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Il nostro Sistema Solare sembra per gli scienziati a tratti allargarsi (da 9 a 12 pianeti) a tratti restringersi (Plutone non è più un pianeta). Ma a parte le classificazioni formali, quanto sappiamo davvero sul nostro Sistema?
"Per quanto attiene le questioni “classificatorie” le dirò che – una volta messa da parte per un momento la definizione (inclusiva della sua interpretazione restrittiva) del termine “Pianeta” – la necessità e la ratio ultima della “retrocessione” di Plutone a “Pianeta Nano” (e la contestuale “Promozione” al rango di “Pianeti Nani”, per il momento, di 1-Cerere ed UB-2003-313) non le ho capite, ma credo che esse abbiano avuto davvero poco a che fare con quelle che si definiscono come “Inderogabili Istanze di Classificazione dei Corpi Celesti” conosciuti.
Ciò che ha fatto l’International Astronomical Union (IAU), in pochissime parole, è stato riunirsi per sancire che “…Plutone non è degno di essere considerato un Pianeta…".
Questa decisione, a parere del Board di Lunar Explorer Italia e mio, ha costituito e costituisce un futile, completamente inutile e pure un po’ villano "sgarbo postumo" nei confronti del grande Astronomo Americano Clyde Tombaugh (lo scopritore di Plutone). Nulla di più.
E’ per questa ragione che noi, nell’Agosto 2006, decidemmo – in quanto Gruppo di Ricercatori Indipendenti – di non riconoscere la "IAU Resolution n. 6-A" e, quindi, di continuare a considerare il nostro Sistema Solare inclusivo di Plutone (anzi: del Pianeta "Doppio" Plutone-Caronte).
Per quanto attiene quello che sappiamo DAVVERO sul nostro Sistema Solare…Beh, qui ci sarebbe da scrivere davvero un Trattato!
Scherzi a parte, direi che oggi noi sappiamo “abbastanza”. Certo molto più quanto non fosse lecito e ragionevole aspettarsi dopo il sostanziale abbandono della “Corsa allo Spazio” (che io considero in stato semi-comatoso dal 1972…), ma altrettanto certamente molto meno di quanto – forse un po’ presuntuosamente – riteniamo di sapere.
In questa sede vorrei tralasciare le informazioni che chiunque può trovare leggendosi un testo (anche elementare) di Astronomia o di Scienze Planetarie (o consultando Wikipedia su Internet) e preferirei soffermarmi, invece, a fare qualche riflessione ulteriore.
Cosa sappiamo…
Sappiamo, innanzitutto, che il nostro Sistema Solare è solo “uno dei tanti”.
Certo, qualche Lettore, leggendo questa prima considerazione, farà probabilmente un sorrisino di commiserazione, ma lasciatemi dire questo: anche se può sembrare un assurdo, Voi (Lettori) avete idea di quanti secoli sìano occorsi per “accettare scientificamente” la NON UNICITA’ del (nostro) Sistema Solare all’interno dell’Universo?
La verità è che “in teoria” si è sempre detto che di Sistemi Solari, in un Infinito Universo, “ne dovrebbero esistere un numero tendenzialmente infinito”; in pratica, però, si è atteso di scoprire (grazie soprattutto al lavoro dello splendido Telescopio Spaziale Hubble – HST) i primi Pianeti Extra-Solari per “trasformare l’ipotesi in un fatto accettabile”.
La Scienza in generale (e l’Astronomia, in quanto Scienza, in particolare) si muove a piccoli passi e con prudenza.
Giusto.
A volte, però, mi pare che i “piccoli passi” e la “prudenza”, più che il necessario “tributo” da pagare alla Razionalità ed al Pragmatismo Scientifici, sìano solo il dovuto “pedaggio” che lo Scienziato il quale non vuole giocarsi il posto di lavoro (o la Carriera, o gli Sponsors ed i relativi finanziamenti) deve sempre e necessariamente pagare alla Società Civile (o presunta tale) prima di aprir bocca.
Sono inutilmente polemico? Ma no, non è neppure nella mia natura esserlo…
Io sono solo una persona razionale che cerca di vedere il Mondo e l’Universo (ma anche e soprattutto gli Uomini) per quello che sono e non per quello che noi pensiamo che sìano o vorremmo che fossero…
Ok, andiamo avanti: che altro sappiamo del Sistema Solare?
Una volta sapevamo (o meglio: pensavamo di sapere) che gli unici Mondi “fisicamente accessibili” alla Razza Umana (sia per ragioni di distanza – ergo di “Tempi di Percorrenza” –, sia per motivi di ostilità dei loro ambienti, sia – ultimo ma non meno importante motivo – per motivi di “interesse scientifico”) fossero soltanto la Luna, Marte e qualche Asteroide.
Oggi, tralasciando (sempre e solo in questa sede e per questa volta) le problematiche dei “Tempi di Percorrenza”, noi sappiamo che, VOLENDO (!), per l’Uomo non è accessibile solo lo “Spazio Interno” (e cioè lo Spazio che include la Terra, Mercurio, Venere e Marte, sino ai margini della Cintura degli Asteroidi), ma anche una INTERESSANTISSIMA PORZIONE di quello “Esterno” (e cioè lo Spazio che, dalla Cintura degli Asteroidi, si estende sino alla Cintura di Kuiper).
Ho precisato “VOLENDO” poiché, dalla semplice lettura di Documenti Ufficiali (sia di Fonte NASA e sia relativi a Sessioni del Congresso degli Stati Uniti – documenti assolutamente non segreti, ma semplicemente sconosciuti alla maggior parte della Popolazione dei Ricercatori Indipendenti a causa della loro “età” e della – oggettiva – difficoltà esistente nel reperirli), è agevole concludere che le tecnologie per “abbreviare” i summenzionati Tempi di Percorrenza e per limitare e/o ridurre a valori assolutamente trascurabili (diremmo prossimi allo zero) i “rischi” connessi ai Viaggi Interplanetari caratterizzati dalla presenza di Astronauti a bordo delle Navi Spaziali, erano già note (o, comunque, erano già in avanzatissima fase di studio), sin dai primi Anni ’60!
Non credo che sia necessario raccontare ai nostri Amici Lettori quello che, oggi, in tantissimi campi, siamo in condizione di fare per arrivare al punto nodale della questione, che è questo: gli unici problemi REALI, al momento – se proprio vogliamo andare a cercarne a tutti i costi – attengono il “comfort” e la “privacy” degli Astronauti. E, come ovvio, attengono i “costi” di realizzazione delle Astronavi (e delle necessarie Basi Logistiche extra-terrestri).
Ma NON sono problemi veri (né, tanto meno, problemi irrisolvibili) quelli che attengono le Velocità di Crociera, né la Sicurezza.
Sì, mi rendo conto di quanto queste affermazioni possano sembrare assurde e/o (inutilmente) sensazionalistiche, ma io non ho problemi a citare le Fonti di queste conoscenze che, lo ripeto a scanso di equivoci, sono FONTI PUBBLICHE.
L’unica difficoltà attiene il “trovare ciò che interessa”; poi, per tutto il resto, è solo questione di voglia, pazienza, un pizzico di competenza specifica e tantissima Volontà.
Ed ora mi ricollego alla Sua domanda iniziale: che cosa sappiamo, oggi, di “nuovo” e di “più” del Sistema Solare?
Sappiamo che molti dei Mondi che lo popolano (e parlo in particolare di “piccoli mondi”, e cioè di alcune delle lune dei Pianeti noti come “Giganti Gassosi” – dunque Giove e Saturno su tutti, ma anche Urano e Nettuno) sono molto diversi, più complessi e, quasi certamente, assai meno “ostili” rispetto a quanto noi ci aspettavamo.
Le faccio qualche esempio: se la probabile (oggi diciamo “quasi certa”) esistenza di un Oceano allo stato liquido al di sotto della crosta ghiacciata della Luna Galileiana di Giove conosciuta come “Europa” è una scoperta già vecchia di anni e che risale ai “tempi” delle Sonde Voyager, è invece recentissima la scoperta (avvenuta più o meno un anno fa, direi) secondo cui Titano – la “Luna Nebbiosa” di Saturno, come dice la NASA – non è solo “geologicamente attivo”, ma presenta vaste aree ricoperte di liquidi sulla sua superficie (Fiumi e Laghi, forse di Idrocarburi) e denota un’atmosfera, certo, gelida, ma anche densa e ricca di materiali organici.
Per parlare di Vita in fieri (nel senso terrestre del termine) all’interno di quei laghi e fiumi è, come ovvio, ancora troppo presto, fuori tempo e fuori luogo; ma per parlare di Forme Vitali (non necessariamente definibili nel senso terrestre del termine…) che “potrebbero” esistere in quei fiumi e laghi…forse è già giunto il momento.
E che dire di Encelado?
Encelado, un’altra minuscola luna di Saturno, sta mostrando a tutti gli Scienziati ed i Ricercatori del Mondo la sua “vivacità” attraverso giganteschi e spettacolari fenomeni eruttivi (si tratta, in realtà, di qualcosa di molto simile ai “geysers” terrestri, ma su scala enormemente maggiore: dal Polo Sud di Encelado, infatti, si levano getti d’acqua ghiacciata e detriti i quali, sia in ragione della loro velocità di uscita dalle viscere del pianetino, e sia a causa della bassissima gravità, arrivano direttamente nello Spazio circum-Enceladiano e vanno a formare – sembra ormai certo – l’Anello “E” di Saturno).
Inutile dire che questo fatto, considerata l’“età” e, soprattutto, le dimensioni di Encelado, è già in sé incredibile e certo non era preventivabile né ipotizzabile.
Sino a pochissimi anni indietro, infatti, l’unica luna geologicamente attiva del Sistema Solare si credeva che fosse il Satellite Galileiano di Giove conosciuto con il nome di “Io”(un mondo di vulcani, quasi tutti iper-attivi, le cui eruzioni, alle volte, sono talmente spettacolari da giungere ad essere osservabili persino da Terra o, come è recentissimamente accaduto, anche da svariati milioni di Km di distanza).
E si potrebbe andare avanti, ad esempio parlando delle deboli nuvole che sembrano caratterizzare una remota luna di Nettuno: Tritone (e qui siamo davvero nei recessi del Sistema Solare…).
Ma non serve andare (troppo) lontano per trovare ragioni di stupore e di meraviglia (nonché sempre nuovi motivi di interesse e di ricerca): la nostra stessa Luna, infatti, è ancora ben lungi dall’essere realmente conosciuta.
E’ dai tempi delle Missioni Apollo, per essere precisi, e dagli esprimenti che vennero effettuati in loco che si parla dell’esistenza di un’attività sismica Lunare residuale – un segno di “vita geologica” di questo mondo così vicino a noi – e di possibili (ancorché brevi e deboli) mini-eruzioni vulcaniche (fenomeni, questi, osservati da secoli e catalogati, assieme a tanti altri, come TLP, ossìa Transient Lunar Phenomena o Fenomeni Lunari Transitori: fenomeni tanto brevi e spettacolari, quanto controversi, affascinanti, poco conosciuti dal Grande Pubblico degli Appassionati e sulla cui effettiva natura e portata ancora non esistono certezze).
Insomma, tanto per non eccedere in lunghezza e non annoiare, diciamo questo: è difficile parlare di “conoscenza” di un luogo, o di un fenomeno particolare, o addirittura – come in questo caso – di un intero Sistema Planetario allorché le nostre “conoscenze” (appunto…) e “certezze” vengono costantemente (direi quasi giornalmente, ormai) incrementate e supportate (e talora anche perfezionate) dai dati raccolti dalle Sonde che abbiamo attualmente in funzione (da Mercurio, a Marte, allo Spazio di Saturno ed oltre).
Tuttavia, da un altro punto di vista, grazie ai medesimi strumenti e sempre con la stessa rapidità di cui sopra, le predette “conoscenze” e “certezze” vengono sovente rimodellate, ridefinite e/o – talvolta – addirittura erose e cancellate (e quindi sostituite con delle altre).
Diciamo che abbiamo costruito un Modello Ragionevole del nostro Sistema Solare e che ne abbiamo comprese alcune delle sue dinamiche; ne conosciamo la struttura di massima attuale ed abbiamo un’idea di come esso fosse qualche miliardo di anni fa; del pari, riteniamo di avere un’idea di quello che esso diventerà tra qualche miliardo di anni (e, a ben guardare, noi studiamo i Sistemi Extra-Solari anche per questi motivi: per trovare conferme o smentite alle nostre ipotesi, per supportare o smantellare teorie, per “vedere dal vivo”, in un certo senso, quello che noi possiamo solo provare ad immaginare e così via).
Sappiamo tanto, anzi: tantissimo (specie se riflettiamo alle nostre conoscenze del passato, anche recente). Ma sappiamo pure che, fra magari solo un secolo (o forse meno), le conoscenze di oggi appariranno “piccola cosa” per gli Scienziati che verranno – e sono certo che anche loro, come abbiamo fatto noi guardando ai nostri Illustri – ma antichi – Predecessori, si chiederanno “…Ma come facevano gli Studiosi del 2000 a ritenersi degli autentici Scienziati, vista la pochezza e l’incompletezza dei dati in loro possesso?!?...”.
La Scienza e la Conoscenza sono “Cammini senza Fine”: questa considerazione non l’ho fatta io per primo e non sarò certo io l’ultima persona che la farà ma, per quanto attiene la Sua domanda, credo che questa frase sia l’unica in grado di descrivere esattamente la nostra Condizione di Conoscenza attuale…".
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