A ja ljublju SSSR / n°290
Gorbaciov, la politica del disgelo
Gorbaciov, la politica del disgelo
  "Comincia così, alla fine degli anni ’80, una nuova fase di riforme. Le parole chiave sono “perestrojka” e “glasnost” che significano rispettivamente “ristrutturazione” e “trasparenza”".
di Sara Fratarcangeli / foto tratta da chiesaevangelicatorreangela.it
 

Perestrojka, glasnost, cosa significano e a cosa si riferiscono queste parole? Dobbiamo fare un salto indietro nel tempo e più precisamente tornare alla fine degli anni ’70. Il primo a far conoscere queste parole al mondo occidentale è stato Michail Gorbaciov.

Gorbaciov nasce nel 1931 in un piccolo villaggio a sud della Russia, da una famiglia di agricoltori. È un giovane intraprendente che vuole cambiare il suo Paese e per questo, nel 1946, comincia a muovere i primi passi in politica entrando a far parte, durante il periodo universitario, nella Lega dei Giovani Comunisti. Venticinque anni dopo viene eletto Primo Segretario del Comitato del Partito Comunista della sua città natale.

Nello stesso periodo viene nominato membro del Comitato Centrale del PUCS ( Partito Comunista dell’Unione Sovietica). Qualche hanno dopo ne diventa uno dei segretari. Durante l’avvio della sua carriera politica ha l’occasione di conoscere Michail Suslov, personaggio influente del partito, il quale lo aiuterà nell’ascesa verso i vertici del potere fino a farlo diventare, nel 1979, uno dei membri più importanti del gruppo.

Il partito ha bisogno di un leader riformista e Gorbaciov sembra il più indicato. Tra l’altro rappresentava la novità essendo giovane, laureato in giurisprudenza, preparato, affidabile e pieno di iniziativa. Così nel 1985 viene eletto Segretario Generale del Comitato Centrale, la cui carica fu ricoperta prima di lui da Lenin, Stalin e Melenkov.

Questa nomina viene accolta dai russi e dal resto del mondo con gioia e speranza. Il periodo non è dei più facili vista la crisi economica e politica che sta attraversando il Paese, ma questo è il momento giusto, bisogna riformare e portare al pari con il resto del mondo questa grande nazione. Ha inizio così la politica di riformazione e modernizzazione. Anche se il nuovo leader non dimentica le sue radici leniniste, sa che bisogna dare una sterzata al Paese.

Durante i primi anni, l’obiettivo principale è quello di concentrare la modernizzazione tecnologica, aumentare l’efficienza della produzione e alleggerire il più possibile la così ingarbugliata burocrazia statale. Con il passare del tempo Gorbaciov si rende conto che i problemi si possono risolvere solo in un modo, e cioè allentare il ruolo troppo accentratore che ricopre il partito comunista.

Comincia così, alla fine degli anni ’80, una nuova fase di riforme. Le parole chiave sono “perestrojka” e “glasnost” che significano rispettivamente “ristrutturazione” e “trasparenza”. Questi termini fanno velocemente il giro del mondo e proprio questi concetti porteranno ad una svolta, quella della libertà di espressione. I media cominciano a mettere in evidenza i problemi economici e sociali che il regime aveva tenuto nascosti per molto tempo. Si venne a conoscenza delle crudeltà commissionate da Stalin. Ha inizio così il declino comunista. Si cominciano ad introdurre regole nel mercato, si propaga il rispetto delle diverse culture ed etnie che formano l’Urss.

Gorbaciov non si occupa solo della politica interna ma vuole aprire le porte del suo Paese al resto del mondo e per questo motivo nomina Eduard Shevardnadze nuovo Ministro degli Esteri. Questa nuova “coppia” Gorbaciov-Shevardnadze offre un’immagine tranquillizzante della nuova Unione Sovietica, donando prova di realismo e concretezza nello scontro con il presedente Usa, Ronald Reagan, che considerava l’Urss l’impero del male.

Stanco di questo scontro, Gorbaciov dà il via alla nuova politica estera che punterà dritta alla fine della “Guerra Fredda”. È il 1987 quando Urss e Usa firmano il primo accordo sugli euromissili, mentre nel 1991 verrà sottoscritto un altro accordo sulla riduzione del potenziale strategico eliminando l’eventuale rischio di conflitto nucleare.

Nel frattempo però la politica interna viene scalfita dal tragico incidente del 26 aprile del 1986, quando il reattore principale della centrale nucleare di Chernobyl esplode. Questa centrale era considerata il fiore all’occhiello della nuova tecnologia sovietica. In controtendenza con la politica trasparente avviata da Gorbaciov, si venne a scoprire più tardi che Chernobyl nascondeva tanti lati oscuri, tra i primi la sicurezza.

Un altro avvenimento luttuoso, come il terremoto in Armenia, mette in incongruenza l’immagine del sistema. I palazzi costruiti “al risparmio” si sbriciolarono al suolo alle prime scosse. Questo episodio riportò alla ribalta “il cancro” della corruzione., quando si acquistavano materiali scadenti ma pagati come materiali di alta qualità e l’omissione delle regole di sicurezza a discapito elle persone. Cominciò a circolare la parola “katastrojka”, coniata appositamente in maniera ironica per associare la catastrofe alla “perestrojka”. Di conseguenza l’immagine idilliaca che i russi provavano in Gorbaciov comincia a svanire.

Nel 1988, finalmente, Mosca si lascia alle spalle la “dottrina Breznev” (la dottrina prevedeva la leadership dell'Unione Sovietica rispetto agli altri Paesi del blocco socialista, riservandosi il diritto di poter definire cosa fossero "socialismo" e "capitalismo". A nessuna nazione del blocco era permesso abbandonare il Patto di Varsavia. Tale dottrina fu impiegata per giustificare l'invasione della Cecoslovacchia che mise fine alla Primavera di Praga e ancora l'invasione dell'Afghanistan).

Questa nuova politica, però, ha anche un rovescio della medaglia, poiché le piccole repubbliche iniziano a rivendicare la loro indipendenza. In pochi mesi i regimi comunisti dell’Est crollano, dando così vita a governi democratici di ispirazione Occidentale. L’apice della situazione si avrà nel 1989 in seguito al crollo del muro di Berlino e della riunificazione della Germania.

Nel frattempo Gorbaciov, coerente con i suoi ideali politici, concede il ritiro dell’esercito sovietico. All’interno dell’Urss Gorbaciov incontra molte difficoltà perché i suoi avversari vedono il disarmo come una resa alla potenza americana. Inoltre, le riforme affrontante dal nuovo leader non portano, ancora, i frutti sperati.
Nonostante tutto, viene riconfermata a Gorbaciov la piena fiducia, e il 1° ottobre 1988 viene eletto Capo dello Stato, al posto di Andrei Gromyko. Il 25 maggio 1989, poi, il Congresso elegge Gorbaciov Presidente del Soviet Supremo.

Il periodo più difficile per il nuovo Presidente è l’inverno del’90, quando a Mosca cominciano a scarseggiare i beni di prima necessità e i mezzi per alimentare i riscaldamenti. Paradossalmente, mentre comincia in patria il declino dell’immagine di Gorbaciov, fuori dal suo Paese riceverà il più grande degli onori, il Premio Nobel per la Pace, come riconoscimento del suo fondamentale ruolo di riformatore e leader politico.

Nell’estate del 1991, durante un tentativo di golpe, Gorbaciov viene rapito insieme alla sua famiglia. Ormai sfibrato politicamente decide nel dicembre dello stesso anno di sciogliere il Pcus (partito comunista sovietico) e rassegna le dimissione da Presidente dell’Unione Sovietica.

 
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