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“Operaio suicida in fabbrica, mutuo casa ultimo dramma”. Con queste righe qualche giorno fa si aprivano le pagine di cronaca, raccontando la tragedia familiare consumatasi a Macerata.
Quando la disperazione e le difficoltà sfociano in episodi drammatici come questo, fermarsi a riflettere per cercare di capire il perché di questi gesti estremi è fondamentale. Purtroppo la spiegazione di tale interrogativo è talmente banale che fa inorridire. La responsabilità risiede nel nostro sistema sociale, organizzato ormai in modo da far percepire un ostacolo come una barriera invalicabile. E allora ecco subentrare la paura, quella di andare avanti, perché trovare una via d’uscita diventa sempre più difficile.
Comprare una casa per gli italiani non rappresenta più un sogno, un obiettivo da raggiungere attraverso sacrifici e il coronamento di una posizione economica consolidata, così come lo è stato per la generazione dei nostri genitori. È invece diventato un incubo che perseguita milioni di italiani, che devono fare i conti, è proprio il caso di dirlo, con le cifre da capogiro richieste anche per un miniappartamento. Ora, infatti, il mercato del mattone vale più dell’oro, a prescindere dalla tipologia interessata: monolocale, villino o appartamento. Periferia o zona residenziale, il mercato dell’immobile non perdona. Periodo difficile per l’italiano che, per far fronte a mutui ed interessi che oscillano vertiginosamente verso l’alto, si indebita sempre di più per ottenere quello che la Corte Costituzionale, circa un mese fa, sancisce finalmente come un diritto, alla stregua del diritto alla vita e alla salute.
La situazione si fa sempre più preoccupante, migliaia di case si trovano all’asta, perché non si riesce a fronteggiare le spese di mutui i cui tassi variabili sono diventati inaccessibili anche per chi percepisce uno stipendio decente. E c’è chi, in questo mare di impotenza, ci sguazza e ci specula.
Mutui che superano anche i mille euro al mese mentre sempre più famiglie, tra desolazione e umiliazioni, non riescono ad arrivare ormai neanche più alla terza settimana.
Noi di Palamitonews abbiamo intervistato chi ha contratto un mutuo a tasso variabile, tanto reclamizzato e sponsorizzato negli anni passati, ma che sta causando veri e propri disagi. Un ragazzo con meno di trent’anni, impiegato a tempo indeterminato presso un’azienda farmaceutica, ci parla della sua esperienza e se rifarebbe la stessa scelta.
Che genere di mutuo ha chiesto per acquistare il suo immobile?
«Mutuo a tasso variabile».
Per chi è conveniente, secondo lei, il mutuo a tasso variabile?
«E' conveniente se il tasso rimane invariato nel tempo, altrimenti no».
Che vantaggi le offre la possibilità di avere un mutuo a tasso variabile?
«Il vantaggio di pagare la rata ad un costo al di sotto di quello fisso, o perlomeno io credevo così».
La sua rata ha risentito di questa crisi dei mutui?
«Certo, poiché in un arco di tre mesi e' aumentata di due punti».
Quanto è aumentata dopo la crisi dei tassi subprime?
«E' aumentata di circa 180 euro».
Se dovesse continuare a salire il prezzo del mutuo, che soluzione adotterà?
«Estinguere quello attuale e farne uno a tasso fisso con l’aiuto di una banca che ti viene incontro».
Consiglierebbe il tasso variabile alla luce della sua esperienza?
«No».
Quanta speculazione pensa che ci sia dietro questi rialzi?
«Non ne capisco molto, comunque penso ci sia molta speculazione tra le varie banche che ti offrono un mutuo agevolato. Specialmente tra i vari agenti che spesso ti “imbambolano” con le loro chiacchiere».
Quanto è difficile al giorno d'oggi acquistare un immobile, specialmente per i giovani con lavoro precario?
«E' molto difficile per i giovani acquistare un immobile poiché il mutuo non viene concesso se si hanno questi vari contratti a tempo determinato».
Alla faccia, quindi, dei “bamboccioni padoaschioppani”, che rimangono in casa, di mamma e papà, a causa di un lavoro precario, se c’è, che non gli consente di costruirsi un futuro e una famiglia.
Forse il Ministro basa il suo giudizio pensando ai ventenni di oggi, con in dotazione di serie telefonini di ultima generazione, macchine appena uscite dalla concessionaria e biglietti per vacanze caraibiche. Solo che tutto o quasi è a spese dei genitori, che per non saper più dire un “no” si indebitano con le finanziarie. Ventenni che arrivano ai fatidici “anta” senza aver concretizzato niente, e senza neanche essersene accorti.
Ma ci sono anche giovani che ci provano, ogni giorno, ad essere indipendenti, e lottano per seguire un percorso minato da mille difficoltà. Per loro la casa diventa davvero il traguardo di una vita di sacrifici, se sono fortunati.
Così, Palamitonews ha anche intervistato chi queste case le vende. Un’agente immobiliare, un giovane di 25 anni che da cinque anni lavora presso un’agenzia e che lucidamente ci ha fornito un ritratto duro e crudo della situazione del mercato del suo settore negli ultimi tempi.
Brevemente, ci puoi spiegare la differenza tra tasso fisso e tasso variabile?
«I mutui sono aumentati tantissimo, la difficoltà dell’immobiliare sta sia nel prezzo delle case sia nei prezzi dei mutui fissi e variabili. Però, mentre il fisso rimane costante per tutti gli anni della durata del mutuo, il variabile purtroppo ha messo nei guai molte famiglie, compresa la mia, perché da che pagavano 650 euro mensili sono arrivati a tirarne fuori 950 di euro, nel corso di uno stesso anno».
Che vantaggio si prospettava chi ha scelto negli anni passati un mutuo a tasso variabile?
«Il variabile fino a qualche anno fa era più basso del fisso, per cui più conveniente. La differenza era di almeno 300-400 euro, si parlava di 2 punti in meno a livello di tasso, che non è assolutamente poco. Quest’anno, invece, il variabile è diventato come il fisso, mentre chi ha scelto il fisso oggi giorno si è ritrovato avvantaggiato».
A cosa è dovuto l’aumento sconsiderato del mutuo?
«Nell’immobiliare, a mio parere, l’aumento va ricercato sia nelle stime delle case sia nelle tasse dei mutui. Negli anni in cui è entrato l’euro non c’è stato un controllo da parte del Governo constante, in grado di monitorare la situazione nel mercato dell’immobile e gli eventuali abusi che sono stati fatti. Le banche non riescono più a rientrare dei mutui e dei prestiti che hanno fatto. Una banca per esempio ha seimila case all’asta. Le banche fino ad un anno fa erogavano mutui al 100% ora, è difficile ed hanno bisogno di molte più garanzie prima di concedergliele».
Che momento sta attraversando il mercato immobiliare?
«C’è vera crisi, da sette otto mesi a questa parte. Prima al mese facevo 2-3 vendite ora se si riesce a venderne una al mese è già tanto, con prezzi al di sotto di 180 mila euro».
E quale tasso attualmente viene utilizzato alla luce di quanto è accaduto?
«Il fisso senza dubbio, il variabile non più. Comunque c’è anche l’opzione del variabile che diventa fisso, ma tutto ciò che è variabile ormai viene visto con paura, anche se è a breve termine».
Le persone che acquistano un immobile oggi chiedono mutuo 100% o danno la caparra?
«Chi effettua un operazione di vendita e poi ricompra un immobile ha a disposizione una maggiore liquidità. Però la maggior parte delle famiglie, specie coppie giovani che partono da zero, è raro che hanno a disposizione 15-20 mila euro da parte. Magari alcuni hanno la possibilità che le proprie famiglie appoggiano10-20 mila euro a titolo di proposta, poi si fa tutto mutuo comprese, le spese notarili».
Che percentuale prendono le agenzie e le banche?
«La nostra agenzia il 3%, le banche dipende dal tipo di banca. Ci sono quelle che fanno 1%, altre il 2%, altre ancora il 3%».
Che futuro vedi per questo settore e cosa ti senti di consigliare spassionatamente?
«Da due anni il lavoro è fermo, meno elastico. Aprono tante agenzie anche piccoline ma hanno uno o due anni di vita massimo. Penso che rimarranno sul mercato solo le aziende più grandi. Anche prima gli appartamenti erano cari, ma le banche erogavano mutui totali al 100%, agevolando così anche le famiglie meno coperte economicamente. Ora i mutui, a prescindere dal fatto che si sono alzati, continueranno a salire rendendo la situazione sempre più complicata, perché si arriva alla resa dei conti a fine mese: cioè, non puoi mangiarti la casa».
I prezzi delle case variano a seconda del posto in cui si va a vivere?
«Assolutamente no, sono al di sopra della norma a prescindere. Prima l’ubicazione era determinante per il prezzo, infatti prima c’era chi era disposto ad abitare in zone più periferiche a patto di trovare una sistemazione più grande dotata di giardino ad un prezzo più conveniente. Ora questo criterio non è più applicabile. Il tasso delle case è aumentato da 4,20 a 5,50, il che significa 1% in più, e questo in un anno. Questa situazione per una famiglia media non è possibile».
Quale sarebbe lo stipendio che una persona media dovrebbe percepire per affrontare serenamente un mutuo?
«Secondo me, almeno 3 mila euro al mese. Altrimenti si rischia di fare come tante famiglie che non riescono a pagare le rate del mutuo, le banche pignorano la casa e la mettono all’asta. Anche perché chi non riesce ad andare avanti a causa della mensilità del mutuo apre finanziare su finanziare, innescando così un meccanismo terrificante dal quale non si esce più. Io credo che questo non è il momento di comprare casa per chi deve fare sacrifici. Spero solo che questa condizione di disagio si sblocchi altrimenti, per noi lavoratori, per noi giovani, non vedo futuro».
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