Che mangino brioche! / n°289
Foto di famiglia
Foto di famiglia
  di Adriano Sotgia / pagina 2
 

Finito? Neanche per scherzo. Molte amministrazioni di una Regione investono nei fondi di ammortamento di altre, con il rischio che il fallimento di una, magari notoriamente mal amministrata, equivalga al fallimento dell’altra, di per sé virtuosa e laboriosa. Impossibile? Sempre attraverso “Report”, veniamo a conoscenza di un fatto a dir poco sinistro. La Regione Piemonte avrebbe fatto ancora meglio: “avrebbe sottoscritto una scommessa sul fallimento dell’Italia, impegnandosi a pagare alle banche se l’Italia fallisce”. (2) Le banche hanno accettato una scommessa così azzardata o il rischio di un crack finanziario non è poi così assurdo?

Da “Agri 3”, settimanale del Tg3, arriva un altro pugno allo stomaco.
In Sardegna esiste una comunità di agricoltori, prevalentemente del comune di Decimoputzu, a cui le banche hanno deciso di rovinare la vita, privandoli del lavoro costruito con i sacrifici di intere generazioni. La colpa dei poveri agricoltori sarebbe stata quella di fidarsi di una legge regionale, la famigerata 44/88, nata per favorire gli agricoltori con mutui agevolati. La bocciatura di tale legge da parte della Comunità Europea, dovuta, si dice, all’incapacità della Giunta Regionale dell’epoca, permette oggi alle banche di richiedere indietro i prestiti, ma soprattutto gli interessi che, a causa del mancato contributo pubblico, hanno raggiunto cifre insostenibili. Il fenomeno comincia ad avere un peso sociale notevole, ma l’approfondimento della situazione regala una spaccato di realtà, se possibile, ancora più agghiacciante: la messa all’incanto, all’asta, a cifre irrisorie, interesserebbe attualmente circa 5-6000 aziende agro-pastorali in tutta l’Isola, colpite a morte da una banca dal nome sardo, ma di proprietà di una banca controllante emiliana.

L’odioso disegno viene svelato ancora una volta da “Report”, puntualmente ripreso dal blog del solito Grillo, dove si scopre che la banca controllante è strettamente legata con la Società che si è aggiudicata la gara d’appalto per le forniture di derrate alimentari destinate alle Amministrazioni Pubbliche della Regione Sardegna, a cui, secondo giudizi di molti, farebbe perciò molto comodo rilevare, a prezzi irrisori, qualche azienda in loco. In tutto questo marasma il costo del denaro aumenta, con l’inevitabile aumento dei tassi sui mutui. E l’italiano medio-basso? Paga, arrivando a sborsare metà del proprio stipendio per assicurarsi il primario “diritto alla casa”; i fondi per l’edilizia, sia popolare che residenziale, scarseggiano, tagliando le gambe a tutto il comparto edilizio, mettendo inoltre a rischio tutti gli operatori del settore, imprese e operai.

Ma, in questo degradante scenario, dove sono finiti i partiti politici?

L’instabilità del Governo, le difficoltà a trovare la maggioranza, il dover salvaguardare gli equilibri delle coalizioni, almeno fino a far maturare la pensione, appaiono ormai solo un alibi. L’unica cosa certa è che, come hanno rivelato le intercettazioni dei “furbetti del quartierino”, rocambolescamente salite agli onori della cronaca, da destra e sinistra si snodavano code interminabili di personaggi che attendevano con impazienza di ricevere udienza dai nuovi “guru” dalla condotta morale ed etica perlomeno opinabile, da quanto si è poi appreso.
Naturalmente, anche in questo frangente, in Parlamento il silenzio sembra regnar sovrano. Il tutto viene spesso liquidato come una serie di illazioni, provocazioni create ad arte da alcuni giornalisti in cerca di visibilità o, ancora peggio, da un comico che mira esclusivamente al disfattismo, indegne di una qualsiasi risposta. Nonostante ciò, qualcuno inizia a sentirsi comunque infastidito.

Anche se però qualcuno, a sentir parlare giornalisti (pochi) e comici, inizia a sentirsi infastidito. La satira sta andando oltre. Cosa c’entra la raccolta di centinaia di migliaia di firme per una proposta di legge? Nulla di più lontano dagli interessi di un comico. L’anatema della Casta è quasi unanime. E’ alquanto strano, visto che fino ad oggi la satira è stata considerata come indice di democrazia, un modo intelligente di criticare il potere. Perché l’ilarità suscitata, il riso, benché amaro, placano il dolore dell’indignazione, come una sorta di impalpabile strato di vaselina.

Ma questa non è più comicità, non è più satira, questa è l’ “Antipolitica”.
L’antipolitica, che bella trovata. Termine un tempo sinonimo di sovversione, terrorismo e spietata violenza, oggi declassato ad aggettivo dispregiativo da affibbiare a qualsiasi critica rivolta alla classe dirigente nazionale, sempre e comunque “non costruttiva”, perché sempre figlia di un pregiudizio qualunquista.
Quasi a sottintendere che chiunque voglia credibilmente criticare la gestione di una Nazione debba, per forza di cose, essere un interno alla “Casta”, profumatamente pagato per criticare costruttivamente, senza pretendere necessariamente una qualsivoglia risposta concreta. Allora dove finisce la politica? Dove nasce l’antipolitica?

Ai più maliziosi l’iniziativa di Grillo è subito apparsa come una discesa in campo. I più smaliziati non vi hanno trovato alcunché di costruttivo, ma ad una gran parte dei semplici cittadini è sembrata una richiesta di spazio. La trovata del “bollino di qualità”, della benedizione dispensata da Grillo alle liste civiche, può trovare dissensi e critiche, ma sembra democraticamente ineccepibile.
Spazio, dunque, ma anche onestà, giustizia, trasparenza e rigore morale.
Davvero si cade nell’antipolitica quando si denunciano i costi spropositati di una classe politica apparentemente incompetente? Apparentemente, perché altrimenti, valutando la condizione in cui il Paese si trova, l’alternativa sarebbe considerarla, almeno, incosciente.

I problemi reali della collettività dovrebbero essere risolti da parlamentari eletti pagati a peso d’oro proprio a questo scopo, ma nel Belpaese, dove la meritocrazia non ha più asilo, anche il minimo accenno di pudore sta venendo meno. E’ questo il segnale più grave che arriva dalla politica italiana. Trasmettere alle nuove generazioni, già fortemente penalizzate dall’egoismo dei loro nonni e dei loro padri, il concetto che il merito non rende quanto uno “sponsor”, che l’interesse personale debba essere perseguito ad ogni costo e con ogni mezzo. Questo è ciò che i giovani hanno davanti agli occhi e vivono sulla propria pelle: una generazione di padri e nonni il cui egoismo, menefreghismo, la colpevole incoscienza, o una incrollabile buonafede da autentici “minchioni”, ha pregiudicato il loro futuro. Un modo di vivere le scelte politiche alquanto ingenuo ha mantenuto in piedi il Paese negli ultimi trent’anni. L’egoismo, inteso come il voler garantire a sé e alla propria famiglia un futuro migliore, ha spinto la generazione nata e cresciuta a cavallo della Seconda Guerra Mondiale alla costante ricerca della scorciatoia, del compromesso.

Soprattutto a livello amministrativo, il clientelismo è divenuto costume. Al motto “così fan tutti”, si è tollerata la nascita di autentiche dinastie di potere, tuttora presenti ed operanti nei rispettivi feudi. Solo degli ingenui potevano non considerare i risultati nefasti. I privilegi da clientelismo si sono estesi a macchia d’olio, inflazionati dal diffuso malcostume, favorendo essenzialmente i più audaci, i più spregiudicati e disonesti, nonché, logicamente, i figli della Casta, trovatisi ad ereditare un potere trasmesso per discendenza. Appare perciò molto ingenuo, anche oggi, cercare di far leva sui sensi di colpa di politici e amministratori. Cosa racconteranno, un domani, ai loro figli? Poco, aspettando di poter finalmente dire: “benvenuto nella Casta, filgliolo”. Non avranno problemi, saranno addirittura più abbienti dei propri padri, perché immersi in una realtà più degradata di quella terribile, ma comunque più democratica, del dopoguerra. Se impareranno a leggere e scrivere, faranno il mestiere dei padri, se avranno qualche difficoltà potranno sempre farsi beccare con un transessuale e tanta droga, riuscendo perlomeno a “fare tendenza”, trasformandosi in un modello per i giovani.


I “bamboccioni”: tipici figli dei tipici amici di un Ministro

Cos’altro possono apprezzare i giovani d’oggi? La generazione dei trentenni, i fratelli maggiori, “castrata socialmente”, “finanziariamente sterile”, impossibilitata a qualsiasi progetto futuro da una esistenza precaria. Impotenti, in una democrazia costituzionalmente fondata sul lavoro, annichilita dal lavoro nero, sostenuta oggi dal lavoro precario. Diciamo la verità, una volta per tutte. “Legge Treu”, “Legge Biagi”, o “Legge 30” che dir si voglia, è sempre più evidente che i soldi per rendere ogni cittadino italiano capace di poter vivere e progettare la propria vita non ci sono. O meglio, vengono spesi per ottemperare ad altre priorità. E su questo è fortemente esaustiva l’appendice di tabelle che Rizzo e Stella riportano su “La Casta”, un riassunto delle spese che i cittadini sostengono per mantenere benefici e lussi dei politici.

Un autentico scempio. Ovviamente non è tutto. Cosa pensare dei tanti personaggi presenti contemporaneamente in diversi Consigli di Amministrazione? Che dire delle vergognose “stock options” e delle maxi liquidazioni riservate ad amministratori di Società a partecipazione pubblica, che guadagnano quanto 200 dipendenti? Milioni di euro giustificati se legittimati da un’impeccabile gestione, non quando le Società sono sull’orlo del fallimento. Soldi che, per la maggior parte, verrebbero “vampirizzati” dai lavoratori precari, fonte inesauribile di liquidi per il sostentamento di classi dirigenti e baby-pensionati.

Ma gli “unti dal Signore” non battono ciglio, nemmeno davanti alle esortazioni del Pontefice, che in un accorato appello ha rivendicato la necessità di un altro destino per i giovani. E fa ancor più male sentir definire dei “poveri cristi” come “bamboccioni” dal Ministro dell’Economia che, in quanto tale, dovrebbe avere un quadro più chiaro della vita “reale” del Paese. Soprattutto quando, a settant’anni, ci si voglia permettere il lusso di parlare di futuro e accusare la “generazione sottopagata” di trovar piacere nel prolungare oltremodo l’adolescenza. Con gli stipendi attuali, un giovane che lascia il tetto familiare può solo sperare di dividere una casa con qualche amico, o con benemeriti sconosciuti. Un Ministro dell’Economia dovrebbe saperlo. E’innegabile che esistano pochi privilegiati che si rifugiano tra le braccia iperprotettive di mamma e papà, viziati, coccolati e finanziati, ma spesso sono solo quelli che hanno la dependance, la servitù e non dovranno certamente “sbattersi” per cercare un lavoro. Praticamente, i tipici figli dei tipici amici di un Ministro. Cos’altro si presenta? I pochi nipotini, i figli del precariato, che nascendo ricevono, al primo vagito, il benvenuto di 80.000 euro di debito pubblico, come regalo dei cari nonnini.

E, ancora, dove sono finiti i partiti?

Chi ha compiuto un simile scempio è forse da lodare e ringraziare? Se errare è umano, perseverare è diabolico. E quindi, prendendo atto degli errori passati, non sarebbe il momento di cambiare rotta e sfruttare al meglio il “mandato divino”? Denunciare e “fare del sensazionalismo” non sarà l’unico modo possibile per vedere soddisfatta la veemente richiesta di una politica al servizio della collettività? I partiti politici come pretendono di rivendicare un minimo di credibilità? Cambiano nome e alleanze, si fondono, si scindono, ma continuano a presentare sempre i soliti noti. Si alternano al Governo, da ormai più di 10 anni, venendo puntualmente rinnegati a fine mandato, per poi ripresentarsi, “identici”, dopo 5 anni, se tutto va bene. I nomi nuovi stentano a trovar spazio, eppure ci sono, anche se imbavagliati, attenuati e resi inoffensivi. Ha probabilmente ragione chi sostiene che senza i partiti non si può garantire la democrazia. Bene, allora aspettiamo il ritorno dei partiti. Quelli capaci di creare e mantenere il consenso, promettendo in campagna elettorale e mantenendo le promesse una volta al Governo. Quelli aperti ad un vero ricambio generazionale. Quelli capaci di operare scelte di qualità e coerenza, che sacrificano qualche voto evitando di garantire una poltrona a personaggi indegni.

Ma non solo, anche il ritorno degli altri partiti, quelli non politici: i partiti in cerca di lavoro, gli emigrati dalle ormai spopolate province del Sud, sempre più relegate ad essere terra di conquista per i cultori della logica clientelare. I cervelli in fuga, partiti a causa degli esigui fondi riservati alla ricerca, capaci poi di vincere il Premio Nobel, consegnando così l’ennesima figuraccia ad un sistema politico cieco e presuntuoso. Così, mentre in Italia continuano ad aumentare i pignoramenti di case e abitazioni da parte delle banche (+19% rispetto allo scorso anno), causa insolvenza dei mutui, e fanno la loro comparsa i suicidi per “depressione da insolvenza”, la Casta si preoccupa dell’antipolitica. Nonostante le manifestazioni, organizzate dalla destra e dalla sinistra, che hanno recentemente portato in piazza milioni di persone, la paura per un comico e per i suoi simpatizzanti è ancora palpabile.

Ciò che spaventa maggiormente la classe politica è l’equidistanza dei “grillini” da qualsiasi schieramento, quel razionale qualunquismo che consente di vedere il peggio di destra e sinistra sotto un’unica visione; l’assenza di simboli, l’assenza di bandiere. Perché per le bandiere si sono fatte le guerre, e ancora si muore, in battaglia, in piazza e allo stadio. Senza bandiere non trovano asilo gli incappucciati che spaccano vetrine e senza bandiere non si possono fracassare le teste dei manifestanti. Come scongiurare simili manifestazioni, e intimorire migliaia di persone che essenzialmente vanno in piazza a farsi due risate? E’ l’ennesimo paradosso, ma accade anche questo. Nel Belpaese, famoso in tutto il mondo per la simpatia, per il sorriso e l’allegria del suo popolo, le risate fanno paura come le maledette bombe della vera “antipolitica”. Aspettando il sordo rumore delle casseruole…

Fonti:
(1)“La Casta – Così i politici italiani sono diventati intoccabili”, di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella – Rizzoli, 2007
(2)http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1074824,00.html


 
  pagine: uno - due