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No way out / n°293 |
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| Il robot biologico avrà il cuore di Dna |
| "Nei prossimi anni si lavorerà soprattutto per far provare alle macchine emozioni e sentimenti. Ripartendo dall'uomo". | |
| di Elena Dusi, tratto da www.repubblica.it / foto di Pino Ramos |
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Il tempo gioca a favore dei computer. Già oggi la loro capacità di calcolo eccede quella degli uomini. Nel 2029, prevede Ray Kurzweil, esperto di intelligenza artificiale, il normale pc di casa sarà equivalente a 1.000 cervelli umani. Senza i sentimenti, naturalmente, anche se circolano i primi robot che riconoscono l'umore del loro interlocutore. Il silicio ha pressoché raggiunto le frontiere della miniaturizzazione e l'informatica ricorre allora al Dna, la molecola della vita, capace di risolvere problemi straordinariamente complessi. Un solo filamento ha le capacità di memoria di mille miliardi di compact disc. E' chiaro che i biochip sono il futuro, anzi il presente visto che aziende leader come la Motorola stanno investendo milioni di dollari nel settore. I costruttori di robot, da parte loro, lavorano sull'ipotesi che per esplorare le zone più remote dello spazio non basti una sola generazione di androidi. Lo aveva già intuito alla fine degli anni '40 il matematico americano John von Neumann, l'inventore della teoria dei giochi. Oggi la Nasa riprende le sue teorie: l'unica strada per scoprire se nell'universo esistono altre forme di vita è inviare nel cosmo esseri in grado di riprodursi e sfruttare autonomamente il materiale che trovano. Per perfezionare la tecnica costruttiva di questi androidi viene in aiuto la nanotecnologia, la scienza dell'infinitamente piccolo, che consente di giocare con atomi e molecole come fossero mattoni di Lego. Gli scienziati del Mit hanno applicato dei muscoli prelevati da una rana a un robot con la forma di un pesce che muoveva le pinne grazie a scosse elettriche. Tratto da: |
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