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L'anti-americanismo è una grave forma di dipendenza. E' un bagaglio ideologico, un vezzo, spesso una moda. Ha radici profonde ed antiche, che oggi non hanno più ragion d'essere.
La sinistra da sempre è sinonimo di anti-imperialismo. La recente manifestazione contro l'ampliamento della base Usa di Vicenza è un chiaro esempio di logica anti-imperialista. Che offre il fianco all'opposizione – Berlusconi ha potuto dichiarare che l'Italia è contro gli Stati Uniti – e che arreca ulteriore scompiglio nella frammentata e contraddittoria compagine di maggioranza – il governo non può manifestare contro se stesso.
Essere anti-americani oggi è fuori dalla realtà. Perché l'impero a stelle e strisce ha vinto e domina l'Occidente. Un conto quindi l'odio – giustificato dalle aggressioni militari – dei movimenti islamici in Medio ed Estremo Oriente. Un conto anche l'odio, più o meno profondo, da parte di movimenti sudamericani di
matrice socialista. Va bene pure l'odio, più o meno palesato, da parte dei giapponesi - i meno giovani sono giustificatissimi. Ma che un italiano, uno
spagnolo, un francese addirittura si dichiarino anti-americani non ha alcun senso.
Nell'aurea età dell'Impero Romano nessuno sputava nel piatto dove mangiava, nessuno odiava chi portava strade, acquedotti, legalità, difesa militare. Nelle province, ad eccezione di piccoli focolai localizzati, tutti stavano sotto la grande ala dell'aquila imperiale. Al di là di razza, credo o costume tutti con orgoglio si consideravano cittadini romani. Vi ricordiamo a tal proposito come Agostino, il santo, il Platone del Cristianesimo, chiamò a difendere Ippona dall'assedio dei Vandali ricordando ai suoi che erano cittadini romani. Oggi non si dice più "Civis romanus sum". Si dice "I'm American". Detto questo diventi intoccabile, ovunque tu sia. Ai tuoi piedi vengono srotolati privilegi d'ogni sorta. Tutti ti guardano con ammirazione e invidia, spesso fuse in un unico subdolo sentimento. E chi non è americano? Rosica!
Chi non è cittadino statunitense, non è analfabeta,
non è privo di coscienza critica, non discende dalla montagna
del sapone spesso è incline a detestare, fino ad odiare, questi
bambinoni eterni cow-boy, rozzi, goffi, bifolchi. Eppure loro sono
i nuovi romani. Purtroppo. Resta il fatto che noi, in quanto occidentali,
abitanti di una penisola di immane importanza strategica, non possiamo
star fuori da questo impero a stelle e strisce. Ecco quindi che nel
caso ci limitiamo a professare un anti-americanismo più o meno
ragionato. Oppure, al contrario, sposiamo in pieno la causa della cocacolonizzazione,
con annessi e
connessi. Fast food e obesità, Mtv e zero gusti musicali, moda
da afroamericani e natiche al vento.
Resta il fatto, lo ripetiamo, che siamo provincia dell'impero. Tanto che la base di Vicenza verrà ampliata e che ogni qualvolta potremo figurare tra gli alleati dei padroni di casa in qualche guerra preventiva faremo carte false, al di là del governo di turno. Siamo tutti americani. Perché siamo tutti occidentali. Siamo tutti figli di Yalta, della guerra fredda, della lotta al terrorismo internazionale. Abbiamo farcito il nostro nobile idioma di immondizie linguistiche, tipo "forwardare la mail" o "refreshare la pagina". Ecco, il web, ad esempio. Chi ha inventato Internet? Chi lo controlla. Chi fa i soldi con la Rete? Gli americani e i figli della loro cultura, del loro sistema economico, del loro "pensiero stupendo". Il mito della "Land of Freedom" oggi è sotto casa, accanto al negozio di cineserie, al dvd taroccato del senegalese.
Se la dittatura opprime i cittadini, la democrazia a stelle e strisce costringe i cittadini ad opprimersi da soli. Tra un infarto e un decaffeinato con panna vegetale e zucchero di soia a parte. Tra una joint-venture e uno sfruttamento intensivo dell'uomo sull'uomo. Tra una scarpa da ginnastica made in sottoscala coreano e un software made in capanna di fango indiana. Dell'India, si capisce. Che gli americani, quelli veri, sono stati i primi ad essere sterminati in nome del progresso e della democrazia. Certo, i romani portavano la cultura. Gli americani portano i serial killer. I romani portavano il rispetto delle minoranze. Gli americani portano l'obbligo del rispetto delle lobby come quella dei gay, quella dei vegetariani, quella degli ecologisti. E al diavolo le minoranze "normali". Sul codice civile e sulla rete delle strade di Roma è costruita questa immensa provincia del nuovo impero, che in quanto tale è in continua espansione. Tutto è America. Fra un pochino sarà così anche nell'alto dei cieli e su qualche altro pianetino.
Noi ci limitiamo a ricordare questo: mai essere anti qualcosa. Meglio essere pro.
Noi siamo pro-europei, ad esempio. Come siamo pro-palestinesi. Come siamo pro-nuovi barbari. Chissà se i regni americano-barbarici non cambieranno il sangue e la linfa vitale dell'Occidente per un altro millennio?
In ogni caso preferiamo mantenerci immuni da dipendenze così limitanti. Con effetti collaterali tipo commercio equosolidale che ti impedisce di mangiarti una
sana T-Bone texana. Oppure farsi tanare dall'Fbi perché si ha l'hobby di scrivere su Indymedia.
Se proprio dobbiamo essere dipendenti da qualcosa, quindi, meglio rimanere nella classica triade "Bacco, Tabacco e Venere". Bere vino italiano, fumare sigarette americane ed accompagnarsi a donnine esotiche, ad esempio.
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