| |
Oh…finalmente qualcosa di rosso. E non stiamo parlando di Fontana di Trevi – l'estetica come disprezzo – quella simpatica trovata futur-ardita alla faccia del grigiore passatista in salsa Piddì.
In rosso, infatti, sarebbero i conti del V-Day. Beppe Grillo ha lanciato un appello sul suo famigerato blog, l'agorà dell'antipolitica. Per la manifestazione di Bologna di due mesi fa, Mister Antipolitica – altro che Vladimir, siamo alla frontiera del melting pot genetico – avrebbe accusato un buco di 87mila euretti. Il popolo dei blogger è pavlovianamente accorso in soccorso del comico genovese. Anche se c'è chi sospetta cifre gonfiate. Ma non fa notizia.
Come del resto oggi non la fa più neanche il Grillo [s]parlante, se non fosse per il debito sbandierato. Già, come mai il popolo dell'antipolitica – l'estrema bufala precipitata sul desolante scenario plastificato del Belpaese – è uscito di scena? Avevano forse ragione i variopinti politologi che si sono affrettati a rifilare un bollino multicolore al fenomeno? Siamo al tramonto dell'antipolitica? E' durata così poco questa sorta di kriptonite spauracchio per i vari Superman di Palazzo?
Una cosa è certa: per Cordone di Montezemolo – il più terrificante dei superdotati di potere – così non va. No ai Grillo e alle Brambilla: la politica è una cosa seria. Sì, vallo a dire al popolo dello Yomo, a chi rifila acido disprezzo e bifidi attivi alla Casta... Il populismo trova sempre spazio, soprattutto se a cederne è la politica – parola di Bevtinotti, l'ultimo dei communist-chic.
Ora che le acque sotto i ponti si sono un poco calmate possiamo finalmente asserire una verità storica: Grillo non è Giannini. Il V-Day non ha nulla a che fare con l'Uomo Qualunque.
Questo innanzitutto perché, fino a prova contraria, se del fine commediografo partenopeo si conoscono con certezza le qualità di comunicatore, giornalista e, soprattutto, di politico, dell'uomo-che-si-è-fatto-di-yogurt senza chiedere aiuto a nessuno non è assodata la paternità di ciò che dice, scrive, pensa, non dice, non scrive e non pensa. Chi c'è dietro Grillo? Forse lui stesso. Ecco perché dalla protesta non si è passati alla proposta – vecchia regola del potere. E se invece c'è un Qualcuno - che non è il Qualunque - ancora non ci è dato saperlo.
Nel frattempo ci vogliamo trastullare in un bel faccia a faccia postumo con il movimento di Guglielmo Giannini. Perché è la Storia che ci permette di decifrare il presente e, talvolta, di prevedere il futuro. Prima macroscopica differenza: oggi non si può andare in edicola e dire: “Mi dà il blog di Grillo?”. Tutti i grandi movimenti rivoluzionari hanno avuto un grande giornale – scripta manent. Sì, d'accordo, gli internauti più scafati e meno allocchi possono obiettare che i blog sono la free press di oggi. Tuttavia le 850mila copie del settimanale di Giannini sono un risultato mostruoso, sia per il 1945 che per il Terzo Millennio. E chi “smanetta” dietro e dentro i siti Web sa che i contatti sono un po' come il numero dei partecipanti alle manifestazioni – un milione per il partito di turno; 300mila per la Questura.
Ma il punto non è questo. Non sono i numeri a fare la differenza, ma il programma. Giannini, quando fondò il suo partito, tracciò una linea politica chiara e dirompente: lotta al comunismo - ricordiamo a tal proposito la minaccia rossa di quegli anni; lotta al capitalismo della grande industria – e la Fiat?; liberismo economico individuale – gli affari sono affari nostri; tasse al minimo; lo Stato non metta troppo il naso nella vita sociale del Paese. Alla classe politica del tempo il messaggio rivoluzionario di Giannini metteva quanto meno i bastoni fra le ruote: gestione amministrativa, tecnica, della cosa pubblica – altro che Casta; abbattimento del concetto di Stato Etico – ovvero dal fascismo non si deve passare al cattolicesimo politico.
Va da sé che il grande statista De Gasperi – genio assoluto di respiro europeo, se non mondiale – bollò subito il Fronte dell'Uomo Qualunque come filofascista. E così facendo ammise un'altra verità storica, ricordata nelle scorse settimane da Vittorio Feltri: il fascismo è di sinistra.
Torniamo a Grillo. Lui non si candiderà alle politiche – così ha detto finora, per lo meno. Mentre il partito di Giannini nel 1946 prese il 5,3% dei voti, ovvero trenta deputati. A tal proposito vogliamo ricordarvi come il movimento popolare – e non una fusione aziendale tra margherite e querce, alla faccia della base, senza rappresentanza sindacale - divenne partito, conditio sine qua non per un reale progetto politico: ottenere ruoli di potere nell'ambito delle istituzioni. Come? Con una bella Assemblea Costituente.
Già, come il Partito democratico – ma questa è un'altra storia, perché laddove Giannini perse consensi perché aveva appoggiato il governo De Gasperi, a tutt'oggi Ualter l'ex Africano deve appoggiare Prodi fintanto che la sua creatura, la “Cosa carina”, non rischi di prendersi la patata ogm bollente di:
1. aver fatto cadere un governo antiberlusconiano.
2. di aver perso le elezioni politiche antiberlusconiane al momento sbagliato.
(A tal proposito ricordiamo che l'Italia non è più divisa in comunisti e anticomunisti, ma in berlusconiani e antiberlusconiani, che non è la stessa cosa).
Insomma, Grillo sembrerebbe un supponente trombone che spara sulle varie ambulanze: Casta – con un particolare accanimento riservato a chi portò illecitamente soldi ai partiti, quando i grandi ricchi stanno ancora tutti là – pressione fiscale, malcostume vario, compagini sinistre figlie di ideologie sconfitte dalla Storia et similia. Così facendo ha cavalcato per un po' la bufala dell'antipolitica. Nient'altro.
Ma l'antipolitica è un'invenzione: esistono soltanto diversi modi di fare politica. Ecco perché il Sindaco d'Italia nel dire che il Piddì è la risposta all'antipolitica ha offerto un assist non da poco a Berlusconi, il quale trionfante ha dichiarato: “In piazza per trasformare la protesta in proposta”. Eh sì, il Cavaliere ne capisce di politica, eccome. E Grillo è uno yogurt scaduto.
A proposito di scadenze, fate caso alla data della manifestazione annunciata dal leader dell'opposizione...
|
|
 |