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In data astrale febbraio 2007, come direbbe
il capitano Kirk dell’Enterprice, in Italia i consumatori acquirenti
sono in estinzione e una nuova specie si profila all’orizzonte:
i consumatori debitori.
Si tratta di individui con un’irrefrenabile pulsione al consumo
per ostentare l’appartenenza ad un certo status sociale (sovraindebitamento
attivo) oppure di persone costrette a contrarre debiti
per cause imprevedibili, come motivi di salute, decesso di un congiunto,
perdita del lavoro (sovraindebitamento passivo).
Il saggio curato dall’Adiconsum “Il sovraindebitamento:
da fenomeno emergente ad emergenza sociale” fa riferimento
anche ad un’altra categoria “il qui ed ora”:
- I nuclei familiari caratterizzati dalla permanenza di figli oltre
il compimento del trentesimo anno di età e dalla tendenza a tornare
nelle famiglie d’origine in seguito ad un divorzio o separazione.
- Nuclei familiari i cui consumi sono superiori a quelli effettivamente
possibili con i soli redditi da lavoro, ma che vengono effettuati grazie
al contributo di una o più persone anziane conviventi (per tramite
del patrimonio e della pensione). Si tratta di individui che prima o
poi cadranno nella rete del sovraindebitamento come una sorta di predestinazione.
Secondo l’Osservatorio di Assofin (Associazione
Italiana del Credito al Consumo e Immobiliare), complessivamente con
tutte le modalità di credito, sono stati erogati nel corso del
2006 circa 52,8 miliardi di euro. Per quanto riguarda più strettamente
i prestiti personali, invece, la somma ammonta a 13,5 miliardi di euro.
Protagoniste di queste erogazioni sono le sempre più pubblicizzate
società finanziarie che, con sollecitudine e vocazione al lavoro,
hanno contribuito alla realizzazione delle esigenze degli italiani.
Al primo posto, la ristrutturazione della casa, segue l’auto nuova,
poi la liquidità e l’arredamento. Gli hobbies e le spese
mediche sono all’ottavo e nono posto.
Gli acquisti a rate, che permettono di migliorare la qualità
della vita, possono trasformarsi in un cappio in grado di strozzare
chi non ne fa un uso intelligente.
Sulle responsabilità di un consumatore spesso disattento, superficiale
o peggio ancora disperato, e su quelle delle finanziarie che puntano
su altre logiche non certo molto affini alla dottrina dei "Carmelitani
Scalzi", abbiamo intervistato Francesco Iorio, consulente
del Fondo di prevenzione usura dell’Adiconsum.
Il fatto che gli italiani abbiano sviluppato una
patologica dipendenza dalle rate è un fenomeno che avete ampiamente
sviluppato nei vostri dibattiti,
saggi, e convegni, ma quali sono le finalità del centro di consulenza
che avete istituito?
“Oltre al centro di consulenza, noi ci occupiamo di un fondo
prevenzione usura. Dal ’ 98 gestiamo dei fondi del Ministero dell’Economia
per garantire dei finanziamenti, là dove vi sono i presupposti
stabiliti dalla legge, utili alla copertura dei debiti dei nuclei familiari
che si sono rivolti a noi. In poche
parole, interveniamo su quelle famiglie che hanno dei problemi di indebitamento
e non sono più in grado di gestire il loro bilancio familiare.
Il fondo agevola l’accesso al credito e va a rimodulare il debito
complessivo di quella famiglia, cercando di ridurlo con delle transazioni
nei confronti dei
creditori. L’obiettivo è che questa famiglia abbia un unico
finanziamento, garantito con i soldi dello Stato, che vale per l’appunto
a chiudere tutti gli
altri debiti, lasciandone uno soltanto con una rata sostenibile”.
Si riporta così serenità nelle famiglie...
“Là dove è possibile. E’ chiaro che non
possiamo aiutare tutti, però cerchiamo di ripristinare le normali
condizioni economiche di quella famiglia. Non è un semplice intervento,
che mira ad una risoluzione del problema esclusivamente economico. Cerchiamo
di formare queste persone ad un uso responsabile del denaro”.
Quali dei debitori, catalogati da voi in attivi,
passivi e "del qui e ora", ha più difficoltà
ad emanciparsi dal debito?
“Le tipologie di sovraindebitati che noi riceviamo sono le
più disparate. Noi non interveniamo sul singolo, ma sui nuclei
familiari che presentano la domanda di aiuto al fondo. Se poi il nucleo
familiare, tante volte, coincide con il singolo, perché magari
è composto da una sola persona va bene, ma generalmente l’intervento
viene fatto sul nucleo familiare, su tutti”.
Perché il debito riguarda tutta la famiglia?
“Sì. Il debito riguarda tutta la famiglia. Non bisogna
risolvere il problema di uno, ma di tutto il nucleo familiare. Così
è più facile per noi fare quell’operazione di educazione
all’uso responsabile del denaro che molte volte non parte dal
capo famiglia, ma dai figli. Spesso è proprio la prole a spingere
all’acquisto il genitore…”.
I figli istigano i genitori all’acquisto
per la martellante pubblicità?
“Esatto. Tuttavia, capita spesso, che la causa del sovraindebitamento
è una causa non dipendente dalla volontà del nucleo familiare.
Si tratta, per esempio,
di situazioni impreviste che portano alla perdita di uno o più
redditi, come quello principale del capo famiglia o di accompagno della
moglie, o anche di un reddito non documentabile. Ci sono dei casi in
cui c’è la perdita improvvisa di una pensione, soprattutto
dopo il decesso dei nonni. Facendo troppo affidamento su quell’entrata,
improvvisamente interrotta, si compromette l’equilibrio di quel
nucleo familiare. Altre volte ci si indebita proprio perché si
usa in maniera poco responsabile il denaro, ossia si vanno a sopravvalutare
i redditi che entrano in quel nucleo familiare. Cioè, cosa succede?
Si acquista in maniera indiscriminata. Si comprano beni che non sono
neanche necessari, dei beni voluttuari. E’ chiaro che i media
non aiutano. E’ chiaro che le offerte presentate nei grossi centri
commerciali non aiutano. Ed è anche chiaro che purtroppo la mentalità
delle famiglie italiane sta cambiando. Noi prima eravamo le formichine
che mettevano da parte, quindi non siamo abituati, come nei paesi anglosassoni,
all’utilizzo del credito…”.
In maniera responsabile…
“In maniera responsabile e irresponsabile. Anche negli altri
paesi ci sono poi delle situazioni di responsabilità. Solo che
lì il mercato del credito esiste da tanti anni e le famiglie
sono abituate all’utilizzo di questo strumento che in sè
per sè, è uno strumento positivo. Il credito al consumo
(non parliamo ora di mutuo), ossia l’acquisto a rate di beni o
servizi, è una buona cosa, perché dà la possibilità,
quando viene utilizzato e offerto in una certa maniera, di acquistare
dei beni che altrimenti uno con un determinato reddito non si potrebbe
permettere. Per esempio, una famiglia monoreddito con il credito al
consumo può acquistare una lavatrice, affrontando rate facilmente
gestibili, sempre che non si verifichino degli imprevisti, menzionati
in precedenza.
Il problema è quando si abusa del credito al consumo per comprare
beni voluttuari, in modo consequenziale: prima il telefonino, poi la
vacanza, poi ancora la tv satellitare. Si pensa di sostenere quelle
spese, ma rata dopo rata, non si riesce più a pagare le rate
del finanziamento”.
Il suo collega G. Sebastiano mi disse che, secondo
lui, l’anello debole della catena di questa situazione è
il fatto che i commercianti spingono il
consumatore ad aprire il rapporto con la finanziaria, ma poi è
il soggetto dell’acquisto a confrontarsi con la società
erogatrice del credito, mentre
l’esercente scompare.
“Generalmente queste cose capitano nei grossi centri di distribuzione.
Anche se ho la possibilità di comprare tale articolo in contanti,
vengo attratto dallo sconto considerevole, vincolato però dall’acquisto
a rate”.
Voi avete fatto riferimento anche al 20%.
“I commercianti prendono subito i soldi lo stesso, in quanto
la finanziaria li rimborsa immediatamente. E’ chiaro che quello
è un incentivo ad acquistare a
rate e ciò non va bene. Io ho il diritto di acquistare a rate,
ma non posso essere obbligato ad acquistare a rate per avere lo sconto.
Se mi dici acquista oggi
e paghi fra sette mesi, chi mi dice se fra sette mesi avrò la
disponibilità di pagare in contanti il tutto o avrò la
possibilità di accedere un finanziamento a rate del bene di cui
sono entrato in possesso.
Altra cosa che non va bene, secondo noi, è il fatto di parlare
tanto di difficoltà di accesso al credito. Lei saprà che
esistono delle società di referenza creditizia, le vecchie e
cosiddette centrali di rischi. In Italia sono tre o quattro e gestiscono
delle banche dati in collaborazione con le finanziarie e gli istituti
di credito. Queste censiscono la vita economica relativa all’utilizzo
del credito di ogni soggetto che nel passato ha contratto dei debiti,
quindi sono in grado di stabilire chi è un buono o un cattivo
pagatore. E’ difficile accedere al credito per alcune figure lavorative.
Per esempio il lavoratore autonomo e i lavoratori atipici. Chi ha la
busta paga, invece, generalmente accede a tutto, soprattutto per quanto
riguarda il credito al consumo”.
E la famosa cessione del quinto dello stipendio?
“La cessione del quinto è un’altra cosa, nel
senso che si arriva a quella fase quando non si ha più accesso
al credito normale. Con la busta paga uno può
procedere all’acquisto solo di piccoli beni. Per esempio, ho ricevuto
qui famiglie in cui il capofamiglia, possessore di una busta paga con
contratto a tempo indeterminato, aveva ben dodici posizioni debitorie.
Questi era allarmato che nessuno gli desse più credito. Sicuramente,
alla tredicesima richiesta di finanziamento, qualcuno si sarà
svegliato rispondendogli: io il credito non te lo concedo! Gli altri
dodici gliel'hanno concesso però! Noi siamo certi che non bisognava
arrivare a quel tipo di indebitamento per considerare quella persona
super indebitata. Probabilmente già il quinto, il sesto, il settimo
ente finanziatore che gli ha concesso il credito doveva dire stop. Invece
si è continuato.
Si presenta spesso qui anche chi ha il mutuo casa e poi otto carte
revolving. Le cosiddette carte a ciclo rotativo che vanno tanto
di moda adesso e che sono
offerte sempre più spesso dalle finanziarie per l’acquisto
dei beni. Prima, per acquistare un televisore, si accendeva un finanziamento
e si pagava con i bollettini. Terminate le rate erano terminati anche
i moduli di pagamento. Adesso, invece, nel momento in cui ti affidano
la carta revolving, loro hanno l’intenzione di andare a fidelizzare
il cliente. Con la carta revolving è molto più facile
accedere ai finanziamenti e si risparmino i tempi per le istruttorie,
però alla fine del finanziamento il consumatore tende a conservare
la carta. Tenere la carta significa essere incoraggiati indirettamente
ad altri acquisti e predispone all’indebitamento. In più
alcuni utilizzano la revolving per pagare le rate di altri finanziamenti.
Infatti questa carta ha un fido che va dai 1.500 fino ai 3.000 - 5.000
euro. La rata quindi, ogni mese, va ad aumentare in funzione di quanto
si sfrutta tale carta, vista erroneamente come salvadanaio. Le persone
devono sapere che quelle carte hanno degli interessi così importanti
che è difficile uscirne. La spirale del sovraindebitamento porta
infatti ad utilizzarla per andare avanti, ma si tratta di un circolo
vizioso”.
Si è un po’ vittime di se stessi
e un po’ di questa carta.
“Le componenti che portano al sovraindebitamento sono tante.
C’è anche il cattivo comportamento delle famiglie. Il credito
al consumo viene impiegato male. Un altro problema è questa offerta
insistente e martellante di società di credito al consumo, con
lo scopo di indurre sempre più ad acquistare. Stiamo parlando
non delle mele al supermercato, ma di un prodotto che se viene mal usato
diventa rischiosissimo…”.
Per il famoso passaggio da acquirente consumatore
ad acquirente debitore?
“Tutti quanti dobbiamo responsabilizzarci, a partire proprio
dalle famiglie. Bisogna educare le famiglie ad un uso responsabile e
corretto del denaro. Tra l’altro noi facciamo delle campagne che
partono dalle scuole, per fare in modo che poi chi utilizzi un certo
tipo di finanziamento conosca veramente cosa sia e a cosa potrebbe andare
incontro. Sappia quali sono i pro e i contro di quel prodotto. In modo
tale che liberamente possa scegliere di utilizzarlo o meno. Per esempio,
che cosa è una carta revolving? Chi utilizza questa carta deve
sapere che cos'è. Non è una normale carta di credito.
Perché in un negozio si deve acquistare quel televisore per forza
con la carta revolving? Si deve poter scegliere con serenità
e cognizione fra le diverse modalità di acquisto”.
In che condizione psicologica si presenta il debitore
attivo, passivo e "del qui e ora"? E sopratutto, quali sono
i primi consigli che date per reagire a tale situazione?
“Molto spesso il sovraindebitato si presenta qui per ottenere
il denaro il prima possibile. Quindi viene qui per chiedere soldi, perché
si ritrova in una
situazione di indebitamento così importante da essere schiacciato
da un punto di vista materiale, psicologico ed emotivo. La situazione
gli comporta problemi nei confronti dei creditori, che continuano a
chiamarlo attraverso società di recupero crediti, che non lo
fanno più vivere; seguono ostacoli a livello relazionale nei
confronti del proprio nucleo familiare. Molte volte l’equilibrio
affettivo del nucleo familiare tende ad esplodere, come per esempio
i rapporti fra moglie e marito. Di fatto il debitore chiede denaro e
non ascolta, se gli si segnala che ha fatto degli errori; vuole solo
pagare i creditori”.
Però il vostro servizio è un altro.
“Il nostro compito non è facile, perchè dobbiamo
trovare dall’altra parte una persona che vuole uscire da tale
situazione in modo costruttivo. Molte volte non dicono tutta la verità,
non è semplice raccontare i tuoi affari, soprattutto quando si
entra nel personale. Il problema del sovraindebitamento può arrivare
a coinvolgere anche altre situazioni di malattia, di cattivo rapporto
con il partner che può portare ad una spesa compulsiva. E’
capitato anche di persone che avevano gravi problemi di dipendenza dal
gioco, per cui bisogna valutare caso per caso. E’ ovvio che si
cerca di mettere a proprio agio queste persone, di creare un rapporto
umano e poi, là dove sia possibile, si interviene sul problema
economico. Molte volte riusciamo a risolverli, altre volte non ci riusciamo
perché, di fatto, la legge non è perfetta. Stiamo promuovendo,
attualmente in discussione alla Camera, una proposta di legge sul sovraindebitamento
che integri la legge 108 del 96 (la legge sull’usura, che ormai
ha superato i dieci anni). Con questa proposta di legge, noi vogliamo
aiutare quelli rimasti fuori dal fondo. Vi sono delle situazioni di
indebitamento così gravi che il fondo non può aiutare
per motivi di plafond, perché l’indebitamento che copriamo
non supera i 26.000 euro. Purtroppo l’indebitamento medio delle
famiglie italiane è cresciuto rispetto a 10 anni fa. Ci stiamo
accorgendo che 26.000 non sono più sufficienti per andare a risolvere
il problema dei debiti di una famiglia”.
Questo è gravissimo.
“Il debito medio delle famiglie si sta alzando”.
Fino a che quota si sta alzando questo debito
medio delle famiglie?
“Noi prima avevano delle convenzioni con alcuni istituti di
credito e, fino a 5-6 anni fa, 15.000 euro spesso bastavano per risolvere
i problemi di debito nel nucleo familiare. Da qualche anno ci siamo
accorti che ormai 15.000 euro non bastano più e così abbiamo
dovuto innalzare la somma a 26.000 euro; adesso non bastano più
neanche questi 26.000. La maggior parte delle famiglie che vengono qui
si presentano con 40-50-60mila euro di debiti e non parlo di mutuo.
Guarda caso in questi ultimi sei anni è entrato in vigore l’euro,
scelta obbligata e positiva, se non ci fosse stata la speculazione che
è in vigore anche adesso”.
Soprattutto in Italia, però, perché
negli altri Paesi c’è stato più controllo.
“Infatti. E’ inutile che ci dicano che non è
così. E’ così! Hanno speculato un po’ tutti.
Poi basta andare a confrontare i prezzi di prima e quelli di adesso.
Un litro di latte si paga oggi 1.50 euro, non si sborsavano prima 3.000
mila lire per la stessa quantità di latte! Le mucche sono sempre
le stesse! Anche per la luce, il gas, il telefono ci sono stati degli
aumenti pazzeschi. Di pari passo i salari, gli stipendi delle famiglie,
non sono aumentati proporzionalmente e quindi le famiglie, che prima
arrivavano tranquillamente alla fine del mese, ora non ci arrivano più.
Così uno è costretto a ricorrere ai prestiti, perché
alla fine, se non ha un salvadanaio da parte, in qualche modo deve avere
qualche soldo da integrare. Se le uscite sono di più delle entrate
e il reddito non basta, mi imbarco in un prestito personale, 20-30mila
euro; così spero di poter pagare quella rata. Ma nello stesso
tempo, a fine mese, mi mancano sempre quei 300-400 euro per la quarta
settimana. Succede, sempre più spesso, che alcuni, alla terza
settimana, finiscono lo stipendio e non sanno proprio come mangiare,
pagare le bollette. Allora ecco il prestito come salvadanaio per poter
integrare quei soldi che non ho per arrivare alla fine del mese, fino
a quando non ritiro il prossimo stipendio.
Uno spera con la tredicesima, quattordicesima, quando c’è,
con qualche entrata, qualche bonus, magari improvviso, di reintegrare
poi quei soldi che sono usciti. Togli! Togli! Togli! Alla fine anche
quei soldi del prestito sono finiti. Allora si è costretti ad
accendere altri prestiti per pagare altri prestiti. Quindi si entra
in un circolo vizioso dove non si riesce a pagare i vecchi prestiti
che ho richiesto e si perde il controllo di quelli nuovi”.
Dopo un tot di credito, lei mi diceva, le finanziarie
potrebbero bloccare il credito per arginare un fenomeno patologico…
“Nel nostro centro arrivano molte domande da nuclei familiari
con 5-6-7-10 posizioni in essere. Come è possibile che queste
persone si siano trovate ad avere 10 posizioni in essere quando, già
alla quarta e alla quinta, era evidente che i richiedenti non erano
in grado di pagare? Allora c’è un problema di accesso al
credito per alcuni ed eccesso di credito per altri. Ci vuole un equilibrio”.
Le responsabilità vanno equamente distribuite,
non si possono criminalizzare le finanziare, ma neppure le famiglie…
“Ci vuole equilibrio. Tutti quanti dobbiamo prendere coscienza
di una situazione e dobbiamo muoverci in un certo modo”.
Si parla tanto di credito al consumo e della tanto
temuta cessione del quinto dello stipendio, ci può spiegare di
che si tratta? Non viene fatta dalle finanziarie un'indagine un po’
invasiva nella vita del potenziale cliente?
“Per quanto riguarda l’indagine un po’ invasiva...
esiste una legge sulla privacy che ogni giorno, secondo me, viene calpestata.
L’azione invasiva viene fatta un pò da tutti. Tutti sanno
che cosa facciamo. Per esempio, quante volte si ricevono telefonate
a casa? Chi commissiona le telefonate già sa con chi parla per
proporgli una precisa tipologia di prodotto. La privacy ormai è
violata continuamente, un fenomeno che riguarda tutti gli ambiti. Per
quanto riguarda la cessione del quinto dello stipendio, non è
un prodotto finanziario nato ieri, ma esiste da anni. E’ uno strumento
anche utile, in alcuni casi in particolare, quando ci sono difficoltà
di accesso al credito. Infatti la cessione del quinto con la busta paga
è l’unico modo di far fronte ai debiti. Gli inconvenienti
risiedono nel fatto che costa molto, ha tassi di interesse elevati ed
è anche molto onerosa l’eventuale estinzione anticipata.
Il problema è quando c’è un abuso della cessione
del quinto. Si chiama cessione del quinto, perché al massimo
si può chiedere la decurtazione di un quinto della busta paga
al netto. Molte volte però qui ci troviamo molte persone con
due, tre cessioni sulla busta paga. Come è possibile? E’
possibile: nel momento in cui io autorizzo la società con la
cessione del quinto a decurtami una quota della busta paga, posso anche
dare il placet nel farmi prelevare tutta la busta paga. Questo non è
possibile quando invece mi ritrovo qui delle persone che hanno oltre
alla cessione del quinto due e tre pignoramenti. La legge dovrebbe tutelare
la persona in difficoltà, regolando i rapporti fra la persona
in difficoltà e i creditori. La cessione del quinto dovrebbe
andare a pagare progressivamente tutti i creditori che legittimamente
vantano un credito, ma uno per volta”.
Quindi pagare con la cessione del quinto tutti
i debiti a scalare in base all’ordine…
“Un piano di rientro a vita…Questo molte volte non
avviene e quindi noi ci ritroviamo qui delle persone che hanno delle
buste paga martoriate da cessioni del quinto, pignoramenti…e
questo non può essere fatto, però continua a capitare”.
Nell’eventualità che non si riesca
ad assolvere ai pagamenti delle rate, che cosa succede al debitore?
Ci sono spesso racconti, non si tratta di leggende metropolitane, di
finanziarie dipinte come persecutrici del cliente inadempiente, che
vede violata la sua privacy, con costanti sollecitazioni di pagamento.
Avete incontrato casi del genere?
“E' molto più facile incontrarne, a causa delle nuove
norme delle centrali di referenza creditizia. Prima, per essere iscritto
in queste banche dati, dovevi proprio essere uno che non paga, ora basta
non pagare con regolarità le rate del finanziamento (ossia, per
esempio, quando si pagano le rate sempre dopo la scadenza); questo è
sufficiente per essere iscritto nelle centrali di referenza creditizia”.
Questo basta quindi per essere iscritto nella
lista dei cattivi…
“La finanziaria dovrebbe differenziare fra chi paga in ritardo
di quattro giorni, per esempio, ma paga sempre, rispetto a chi di fatto
è sempre moroso. Questa
scrematura non viene fatta. Poi c’è sempre la finanziaria
che consulta le centrali di referenza creditizia e, nonostante tutto,
continua a concedere il credito. La società di recupero crediti
generalmente non fa capo al creditore di origine. Quando il creditore
di origine (la finanziaria, la banca) capisce che è molto difficile
recuperare quel credito e non ha un proprio ufficio legale, delega una
società esterna; si tratta di un mandato a termine. E’
chiaro che queste società, avendo un mandato a termine, molte
volte attuano dei comportamenti che non sono così leciti e quindi
vanno oltre. Ecco per quale motivo molto spesso si arriva alle minacce,
pressioni, mobbing psicologico”.
E’ vero che rimproverate alle finanziarie
il fatto di incoraggiare gli italiani al debito, attraverso una martellante
pubblicità e con la promozione di articoli che, se acquistati
con la mediazione di queste società, hanno un considerevole sconto,
fino al 20%?
“E’ vero. Loro chiaramente dicono di no, ma è
il gioco delle parti”.
Quali sono le modalità per un corretto
utilizzo del credito al consumo e i nuovi prodotti bancari? Ossia quali
sono le principali domande che il consumatore pagatore si deve fare
per non diventare consumatore debitore?
"Prima di tutto: sono al momento in grado di poter sostenere
il finanziamento? E poi, posso acquistare? Il debito in sé per
sé non è un problema, perché se ho
i redditi per pagare quel prestito, io posso accendere quel prestito.
Se ho tanto reddito da poter accedere a due o tre prestiti, pagherò
quei due, tre prestiti. Se io non ho il denaro necessario a pagare quelle
rate, non posso accendere quei finanziamenti. Molte volte si va ad accedere
quei finanziamenti anche quando non c’è la possibilità
di rimborsarli”.
Quindi occorre fare un’attenta analisi realistica…
“Un'analisi realistica del proprio bilancio familiare, frutto
di una verifica mensile dei redditi a disposizione. Tutti quanti dobbiamo
abituarci sul pc, su
un pezzo di carta, a fare un bilancio preventivo delle spese che avremo
il mese successivo. Questo mese entra tot e ho queste spese; di queste
spese so che
tre o quattro sono fisse per l’affitto o il mutuo, poi spenderò
tot per mangiare ecc... Così all’inizio del mese si ha
la cognizione delle spese del mese
successivo, sempre ipotizzando eventuali imprevisti. Solo in questo
modo si valuta lucidamente se si fa il passo più lungo della
gamba. Molto spesso si è
portati a spendere inutilmente piccole somme giornaliere che poi alla
fine del mese …”.
Fanno sballare il tutto…
“Fanno sballare il bilancio; sono proprio i cinque e i dieci
euro che spendo qua e là che poi alla fine del mese, soprattutto
in una situazione di disequilibrio
fra entrate e uscite, mi fanno sballare. Tanti piccoli sforamenti comportano
poi un problema più grosso”.
La chiave è il bilancio preventivo?
“Sì, fare un bilancio preventivo. Poi è chiaro
che se uno non arriva, non arriva. Meglio fare i conti che non farli.
Se si fanno i conti si limitano i danni, a patto che non ci siano imprevisti
gravi, per esempio perdita del lavoro, una malattia ecc.… In
condizioni normali circoscrivo i danni. Se invece non faccio questa
cosa, rischio di trovarmi in una situazione molto più grave”.
Siamo di fronte ad una società geneticamente
predisposta al sovraindebitamento come quella americana o c’è
un antidoto in grado di bloccare questa forma di comportamento, a parte
l’intramontabile buon senso?
“Ci stiamo avvicinando molto agli americani, anche se gli
statunitensi sanno gestire meglio la situazione. Conoscono meglio gli
strumenti e i prodotti che
vengono offerti loro”.
Quindi il problema dei debiti non è solamente legato alle finanziarie,
ma anche alla diseducazione e al pessimo utilizzo che gli italiani fanno
degli strumenti attraverso i quali accedere a questi crediti al consumo.
Per avere un quadro ancora più completo della situzione, abbiamo
cercato un ulteriore approfondimento da chi si trova sul rovescio della
stessa medaglia: una delle tante finanziarie che si scovano in apposite
aree nei grandi centri commerciali. Purtroppo non siamo riusciti ad
avere da questa nemmeno poche battute, disposta ad ascoltare le nostre
domande solo in quei pochi istanti in cui ci credevano semplici clienti
interessati ai loro servizi. Peccato.
Per concludere, un passo dall'intramontabile saggio di Erich Fromm "Avere
o Essere?", vero antidoto al consumismo. Il professore di psicoanalisi
(1900-1980) menziona due diverse modalità di vita: una ci rende
schiavi e l’altra liberi.
“L’avere si riferisce a cose, e le cose sono fisse e
descrivibili. L’essere si riferisce all’esperienza, l’esperienza
umana è in via di principio indescrivibile…La modalità
dell’essere ha come pre-requisiti l’indipendenza, la libertà
e la presenza della ragione critica”. La ragione critica ci mette
sulla buona strada nella distinzione dei vari dai falsi bisogni.
“Consumare è una forma dell’avere, forse quella
di maggior momento per l’odierna società industriale opulenta.
Il consumo ha caratteristiche ambivalenti: placa l’ansia, perché
ciò che uno ha non può essergli ripreso; ma impone anche
che il consumatore consumi sempre di più, dal momento che il
consumo precedente ben presto perde il proprio carattere gratificante.
I consumatori moderni possono etichettare se stessi con questa formula:
Io sono = ciò che ho e ciò che consumo”.
Cosa ci insegna quindi? Che non bisogna dare importanza, invidiare e
imitare il vicino che ogni 2 anni compra un auto nuova, per esempio.
Rispetto al vostro simile voi siete liberi di essere, lui ha soltanto.
L’Isola dei Famosi, fra una bestemmia e una paralaccia, ci avrà
pure insegnato qualcosa. I lustrini, le paillette, gli abiti più
alla moda non sono nulla rispetto all’intramontabile e sostanzioso
fascino del piatto di spaghetti rigorosamente al pomodoro.
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