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La povertà, oggi, non riguarda più solo i Paesi meno industrializzati e sviluppati, ma sta diventando un fenomeno globale, che tocca da vicino e in modo sempre più preoccupante, anche l’Italia.
Colpa della disoccupazione? Del mondo del lavoro? Del caro-prezzi? Del consumismo? Colpa di chi ha potere? Della voglia di mantenere un tenore di vita elevato a tutti i costi? Colpa dell’abbassamento del potere d’acquisto di gran parte della popolazione? Sta di fatto che solo in Italia vivono in povertà 7,6 milioni di persone, pari all’11% della popolazione totale, e tanti altri lottano ogni mese per vivere dignitosamente. Questo dato è approssimativo e non definitivo, perché di anno in anno si incrementa. Nelle nostre città, infatti, cresce il numero di persone che dorme in ripari di fortuna, nella propria macchina, persone talvolta “insospettabili” che, in giacca e cravatta e ventiquattrore alla mano, escono dal proprio ufficio per recarsi di corsa alla Caritas per cenare.
Ma chi sono oggi i poveri? Una volta i “poveri” nascevano da famiglie “povere”. Oggi, i “poveri” non sono nati “poveri”, ma diventano tali. Questa è l’assurda realtà. E’ gente diplomata, laureata, senza impiego o con un lavoro precario che non riesce più a pagare l’affitto o il mutuo, le bollette, il cibo, l’abbigliamento, o non riesce a far fronte ad una necessità improvvisa.
Negli ultimi sei anni si è verificato poi un fenomeno importante, che dà la dimensione delle crescenti difficoltà incontrate dai cittadini italiani nell’affrontare la vita quotidiana, per poter sopravvivere e far fronte alle necessità primarie proprie e della famiglia: si stima che annualmente aumenti del 10-15% l’affluenza al “Banco dei Pegni”.
Chiamato anche “Monte di Pietà”, “Mamma Pauperum”, “Monte della Carità”, “Mon Christi”, “Monte dei Poveri”, “Camera de’ poveri”, “Monte de’ pegni”, rappresenta per molte categorie di persone l’ultima spiaggia, quando non si riesce ad arrivare alla fine del mese e ricorrere alle famigerate finanziarie, ormai utilizzate anche per fare la spesa al supermercato, non è più possibile.
Al “Banco dei Pegni”, semplicemente, viene dato un prestito di soldi su pegno a chiunque, basta mostrare un documento di riconoscimento. In pratica, impegnando oggetti preziosi, che vengono immediatamente valutati, si ottiene velocemente una somma di denaro contante, con la possibilità di riscatto dopo un determinato periodo di tempo.
Il Monte dei Pegni è un’antica forma di finanziamento per i poveri, istituita dai frati Francescani nel 1462, in Italia per la prima volta, con l’intento di combattere l’usura. In tutte le città in cui è ubicato, il Banco si trova in vie o piazze che recano, non a caso, il nome “Pietà” (via della Pietà, Piazza della Pietà, etc.)
Al Monte dei Pegni si possono impegnare preziosi e gioielli in oro, argento e platino, gemme, perle, coralli, orologi. Ma, in alcuni Monti, si possono impegnare anche oggetti d’uso comune e merci che hanno un costo commerciale, come macchine fotografiche, pellicce e opere d’arte. Nel caso degli oggetti preziosi, la loro antichità o la pregiata manifattura non conta, conta solo il peso. Per esempio, l’oro ha un valore variabile che oscilla tra i 3,30 e i 4,50 euro al grammo a seconda del mercato; infatti, quando il prezzo dell’oro sale, si registra una maggiore affluenza di utenti. Le pietre, invece, vengono stimate in base alla loro purezza, bellezza e dimensione.
La durata dei prestiti varia da un minimo di tre, sei mesi ad un massimo di un anno; l’utente, dopo aver accettato la valutazione dei propri beni, riceve una polizza, rinnovabile per sei volte al massimo, che permette di riscattare in qualsiasi momento l’oggetto o gli oggetti impegnati con il pagamento degli interessi maturati e di altre spese varie. Quando si impegna un oggetto prezioso, si riceve in cambio circa l’80% del valore della stima, in tutti gli altri casi il 70%.
Secondo recenti analisi, il 90% di coloro che si rivolgono al Banco riesce a riscattare i propri beni, il restante 10% non torna più e perde i preziosi per sempre, poiché l’oro, ad esempio, se non riscattato, viene fuso e venduto all’asta.
Le aste sono pubbliche e quindi aperte a tutti, ma di solito frequentate da pochi privati cittadini e collezionisti e principalmente da gioiellieri. Dalla vendita, viene trattenuto il prestito concesso con gli interessi e una percentuale per il diritto dell’asta; qualora vi sia una rimanenza di soldi, viene corrisposta al proprietario.
Ma chi erano e chi sono le persone costrette a ricorrere all’aiuto del Banco dei Pegni? Una volta, al Monte si impegnavano cappotti, lenzuola, utensili, suppellettili, mobili della casa, per poter provvedere al sostentamento della famiglia o per portare avanti la propria attività lavorativa. I contadini, ad esempio, impegnavano il vestito buono per comprare i semi e lo andavano a riprendere dopo il raccolto. C’erano artigiani e commercianti che impegnavano qualunque cosa per pagare le partite di merce. Ci si impegnava il corredo di nozze per poter comprare una bicicletta per trovare lavoro. In tanti, in anni non lontanissimi, con il sistema del pegno sono riusciti a far diplomare i propri figli. Altre persone impegnavano le proprie pellicce nei mesi estivi per non rischiare che venissero rubate o perché fossero conservate al meglio dal gran caldo nei caveau.
Oggi, si impegnano i beni per riuscire a pagare il conto al supermercato, per pagare le bollette arretrate, per coprire piccoli debiti, anche per poter pagare le piccole spese giornaliere per arrivare a fine mese. Gli utenti sono persone normalissime, anche “benestanti”. Possono essere i vicini di casa, i parenti, gli amici, i datori di lavoro… Persone con età ed esigenze diverse: anziani che con la pensione non riescono a sopravvivere decorosamente, imprenditori con cambiali in scadenza, casalinghe e uomini con il “pallino” del gioco, tossicodipendenti in cerca di liquidità, extracomunitari che hanno perso il lavoro, giovani che devono pagare il dentista, persone che hanno avuto una spesa improvvisa, gente che non ha soldi per pagare i debiti che ha con le banche. Ma ci sono anche padri di famiglia senza lavoro, ragazzi, disoccupati, commercianti che vogliono disfarsi delle rimanenze di negozio o giovani coppie già indebitate per il peso delle spese di una casa.
Questo è un inquietante sintomo della grave e profonda situazione di crisi economica in cui versa il nostro Paese. Le persone comuni, di ceto basso e medio, hanno sempre meno denaro e quindi cercano di arrangiarsi, di sopravvivere come possono. Bisogna pensare che non è semplice lasciare sul Banco dei Pegni frammenti di storia personale, di un ricordo. E’ un gesto disperato, un’ultima risorsa, un’ancora di salvezza. Per alcuni viene vista come una vera e propria sconfitta personale. L’unica consolazione è un giorno poter tornare in possesso del proprio bene impegnato.
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