Non spaccarmi i protoni / n°287
C'eravamo tanto amati
C'eravamo tanto amati
  "Dal 1999 la questione dello smaltimento delle scorie e della dismissione delle centrali nucleari è passata dall’Enel alla Sogin...proprietà del Ministero dell’Economia e delle Finanze".
di Francesca De Marco / foto di Pino Ramos
 

Rispetto a tutti gli altri paesi della comunità europea e non, l’Italia è assai confusa in materia di energia. Prima il nocivo carbone, poi l’inquinante petrolio fino ad arrivare al radioattivo nucleare.

Arriva l’era dell’ invisibile metano e delle prodigiose, ma per il momento insufficienti fonti rinnovabili e molto probabilmente, perché la storia è ciclica, di nuovo il nucleare. Fra gli anni ‘50 e ‘60 lo stivale conosce letteralmente un vero boom di questa forma di energia grazie al Cnen (Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare) che collabora con compagnie elettriche private. In prima linea l’Edison, società per azioni fondata negli ultimi decenni del diciannovesimo secolo dal professore Giuseppe Colombo con lo scopo di erogare energia elettrica a Milano. Quest’ultima, che ereditò il nome da Thomas Alva Edison, inventore della lampadina elettrica, con la Selni (Società Elettro Nucleare Italiana) costruisce la centrale ad acqua in pressione e uranio arricchito a Trino Vercellese (Vc). Il suo reattore si ferma solo due volte nel 1967 e nel 1970, ma funziona a pieno regime dal 1982 al 1987 con una energia prodotta di 26 TWh (ossia 26 miliardi di Kilowatt/ora). Le società elettriche dell’Iri (Istituto per la Ricostruzione Industriale) con la Senn (Società Elettro Nucleare Nazionale) danno vita ad un’altra centrale ad acqua bollente ed uranio arricchito nel Garigliano (Sessa Aurunca, Ce). La struttura è in funzione fra 1964 e il 1978, generando 12,5 TWh ( equivalenti a 12,5 miliardi di Kilowatt/ora). Segue l’Eni con l’Agip-Nucleare, che, curando la costruzione dell’impianto a gas/graffite e uranio naturale a Latina, rende l’attività operativa dal 1963 al 1986. In questo caso l’energia fornita è di 25 TWh (25 miliardi di Kilowatt/ora).

Intanto già con queste tre soluzioni l’Italia cerca un’alternativa al petrolio con tre tecnologie diverse considerate all’avanguardia da tutti quei paesi che poi sceglieranno il nucleare. Nel 1962 con la nazionalizzazione del sistema elettrico tutto passa all’Enel che assorbe le imprese elettriche private. L’Ente Nazionale per l’Energia Elettrica prosegue la strada tracciata, realizzando la centrale ad acqua bollente di Caorso (PC). Questo nuovo centro che produrrà 29 TWh (29 miliardi di Kilowatt/ora), rimane in attività fra il 1978 e il 1986. Intanto in Francia si avvia, nei pressi di Grenoble, la Superfhénix-1. Tra il 1981 ed il 1984 avrà il primato di essere la più grande centrale elettronucleare europea, realizzata da una società costituita dalla Francia al 51%, dall’Italia al 33% e dalla Germania Occidentale nella quota dell’11%. Partecipano all’impresa, anche se con percentuali marginali, anche l’Olanda con il 2,36%, il Belgio con il 2,36%, e infine il Regno Unito con lo 0,24%. Insomma questa centrale ha come genitori una buona parte dell’Europa che, sensibile agli sconvolgimenti politici del Medio Oriente, cerca di emanciparsi dagli alterni umori del prezzo del greggio. Tuttavia la Superfhenix registra, nel suo curriculum, diversi incidenti non molto pubblicizzati.

Negli anni ottanta seguono i lavori di quella che doveva essere una mega centrale nucleare: Montalto di Castro (VT). La struttura quasi completata al 90% non è mai stata ultimata, perché il referendum del 1987 ha arrestato lo sviluppo del nucleare in Italia. La centrale non fu mai riconvertita del tutto , ma solo ampliata con altre quattro caldaie, questa volta funzionanti ad olio combustibile. A spianare la strada all’esito del referendum è l’incidente avvenuto a Chernobyl. Si deciderà, quindi, di investire sul più pulito metano. Adeguare per tutta la superficie italiana le condutture che possano rendere fruibile il gas crea non pochi disagi. Si tratta di cantieri su cantieri che per un periodo, non certo breve, scandiscono la vita della popolazione.

La motivazione più convincente contro il nucleare riguarda non solo le costose garanzie di sicurezza, ma soprattutto il pericolo della radioattività, così efficacemente espresso dalla dottoressa Claudia Castaldini nel suo “Energia Nuclerare”. La responsabile dell’energia di Legambiente dice che “comunque la si veda c’è un fatto scientifico certo alla base:…l’esposizione alla radioattività incrementa il rischio di neoplasie maligne negli esseri viventi, mentre alte dosi portano alla morte immediata. Le radiazioni causano la rottura del Dna cellulare in misura crescente all’aumentare dell’energia e dell’intensità della radiazione incidente, fino a superare la normale capacità di rigenerazione del corpo umano o animale e a dare origine ad una cellula malata capace di riprodursi. In aggiunta, questa drammatica conseguenza non è da sola: le alterazioni del Dna possono dare origini a malformazioni fetali riguardanti sia l’uomo e gli animali, sia vegetali con esiti particolarmente gravi”.

Senza entrare nel merito se il nucleare sia stata una buona o una cattiva opzione, guardando la storia dell’energia in Italia, non si vede nessun principio di coerenza. E’ vero che le dinamiche internazionali possono alterare qualsiasi equilibrio, ma i piani di approvvigionamento energetico ben strutturati dovrebbero metterci a riparo da questa sorta di limbo. Il terribile spauracchio del disastro di Chernobyl e il referendum del 1987 non sono bastati all’Italia per archiviare qualsiasi pensiero sul questa forma di energia. L’Enel, “l’energia che ti ascolta”, citando lo spot promozionale, da diverso tempo acquista energia nucleare dalla vicinissime Francia e Svizzera e dal 2005 ha acquisito il 66% della società elettrica Slovenske Elektrarne. Questa società elettrica della Slovenia conta su due non troppo nuove centrali nucleari, accanto a quelle termoelettriche e idroelettriche. Nonostante il referendum, quindi, che sancì la volontà dei cittadini a non voler più accollarsi i pericoli e i costi del nucleare, nel 2004 la cosiddetta legge Marzano (legge 239) al comma 42 decise che: «I produttori nazionali di energia elettrica possono eventualmente in compartecipazione con imprese di altri paesi, svolgere attività di realizzazione e di esercizio di impianti localizzati all’estero, anche al fine di importarne energia prodotta».

Le disposizioni legislative legittimano, quindi, l’operato dell’Enel e indeboliscono le battaglie dei movimenti ecologisti che si sono tanto mobilitati, sia prima che dopo Chernobyl. In “20 anni dopo Chernobyl” il consulente scientifico del programma clima Massimiliano Varriale del WWF solleva soprattutto il “problema della gestione delle scorie. L’energia nucleare, nel suo ciclo di produzione, inevitabilmente origina delle scorie radioattive la cui gestione costituisce di fatto il più grave dei problemi non risolti. Il fatto che la ricerca della soluzione a questo problema abbia goduto per 50 anni degli investimenti più massicci rispetto a qualsiasi altra tecnologia ci fa temere che il problema resterà irrisolto, anche perché non esiste la possibilità scientifica di dimostrare il mantenimento delle condizioni di sicurezza necessarie per alcune centinaia di anni richieste dai rifiuti radioattivi di III categoria.…il nostro Paese deve fare ancora i conti con quel poco di nucleare fatto in passato, occupandosi dello smantellamento degli impianti e della collocazione finale delle scorie prodotte. Mettere in sicurezza 80.000 m3 di scorie provenienti dallo smantellamento delle parti contaminate dei reattori e dai combustibili esausti costerà all’Italia diversi miliardi di euro. Un prezzo che già oggi in qualche modo stiamo pagando sulle nostre bollette della corrente elettrica”.

Dal 1/11/1999 la questione dello smaltimento delle scorie e della dismissione delle centrali nucleari è passata dall’Enel alla Sogin, una società che nasce in seno all’Ente Nazionale dell’Energia Elettrica. Dal 3 novembre del 2000 la Società Gestione Impianti Nucleari diventa proprietà del ministero del Tesoro, ora Ministero dell’Economia e delle Finanze. Si tratta quindi di una società dello Stato Italiano che possiede le quattro centrali nucleari di Trino, Caorso, Latina, Garigliano. Dal 2003 la Sogin, su disposizione dell’Enea, evoluzione del Cnen, ha sotto la sua tutela anche i quattro impianti: Eurex di Saluggia (Vc), Bosco Marengo (Al), Opec e Ipu della Casaccia (Rm) e Itrec di Rotondella (Mt). Se nella centrali si produceva energia, negli impianti si fabbricava o si ritrattava combustibile nucleare.

Oggi questa società, con questa pesante e scomoda eredità, dovrebbe occuparsi del decommissioning, che si articola in tre fasi: il declassamento, la decontaminazione, smantellamento delle istallazioni e ripristino dei siti. In base al bilancio di esercizio della Sogin del 2005 i costi per la commessa nucleare riconosciuti dall’Autorità per l’Energia Elettrica e Gas sono stati circa 124,5 milioni di euro. Questa cifra è così ripartita: 42,6 milioni di euro sono i costi di disattivazione delle centrali; 17,5 milioni di euro riguardano la chiusura del ciclo del combustibile; 34,6 sono stati destinati alla disattivazione degli impianti; infine 29,8 milioni di euro risultano per i costi generali e per le imposte. La messa in sicurezza dei materiali radioattivi e la ricerca di un deposito definitivo sono i problemi più spinosi e rimangono dei capitoli ancora aperti.

Da una situazione che sembrava stagnante, la Sogin ha firmato un contratto con Areva ( industria specializzata nel settore nucleare) per riprocessare in Francia 235 tonnellate di combustibile nucleare irraggiato. Per 250 milioni di euro verrà garantito, entro il 2007, il trasporto, il trattamento e il condizionamento del combustibile di Caorso (190 tonnellate), Trino (32 tonnellate) e Garigliano (13 tonnellate). Lo stabilimento di La Hague restituirà al nostro Paese, entro il 2025, i residui di tale trattamento. «Con la firma di questo contratto – ha detto Massimo Romano, amministratore delegato di Sogin da tre mesi – l’Italia condivide con altri Paesi, fortemente impegnati nella produzione nucleare, la scelta di riprocessare il combustibile irraggiato e rende più certi tempi e modalità del piano di decommissioning degli ex impianti nucleari. L’avvio del riprocessamento consentirà, infatti, di realizzare le operazioni di bonifica dei siti in condizioni di maggior sicurezza e in un clima di proficua collaborazione con i territori interessati”. (1)

In un’audizione presso il Senato della Repubblica (10/05/2007), la Sogin risponde così sull’operato svolto fino a quel momento: «Per quanto concerne le principali attività svolte, sono terminate le attività preliminari al conseguimento delle autorizzazioni allo smantellamento, mentre nelle ex centrali di Trino e di Latina sono state rimosse le parti convenzionali. L'attività di rimozione è in fase avanzata a Caorso, mentre a Latina è stata rimossa parte del circuito primario e a Trino e a Caorso è stata effettuata con successo la decontaminazione. Per quanto concerne il combustibile, nel 2004-2005 sono state inviate nel Regno Unito 53,5 tonnellate che erano oggetto di contratti pregressi; nel 2006 sono state invece inviate all'estero 47 tonnellate di combustibile ancora presenti nel sito di Bosco Marengo. Quanto poi agli impianti del ciclo del combustibile, sinora SOGIN ha provveduto principalmente al miglioramento delle condizioni di sicurezza e all'avvio delle operazioni di trattamento dei rifiuti presenti».

Rendere più veloci il processo di decomissioning e l’individuazione di un deposito definitivo sono le priorità da affrontare per il futuro. Per il momento rimane la grande “generosità” degli italiani che pagano in bolletta le spese di una scelta che comporta dei seri problemi nell’essere archiviata. Insomma, mentre noi costruiamo, ci pentiamo, dismettiamo, importiamo energia nucleare, la vicina Francia con l’EDF, la sua società elettrica di Stato, costruirà insieme alla British Energy, nell’arco di trenta anni, una centrale nucleare in Inghilterra.

Link:
(1) come si legge da comunicato stampa diffuso dalla Sogin-Arena il 9 maggio 2007

 
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