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Due parole
Stasera
vorrei parlare dell’avventura
fra le mura
della Banca del Tempo,
di questa struttura
dal volto umano.
Vorrei parlarne con voi,
piano piano....
La preferisco
alle crociate mondiali
dove spesso si finge
di essere solidali;
la preferisco ai grandi progetti,
spesso fumosi,
che giocano sugli effetti.
La nostra Banca
è qualcosa di vero,
di genuino,
un ambiente in cui il cittadino
ritrova il tessuto vitale
della vita normale,
del comune sentire.
E ancora – lasciatemi dire –
alla Banca del Tempo
c’è questo di singolare:
si può lavorare, giocare,
imparare
senza lacci nè costrizioni.
Qui non c’è ipocrisia
nè cenni di burocrazia,
non c’è il minimo impegno
se non volontario.
Io ritengo che questo sia il segno
delle più pure espressioni
di libertà.
Un esempio che altrove
- nei grandi saloni dell’agorà -
bisognerebbe seguire.
Soltanto questo, stasera,
mi premeva di dire...
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