Indovina chi viene a cena / n°288
Buttiamoci via
Buttiamoci via
  "Io le posso parlare della situazione della Campania e in particolare di quella di Ariano Irpino. Qui la camorra gestisce ormai da anni il riciclo dei rifiuti...rigettando all’interno di questi depositi abusivi non soltanto i rifiuti urbani, ma anche quelli nocivi e pericolosi...non sono più gli “scunnizzi”...è gente con la cravatta..." - Gaetano Bevere, consigliere comunale di Ariano Irpino (SDI)
di Mariaelena Prinzi / foto di Pino Ramos
 

A giugno scorso è scattata l’ emergenza rifiuti che ha visto in primo piano il comune di Ariano Irpino che ha dovuto assorbire per l’ennesima volta i rifiuti napoletani. Palamitonews ha intervistato un veterano della politica locale, il consigliere comunale di Ariano Irpino Gaetano Bevere (SDI - Socialisti Democratici Italiani) insieme al quale ha cercato di capire il problema e la rabbia della gente.

Il problema del Sud non è soltanto la mancanza di raccolta differenziata o una maggiore produzione di rifiuti pro capite, il problema si chiama "ecomafia". Secondo il rapporto realizzato da Legambiente e le forze dell'ordine tra il 1994 e il 2003, il fatturato della mafia sarebbe stato di circa 30 miliardi di euro. Lei cosa mi può dire in proposito?

«Io le posso parlare della situazione della Campania e in particolare di quella di Ariano Irpino. Qui la camorra gestisce ormai da anni il riciclo dei rifiuti, il meccanismo è perverso perché loro gestiscono e controllano tutto il ciclo, ma questa è poca cosa rispetto al fatto che loro inquinano e abusano del territorio, rigettando all’interno di questi depositi abusivi non soltanto i rifiuti urbani, ma anche quelli nocivi e pericolosi che vengono prevalentemente dal nord Italia. Questi rifiuti avvelenano il suolo e l’ambiente circostante e nel tempo producono danni irreparabili. Ormai chi porta avanti le cose non sono più gli “scunnizzi” o quelli che ti fanno lo scippo o quelli che sparano in mezzo alla strada, è gente con la cravatta, è laureata, regola tutto il processo di smaltimento, sa come regolarsi. Questa logica ci lascia impotenti».

Com'è la situazione ad Ariano Irpino, so che è stata momentaneamente riaperta la discarica di “Difesa Grande”. Può spiegarci brevemente come sono andate le cose e da cosa nasce la rabbia e l’indignazione della popolazione?

«La stampa nazionale ci ha additato come “i bruti”, “gli incivili del sud”, ma forse qualche ragione ce l’abbiamo. La nostra preoccupazione non è quella di sembrare dei “grandi incivili”, la nostra preoccupazione è che abbiamo già dato la nostra disponibilità per tanti anni facendo un grande sforzo a coprire tutti e due gli occhi. Io ho la sensazione che tra i rifiuti che ci portano, accompagnati dalla polizia, ci siano anche quelli tossici. Se fosse come dice la Jervolino che ci mandano da Napoli soltanto “due friarielli e due bucce di banana”, se fosse stato questo, non ci saremmo preoccupati più di tanto. Invece il meccanismo è diverso da quello che ci hanno voluto far immaginare. Il governo Prodi ha fatto un decreto con l’amministrazione di Ariano e cioè secondo la legge per 20 giorni verrà riaperta la discarica di “Difesa Grande”, ignorando assolutamente cos’è questa discarica e tutto il processo che a essa è stato legato in questi lunghi dodici anni.

I cittadini hanno assaltato la macchina del commissario speciale Bertolaso, un gesto eccessivo, che non condivido, ma è stato un gesto di affetto per la città e non di inciviltà come è stato detto, perché quando si ha l’arroganza di venire a turlupinare un’intera area territoriale dicendo “noi vi portiamo i rifiuti per 20 giorni e poi terminati questi giorni ve ne mandiamo altri per altri 10 anni”, non si può pensare che ciò non provochi alcuna reazione. Infatti faranno altre due discariche, entrambe a 3 Km di distanza da quella di “Difesa Grande”, appartenenti formalmente alla provincia di Benevento. La gente non ha l’anello al naso, qui di stupidi ce ne sono pochi, ci sono soltanto molti cittadini arrabbiati, perché le istituzioni hanno promesso tantissimo e non hanno mantenuto niente. Ripeto, se ci avessero dato l’opportunità di autodeterminarci, gestendo questa questione dei rifiuti, non ci saremmo sottratti in nessun caso e per nessun motivo dalle nostre responsabilità.

Il sindaco di Peccioli, un comune toscano, ha investito in una discarica gestita direttamente dal comune ed oggi è stato eletto con l’80% dei suffragi, perché ha fatto un’operazione intelligente. Qui invece è stata una sopraffazione e continua ad esserlo. Si comunica dall’alto che si vogliono fare “delle cose” che noi cittadini cominciamo a detestare dal profondo del cuore. Io sono molti anni che faccio il consigliere comunale, sono ovviamente affezionatissimo a questa mia città e alla gente, ma purtroppo da dodici anni a questa parte non facciamo che parlare, nei vari consigli comunali che si sono succeduti, di immondizia. Non riusciamo più ad aprire gli occhi su cose che potrebbero interessarci e interessare. Purtroppo siamo legati a quest’aspetto angosciante e al fatto che nelle prospettive future non saremo compartecipi nelle scelte fatte dal Governo e dalla Regione, saremo sempre la parte soccombente, non soltanto nei confronti delle istituzioni, ma anche di fronte alla camorra: l’unico mezzo che ci resta è quello della protesta.

Io non ho condiviso la conclusione “bonaria” della vicenda ( la riapertura momentanea della discarica; n.d.r.) questo senso ultimo di responsabilità, avrei osato di più con il Governo, con la Regione. Avrei voluto molte più garanzie. Vorremmo uscire dall’emergenza rifiuti, perché l’emergenza è la nostra e non quella di Napoli. La nostra è diventata una discarica regionale e una parte interna dell’Appennino campano è diventato il comprensorio dell’immondizia e del malaffare, per far fare affari alla camorra e chi sta dietro le sue file. Questa operazione non ci sta più bene, credo che ci saranno ulteriori sviluppi della vicenda fino a quando, in maniera davvero responsabile, qualcuno prenderà atto della situazione e comincerà col dimettersi, ammettendo che sono stati fatti degli errori, e comincerà a dare delle prove serie di come si deve amministrare un territorio».

Crede che gli inceneritori siano la soluzione al problema oppure che la vicenda sia più complessa e che richieda quindi una soluzione più strutturale?

«Nel nostro Paese ci sono esempi di come una raccolta differenziata attenta e certosina dia ottimi risultati. Ritengo che il ciclo dei termovalorizzatori sia complementare a quello del ciclo intero dell’immondizia. Credo che non se ne possa fare a meno, ci sono i Verdi e altri rappresentanti che fanno molta teoria, “la differenziata spenta”, “il terzo ciclo”, “la gente che ragiona”, ma ritengo che sia addirittura impensabile fare questo ragionamento in riferimento alle nostre aree, dove la raccolta differenziata si attesta attorno al 3%. C’è una differenziata in Italia che va dal 24% al 30%, ci sono delle città virtuose dove arriva anche al 70%, questo significa lavoro per tutti, meno inquinamento, ma il termovalorizzatore di Brescia, quelli della Toscana, dell’Emilia Romagna, funzionano perché sono sotto controllo pubblico e i tassi d’inquinamento sono sotto controllo. D’altra parte va ricordato che ci sono degli scienziati favorevoli a questi inceneritori e altri che invece sono contrari.

Ma noi l’immondizia non ce la possiamo tenere, ci sono delle direttive europee che indicano che non ci devono essere miriadi di piccole discariche sul territorio, ci devono essere due o tre grossi termovalorizzatori, come dovrebbe succedere nella regione Campania, accompagnati da discariche per i fossili, che sono i materiali di recupero per il trattamento per l’immondizia.
Dopo di che alternative non ce ne sono, non ne vedo altre. Il nostro territorio poteva proporsi per ospitare un termovalorizzatore, oggi ci proponiamo per ragionare su tutto tranne che d’immondizia.


La gente ne ha le tasche piene e non ne vuole più sentir parlare. Non so quanto ci sia di vero, però i dati parlano anche di un incremento sostanzioso delle malattie tumorali dovuto ai rifiuti tossici scaricati illegalmente nel nostro territorio, questa cosa ovviamente ci spaventa, per noi stessi e per i nostri figli.
Ad Acerra la questione è diversa, dove stanno costruendo un termovalorizzatore la gente è scesa in piazza non per la macchina, ma per la gestione, perché lì sarà la camorra a “vincere l’appalto” e potrà così liberamente bruciare tutti i suoi rifiuti tossici. La politica è assolutamente disattenta, la politica non è connivente con la camorra, però è sopraffatta, questo sicuramente sì».


 
  pagine: uno