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Gli italiani sono molto bravi a sabotare se stessi e persino i cittadini partenopei, un tempo primi nell’arte di arrangiarsi, hanno deciso di adeguarsi allo standard dello stivale. Difficile capire perché la Campania sia scivolata in uno stato di perenne emergenza per la questione dei rifiuti.
Tre gli imputati:
– le amministrazioni dalla dimensione locale a quella regionale, potrebbero non aver svolto al meglio il loro lavoro, rimaste imbrigliate in lungaggini burocratiche;
– la camorra, sempre in agguato con discariche abusive per lo smaltimento di rifiuti tossici;
– la popolazione che, misteriosamente, con il proprio voto ha sempre premiato con il proprio libero voto democratico dei rappresentanti che non hanno certo dato un contributo risolutivo alla questione.
Proviamo a tornare, allora, nel lontano 1998, e cerchiamo di capire qual era l’effettiva situazione dei rifiuti in Campania utilizzando i dati del rapporto dell’ANPA (Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente) e dell’ONR (Osservatorio Nazionale dei Rifiuti).
La produzione totale di “spazzatura” nel 1998 è stata di 2.456.081,24 tonnellate per una produzione pro capite di 426 Kg l’anno. Nel 1999 la situazione non cresce di molto con un valore totale di 2.561545,68 tonnellate e un valore pro capite sempre al kg di 443,10. Regioni come il Lazio o per esempio la Sicilia non presentavano un quadro di dati molto diverso. (1)
Segue la raccolta differenziata fatta in Campania sempre negli stessi periodi: nel 1998 è pari a 1,56%, nel 1999 la situazione peggiora perché il dato è di 1,05%. Quindi, si registra un decremento dello 0,51%. (2)
Tutto sommato, dando uno sguardo alle altre regioni, si può affermare che nessuna brillava per diligenza negli anni considerati, fatta eccezione il Trentino, la Lombardia e il Friuli per esempio. Analizziamo anche i dati del 1999 della raccolta dei rifiuti urbani nelle diverse zone della Campania. (3)
Per esempio, nel 1999 a Napoli si rileva che su un totale RU (rifiuti urbani) di 1515.895,65 (t/anno) c’era una raccolta differenziata pari allo 0,57%; ad Avellino su un totale RU di 141.581,13 la raccolta differenziata risultava del 4,13%.
Passiamo adesso ai dati del rapporto ANPA che copre gli anni successivi fino al 2006. La produzione complessiva di rifiuti urbani della Campania e stata la seguente: (4)
• 2001: 2.763.000 tonnellate
• 2002: 2660.000 tonnellate;
• 2003: 2682.000 tonnellate;
• 2004: 2.785.000 tonnellate;
• 2005: 2.806.000 tonnellate.
Dal confronto con le altre regioni, tali valori sono molto simili a quelli dell’Emilia Romagna e a quelli della Sicilia.
Concentriamoci adesso sulle percentuali di raccolta differenziata dei rifiuti urbani per regione negli anni 2001-2005. (5)
La situazione della Campania è la seguente:
• 2001: 6,1%;
• 2002: 7,3%;
• 2003: 8,1%;
• 2004: 10,6%;
• 2005: 10,6%.
Questo trend conferma come la raccolta differenziata nella Campania non solo si sia bloccata, ma non sia mai effettivamente decollata, pur considerando che altre regioni meridionali in Italia non brillino in tal senso. Ciò che colpisce del territorio campano è la sua immobilità di fronte al crescere di un’emergenza nata nel 1994 con la chiusura di alcune discariche. Per fronteggiare la situazione il prefetto di Napoli fu nominato Commissario straordinario per l’emergenza rifiuti.
Nel testo “L’Italia sotto i rifiuti” l’autore Marino Ruzzenenti scrive: “il Piano Regionale di emergenza rifiuti fu approvato e promulgato in data 31 dicembre 1996. Il piano prevedeva la delimitazione degli ambiti territoriali ottimali per lo smaltimento(atos). Il territorio regionale veniva così diviso in sei ambiti territoriali nei quali erano previsti, 6 stazioni di trasferenza, 7 impianti di Compost verde, dieci stazioni di preselezione e produzione di Rdf (combustibile derivato dai rifiuti); cinque impianti di termodistruzione con produzione di energia elettrica e recupero del materiale non combustibile; 4 discariche per inerti, ceneri e scorie provenienti dalla combustione degli Rsu; sei discariche di supporto ed emergenza, insomma un profluvio di inceneritori e discariche”. (6)
Vediamo l’evolversi della situazione rispetto al quadro tracciato dal piano della Giunta Regionale, basandoci sempre sul rapporto ANPA, segnalato in precedenza. (7) Nel 2005, gli impianti di trattamento meccanico in Campania sono collocati a Santa Maria Capua Vetere (Ce), Pianodardine (Av), Casalduni (Bn), Caivano (Bn), Giugliano (Na), Tufino (Na), Battipaglia (Sa), Paolisi (Sa). In queste sedi (esclusa la discarica di Paolisi) si trasforma il classico rifiuto solido urbano in CDR (Combustibile Derivato dai Rifiuti), meglio conosciuto come “ecoballa”, cioè quel materiale destinato ai termovalorizzatori.
Santa Maria La Fossa (Ce) e Acerra furono scelti per ospitare i gli inceneritori ma le proteste della popolazione, gli ostacoli burocratici e lo zampino invisibile della cosiddetta ecomafia ne hanno impedito il funzionamento. Intanto, mentre sono in funzione complessivamente sette impianti su nove, la Fibe, società che ha in gestione la raccolta dei rifiuti di Napoli e Campania dal 2000, procede alla realizzazione delle ecoballe. Queste ultime sono grossi blocchi di rifiuti, un concentrato di diversi materiali adatti (e “non”) alla produzione di energia, spesso rifiutate dalla maggior parte dei termovalorizzatori nazionali ed esteri.
Il tutto procede con la benedizione di Antonio Bassolino, presidente della Regione Campania e Commissario per l’emergenza rifiuti. Bassolino, proprio per aver svolto quest’ultimo incarico dal 2000 al 2004, è fra i 28 indagati dalla procura di Napoli per truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato e frode in pubbliche forniture a partire dal 31 luglio 2007 (rinviato a giudizio il 29/02/2008; n.d.r.). Il nodo dell’inchiesta riguarda lo smaltimento, il trattamento e il recupero energetico dei rifiuti. Uno dei primi problemi che deve affrontare Bertolaso è come si possano smaltire queste ecoballe, considerando l’inattività degli inceneritori. Dall’ottobre 2006, infatti, il capo della Protezione Civile fu nominato commissario straordinario per l’emergenza rifiuti.
La Regione (8) passa dal 2002 con 44 discariche ad averne 3 nel 2005. Bertolaso propone a marzo 2007 la riapertura di Serre; cinquanta chilometri da Salerno, a pochi passi dall’oasi WWF di Persano. Il terreno selezionato è di argilla e si presenta piuttosto impermeabile. Almeno per un anno sarebbe possibile gestire lo stato di emergenza. La protesta del Ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio in difesa dell’area protetta fa vacillare addirittura il ruolo istituzionale di Bertolaso. Il Commissario deve combattere su tre fronti, probabilmente: il governo che probabilmente non ha ben chiaro il significato della parola emergenza, l’ecomafia che continua a scaricare rifiuti tossici, dove meglio reputa opportuno, incurante dell’inquinamento delle falde acquifere e dei terreni agricoli e infine una popolazione inferocita che non conosce il suo nemico, ma vede solo montagne di spazzatura e topi compiacenti di così tanta sporcizia a disposizione.
Roghi dei cassonetti, blocchi stradali, scuole chiuse, l’esercito netturbino, la tensione sale e Bertolaso cerca un alternativa alla superpiena discarica Riconte (Villaricca). A giugno 2007 la macchina in cui viaggia il commissario straordinario è circondata dagli abitanti di Ariano Irpino nell’avellinese che protestano inferociti contro la riapertura della discarica di Difesa Grande. Intanto la Commissione Europea, sempre più allarmata non solo per il degrado e l’inquinamento, ma anche per il deterioramento delle condizioni igienico sanitarie, avvia la procedura di infrazione contro l’Italia. Attualmente siamo al terzo richiamo, poi seguiranno gravi sanzioni.
La Campania subisce un duro colpo a livello internazionale, perché cala il turismo e diminuiscono sensibilmente le esportazioni della mozzarella di bufala. Gli animali brucherebbero su terreni contaminati. Successivamente si dispone di spartire un po’ di spazzatura partenopea fra le regioni di Italia; per l’ormai ex Presidente del Consiglio l’emergenza rifiuti campana deve essere affrontata da tutto il Paese. Anche la vicina Germania, non certo regalando il servizio, si accolla qualche rifiuto, mentre è il momento del Prefetto Pansa.
Nel gennaio 2008 l’incarico passa a Gianni De Gennaro, ex capo della polizia e fondatore della Dia. Il nuovo responsabile emergenza rifiuti è accolto con la protesta degli abitanti di Pianura, che non vogliono la riapertura della discarica vicina al Parco regionale dei Campi Flegrei. Si torna a considerare l’ipotesi di riaprire le discariche di Marigliano, Difesa Grande e Villaricca.
Intanto, il 14 gennaio 2008, presso il tribunale di Napoli, riapre i battenti il maxi - processo riguardo la gestione commissariale dell’emergenza rifiuti fra il 2000 e 2004. Bassolino, insieme ad altre 27 persone tra cui alcuni esponenti del vertice Impregilo (società che gestiva l’emergenza rifiuti della Campania), sono state indagate per concorso in truffa aggravata. Fra le parti lese occorre considerare i comuni della Campania e la presidenza del Consiglio dei Ministri.
In attesa che la giustizia faccia il suo corso e che i tre milioni di ecoballe trovino una legittima sistemazione, Legambiente denuncia un atteggiamento assai ingegnoso degli ecocriminali. Questi, senza nessuno scrupolo, seppelliscono sostanze tossiche, spesso provenienti da altre regioni, in buche sapientemente ricoperte e poi: “acquistano terreni dove far sorgere discariche (pubbliche, visto che è la prefettura di Napoli a coordinare tali interventi). Lo Stato quindi andrebbe ad espropriare e rimborsare i clan della camorra per arginare l’emergenza rifiuti”. (9)
L’immobilità denunciata dalla Commissione Europea è un’inequivocabile campanello d’allarme di come le istituzioni, nell’arco di questi ultimi quattordici anni, abbiano giocato su un rimpallo di responsabilità. La regione Campania non è solo camorra, non è solo spazzatura, non è solo disoccupazione ma è storia, arte, paesaggio, gastronomia, insomma cultura con la “C” maiuscola.
“Comm’è doce comm’ è bella à citta e pullecenella…” canta Claudio Mattone difendendo l’orgoglio di un popolo di cui non si può ignorare la straordinaria originalità.
Note:
(1) Nota 1 Rapporto Rifiuti ANPA 2001, Tab.1, p.23
(2) Nota 2 Rapporto Rifiuti ANPA 2001, Tab 1.4.4 p. 39
(3) Nota 3 Rapporto Rifiuti ANPA 2001, tab. 1.4.5, p. 42
(4) Tabella 2.1 pag 31nota 5 Rapporto Rifiuti ANPA 2006, tab.2.1, p.31
(5) Nota 6 Rapporto Rifiuti ANPA 2006; tab 2.7, p. 42
(6) Nota 7, M. Ruzzenenti, L’Italia sotto i rifiuti, Ed. Jaka Book, Milano, 2004, p.188
(7) Nota. 8 Rapporto ANPA 2006, tab 2.20 p. 99
(8) Nota 9 Rapporto Rifiuti ANPA 2006, tab. 2.33, p. 127
(9) Nota 10 E. Fontana e L. Miracle, Rapporto Ecomafia 98, ed. Ambiente, Milano, 1998, p.73
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