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Il crollo del muro di Berlino, simbolo della fine della Guerra Fredda, si sentì anche in America Latina. In questa regione, la caduta del muro significò l'approfondimento dei processi democratici e d' integrazione. Il confronto ideologico è stato sostituito, tra le altre cose, alla lotta contro le droghe, una delle principali preoccupazioni della regione.
Però l'America Latina continua a soffrire miseria considerandosi come una delle regioni con maggiori disuguaglianze sociali.
Due anni dopo la caduta del muro di Berlino si disfa l'Impero Sovietico, finendo così la bipolarità del mondo. Ma America Latina non era solo uno spettatore di quella bipolarità, ma ne soffriva le conseguenze senza averne arte né parte.
In questi primi anni del Terzo Millennio, tanto atteso e tanto temuto, il fenomeno della globalizzazione economica ha separato l'umanità, ancora una volta, in due realtà: quella dei pochi che hanno molto e quella di una gran maggioranza di poveri che si ammalano e muoiono per denutrizione e stenti.
I latinoamericani sono rimasti imprigionati in un contesto che raccoglie i problemi politici ed economici dell'Argentina ma anche l'esistenza di un governo "rivoluzionario" in Venezuela. E ancora, la guerra dei narcotrafficanti e dei gruppi paramilitari insorti in Colombia, la ricomparsa di atti terroristici in Perù, la vittoria elettorale di "Lula" in Brasile, la scoperta di atti di corruzione in quasi tutti i Paesi latinoamericani e le conseguenze delle politiche "neoliberali" impiantate nella regione.
È bene ricordare che l'accelerazione della mondializzazione si deve all'unione di due fattori: lo sviluppo rapido di nuove tecnologie di informazione e comunicazione e la caduta del muro di Berlino nel 1989. Un muro di cui forse molti abitanti latinoamericani ignoravano persino l’esistenza, come molti europei non hanno idea che le Galapagos appartengono all'Ecuador. La globalizzazione è servita all'Europa non solo in maniera competitiva di fronte ad agenti esterni, ma permettendogli, attraverso un processo storico, di portare a termine un'economia regionale adatta per i Paesi industrializzati che unifica soprattutto le discrepanze ideologiche, politiche, culturali e sociali.
Gli attori principali della globalizzazione sono la politica e l’economia. Ciò che si può apprezzare dell’Unione Europea è che cerca di far pendere il piatto della bilancia non tanto sulle ideologie politiche ma su fattori economici.
Le grandi corporazioni europee si sono avvantaggiate col processo della globalizzazione poiché si inserirono in molti mercati, producendo monopoli ed ottenendo grandi margini di guadagno, come è successo in Argentina con l’arrivo delle aziende di telecomunicazioni Telecom e Telefonica di España, imponendo una delle tariffe più care del mondo.
Il processo di mondializzazione fu nefasto per le economie latinoamericane, soprattutto dopo l'entrata di multinazionali nel mercato locale, decimando le industrie nazionali in quasi tutti i settori. A sua volta queste industrie si videro gravate dalle politiche di varie ideologie: furono oppresse da tasse interne, tasse doganali, controlli sanitari che, per forza di cosa, favoriscono gruppi economici più competitivi, per esempio quelli dell'Unione Europea.
La caduta del muro di Berlino non ha, quindi, eliminato le differenze, non ha riunito i due blocchi. Forse ha solo messo fine, o frenato, la possibile egemonia degli Stati Uniti.
L'antica Grande Muraglia Cinese o i castelli medievali oppure le città fortificate sono solo alcuni esempi dei molti muri che esisterono. Il 9 novembre del1989 è caduto il simbolo della Guerra Fredda e ebbe inizio la globalizzazione, facendo pensare che non ci sarebbero stati mai nuovi muri. Ma la mondializzazione, che divide le società, portò a nuove migrazioni, fenomeno che non fu ben accettato dai paesi industrializzati. Così gli Stati Uniti pensarono bene di creare un nuovo muro per “proteggersi” dal flusso migratorio messicano anche chiamato “pressione latinoamericana”.
Ovviamente ai paesi ricchi interessa solo una parte della globalizzazione, cioè il flusso di capitali e di beni e l'accesso ai beni naturali.
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