Indovina chi viene a cena / n°288
Fumo passivo
Fumo passivo
  di Paola Marras / pagina 2
 

Prima mi stavi parlando di un Tavolo della Salute, che sarà ora sostituito dal Tavolo per Aprilia. Quali studi verranno presentati a sostegno della pericolosità dell’impianto? Ve ne sono altri oltre a quello del Cnr di Bologna?

«Sì, c’è una vasta letteratura scientifica su questo argomento…Noi, dal canto nostro, abbiamo sempre cercato di mettere mano ai dati più reali, quelli che sono poi raramente smentibili. Tutto ciò che brucia, inquina. Noi sappiamo che il gas è tra i combustibili più puliti, sicuramente più del carbone, dell’olio combustibile e del petrolio, ma è sicuramente più sporco del sole, del vento e dell’acqua. Quindi, in questo, noi abbiamo sempre cercato di fare un’operazione verità. Non abbiamo mai detto che una centrale turbogas è peggio di una a carbone, non l’abbiamo mai paragonata ad una nucleare ma abbiamo sempre spiegato la pericolosità delle polveri sottili e reso noto gli studi che sono stati fatti sulle immissioni di tali polveri. La società proponente considera ciò trascurabile, anche perché dice che noi abbiamo già due grandi arterie di traffico che producono da tempo le stesse polveri sottili che potrebbe produrre una turbogas! Non mi pare una buona ragione. E purtroppo devo dire che questo, in particolare nel nostro Paese, è un atteggiamento che prevale spesso.

Addirittura nello studio di fattibilità di questa centrale la società proponente scriveva che aveva scelto Aprilia per due motivi principali. Uno perché è un ambiente già degradato, dal punto di vista ambientale, e due perché è un ambiente a bassa reattività sociale. Sulla prima cosa forse avevano ragione, nel senso che noi avremmo bisogno di qualcuno che bonificasse il territorio, non che continuasse ad inquinarlo. Dall’altro lato si erano sbagliati. Anche se devo dire che era difficile fare una previsione diversa visto che Aprilia non ha mai conosciuto nella sua storia un movimento come questo. Un movimento che oramai da quattro mesi (sei attualmente; n.d.r.) è impegnato quotidianamente, giorno e notte, a tenere aperto un presidio, ed è una cosa difficilissima. In più ha anche messo in moto dei meccanismi virtuosi in questa città. Sono cominciati a comparire sui tetti di Aprilia i pannelli solari, si è costruita una sensibilità sulla questione dei rifiuti e sulla tutela del proprio territorio. Adesso dobbiamo cercare di vincere questa battaglia fino alla fine, e non sarà semplice.

Sappiamo che davanti a noi abbiamo un investimento che vale quattrocento milioni di euro, immagina quanti ne possono guadagnare. Abbiamo dei poteri sicuramente forti, perché questa è una centrale che aveva messo d’accordo tutti. L’azionista di riferimento è l’ingegner De Benedetti, che sappiamo godere di amicizie sicuramente più influenti delle nostre. Mi ha colpito molto il fatto che De Benedetti fosse presente in prima fila allo show di Al Gore, cioè alla presentazione del video di Al Gore che è stato fatto a Milano. Mi verrebbe da dire che l’ingegnere ha in mano una possibilità concreta, cominciando a smettere di fare centrali a carbone, a gas ed a olio combustibile e invece aumentare la produzione delle energie rinnovabili, che attualmente è ferma al 2%. Questo, sì, potrebbe essere un bel banco di prova».


Quindi quali dati porterete a questo Tavolo?

«Noi portiamo i dati che siamo riusciti a “costruire” con i nostri tecnici a livello di simulazioni su utilizzi trentennali. Perché questa centrale ha un utilizzo trentennale, sarebbe troppo semplice riferirsi hai dati per kilowatt prodotto oppure ai giorni di utilizzo..bisogna moltiplicare il tutto per trent’anni.
Abbiamo messo in piedi una equipe di tecnici che stanno studiando e, in qualche modo, riescono anche poi a calare questi dati sul territorio. La grande operazione che dovrebbe compiere questo Tavolo è quella di capire, rispetto all’inquinamento che è già presente, cosa si potrebbe determinare con l’apertura di questa centrale. Noi siamo convinti che questo sia assolutamente insostenibile per il nostro territorio, oltre ad essere una scelta sbagliata strategicamente».


In passato avete mai avuto la possibilità di mostrare pubblicamente tali dati?

«Non abbiamo portato dei dati perché il Tavolo non è stato ancora mai riunito, è stato solo costituito. I dati che porteremo sono dati che abbiamo elaborato rispetto alla produzione di ossidi di azoto, di polveri sottili e rispetto alle grandi emissioni di anidride carbonica, che è un gas serra. Molto forti, poi, sono le preoccupazioni per l’utilizzo di acqua. Questa è una delle poche centrali di questa portata, a nostra conoscenza l’unica in Italia, che dovrebbe essere raffreddata ad aria. Gli è stato, infatti, proibito di raffreddarla ad acqua perché il raffreddamento ad acqua richiede uno spreco tale che il nostro territorio non potrebbe sopportare, essendo oltretutto un’area di dissesto idrogeologico.
Non abbiamo ancora capito, però, come si dovrebbe raffreddare un “caminetto” da 750 megawatt di produzione effettiva e 1.200 megawatt di produzione virtuale».

Non esiste un progetto che spiega questa modifica?

«È stata una variante di progetto in corso d’opera, ma a nostra conoscenza non esiste un qualcosa del genere. Quindi faremo anche un po’ da cavie».

Sai se ci sono stati incidenti in altre centrali a turbogas?

«Noi abbiamo una centrale gemella, però raffreddata ad acqua, che sta a Termoli, sempre della stessa società, più o meno lo stesso progetto. A Termoli l’hanno dovuta fermare, non solo perché hanno avuto dei problemi in fase di avvio e delle persone sono state male, ma anche perché il prelievo d’acqua da falda ha sostanzialmente prosciugato un bacino e quindi ora sono stati costretti a studiare la possibilità di prendere acqua dal mare, dissalarla e utilizzarla per il raffreddamento».

Mi stavi dicendo prima che queste persone si sono sentite male. Perché?

«Si, all’inizio, quando l’hanno messa in moto. Ci sono stati dei “normali” guasti di funzionamento, come sono stati definiti dalla società di gestione. Ovviamente si trattava dell’immissione in aria di alcune sostanze che probabilmente non costituiscono preoccupazione nei limiti previsti dalla legge, anche se di fatto hanno generato preoccupazione negli abitanti e qualcuno ha lamentato effetti, dalla gola secca alle mucose…».

Si è saputo quali tipi di sostanze sono fuoriuscite? O se c’è almeno qualche sospetto?

«Alla fine non è emerso cosa sia effettivamente successo, però certamente qualcosa è avvenuto. Anche se la società parlava di normale vapore acqueo in sovrabbondanza…».

Ho letto, infatti, che a far male non è stata una nube tossica ma una superproduzione di vapore!

«Esatto. Il fatto che il gas che si brucia non è mai puro, contiene sempre delle impurità e quindi è difficile sapere effettivamente quello che è uscito fuori».

So che non esiste una normativa che impone controlli sul particolato secondario (non immesso direttamente ma che si forma poi in atmosfera) fine ed extrafine, cioè PM2,5 e PM0,1, molto pericolosi per l’apparato respiratorio. Anche per questa centrale a turbogas i progetti richiedono solo la stima della produzione di particolato ultragrossolano (idoneo solo per gli impianti ad olio combustibile od a carbone, ma inutili per le centrali a gas)?

«Questo è ancora così, anche perché le normative europee e italiane non hanno ancora recepito il fatto…Quindi il rischio spesso è che tu, magari, misuri una cosa e in realtà non ti preoccupi, ma soprattutto non vedi, cose più piccole che invece poi sono quelle più pericolose, perché entrano direttamente fino agli ultimi livelli proprio dello stadio cerebrale. Ci sono dati allarmanti di come le nanopolveri sarebbero responsabili di ictus. In questo, quindi, c’è una sottovalutazione gravissima da parte delle autorità, e devo dire che spesso è anche una sottovalutazione colpevole. Anche negli anni ’70 l’amianto era una materiale da costruzione e c’erano parecchi che dicevano che avrebbe creato effetti pericolosissimi, che era una sostanza cancerogena. Ma stranamente è stato messo al bando vent’anni dopo».

Si sta facendo qualcosa per cambiare questa legge?

«Questo non te lo so dire, so però che gli standard che sta utilizzando il Tavolo della Salute saranno standard OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità; n.d.r)».

Ogni anno la politica lancia l’allarme siccità, emergenza acqua e crisi idrica. Poi si viene a sapere che c’è un’enorme spreco di acqua, come per queste centrali che ne usano tonnellate per il raffreddamento, e non solo, dell’impianto. Come hanno giustificato questa incongruenza il Presidente Marrazzo e la Sorgenia?

«Quando abbiamo posto questa questione era talmente fondata che hanno prescritto alla società costruttrice il raffreddamento ad aria. Ma comunque un utilizzo di acqua ci sarà sempre, e anche abbastanza consistente».

La vostra associazione si unisce ad altri movimenti?

«Per quanto riguarda gli altri movimenti noi abbiamo fatto una scelta, abbiamo scelto di essere parte di questo patto nazionale di mutuo soccorso che sostanzialmente è un agglomerato di movimenti impegnati su vertenze locali, che hanno però, poi, in realtà una valenza nazionale, perché ovviamente quando discuti di TAV discuti della politica della mobilità, dei trasporti transeuropea ma anche di come spostarti, quale energia utilizzare..quindi è tutto molto legato. Siamo parte di questo movimento che dice che forse le comunità locali andrebbero ascoltate un po’ di più, visto che le grandi opere spesso sono utili solo a chi le fa e spesso dietro l’interesse nazionale di realizzare una ferrovia ad alta velocità, una discarica, un ponte, una centrale a turbogas si nascondano degli interessi incredibili. Perché dovrebbero cominciare a spiegarci perché qui in Italia i rifiuti sono un business e negli altri Paesi no. Perché da noi fare un km di alta velocità costa sessanta volte di più che farlo in Belgio, e ci dovrebbero anche spiegare per quale motivo continuiamo a far costruire centrali in luoghi dove questa richiesta di energia non c’è».

Quali saranno i prossimi appuntamenti?

«Noi abbiamo il 19 luglio una udienza del TAR in qui sarà discusso il nostro ricorso. Questo è sicuramente un punto importante anche se, come è noto, il TAR si pronuncia sulla regolarità del procedimento amministrativo, non si pronuncia certamente rispetto al fatto che ci sono i cambiamenti climatici in corso o che possono essere fatte scelte politiche di carattere diverso. Il TAR applica la legge, decidendo sul rispetto o meno della procedura».

Qual è la vostra previsione?

«Sicuramente noi siamo convinti che dei buchi ci siano su questo procedimento. Lo spirito del legislatore di allora era uno spirito molto orientato a favorire con un’autorizzazione unica, con uno snellimento delle procedure che significa necessariamente una minore attenzione a queste. Quindi la partita è aperta. In qualunque caso, poi, decideremo sul da farsi, se sarà necessario magari un appello al Consiglio di Stato. Dall’altro lato, la data che aspettiamo con più trepidazione è questa prima riunione del Tavolo della Salute, dove vogliamo assolutamente mettere in piedi sia un sistema che certifichi l’insostenibilità di questo impianto sia l’opportunità di costruire un’alternativa reale. Tutto ciò sarebbe un bel segnale non solo per Aprilia e per questa Regione ma per il Paese».

Ci sono prospettive di successo reale nel veder conclusa positivamente la vostra lotta?

«Possiamo dire che, quando abbiamo radicalizzato in qualche modo questa protesta perché esasperati, nel settembre scorso (2006; n.d.r.), stavamo cinque a zero per loro. Oggi abbiamo rimesso la palla al centro e l’abbiamo rimessa anche grazie a delle istituzioni locali e regionali che finalmente si mostrano attente. Oggi, noi come società civile, la Regione come istituzione e la Sorgenia come società che fa business, ma che a suo dire conserva un etica rispetto a queste cose, possiamo dare una prova che in realtà c’è un modo diverso di pensare lo sviluppo futuro, di questo Paese, di questa Terra».

Cerchiamo di capire, a tre mesi di distanza dal nostro incontro con Marco Procaccini, in quale parte del campo sta rotolando la palla.
Il 19 luglio, prima di tutto, non c’è stata alcuna sentenza del Tar di Latina. La discussione sul ricorso, proposto dalla Rete Cittadini Contro la Turbogas, dal Comune di Aprilia e dalla Provincia di Latina, contro il decreto che autorizzava la costruzione della centrale è stato rinviato.
La sentenza, alla fine, è però arrivata. Come leggiamo nel sito della Rete “l’Amministrazione Comunale ha confermato che il Presidente del TAR Latina ha emesso un provvedimento di sospensione dell’atto di acquisizione delle aree, emesso dal Sindaco di Aprilia. Il Comune ha presentato ricorso al Consiglio di Stato contro tale sospensiva…”. (4)

Il Tavolo di Aprilia, invece, si è aperto come promesso. Il Tavolo, per volontà dello stesso Marrazzo, avrà la durata di novanta giorni, quindi siamo agli sgoccioli.
Il primo incontro, infatti, c’è stato il 30 luglio, con la partecipazione di una delegazione della Rete, di assessori e consiglieri regionali, dei sindaci di Aprilia, Anzio, Pontina e Ardea e infine di due tecnici della Sorgenia.
L’intento è di effettuare tutti gli approfondimenti necessari sul caso, quindi sia di compatibilità territoriale ed ambientale, sia sanitari ma anche di revisione dell’intero iter autorizzativo.

Si parlerà anche di riconversione del progetto, con la promessa del Presidente Marrazzo di coinvolgere in tali decisioni anche il Governo.
Da questo primo incontro l’Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente) ha dichiarato, inoltre, l’intenzione di installare una centrale mobile di monitoraggio dei PM10 ad Aprilia.
Non sappiamo se questa centrale è stata poi costruita.

Quello che sappiamo, però, è che al 12 di ottobre, data dell’ultimo incontro del Tavolo, la Sorgenia “ha esplicitamente dichiarato di non aver assunto impegni particolari e che la disponibilità a sedersi a tavoli di confronto, non significa per loro cessare di avanzare i propri diritti, ammettendo che se non sono stati aperti i cantieri sul sito è perché sono ancora inadempienti con il Ministero per atti che devono ancora espletare”. (5)

Quindi, sappiamo anche che l’ultima parola non spetterà ai cittadini ma ai loro rappresentanti, sperando, almeno stavolta, che non rappresentino solo gli interessi della “Casta”.

(1) http://www.noturbogasaprilia.it/index.php?option=com_content&task=section&id=2&Itemid=9
(2) http://www.noturbogasaprilia.it/images/stories/common/Pieghevole/Pieghevole-ultimoWEB.gif
(3) http://www.napoliestnoveleni.it/I%20danni.htm
(4) http://www.noturbogasaprilia.it/index.php?option=com_jcalpro&Itemid=19&extmode=view&extid=8
(5) http://www.noturbogasaprilia.it/index.php?option=com_content&task=view&id=166&Itemid=1

 
  pagine: uno - due