Non spaccarmi i protoni / n°287
La grandeur nucleare
La grandeur nucleare
  "La costruzione dell’International Thermonuclear Experimental Reactor verrà completata, orientativamente, nel 2017 e costerà circa 5 miliardi di euro in 10 anni. Tuttavia, come dice il nome stesso del progetto, il reattore è di tipo sperimentale e, sebbene la mission dei Paesi promotori sia quella di creare una nuova fonte di energia pulita e inesauribile, più sicura ed economica, non mancano gli scettici, soprattutto in Francia".
di Catia Di Paolo / foto tratta da willington-derbys.org.uk
 

Il programma nucleare francese ha inizio negli anni '40 con scopi unicamente militari: è dunque facile comprendere che i primi reattori francesi furono costruiti per la produzione di plutonio-239 (detto plutonio “militare”).

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il presidente francese De Gaulle istituì il Commissariato per l’Energia Atomica (CEA), il cui compito principale era quello di ricerca e sviluppo per le tecnologie nucleari. E’ a seguito di una collaborazione tra il CEA ed EDF (Electricité de France) che venne stabilito un programma francese per lo sviluppo di una vera e propria industria nucleare per la costruzione e la commercializzazione di centrali elettro-nucleari.
I primi reattori di produzione dell’energia elettrica, progettati e costruiti, sono stati i reattori raffreddati a gas e moderati a grafite (GCR). Questa tipologia di reattori, che usa uranio naturale come combustibile, risultò poco competitiva da un punto di vista economico: fu così che si abbandonò la strada dei reattori a gas per intraprendere quella dei reattori ad acqua in pressione utilizzati dagli americani.
E’ proprio questa l’unica tipologia di reattore presente ad oggi nel parco-reattori francesi ancora funzionanti (eccezione fatta per il reattore veloce Phenix, raffreddato a sodio).

I reattori pressurizzati ad acqua leggera (come la centrale di Trino in Italia) utilizzano come combustibile l’UO2 leggermente arricchito (2-3%) e come moderatore e refrigerante dell’acqua ad alta pressione (circa 150 bar).
In Francia, ad oggi, si contano ben 59 reattori ancora funzionanti, per una produzione di energia elettrica nucleare pari a 428700 GWh(e), che copre circa l’80% della produzione totale francese di corrente elettrica (549100 GWh(e)).
In Francia sono presenti, oltre a diversi reattori sperimentali di ricerca (tra cui il reattore Jules Horowitz in costruzione nel sud del paese), anche un centro di ritrattamento del combustibile irradiato (Cape de La Hague) ed uno per l’arricchimento dell’uranio (Tricastin). La Francia è una delle nazioni impegnate nello sviluppo dei reattori di nuova generazione (IV generazione) con misure di sicurezza avanzate, nonché la nazione che ospiterà la costruzione del primo reattore nucleare a “fusione” (processo nel quale due atomi leggeri si fondono generando un atomo più grande e liberando contestualmente grandi quantità di energia. Ndr) della storia, capace di generare corrente elettrica (Progetto ITER - International Thermonuclear Experimental Reactor).

Tale progetto, che verrà realizzato a Cadarache, nel sud della Francia, attraverso la collaborazione di partner internazionali quali Cina, USA, Giappone, Unione Europea, Russia e Corea del Sud, consisterà nella costruzione di un reattore basato sulla fusione nucleare: a detta degli esperti, il processo, identico a quello che avviene nelle stelle, presenta numerosi vantaggi in termini di sicurezza, non produce grandi quantità di scorie radioattive (peraltro le scorie prodotte dalla fusione hanno vita assai breve, un centinaio di anni, contro le decine di migliaia delle pericolosissime scorie attualmente prodotte) e non utilizza l’uranio.

Ma il vantaggio maggiore è rappresentato dal fatto che la fusione nucleare, da non confondersi con il processo utilizzato nelle centrali nucleari attualmente attive, che sfruttano il processo della fissione dell’atomo, rappresenta una fonte inesauribile. Elemento fondamentale, questo, vista la crescente richiesta di petrolio, e la dipendenza economica di molti Paesi del mondo, soprattutto europei, rispetto agli Stati produttori, e l’avvicinarsi del tanto temuto “oil peak” (lett. “picco dell’olio”), il terribile momento in cui l’estrazione dell’oro nero non basterà più a soddisfare la richiesta sempre crescente, soprattutto da parte di Paesi quali India e Cina, in continua crescita economica e demografica, e sarà necessario ricorrere a fonti di energia alternative per non restare letteralmente a terra.

La costruzione dell’International Thermonuclear Experimental Reactor verrà completata, orientativamente, nel 2017, e costerà circa 5 miliardi di euro in 10 anni. Tuttavia, come dice il nome stesso del progetto, il reattore è di tipo sperimentale e, sebbene la mission dei Paesi promotori sia quella di creare una nuova fonte di energia pulita e inesauribile, più sicura ed economica, non mancano gli scettici, soprattutto in Francia, in cui in tanti sospettano che dietro a un’impresa così ambiziosa e “rischiosa” si nascondano meri interessi economici.
Trattandosi di un esperimento, infatti, non può essere garantito un risultato finale soddisfacente e gli ambientalisti chiedono chiarezza sul reale impatto ambientale del reattore.

Link:
http://www.fusione.enea.it/
http://www.iter.org/
http://www.galileonet.it/


 
  pagine: uno