel momento in avanti, e lui stesso in persona, avrebbe riportato l’ordine costituzionale sul territorio della Georgia. Quella dichiarazione televisiva, come tu hai sottolineato, con la bandiera europea dietro le sue spalle, equivale ad una dichiarazione di guerra. E quindi non vengano a dire che qualcun altro ha organizzato questa guerra. Questa guerra è stata organizzata, pensata, preparata a sangue freddo dal Presidente georgiano che ha voluto mostrare al resto del mondo che lo faceva in nome dell’Europa. È un trucco, una vergogna anche questa, è una forma di inganno perpetrata agli occhi degli europei.

Perché, mentre commetteva di fatto uno sterminio di massa, un genocidio - perché ha ammazzato più di 1.600 persone a Tskhinvali in quelle poche ore di bombardamento - ripeto, mentre faceva questo si avvolgeva nella bandiera europea per far credere agli europei che lo faceva in nome dei loro valori. In realtà l’ha fatto in nome di principi e di idee che sono agli antipodi di quelli che sono scritti nella Costituzione Europea.

Per questo che io mi sono indignato, poi qualcuno mi ha risposto dicendo che la Georgia è anche membro del Consiglio d’Europa e in tale qualità Shakaasvili aveva diritto di usare la bandiera del Consiglio d’Europa, che in qualche misura coincide con la bandiera europea. Però chi fa queste obiezioni non sa che nel momento in cui la bandiera europea è stata assunta, la bandiera blu con le dodici stelle gialle, come simbolo dell’Europa, nel senso di Unione Europea, si sono stabiliti criteri che uno non la può usare se questo crea degli equivoci e delle ambiguità sull’appartenenza. Esattamente il caso di Shakaasvili. Shakaasvili, usando quella bandiera, ha fatto credere di essere già Europa mente invece non è affatto Europa. E il paese che fa una guerra di aggressione contro un popolo che non vuol sottostare alle sue leggi viola le leggi europee e i principi fondanti dell’Europa».

 
  pagine: uno - due