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Per chi spera e non ci crede, per chi ci crede e non ci spera e per chi non crede e non spera e si definisce oddifreddianamente uno scienziato. Questa intervista è dedicata al soggetto preferito dagli extraterrestri: l’indeciso essere umano. Tipico bipede con vocazione autolesionista che si interroga più o meno, dice lui, scientificamente, sull’esistenza di altri suoi simili bipedi di altri pianeti e poco sulla vita ridanciana delle amebe giganti di “Solar IV”.
Quello stesso essere umano che quando prende la forma di Stato nega ogni possibile forma di vita aliena per poi invece smentirsi per bocca del ministro della Difesa di Tokio.
Quando diventa un Ente Spaziale spende milioni di dollari per inviare dischi d'oro con incisi messaggi di benvenuto agli alieni ma quando trova statuette, piramidi e segnali al massimo se la cava con un “wow”.
Per cercare di fare un po’ di chiarezza in questo gioco delle parti abbiamo intervistato uno che è a metà tra la scienza ufficiale e la ricerca indipendente, Paolo C. Fienga, astrofisico, presidente e co-fondatore della “Fondazione Lunar Explorer Italia”.
Sembra che la scienza viva in una dicotomia sostanziale. Da una parte sembra fare di tutto per trovare nuove forme di vita, dall'altra qualsiasi scoperta che ne potrebbe fornire prove convincenti viene smentita e smontata. Come può spiegare questa schizofrenia?
"Sarò onesto con lei: è difficile per un semplice Ricercatore “di Frontiera” (e Divulgatore) come me rispondere ad un quesito così grande ed impegnativo.
Un quesito al quale, per quanto mi è dato sapere, nessuno (o pochi) sa o vuole rispondere – forse per modestia, forse per prudenza o, forse, per il timore di dire una colossale sciocchezza.
Tuttavia, dato che non credo sia la “dimensione sociale e professionale” delle persone a determinare la “dimensione intellettuale” (e la qualità) dei loro pensieri e dei loro approcci, proverò a risponderle, con sincerità e semplicità, poiché non voglio dare l’impressione di “nascondermi dietro ad un dito” per schivare una domanda complessa.
Una domanda che comunque già mi sono posto, in passato, ancorché in un contesto diverso.
Scienza “schizofrenica”. Può essere…
Iniziamo con il dire questo: la nostra Scienza, a mio parere (e qui parlo di Scienza in termini assolutamente generali e non di Astronomia, Biologia, Eso-Biologia ed Astronautica specificamente), è fortemente “Umana”.
Lo so, mi rendo conto che questa affermazione ad alcuni e per alcuni potrà suonare come una sorta di “bestemmia”, ma io sono convinto di quanto detto e lo ripeto a chiare lettere: la nostra Scienza è fortemente ed esageratamente “Umana”.
Un grande pregio, un enorme limite.
Faccio qualche precisazione e cerco di spiegarmi meglio.
Quando parlo di “Scienza (troppo) Umana” non intendo dire, ad esempio, che essa lo sia nel senso squisitamente Filosofico del termine: in effetti io non penso affatto che la nostra Scienza sia, ad esempio, “Umanistica” – nel senso che essa va ad anteporre l’Uomo ed il Suo “Bene” (ergo la sua Cultura, la sua Formazione, il suo Sviluppo ed il suo “Benessere”, quest’ultimo nel senso più ampio e nobile della parola) alla eventuale “Scoperta”, magari Epocale, che potrebbe giungere.
No.
E non intendo neppure dire che la nostra “Scienza è (troppo) Umana” nel senso di “Umanizzata” (e cioè “vicina” all’Uomo – ivi nel senso di “agevole ed accessibile” (“friendly”, come amano dire alcuni Colleghi Americani) –, anzi: se andiamo a guardarla da vicino rischiamo di accorgerci che è vero l’esatto contrario. Magari la “Scienza” fosse anche solo un pò “vicina” agli Uomini!...
La Scienza (rectius: gli Scienziati – forse non tutti, ma certo la loro stragrande maggioranza) si “professa” vicina agli Uomini, ma in realtà essa è vicina e friendly solo ai suoi “adepti”.
Ricordo quello che un Professore disse una volta a lezione (pensavo che scherzasse ma poi, negli anni, mi sono reso conto che stava parlando seriamente…).
Lui disse: “Per ogni Scienziato che sia davvero tale, l’Umanità si divide in due: c’è Lui e c’è il Resto dell’Umanità. E gli altri Scienziati come lui, fanno parte del Resto dell’Umanità”.
Ciò premesso, la mia sensazione è che la nostra Scienza sia (troppo) “Umana” nel solo ed unico senso di essere (chiaramente e fortemente) “Antropocentrica”.
Questo è un concetto che mi è difficile da esprimere in poche parole e quindi mi scusi se mi dilungo un po’…
La Scienza dovrebbe, in teoria, “servire l’Uomo”, giusto?
Ebbene io credo che essa “serva” effettivamente l’Uomo (nel senso che risponde, in parte, ai suoi bisogni – anche intellettuali e non solo fisici), MA lo fa nella misura in cui essa non giunge ad attaccare/intaccare, in maniera immediata e diretta, il Principio della propria Centralità all’interno dello Spirito Umano e, di conseguenza, il Principio di Centralità dell’Uomo e del suo Spirito nell’Universo.
In altre parole: la Scienza esiste non solo “per servire” l’Uomo, ma anche per “giustificarlo” e, nel contempo, per “giustificarsi”.
Molti Scienziati si professano “agnostici”, ma a me viene sempre più difficile credere che la Scienza non sia, magari anche solo in parte, ancora succube di una “religiosità” malintesa.
Una sorta di Neo-Antropocentrismo il quale ha sostituito, nel tempo – silenziosamente e, se volete, subdolamente – la Centralità di Dio con la Centralità dell’Uomo.
Parliamo di Astronomia e di Ricerca della Vita nel Cosmo. Lei pensi, ad esempio, a come gli Scienziati (anche di “casa nostra”), mentre da un lato ammettono (sottovoce) che l’età e le dimensioni dell’Universo conosciuto rendono, in pratica, la nascita e lo sviluppo della Vita al suo interno (ed in “n” suoi punti) un fatto “inevitabile”, dall’altro (quasi urlando!) negano con fermezza la possibilità di “avere un contatto” con queste “n” altre Forme di Vita a causa proprio dell’estensione dell’Universo stesso!
Una posizione, al tempo stesso, coerente e contraddittoria.
Pensi all’Equazione di Drake (conosciuta proprio da tutti: Astronomi, Appassionati di Astronomia ed Amateur Scientists in generale): nessuno Scienziato “affermato” la disconosce apertamente, ma nessuno Scienziato che sia e voglia rimanere in auge, sempre apertamente, ne approva l’intrinseca validità e correttezza. Pensi – infine – alla Società Umana di oggi.
La Scienza non è solo – ed ovviamente – “Figlia degli Scienziati” (e cioè di coloro che – praticamente – la fanno). Essa è “figlia della Società che la esprime”.
Essa è dunque figlia di Scienziati i quali, per quanto illuminati ed avanzati – anche filosoficamente e non solo culturalmente – possano essere, comunque (ed in generale) APPARTENGONO ad una Società Civile alla quale, del loro operato (e se non altro in termini “Razionali ed Etici”…), DEVONO RISPONDERE.
Non entro nel merito delle Regole Comportamentali (le “Policies”, come le chiamano negli USA) di Società, Laboratori ed Istituti di Ricerca (anche avanzata) gestiti direttamente dal Governo perché il discorso, a quel punto, diventerebbe troppo lungo.
Parliamo della Scuola. Parliamo, ad esempio, dell’Italia.
L’ambiente scolastico in generale ed universitario in particolare, in Italia, a me pare un “Luogo di Contraddizione” aperta, costante ed eclatante.
Bellissimo? Non direi.
Se da una parte, infatti, Coloro che Insegnano spingono gli Allievi a sviluppare il proprio intelletto ed a spingerlo verso il “nuovo”, verso “quello che oggi è impossibile ed impensabile” – pur mantenendo sempre, durante il cammino, un approccio metodologico Rigoroso e Pragmatico (e questo è GIUSTISSIMO!) –, dall’altro, non appena qualcuno prova ad obbedire ad un tale – e splendido – Comandamento (anche solo ponendosi una domanda squisitamente teorica come, ad esempio, quella che va a questionare la Velocità della Luce come “Velocità Limite” raggiungibile nel nostro Universo) ecco che arrivano le pronte “bocciature”.
E non parlo di “bocciature” agli esami (quelle sarebbero il meno); parlo di “bocciature intellettuali”.
Ora, questo atteggiamento, in pratica, mi sembra che equivalga a dire: “Studia Einstein (ad esempio) e, una volta che lo avrai compreso, prova a questionarne alcuni aspetti del suo pensiero e della sua Scienza; però ricordati che se provi a questionarne alcuni aspetti del suo pensiero e della sua Scienza (ed a prescindere che tu ci riesca o meno), allora vuol dire che Einstein non lo hai effettivamente compreso”.
Schizofrenia, come dice lei, è la parola giusta.
E’ l’espressione di un “Vorrei ma non posso, non voglio e, soprattutto, non devo”.
E per i “contravventori”, la pena principale è l’esclusione automatica da alcuni “ambienti” scientificamente stimolanti. Una “pena accessoria” è la derisione.
Una “pena morale” – e con questo chiudo – è l’approvazione all’esame, ma la bocciatura “intellettuale” la quale, alla fine, suona un po’ come un “avrai anche studiato e ritenuto i concetti, sai leggere, scrivere e far di conto, ma non hai capito proprio nulla”.
Peccato. Peccato perché lo Spirito “Vero” dello Scienziato – mi pare di averlo letto da qualche parte… – è proprio nel “questionare costantemente gli altri Scienziati, la Scienza studiata e se stesso”.
Tutta teoria, come ovvio.
La prassi – e non parlo solo del Campo “Scienza” – dice che se si vuole sopravvivere ed ambire, per esempio, a Cattedre, a Lettorati, o a posti di lavoro “prestigiosi” et sim., “si deve seguire il flusso”.
Si deve seguire “la corrente”.
E se la “corrente” (chiamiamola Communis Opinio, in omaggio ai miei Amici Giuristi) non la si segue, allora si fa la fine del salmone: il che vuol dire che o si muore di stenti – letteralmente – nel tentativo di “risalita”, o “si viene pescati e mangiati” – ergo si muore ancora… – e senza che il “cacciatore” debba fare sforzi particolari…
La Scienza, insomma ed in sé, non è “schizofrenica”. E’ il nostro modo di prenderla, interpretarla ed usarla che lo è".
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