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No way out / n°293 |
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| Non mi punge vaghezza |
| "Si dice che Albert Einstein abbia detto che se le api dovessero scomparire “alla specie umana resterebbero solo quattro anni di vita”. Notizie allarmanti sulla moria di api arrivano un pò da tutto il mondo. Negli Stati Uniti il fenomeno è molto più preoccupante rispetto ad altri Paesi, con punte che toccano anche il 90% degli alveari. | |
| di Paola Marras / foto di Pino Ramos |
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Si dice che Albert Einstein abbia detto che se le api dovessero scomparire "alla specie umana resterebbero solo quattro anni di vita". Perché secondo lei Einstein ha correlato la sopravvivenza di noi esseri umani proprio a questa specie di insetti? Qual è il fondo di verità di questa affermazione? "Secondo alcuni si tratta di una leggenda metropolitana. Comunque stiano le cose, visto che anche noi spesso facciamo ricorso a questa affermazione del grande fisico, le cose dette finora penso abbiano già chiarito il perché del valore “fondamentale” delle api. Basta vedere a cosa sta succedendo negli USA per capire meglio: muoiono le api a causa di una sconsiderata maniera di fare apicoltura e agricoltura intensiva, crollano le produzioni di mandorle e di seme di erba medica o di altri fruttiferi e foraggere, le aziende agricole collassano nel giro di poche stagioni. Per chi ha visto “Bee Movie”, per quanto dedicato ai bambini, il messaggio è chiaro e scientificamente corretto: senza api il mondo sarebbe senza fiori. E subito dopo tutto diventerebbe grigio, sterile, improduttivo. Che lo dica Einstein o un semplice e saggio Apicoltore fa lo stesso: è pura e sacrosanta verità!". "Ho seguito la questione e confermo che la CCD non ha molto a che vedere con l’inquinamento elettromagnetico. Ci sono aree, in Italia e nel resto del mondo, dove le api muoiono a causa della sindrome da spopolamento ma non esistono ripetitori e reti cellulari. Questo non vuol dire che l’elettrosmog sia innocuo per tutti gli esseri viventi. Il cablaggio totale del nostro territorio, con tutta probabilità, finirà presto per esser chiamato in causa come responsabile di disturbi all’uomo oltre che agli animali. Le api ed il loro mondo fanno parte della nostra vita quotidiana e del nostro immaginario collettivo. Ma in realtà ne sappiamo veramente poco o niente. Ci può spiegare che cos'è un ape, un alveare, il miele, la propoli e tutto ciò che ruota intorno al mondo di questi affascinanti e laboriosi insetti? "Secondo quanto dichiarato dagli esperti e dal nostro report presentato di recente, in apertura dei lavori al workshop dell’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, appare chiaro che le cause della mortalità degli alveari, nel nostro Paese, sono riconducibili in primo luogo a tre fattori scatenanti: Fattori che vanno distinti opportunamente e gestiti con diverse modalità: i primi due, infatti, comportano interventi sanitari e specifici metodi di conduzione degli alveari, il terzo è di origine ambientale e necessita di una impegnativa opera di coordinamento da parte delle Istituzioni e di collaborazione con il mondo agricolo. Restando nel pratico, vediamo urgente l’attuazione di una rete di monitoraggio che, attraverso i nostri alveari, ci consenta di “misurare” lo stato di salute dell’ambiente, del territorio e delle stesse api. Lo abbiamo chiesto ai ministeri competenti, assicurando la nostra disponibilità. Abbiamo la percezione che l’ape stia tornando, come già venti anni or sono, un soggetto di particolare interesse e nutriamo buone speranze, nonostante le difficoltà che ci affliggono". Basta l'introduzione del bombo per risolvere il problema dell'impollinazione? E a come si è giunti a questa soluzione? "Senza offendere nessuno, vorrei cogliere l’occasione per dire che non si tratta di una soluzione che risolve il problema della mancanza di impollinatori. I bombi selvatici, ormai, sono in via di rarefazione, come tutti gli altri insetti utili. Quando si sente dire che con i bombi si può risolvere il problema dell’impollinazione, nessuno ricorda che oggi questo insetto viene allevato da società specializzate che ne producono piccole famigliole, chiamate a lavorare in ambiente confinato (cioè nelle serre dove si coltivano primizie). Perché il miele, la propoli, la pappa reale, hanno così tante proprietà terapeutiche? "Nel miele e in tutti gli altri prodotti delle api sono presenti enormi quantità di molecole attive, spesso provenienti da ambienti riccamente rappresentati in biodiversità. Il Centro Ricerche Miele dell’Università di Roma Tor Vergata, ad esempio, ha pubblicato recentemente studi sulla presenza di molecole “nutraceutiche” nei mieli dei Parchi. A queste componenti viene universalmente riconosciuta una spiccata azione antiossidante e antiproliferativa. In molti Paesi, tali evidenze, hanno già attratto l’attenzione delle case farmaceutiche che hanno sviluppato ricerche e prodotti immessi nel circuito ospedaliero come cicatrizzanti, antibiotici, antinfiammatori. Sono certo che il futuro dell’apicoltura, anche in Italia, ci vedrà impegnati nel volgere di qualche anno, a utilizzare gli alveari come piccole “farmacie” che, mediante opportuni protocolli, dovranno elaborare prodotti apistici utilizzabili come materia prima dalle industrie farmaceutiche. Andando al supermercato e comprando del miele considerato commerciale, un consumatore attento nota, scritto in piccolo, la dicitura "miscela di mieli extracomunitari". Ci può spiegare cosa significa e coma mai è così difficile riconoscere un miele 100% italiano? Fino a quanto miele extracomunitario si può "miscelare", per legge, senza doverlo dichiarare in etichetta? "Produzione, commercializzazione ed etichettatura del miele sono materie disciplinate da una direttiva europea e dalla sua legge italiana di recepimento. Ci siamo battuti per anni per evitare indicazioni generiche nelle etichette del miele e l’Unione Europea sta ancora contestando all’Italia l’aver introdotto, nell’interesse dei consumatori oltre che degli Apicoltori, l’obbligo di origine nazionale. Cercate miele italiano, meglio se contrassegnato con il marchio di origine della FAI – Federazione Apicoltori Italiani (diffidando dalle imitazioni!). E’ il prodotto di casa nostra. Nel selezionarlo sul mercato, aiutate gli Apicoltori a fare meglio il loro lavoro e a proteggere le api. In ogni caso la legge stabilisce che per definire un miele “italiano” debba contenere il 100% di prodotto nazionale. Nessun equivoco, per fortuna, nel nostro caso. L’obbligo di menzione in etichetta è il vincolo dal quale alcune realtà del confezionamento industriale vorrebbero essere svincolate". A metà degli anni '80, anche a causa di una serie di B-movies catastrofici, si è fantasticato sulle api killer, provenienti da una famiglia diversa dalla nostra mite Apis mellifera. Queste api assassine andavano progressivamente decimando sia la popolazione delle api native sia gli esseri umani. Queste specie di api esistono davvero? Se sì, ci sono mai state invasioni "nemiche" in Italia o in altre parti del mondo? "Fino a venti anni fa, nessuna invasione nemica in Italia. Da allora ad oggi le cose stanno cambiando molto. La morte delle api, a causa delle malattie, sta determinando una crescente necessità di mercato: api vive, sciami, api regine, pacchi di api, c’è un intenso movimento globale dell’ape impiegata come “materia prima”, come materiale biologico ad elevato ritorno commerciale. Questo sta mettendo a dura prova l’azione di salvaguardia del patrimonio genetico dell’Apis mellifera Ligustica Spinola, l’ape italiana, la più mansueta del mondo anzi, da tutti considerata vero e proprio “patrimonio” dell’umanità. E quindi: sono in atto pericolosi fenomeni di ibridazione, transitano alle nostre frontiere decine di migliaia di finte api ligustiche che in realtà sono delle “travestite” senza documenti in regola. Se continuiamo di questo passo, se il Ministero della Salute non attiva i necessari controlli, saremo presto invasi da nuove malattie e da api sempre più aggressive. L'"Ape Maia", l'"Ape Magà", l'ultimo "Bee Movie" della DreamWorks sono cartoni educativi? Pensa che tra pochi anni i bambini conosceranno le api solo attraverso questi cartoni animati? "Il fenomeno è già in atto. Noi della FAI lavoriamo da 50 anni su questo versante: portare l’apicoltura nelle scuole e le scuole dall’apicoltore. I bambini sono i consumatori del futuro, alcuni di loro diventeranno Apicoltori, molti tra loro imparano a non confondere l’ape con la vespa, l’utile ruolo dell’insetto impollinatore dall’aggressiva indole di un insetto spazzino. La filmografia apistica ha fatto molto in tal senso e c’è una coscienza diffusa, uno slancio spontaneo, sull’utilità delle api, sulle regole dell’alveare, sulla bontà dei loro prodotti. I cartoon citati, lo stesso Bee Movie è in tal senso più che educativo, non ho dubbi. Io sono tra quelli che lo ha visto al primo giorno in sala e, confuso tra il pubblico, ho percepito l’energia che si innescava tra i bambini al momento in cui Barry Benson, il protagonista, veniva arruolato nella squadriglia aerea degli intercettori di nettare e polline. Entusiasmante, davvero! E perdonabili quei dettagli che rivelavano, a noi addetti ai lavori, non poche incongruenze “tecniche”". Ci può raccontare gli impegni della sua Federazione e le prossime iniziative? "L’alveare della FAI – Federazione Apicoltori Italiani è sempre ronzante. Stiamo lavorando ad una campagna di avvicinamento dei giovani all’apicoltura, affinché si realizzi il necessario ricambio generazionale nel nostro settore e gli anziani lascino in eredità il loro sapere. Abbiamo un progetto di reintroduzione dell’Apis mellifera Ligustica nei Parchi nazionali e nelle aree protette, un progetto per l’apicoltura nel sociale con attività didattiche nelle scuole, nelle carceri, e in Africa. Abbiamo un servizio di recupero degli sciami nelle grandi città, facciamo corsi di formazione, promuoviamo cultura delle api a tutto spiano! Curiamo una rivista mensile, APIMONDIA Italia diffusa in Italia e all’estero, manuali pratici che insegnano i segreti delle api a chi vuole avvicinarsi al settore, un programma nazionale d’intesa con il Ministero dell’Agricoltura. |
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