Che mangino brioche! / n°289
Il disegno di Zorro
Il disegno di Zorro
  di Paola Marras / pagina 2
 

Ma cosa vuol dire che la rete è democratica?

«La rete democratica è una formuletta, è tutto molto relativo. La democrazia non è un criterio assoluto ma un criterio relativo, quindi anche la democrazia del web è relativa al fatto che, per esempio, se io gli mando un post a Beppe e non me lo pubblica lui potrebbe essere definito non democratico. Ma io non voglio giudicarlo, non lo definisco, attenzione, non democratico. Definisco comunque democratico il fatto che se nessun giornale mi pubblica niente, io non esco sui giornali. Mentre se i siti non mi pubblicano niente, comunque ho sempre un blog, il mio o quello di un altro, in cui posso uscire».

Quindi è più una democrazia personale, perché se alla fine non si riesce a comunicare neanche sugli stessi argomenti…

«Però il problema è vedere perché non si riece ad andare d’accordo. Noi andiamo tranquillamente d’accordo, perché infatti, come sai, e se non lo sai te lo dico, ed è uno dei problemi che forse Grillo avrebbe dovuto contribuire a chiarire, noi gli abbiamo dato una mano per il V-Day. Io sono andato a raccogliere le firme, io sono andato a Palermo, Veltri è andato a Milano e Torino, Alagna è andato a Roma, Pardi a Firenze. Noi abbiamo fatto parte a pieno titolo di questo popolo del V-Day. Lui (Grillo; n.d.r.), però, da Bologna, a causa di una questione tecnica, cioè non funzionavano i collegamenti, e non ho motivo di dubitare della sua parola, non ha detto ma doveva dire - a Palermo c’è Beha, c’è Ingroia (Antonio Ingroia, magistrato; n.d.r) -, perché non l’ha detto? Se l’avesse detto il popolo dei cosiddetti “grillini” non avrebbe avuto il dubbio che io fossi contro Grillo».

E in effetti questa presa di distanza è alquanto strana. Nel Manifesto per la riforma della politica, al penultimo paragrafo, leggiamo: “Il Comitato promotore, i firmatari del Manifesto e i Garanti, presenteranno nel corso della manifestazione, convocata a Roma in piazza Farnese il 6 Ottobre, il progetto politico con le proposte da dibattere nel Paese, le Petizioni al Parlamento e le proposte di legge di iniziativa popolare”. Beppe Grillo è tra i primi firmatari. Se è legittimo decidere di non partecipare sembra, però, immotivato il suo cascare dalle nuvole. Continuiamo l'intervista riflettendo proprio su questo tema.

Sembra che Grillo, come un politico di lungo corso, abbia degli accordi quantomeno di “non belligeranza”, per esempio con il Ministro Antonio Di Pietro. Questa sconfessione della Lista Civica Nazionale può essere stata causata dal fatto che hai scritto di Antonio Di Pietro sul tuo libro?

«Io ho scritto su Di Pietro ma Di Pietro mi rispetta, e ha detto pubblicamente di fronte a tutti, con me presente, che avevo ragione. In una riunione dell’Italia dei Valori in giugno, cioè dopo la conferenza stampa della Repubblica dei Cittadini, dopo l’uscita del mio libro e prima del V-day e del 6 ottobre, lui mi ha invitato ad una conferenza sulla libertà di stampa a Milano, organizzata dall’IdV. C’erano ottocento militanti dell’IdV, avevo preteso che ci fosse lì il mio libro in modo che i militanti leggessero, io ero al suo fianco e lui ha esordito dicendo che - quando ci sono giornalisti che fanno bene il loro mestiere, non sono faziosi e non sono pagati da nessuno, se non dalla loro voglia di fare un’opera di verità, mi devo levare tanto di cappello e ammettere i miei errori -. Questo ha detto di fronte a tutti. Certo, con Veltri, visto che c’è stato un percorso comune che poi si è separato, i rapporti certo non sono buoni. Però su questo io non entro nemmeno, perché non è un problema mio, è un problema di Grillo…».

Certo, ma il cercare di capire la causa di questo allontanamento potrebbe anche rivelare chi c’è dietro le quinte di Grillo. Il V-Day sembra troppo organizzato e pensato per essere solo un movimento spontaneo di popolo quale vuole apparire. Sembra invece molto più spontanea la vostra Lista Civica Nazionale.

«Su questo non c’è dubbio. Il nostro è una sorta di fiume che raccoglie affluenti da meetup, parti di meetup, comitati, movimenti, girotondi, liste civiche già presenti sul territorio. Insomma, abbiamo fatto una raccolta, mica è uno scherzo da poco, ci è costata molta fatica..noi abbiamo fatto sabato a Roma (6 ottobre; n.d.r.) senza un momento di spettacolo, tre ore sotto il diluvio in Piazza Farnese, solo a base di testimonianze civiche..più lista civica di così».

Infatti, i problemi che sono stati esposti al V-Day sono i problemi di sempre e di tutti. Non credi, allora, che Grillo sia diventato un monopolista politico di questi temi, inglobandoli nella sua immagine e quindi lasciando ad iniziative politiche come la vostra, che pertanto hanno lo stesso contenuto, un ruolo marginale?

«Purtroppo il problema riguarda Grillo, non dipende da noi..certo, potrebbe essere così. Voglio dire, da un certo punto di vista, il protagonismo di Nanni Moretti nei girotondi, meritevole in quel momento, ha portato qualche traduzione in politica di tutto ciò? La risposta è no! Quindi non ci teniamo a questo discorso di squadra, a noi ci piacerebbe coinvolgere sempre più persone, Grillo o non Grillo. Il problema di Grillo è importante ma relativo. Noi cerchiamo di offrire una alternativa, quindi, da questo punto di vista, se Grillo si dissocia è un problema suo, lui è liberissimo di dissociarsi».

E invece come è finita la denuncia del Codacons riguardo allo slogan dei manifesti?

«Non ho saputo niente, però purtroppo, vedi, in questo caso il Codacons si è "sputtanato" in tante altre circostanze, te lo dice uno che ha fatto per quindici anni trasmissioni al servizio del cittadino, molto molto più rispettate e molto più credibili di qualunque Codacons in questo Paese. Trasmissioni in cui ogni tanto è venuto ospite qualcuno del Codacons, Rienzi ed altri, e non sempre hanno fatto buona figura, per usare un eufemismo. Quindi voglio dire, francamente, di quello che dice il Codacons me ne frego, e non solo. Ma penso che sia un pensiero in mutande, visto che una volta si sono presentati in mutande davanti al Parlamento, temo che continuino a ragionare in mutande».

Lo slogan stesso era stato approvato da Grillo.

«Certo che era stato approvato da Grillo!».

Lo slogan della discordia, apparso su tutti i manifesti per annunciare l’iniziativa del 6 ottobre, era “Dal V-Day alla Lista Civica Nazionale”. Il Codacons li taccia di voler sfruttare l’immagine di Grillo ma forse non sa che, come leggiamo nella lettera mai pubblicata dal comico (1), Elio Veltri sottopose a Grillo il titolo dell’iniziativa prima di mandare in stampa.

Quindi chiediamo a Beha da dove è partita la denuncia.

«Da nessuno, era un modo per cercare visibilità. Il solito sistema italiano di quart’ordine. Se io, io ipotetico, invece di fare il “Vaffanculo Day” avessi fatto il “Cazzo-day”, il "C-day" , probabilmente mi prendevo un certo tipo di visibilità. Se però era fine a se stesso, a questo punto sembrava davvero un doppione di Grillo. Invece noi, facciamo un discorso serissimo, civico in sommo grado, civico fino al midollo. Forse per un lettore, un navigatore di internet, un telespettatore o un radioascoltatore, diciamo, così, ordinario, è una materia ostica, ma deve diventare invece una materia comprensibile. E cioè, il conflitto di interessi.

Tu sai che il massimo organismo amministrativo di questo Paese si chiama Consiglio di Stato. Ci sono circa 110 persone, buona parte o una parte di nomina politica. Questo Consiglio di Stato è quello che deve vagliare in estrema istanza, in ultimo grado, le decisioni amministrative, cioè il denaro, il denaro pubblico. Bene, se io ti dicessi che una volta fatto un Governo è prassi comune che i Ministri, i Ministeri, assumano come Capo di Gabinetto, Vice Capo di Gabinetto, come alto funzionario, uno di questi giudici amministrativi del Consiglio di Stato, sempre come logica politica o sotto politica, non ti sembrerebbe che i controllori e i controllati coinciderebbero perfettamente?».


Mi sembrerebbe di sì…

«Ecco, è esattamente quello che succede, ma nessuno lo dice. E nessuno lo dice perché, come ti dicevo prima, per l’opinione pubblica italiana il conflitto di interessi per la sinistra è solo quello di destra, l’ex Presidente del Consiglio con le sue televisioni. Mentre c’è invece un blocco spaventoso in questo senso, un blocco in alto. Ti faccio un altro esempio. Tu sai, avrai sentito parlare, della famosa multa, enorme, data alle società petrolifere per il cartello?».

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«Se io ti dicessi che il Consiglio di Stato si riunisce e gli leva questa multa, le società petrolifere risparmiano tanti soldi. E secondo te non sono grate, tangibilmente grate, a qualcuno? Secondo te a chi sono grate?».

A chi si è mosso per levare questa multa.

«E secondo te chi ha deciso? Se è di nomina politica a chi rimanda?».

Ai politici?

«No, ai partiti. Ai politici in quanto ai partiti. E torniamo al circuito paludoso di cui sopra, e con questo il cerchio si chiude. Ho reso l’idea? Ecco, un discorso così articolato forse non lo leggi tanto facilmente. Io l’ho fatto in piazza e l’hanno capito».

Lo scopo del nostro giornale è proprio questo, diffondere determinati temi e approfondimenti, anche grazie ad interviste come questa.

«Tutto questo lo dico per dare l’idea che in piazza si può mandare a “fanculo” e da un certo punto di vista…va benissimo, ma si può anche provare a dare una testa a questo “vaffanculo”, e per esempio spiegare il conflitto d’interessi come te l’ho spiegato io e così come ho fatto, diciamo rudimentalmente in due parole, in piazza…ma facendomi capire».

Per questo prima ti ho chiesto se la Lista Civica Nazionale potrebbe cambiare qualcosa in quest’Italia profondamente ignorante dal punto di vista culturale, perché va bene andare in piazza ma chi va in piazza capisce veramente il messaggio?

«Eh..appunto, ci siamo capiti. Io di questo parlo, via…».

Minimo dubbio nessun dubbio, e così ci togliamo questo sassolino dalla scarpa facendo a Beha quest’ultima domanda.

Anche quello che sembra buono se non è fortemente voluto dai cattivi non ha successo. “Italiopoli” è un libro scandaloso tanto o più della Casta…

«Molto di più. Perché dà dei giudizi, "La Casta" dà solo degli elementi».

Ma allora perché "La Casta" ha venduto di più? C’è qualche cattivo dietro?

«Ma come sarebbe, ma come sarebbe.. ti rispondo con un’altra domanda. Come mai non ha venduto un libro di due anni fa di Salvi e Villone? Salvi è un parlamentare noto, Villone è un costituzionalista. Salvi e Villone hanno fatto un libro, per la Mondadori, una casa editrice grossa, dal titolo “Il costo della democrazia”..non ha venduto una copia, ed è esattamente il libro “La Casta”, per capirci. Ti rispondo con questa domanda e ti aggiungo una annotazione.

Quando è uscita “La Casta”, il Corriere della Sera, al quale appartengono i due bravi colleghi che hanno scritto “La Casta”, ha fatto uscire sei giorni di seguito in prima pagina i capitoli de “La Casta”. Certo è un’enorme pubblicità. Non solo, subito dopo Montezemolo, Presidente di Confindustria e Consigliere di Amministrazione di RCS, cosa ha fatto? Dall’auditorium di Confindustria ha detto, citando "La Casta", che la politica non poteva andare avanti così, e tutti gli industriali ad applaudire. Non mi risulta che nel mio caso ci sia stato un consenso di questo tipo».


Quindi, sembra che doveva esplodere proprio adesso il “bubbone”?

«E beh.. grazie! Io ho venduto trentamila copie solo con il passa parola, perché non ne parla nessuno. I giornali non ne parlano, la televisione non ne parla, trentamila copie solo con il passaparola...perché evidentemente la gente dice “si va bene "La Casta", ma leggi il libro di Beha, che forse è più importante».

E quindi, perché pubblicizzare tanto “La Casta” e non un libro come il tuo, o come ce ne possono essere tanti altri? Perché proprio in questo momento tutti hanno cominciato a parlare della Casta?

«Perché conviene, perché Montezemolo sta per scendere in politica, e scende in politica sull’appiglio de “La Casta”. Credo che lo spinga di più il libro “La Casta” che non il battesimo della nuova Cinquecento!».

Le prossime iniziative della Lista Civica Nazionale?

«Dunque, adesso assemblee regionali in giro per l’Italia, il 1° dicembre a Roma all’Hotel Mediterraneo, dove faremo una giornata di incontri con i rappresentati di tutta Italia… Così, quando si andrà a votare, domani, dopodomani, tra sei mesi, tra un anno, se la gente non sapesse per chi votare perché percepisce questo oggettivo blocco in atto tra centrodestra e centrosinistra, noi con una Lista Civica Nazionale gli offriamo la possibilità comunque di votare qualchedun’altro…».

Nella speranza che la società italiana tiri fuori, se non altro, un po’ d’orgoglio e dimostri di essere profondamente diversa da questa classe politica e da tutti i suoi buffoni di corte.

Nota:
(1) http://italiopoli.chiarelettere.it/?id_blogdoc=1622323


Link:
www.italiopoli.it

pagine: uno - due