Non spaccarmi i protoni / n°287
Il Sole che irride
Il sole che irride
  "...un vero e proprio movimento critico riguardante l’energia nucleare nasce dopo l’esplosione di un reattore nella centrale nucleare di Chernobyl".
di Rita Caputi / foto di Pino Ramos
 

La sfiducia dell’opinione pubblica riguardante l’utilizzazione del nucleare per la produzione di energia in ambito civile ebbe inizio dopo un grave incidente occorso nel 1979 presso la centrale nucleare “Three Miles Island” in Pennsylvania - Stati Uniti.

Ma un vero e proprio movimento critico riguardante l’energia nucleare nasce dopo l’esplosione di un reattore nella centrale nucleare di Chernobyl - Unione Sovietica (oggi Bielorussia) il 26 aprile 1986, incidente che mise in evidenza i rischi che si possono correre da una violazione delle misure di sicurezza o da un errore umano. Dopo il disastro di Chernobyl in Italia si bloccò una parte del Piano Energetico Nazionale che prevedeva la costruzione di nuove centrali nucleari. Il Parlamento cominciò una discussione riguardo la politica energetica del nostro Paese e il Governo si impegnò a convocare una “Conferenza Nazionale sull’Energia” allo scopo di approfondire ed informare sulle scelte in materia di politica energetica, con particolare riguardo alle problematiche del nucleare.

Nel 1987 il Partito Radicale (PR), il Partito Liberale Italiano ed il Partito Socialista Italiano proposero tre referendum diretti ad abolire:

• le norme sulla realizzazione e gestione delle centrali nucleari;
• i contributi a Comuni e Regioni sedi di centrali nucleari;
• le procedure di localizzazione delle sedi per la costruzione di centrali nucleari.

Oltre a tali quesiti vennero inoltre richiesti tre referendum abrogativi della responsabilità civile dei magistrati, della Commissione inquirente e del sistema elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura e due referendum per l’abrogazione delle norme che disciplinavano l’attività venatoria.

Contro i referendum proposti si adottò la strategia dello scioglimento anticipato delle Camere visto lo stallo dei rapporti fra la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista Italiano. Ciriaco De Mita (segretario della DC) pensava che le elezioni anticipate erano l’unico modo per rompere l’accordo fra i partiti laici, in particolare fra Bettino Craxi (segretario del PSI) e Marco Pannella (segretario del PR). Dopo la elezioni anticipate sia la DC che il PCI (Partito Comunista Italiano), inizialmente contrari ai quesiti referendari, si dichiararono favorevoli al . Questo cambio di rotta fu sicuramente determinato dalle implicazioni politiche che potevano derivare da una sconfitta dello schieramento del no guidato dai due maggiori partiti italiani in contrapposizione allo schieramento laico-progressista formato da PR e PSI.
La Corte Costituzionale dichiarò inammissibili i referendum sulla caccia e sul sistema elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura.

I tre referendum sul nucleare ed i due sulla giustizia si svolsero l’8 e il 9 novembre 1987 e si conclusero con la netta affermazione dei (in media i cinque quesiti ebbero circa l’80% delle preferenze).
In particolare per quanto riguarda i tre referendum sul nucleare i risultati furono i seguenti:

• Abrogazione dell'intervento statale se il Comune non concede un sito per la costruzione di una centrale nucleare: all’abrogazione con il 80,60%.
• Abrogazione dei contributi di compensazione agli enti locali per la presenza sul proprio territorio di centrali nucleari: all’abrogazione con il 79,70%.
• Esclusione della possibilità per l’Enel di partecipare alla costruzione di centrali nucleari all’estero: all’abrogazione con il 71,90%.

Con questo risultato, anche se l’istituto del referendum non poteva essere “nucleare sì” , “nucleare no”, di fatto nel 1987 fu abbandonato da parte dell’Italia il ricorso al nucleare per l’approvvigionamento energetico. Dopo poco tempo, infatti, le quattro centrali nucleari italiane di Caorso (Piacenza), Garigliano (Caserta), Latina e Trino (Vercelli) furono chiuse. Anche se sono passati venti anni i rifiuti radioattivi sono custoditi in condizioni non di massima sicurezza in diverse località nei pressi delle vecchie centrali nucleari. Ancora oggi non è stato effettuato il totale smantellamento, rimozione e decontaminazione delle strutture e dei componenti delle centrali nucleari in Italia. Tale operazione definita di decommissioning riguarda sia le centrali ex-Enel di Trino Vercellese (Vercelli), di Caorso (Piacenza), di Latina e di Garigliano (Caserta), sia degli impianti del ciclo del combustibile ex-Enea e precisamente la EUREX di Saluggia (Vercelli), la FN-Fabbricazioni Nucleari di Bosco Marengo (Alessandria), l’OPEC di Casaccia (Roma), la Plutonio in Casaccia (Roma), l’ITREC di Trisaia Rotondella (Matera).

Nonostante questo in Italia si ricomincia oramai a discutere di un ritorno del nucleare, anche per fronteggiare un sempre più pressante caro-petrolio. Proprio in questi giorni, infatti, si sta discutendo il ddl (disegno di legge) sull'energia promosso dal ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani. In Commissione Senato, però, sono passati due emendamenti che praticamente abbattono gli ultimi tabù sul nucleare in patria. Il primo è a firma di Guido Possa (Forza Italia) che propone l'utilizzo dell'energia atomica come fonte alternativa. L'altro è del leghista Stefano Stefani, riguardante le attività di ricerca, sicurezza e sviluppo per il posizionamento di centrali nucleari in ambito comunitario.

 
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