Non spaccarmi i protoni / n°287
Perdas de Fogu (nimigu)
Perdas de Fogu (nimigu)
  "È dal 2001 che continuano a fare indagini pseudo scientifiche mirate appunto a non trovare. A me come cittadina non interessa sapere se è uranio, saturno o plutonio! Questo deve interessare per fare prevenzione e per stabilire eventuali responsabilità politiche. È importante per accertare le responsabilità penali. Ma a me come cittadina interessa per bloccare la strage" - Mariella Cao (Coordinamento Sardo Gettiamo le Basi)
di Paola Marras / foto di Pino Ramos
 

Agnellini con orecchie al posto degli occhi, bambini nati senza il cervello, rilevazioni di plutonio e di nanoparticelle. Se si esclude la scena di un film dell’orrore il pensiero correrebbe magari a qualche paesino sperduto presso i confini di Chernobyl.

Invece siamo in Sardegna, la regione che “…ha subito e continua a subire la peggiore colonizzazione militare della storia italiana”, come ci racconta drammaticamente Mariella Cao, del Coordinamento Sardo “Gettiamo le Basi”.
Palamitonews non poteva rimanere indifferente, come la maggior parte dei media nazionali, a questa lenta e silenziosa tragedia, che si consuma tra basi americane e poligoni di tiro “dove di fanno i cosiddetti giochi di guerra, con vero munizionamento da guerra”.

Mariella, prima di tutto ci puoi spiegare cos’è il Salto di Quirra?

«Il poligono Salto di Quirra, chiamato anche di Perdas de Fogu (in lingua sarda pietre di fuoco; n.d.r.), è il poligono più grande d’Europa, il fiore all’occhiello delle forze armate italiane. Usato, però, non solo dalle forze armate ma dato in affitto alle varie multinazionali delle armi, che lo usano come palestra per fare esperimenti, test, collaudi, come show-room per vendere armi, per far vedere come funzionano bene razzi e missili! Quindi ha questo doppio ruolo civile, per così dire, e militare, cioè messo a disposizione dell’industria militare. Da questa specie di affitto il poligono ricava, cioè il Ministero della Difesa, un fiume di miliardi, perché affittare un poligono costa, e costa tanto. Normalmente ci sono due, tre imprese che hanno in affitto parti diverse del poligono. Di quello che succede, in gran parte se ne sa poco o niente. Quello che si sa è che in questa popolazione, cioè in questa frazione di Quirra, che è incuneata tra il lato a mare e il lato a terra di questo poligono, si registrano a partire dal 1998 (il primo allarme) ad oggi, su 150 abitanti 20 casi di leucemia o tumori al sistema emolinfatico.

Ormai in Sardegna è nota come la Sindrome di Quirra, perché sono le stesse patologie della cosiddetta sindrome del Golfo e dei Balcani. I dati ufficiali, che abbiamo strappato con una lotta durata anni, prendono in esame solo la mortalità. La mortalità, sempre per tumori al sistema emolinfatico, ammonta a 14 casi, 20 con gli ammalati. In un altro paese, Escalaplano, situato sul lato Ovest, nel confine interno del poligono, contiamo 14 bambini nati con gravissime malformazioni genetiche. Ma sono gli stessi militari a fare da cartina da tornasole. Tra militari che hanno prestato servizio nel poligono di Quirra contiamo 17 casi, sempre da tumore da sindrome di Quirra».


Da cosa sono provocati questi tumori e queste malformazioni?

«Subito si è pensato all’uranio. L’attenzione, però, all’inizio si è puntata sui casi dei militari reduci dalle zone di guerra che rientravano, visto che la Brigata Sassari è sempre in prima linea. Nella prima guerra mondiale è stata usata come carne da macello, adesso sempre in prima linea come carne da radiazione. Quindi all’inizio l’attenzione era rivolta soprattutto sui militari che rientravano dai Balcani. La famiglia del militare Salvatore Vacca (prima vittima della “sindrome dei Balcani”; n.d.r.), infatti, ha sempre sostenuto che la leucemia che ha ucciso Salvatore nel 1999 è stata provocata dall’uranio. Quasi subito parla un’altra famiglia, denunciando il caso del proprio famigliare colpito dalla stessa malattia, che però aveva prestato servizio solo a Capo Teulada. Da lì l’attenzione. Se lo usano nei Balcani, è possibile infatti che lo abbiano usato in Sardegna, perché in Sardegna vengono ad allenarsi e ad addestrarsi gli eserciti di mezzo mondo, in primis gli Stati Uniti, che hanno in loro dotazione, come armamento standard, il munizionamento all’uranio. Le esercitazioni in Sardegna si fanno con vero munizionamento da guerra.

L’Italia, almeno ufficialmente, non dovrebbe averne (di armamentario all’uranio; n.d.r.), però il problema non è l’Italia è soprattutto l’uso da parte degli altri eserciti (stranieri; n.d.r.). A Quirra il problema è che il poligono viene usato soprattutto da imprese private. Quindi, al segreto militare si somma il segreto industriale. Se di quello che fanno i militari un minimo di informazione c’è, perché è dovuta per legge, di quello che fanno le imprese private non se ne sa niente, e poco o niente ne sanno anche i militari. Perché queste aziende private si limitano ad autocertificare che è tutto in regola, però nessuno controlla questa autocertificazione delle imprese. E come risulta ormai ufficialmente dagli atti della Commissione Senato, il segreto industriale supera e scavalca il segreto militare».


Di quali imprese private stiamo parlando?

«Stiamo parlando di grosse imprese private, andiamo dall’Alenia, dalla Fiat, alll’Oto-Melara, all’Iveco, al Consorzio Eurosan europeo, all’Aerospatiale, insomma il gotha dei produttori di armi. Una di queste ditte, le Oerlikon Contraves S.p.A, che ha il suo stabilimento in Svizzera, ha usato e fabbrica armi all’uranio, come risulta da quello che è successo in Svizzera. E la Oerlikon Contraves S.p.A è uno dei migliori clienti del poligono di Quirra».

[ Il 15 gennaio del 2001, infatti, il Corriere del Ticino “riportava la notizia secondo la quale erano in corso accertamenti su circostanze e possibili conseguenze dei test con munizioni all'uranio impoverito effettuati negli anni Settanta dalla Contraves, nel comune svittese di Unteriberg”. (1)
L’allarme e i controlli nell’azienda delle armi scattarono quando si venne a sapere che l’allora direttore del poligono di tiro della Contraves era malato di leucemia.
Secondo il Dipartimento Federale della Difesa Svizzero, poi, i bombardamenti in Kosovo con munizioni contenenti uranio impoverito furono possibili proprio grazie alla produzione che la Contraves aveva iniziato negli anni ’70. Javier Solana, in quel periodo responsabile della politica estera dell’Unione Europea, chiese subito degli approfondimenti al riguardo, anche perché nessuno era in grado di stabilire chi avesse autorizzato tale produzione; n.d.r. ]

«Però il sospetto non è solo l’uranio, all’inizio si è partito dall’uranio. – continua Mariella Cao -Oggi, paradossalmente, speriamo che sia solo uranio!».

Perché, quali sono gli altri sospetti?

«I sospetti vanno..anche se detto così può sembrare quasi assurdo, che ci siano esperimenti mirati sulla popolazione. Ripeto, può sembrare assurdo, però teniamo presente che questi esperimenti sono stati fatti, ufficialmente ammessi, dagli Stati Uniti, dall’Inghilterra, dalla Francia e persino dalla pacifica Svezia. Rientrano tra le cose che fanno, poi si viene a sapere quando si solleva la protesta e si cercano gli atti».

[ Assurdo, ma vero. Sono moltissimi i test fatti per decenni dalle nazioni “democratiche”occidentali utilizzando i propri cittadini come cavie umane. Uno speciale pubblicato sul mensile Nexus (edizione italiana n. 17) denuncia che intere popolazioni negli USA, ma anche in Australia, Canada, Danimarca, Francia, Giappone, Norvegia, Sud Africa, Svezia e Svizzera, eseguivano su intere popolazioni esperimenti con radiazioni, armi chimiche e biologiche, droghe psicotrope, vaccinazioni e sterilizzazioni. (2); n.d.r. ]

Esperimenti mirati in che senso?

«Per verificare come la popolazione reagisce. Purtroppo sono cose che rientrano quasi nella norma. Si sa degli esperimenti sulla popolazione fatti dai militari, che però assicurano che erano innocui».

E la popolazione? È al corrente di tali esperimenti?

«No, no, sono sempre stati segreti. Si è venuto a sapere dopo anni e anni. Come gli esperimenti fatti dagli Stati Uniti nelle metropolitane di New York.
Da noi, la popolazione civile è venuta a sapere di questa cosa chiamata uranio impoverito dopo la Guerra del Golfo, degli anni ’90, ma veniva usata già nella guerra del Vietnam, negli anni ’60, per cui noi siamo sempre in grandissimo ritardo sulle informazioni! Sappiamo che la zona di Quirra è la zona più spopolata della Sardegna, non c’è una fabbrica, non c’è un’impresa e visto così è un paradiso terrestre. Non ci sono altre fonti di inquinamento, sicché si è cercato di depistare quando la pressione dell’opinione pubblica è diventata molto forte, quando la stampa sarda ha gridato in prima pagina per mesi e mesi nel silenzio agghiacciante di tutti i media a diffusione nazionale. In seguito sono stati costretti a fare indagini e si è depistato su una miniera d’arsenico chiusa dal 1974.

L’arsenico produce varie forme di avvelenamento ma non certo tumori al sistema emolinfatico. In seguito ad un check-up successivo sulla popolazione, l’Asl n.8 (di Cagliari; n.d.r.) che aveva lanciato la pista arsenico ha dovuto ammettere che non si riscontrava nessuna traccia di contaminazione d’arsenico. Le prime denuncie sono state lanciate dal vecchio sindaco di Villaputzu (Antonio Pili; n.d.r.), anche medico oncologo (ex primario di pneumologia al Binaghi di Cagliari¸n.d.r), che poi chiaramente “è stato fatto fuori”. Quando è cominciata l’attenzione sul problema dell’uranio, tra i suoi pazienti si registravano otto casi. Anche il medico di base che operava a Quirra denunciò ripetutamente i suoi sospetti, ma tutto cadde nel vuoto».

[ Il sindaco Antonio Pili fece intervenire anche il Ministero della Difesa affinché venissero adoperati tutti i mezzi necessari per un monitoraggio del territorio. Ma ha combattuto questa battaglia in grande solitudine “da sindaco, da medico e da uomo” come ha sempre tenuto a chiarire. (3) Ed ecco perché poi Pili ha pagato politicamente il suo coraggio di uomo e di medico; n.d.r. ]

«Dal 2001 ad oggi - continua Mariella - abbiamo una serie di indagini sedicenti scientifiche mirate a non trovare, mirate a depistare perché l’ultima indagine epidemiologica commissionata dalla Regione Sarda ci dice che l’alto tasso di linfomi di Hodgkin è da attribuire all’eccesso di benessere, all’urbanizzazione e al miglioramento della vita, dimenticandosi che il Salto di Quirra è classificato tra le cenerentole della Sardegna. È la regione più abbandonata e più spopolata di tutta la Sardegna. Perciò è una spiegazione che suona veramente come un insulto all’intelligenza».

Visto che le risposte delle istituzioni sono risultate sempre volte a tranquillizzare la popolazione, avete organizzato delle ricerche indipendenti?

«Noi abbiamo esaminato il risultato dell’indagine epidemiologica fatta dalla regione cercando di essere sintetici il più possibile, è un documento di circa cinque pagine, che abbiamo dato alla Commissione Senato sull’uranio impoverito. Abbiamo chiesto che fosse acquisito dalla precedente Commissione, l’abbiamo spedito alla nuova Commissione, l’abbiamo consegnato alla Commissione Difesa della Camera e in precedenza l’abbiamo presentato all’Assessore alla Sanità (Nerina Dirindin; n.d.r.) questo settembre, e l’assessore si era impegnata a portare avanti una nuova indagine, ma…».

Quando è stato presentato questo documento?

«A settembre 2006 l’abbiamo presentato alla Dirindin chiedendole di procurarci un incontro con l’equipe epidemiologica, cosa che è stata fatta, e l’assessore si è impegnata a portare avanti un’altra indagine. Sappiamo che sta andando avanti però, insomma, siamo a giugno…».

Non ne avete saputo più niente?

«Sappiamo che sta andando avanti con molte difficoltà per reperire i dati, anche per il disordine e la disorganizzazione totale degli ospedali, perché per via della legge sulla privacy il registro dei tumori ormai non è nominativo, e quindi è un lavoraccio».

 
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