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Est-Ovest. Oriente e Occidente. Rappresentano nella memoria collettiva gli antipodi per antonomasia e non solo dal punto di vista geografico e culturale. È la distanza ideologica, infatti, che ha giocato un ruolo fondamentale in questa storica divisione.
Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale il mondo si divise in due blocchi e le due nazioni più forti Usa e URSS si spartirono le rispettive sfere d’influenza. I Paesi che uscirono sconfitti dalla guerra furono considerati semplici satelliti e parti integranti di due sistemi ben distinti: capitalistico da una parte e comunista dall’altra. Poi la corsa agli armamenti, il terrore di una terzo conflitto mondiale, ancora più inquietante perché si paventava il pericolo di una guerra nucleare, le tensioni crescenti tra le super-potenze.
Insomma, si entrò presto nel periodo della cosiddetta Guerra Fredda, era che terminò solo nel 1989 con il crollo del muro di Berlino. Da allora molte cose cambiarono. Ciò che prima non si conosceva entrava prepotentemente nella vita, e negli stili di vita, di coloro che pensavano di appartenere ad una sola parte di questo stesso mondo.
Ma la Guerra Fredda è veramente finita? E soprattutto, le trasformazioni, a volte troppo repentine, hanno portato veramente un miglioramento in quelle società abituate a confrontarsi solo con il riflesso di loro stesse?
Incuriosito, questa settimana Palamitonews si propone di affrontare il cambiamento che i cittadini rumeni di Nicolae Ceausescu, dittatore della Romania, dovettero affrontare prima, durante e dopo la caduta del “simbolico” Muro. Qual è, in realtà, la forma mentis dell’homo sovieticus di un Paese satellite come fu la Romania.
Quanti anni hai Andrei ( che qui in Italia si fa chiamare Andrea)?
«30 anni».
Da quanti anni sei in Italia?
«Da 5 anni».
Parli bene l’italiano…sei venuto da solo?
«No, qui c’era già mio fratello più grande».
Che lavoro fai qui in Italia?
«Il manovale, nella stessa ditta di mio fratello».
Hai ricordi del passato regime comunista del dittatore rumeno Ceausescu?
«Certo che li ho e neanche pochi…alcune cose ti rimangono nella testa…ero piccolo, ma avendo anche dei fratelli più grandi vivevo le cose che passavano loro».
Il mondo, da allora, è molto cambiato nel tuo Paese?
«Tantissimo…la Romania si è trovata all’improvviso una libertà di cui era stata privata per oltre 40 anni».
E’ stato un bene o un male?
«Non lo so esattamente, per certi versi un bene ma per tanti altri…quando stai sotto dittatura per tanto tempo e poi ti viene data la libertà tipica dei Paesi liberi…in tanti non ne fanno buon uso, forse perché ti trovi impreparato e non sai come gestirla».
Comunque, andiamo con calma, vediamo…ti ricordi i programmi che vedevi da bambino?
«Non c’era molto in televisione a parte le parate e le ovazioni nei confronti del regime e del partito comunista. Per noi bambini c’erano una specie di cartoni sovietici, niente passava dell’Occidente. Valeva anche per i film…sceglievano quelli da farti vedere, perché dovevano rispecchiare l’ideologia di partito…insomma, uno spirito anti-americano».
Quindi, mentre da noi passava Topo Gigio o Calimero da voi non si vedeva nulla che non subisse la censura?
«Sì, è così! Inoltre, anche i telegiornali che facevano vedere non davano mai cattive notizie, tutto ciò che passava nella tv, come dai giornali, è che il Comunismo era bello, giusto e il dittatore bravo…insomma, un mondo fatto di rose».
Non c’erano dissidenti o persone che remassero contro il partito?
«Anche se c’erano non li facevano vedere. Ti ripeto che dai telegiornali non passava nulla di questo…magari per non creare disturbo e dissenso…insomma, per evitare che circolasse la notizia, meglio mettere a tacere».
In tutto il mondo sovietico bisognava fare la fila per il pane e per i beni di prima necessità…ci puoi dire qualcosa in più?
«Tutto veniva assegnato con rigore…in famiglia eravamo in sei…mezzo chilogramma di pane a testa, stessa cosa con il latte, la farina, le uova, olio. Ogni cosa era razionata e se ti finiva era un tuo problema, quindi dovevi starci attento. Lo Stato era proiettato verso l’esportazione dei nostri prodotti, venivano portati all’estero (ovviamente sovietico) e, quindi, non c’era abbondanza in giro».
La scuola, invece, com’era strutturata, organizzata?
«Innanzitutto era obbligatoria per tutti la divisa. Le scuole erano tutte pubbliche e i libri te li forniva lo Stato, mentre per gli accessori scolastici come quaderni e matite dovevano provvedere le famiglie. Poi parate, sfilate…tutto questo non mancava».
Era difficile trovare il lavoro?
«No, assolutamente…appena finivi la scuola e non avevi intenzione di proseguire era lo Stato che ti trovava un posto dove vivere e un posto di lavoro».
Quindi una casa?
«Sì, come credo le vostre case popolari. Pagavi poco e se avevi la possibilità potevi riscattarle, anche se erano in pochi a farlo».
Beh...non male, lo facessero oggi da noi?
«Avevano l’interesse ad impiegare i ragazzi, senza che andassero per strada. Dovevano produrre per il Paese, per il Partito, quindi dal manovale al fabbro, c’era lavoro per tutti…certo ti davano poco, ma non c’era alternativa».
C’era molto controllo?
«Non potevi fare niente di diverso, dovevi omologarti alla norma, alla massa…tutti dovevano avere una spiegazione. Una volta mio padre stava facendo dei lavori a casa e vennero dei funzionari a controllare subito per chiedergli dove avesse preso i soldi per fare i lavori…».
Per quanto riguarda la criminalità? Era alto il tasso della delinquenza comune?
«No, per niente, anche perché le pene erano severissime…».
Quindi si poteva andare in giro di notte, tranquillamente?
«Sì, tanto c’era poco da rubare…e comunque i ragazzi non uscivano molto la sera perché non c’era niente di aperto, alle ore venti, massimo alle vent’uno chiudevano tutti gli esercizi commerciali. Quindi dove andavi?».
Ma dell’estero, dell’Occidente non sapevate nulla?
«Macché…nei libri di storia i programmi erano fino alla Seconda Guerra Mondiale, poi storia del partito e basta. L’unico modo per poter sentire illegalmente notizie da fuori era una radio pirata che trasmetteva su un segnale di frequenza notturna…ma dopo un po’ non l’ho più sentita».
Come da noi durante il fascismo…tutto il mondo è paese quando si tratta di dittatura: censura, parate, controllo…
«Sì, ma da voi il fascismo c’è stato negli anni ‘20-‘30…da noi fino alla fine degli anni ’80 e per molto più tempo. La differenza c’è e si nota. La Romania è arretrata a causa del comunismo…le dittature non giovano ai Paesi».
Quando è arrivata la fine del comunismo come è l’hai presa?
«Beh…a me la differenza comunismo e capitalismo non mi era molto chiara, io ero consapevole della realtà in cui ero immerso e non avevo mezzi di paragone. Vedevo solo festeggiamenti dei più giovani, lo smarrimento di altri.. lo spaesamento di molti. Io mi rendo conto di ciò che ho vissuto adesso perché posso fare la differenza».
Quindi è meglio la peggiore delle democrazie che la migliore delle dittatura?
«Sì, sicuramente…la liberà non ha prezzo…è pur vero che alcune cose buone comunque un regime autoritario le ha, come meno criminalità, pene severe per i trasgressori della legge, il fatto di provvedere ai giovani per il lavoro. Le persone devono avere la possibilità di scelta ma devono anche essere seguiti e controllati. Insomma, se si potessero conciliare alcuni aspetti dell’uno con la struttura dell’altro ci sarebbe uno Stato ideale. Il problema è che non credo che ciò sia possibile».
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