Dichiarazione di dipendenza / n°285
Amarsi un po'
Amarsi un po'
  "Il pornodipendente è solo nella sua disperazione, nella sua vergogna, nella sua mancanza di autostima. Si possono confessare tanti tipi di dipendenza (alcool, fumo, gioco d'azzardo, eroina, bulimia, chat, giochi di ruolo, eccesso di rapporti sessuali). Ma non si può confessare ad un estraneo di trascorrere ore ed ore davanti al monitor a guardare foto e filmini pornografici".
di Paola Marras / foto di Pino Ramos; elaborazione grafica di Aroa Nacar
 

La nostra è una società che tende ad offrire ed esaltare oggetti in luogo della persona. Oramai è inutile negarlo, anche se si tende a nasconderlo. Ma anche se si cerca di trasformarlo in un talk show tra il serio e faceto, quasi quotidianamente nei più diversi salotti tv (perchè le tragedie - di altri - fanno audience) e nelle pagine di cronaca (nera) si affrontano temi tutti legati da una matrice comune: la spersonalizzazione del proprio essere.

In questo momento “tira” molto sentir parlare di cocaina, rimanendo tutti stupiti del fatto che gli italiani ne assumono quasi più dello zucchero che mettono nel caffé. E ne bevono parecchi di caffé i nostri connazionali! Stupefacendosi poi di che cosa, visto che i primi “fruitori” sembrano essere i nostri parlamentari (e si vede, in certi casi). Dovremmo invece meravigliarci dell’omertà che gira intorno a questo giro d’affari. Altra moda del momento è l’accesissimo dibattito, che viene riproposto stranamente durante i periodi delle grande sfilate, sull’anoressia in passerella.

In questi casi non può valere il detto “non importa come se ne parli purché se ne parli”. Questa poca serietà nell’affrontare le problematiche, se non di più, e uguale strumentalizzazione, si riscontra soprattutto su un tema ancora poco conosciuto: la pornodipendenza. Alla stessa maniera di qualsiasi altra dipendenza, anche questa ricerca la propria soddisfazione verso qualcosa di irraggiungibile, al pari della perfezione fisica o della vincita al lotto.
Solo che parlarne rimane ancora una specie di divieto sacrale, una vergogna, anche in una società che usa il sesso pure per vendere un dentifricio.

Così, abbiamo preferito lasciar parlare il fondatore del gruppo di auto aiuto on-line “noallapornodipendenza” (1) Vincenzo Punzi, anch’egli ex-pornodipendente.

Navigando nel suo sito (2), creato apposta per far conoscere tale dipendenza e soprattutto il gruppo di aiuto, è curioso leggere che nel 2004, quando si comincia un po’ a squarciare quel muro di silenzi attorno a tale tabù, è lo stesso Vincenzo Punzi a sottolineare che in occasione della trasmissione 'Maurizio Costanzo Show' i commenti del presentatore (non certo uno alle prime armi) “alla intervista ne hanno ridicolizzato e trivializzato il contenuto al punto tale da vanificare il senso del messaggio…”. (3)
Questo a testimoniare la difficoltà che si trova a ritagliare degli spazi di serio approfondimento, nonostante la voglia di sensibilizzare l’opinione pubblica mettendo in mostra addirittura la propria faccia.

Poche settimane fa Punzi è tornato ospite da Costanzo. Gli chiediamo così che differenza c’è stata tra i due incontri, a distanza di 3 anni.

“Nell’ultimo incontro, Costanzo, pur mantenendo parzialmente quel tono un po’ sarcastico ed un po’ da “finto tonto”, ha dimostrato di essere a conoscenza del problema e della sua gravità”.

Ci può spiegare, allora, cos’è la pornodipendenza?

“Pornodipendenza (pd) è la dipendenza da pornografia da internet. Sembrerà strano ma, nel nostro caso, il concetto di dipendenza e quello di pornografia sono di difficile definizione. Infatti:

1) la nostra dipendenza è quella che ci fa stare ore ed ore davanti al monitor a guardare in trance immagini pornografiche, al fine di offrire al nostro cervello fiumi di piacevolissime emozioni, con le conseguenze tragiche di cui parleremo più avanti. Al fine di enfatizzare queste emozioni si ricorre alla masturbazione, stando attenti a non eiaculare e non orgasmare. E quando finalmente riesci ad interrompere con l’eiaculazione o con l'orgasmo quel gioco al massacro, hai il crollo verticale di quella tensione. E ti dici che assolutamente quella è l’ultima volta, che ora hai capito, che da domani cambierà. E domani ricominci, esattamente nello stesso modo.
Ma questa che sembra una folle coazione a ripetere non si verifica se, ad esempio, si è interrotta la connessione internet oppure mi trovo in un luogo in cui non c’è il computer (esempio in vacanza in camping). In questi casi io mi sento tranquillo e rilassato e sono ben felice di non pascermi di pornografia;

2) la pornografia dovrebbe essere un termine abbastanza univoco ed invece è quanto di più indefinito si possa pensare. La famosa distinzione tra erotismo e pornografia è sterile, se ci pensiamo. Dove è la discriminante? Una donna che è penetrata da tre uomini e tiene in mano due peni è pornografia? Una donna che fa l’amore con un uomo è pornografia? Una donna nuda che espone bellamente i suoi bei seni è pornografia? Un primo piano di un bacio molto appassionato è pornografia? I film di Tinto Brass sono pornografia? Le donne seminude negli spettacoli del sabato sera televisivo sono pornografia? Il grande fratello è pornografia? Le foto di Helmut Newton sono pornografia? La foto di un bikini molto ridotto è pornografia?
Tutto questo per dire che la pornodipendenza può essere definita solo in rapporto alle conseguenze negative che produce”.


Il pornodipendente riconosce di esserlo, o prima di accorgersene passa del tempo credendo che il suo comportamento sia naturale?

“Il pornodipendente riconosce di esserlo quando entra in contatto con il concetto che quel certo tipo di fruizione della pornografia è patologico, ed il nome di quella patologia è pornodipendenza. Il pornodipendente che non ha preso coscienza soffre, soffre maledettamente, ma non vede il nesso diretto tra la sua sofferenza ed il suo uso di pornografia”.

Come ci si accorge, quindi, di essere pornodipendenti? Lo si capisce da soli o ci si riconosce tali solo ascoltando la testimonianza di un altro dipendente?

“In base alla esperienza del mio gruppo di auto aiuto normalmente si prende coscienza solo ascoltando altre testimonianze”.

Di solito, che reazione ha un pornodipendente quando capisce di esserlo?

“Trascrivo la prima lettera arrivata al gruppo, 25 aprile 2003:

«Ce ne sono altri. Non sono da solo. Posso dire certe cose e essere
capito. Voglio dire, capito davvero, per condivisione d'esperienza.
Sono andato da una psicologa, quasi un anno. È servito, un po', ma
non ha scalfito il cuore del problema. Ho capito delle cose di me, ma
non questa. Questa, pensavo di poterla solo aggirare, eludere, non
guardare - forse se non l'avessi guardata non si sarebbe ripresentata.
Ho avuto momenti di sobrietà, per usare il termine degli alcolisti
anonimi, e momenti di ricaduta. Adesso è un momento di sobrietà, ma so
che ricadere è facile.
Mi viene da piangere. Pianto di sollievo. Non sono solo.
Grazie
Guido»


La medicina riconosce questa dipendenza? Nella sua esperienza cosa è successo? Ha trovato un gruppo di supporto simile a quello che lei ha fondato o è dovuto uscirne da solo?

“Una parte abbastanza numerosa di medici non conosce ancora questa patologia. Quando il mio disagio divenne veramente insostenibile cominciai a cercare qualche cosa su internet. Dapprima cose americane, poi canadesi, poi italiane. Cominciai a capire che esisteva questa patologia. Andai da un analista che mi tenne in cura per un anno e che, dopo tre mesi mi fece capire che io dovevo creare un gruppo di auto aiuto on line. Lo ho creato ed il dover “gestire/moderare” il gruppo è stata per me una attività di grande valore terapeutico”.

Come ci si disintossica visto che, in una società come la nostra basata sull’immagine e l’allusione (neanche troppo velata) al sesso, è estremamente facile incappare in immagini pornografiche o al limite della pornografia?

“Voglio precisare che la pornodipendenza, con i suoi effetti assolutamente negativi, nasce solo con l’uso di pornografia su internet. Questo a motivo della sconfinata offerta di porno fatta dalla rete, sia dal punto della quantità che della qualità. Quindi il nostro problema è la pornografia da internet, non quella degli altri mass media.
Ci si disintossica interiorizzando alcuni concetti di base:

1) noi cerchiamo la pornografia perché ci piace da morire; provoca nel nostro cervello emozioni profondamente gradevoli;

2) la scelta pornografica è una scelta libera, non imposta da nessuno. Siamo noi che scegliamo di inebriarci di emozioni pornografiche;

3) [su questo punto ci sono pareri discordi] la scelta pornografica non è legata a nessuna nostra situazione interiore particolare (disagio interiore, mancanza di affetto, desiderio di fuga dalla realtà, stress, stanchezza, tristezza ecc): si ricade nella pornografia quando si sta bene e quando si sta male, quando si è soli o in compagnia, tristi o allegri, stressati o rilassati;

4) il pornodipendente sarà tale per tutta la vita, per cui non potrà mai abbassare la guardia, soffermarsi per più di qualche secondo sulle immagini porno del monitor;

5) noi dobbiamo assumerci per intero la responsabilità della scelta pornografica. Le ricadute dopo la presa di coscienza avvengono perché si ha la infantile, falsa e stupida illusione di poter fruire della pornografia su internet mantenendo il controllo della nostra vita”.


Se la pornodipendenza fosse una tossicodipendenza, varrebbe l’assioma “si comincia dallo spinello e si finisce col bucarsi”? Nel senso, chiunque comincia col visitare abitualmente siti porno rischia di diventare un pornodipendente?

“A parte che l’assioma spinello/buco mi sembra non corretto, io credo che una visita estemporanea ad un sito pornografico non sia una cosa grave. La ripetitività e la noia delle immagini pornografiche dovrebbero escludere una fruizione ripetuta. Una visita abituale può trasformarsi o meglio “può essere indice” di pornodipendenza”.

Quindi, tutti possono divenire succubi della pornografia, o alle spalle ci deve essere magari un latente disagio sociale?

“Qui, come già accennato, ci sono due scuole di pensiero”.

Il rapporto con gli altri cambia drasticamente o è un percorso graduale di isolamento? E come incide la pornodipendenza nei rapporti di coppia e nella normale vita sociale?

“Il cambiamento di rapporto con la realtà circostante avviene progressivamente ed ‘impercettibilmente’. Per cui è difficile, se non si è informati, connettere il cambiamento nel rapporto con gli altri con l’uso dipendente della pornografia.
La pornodipendenza modifica in modo negativo tutti gli aspetti della vita di un individuo: capacità di applicazione ed attenzione al lavoro, applicazione allo studio, rapporti sociali in genere, in particolare rapporti di amicizia e di amore, capacità sessuale (impotenza).

Per quanto riguarda la dinamica sessuale del pornodipendente maschio, le conseguenze derivanti dalla fruizione prolungata, con modalità compulsivo/dipendente della pornografia sono:

- calo quasi assoluto del desiderio sessuale verso la propria partner, con una forma di fastidio per il suo corpo;

- semi-impotenza o impotenza totale all'atto con una donna reale;
- possibilità di erezione (anche solo masturbatoria) ed eiaculazione solo attraverso la visione di materiale pornografico;

- dolore quasi lancinante al momento dell’eiaculazione;

- condizionamento a guardare le donne reali solo ed esclusivamente come oggetti pornografici. Per le donne le conseguenze sono queste:

- imbarazzo, difficoltà a lasciarsi andare e a raggiungere l'eccitazione all'atto con un partner reale;

- possibilità di masturbazione solo attraverso la visione di materiale pornografico, a volte basta ‘ricordarsi’ ciò che si è visto;

- dopo l'orgasmo, clitoride gonfio e a volte doloroso, con qualche difficoltà nell'urinare;

- bruciori in quantità con rischio di infezioni.

Il pornodipendente è solo nella sua disperazione, nella sua vergogna, nella sua mancanza di autostima. Si possono confessare tanti tipi di dipendenza (alcool, fumo, gioco d'azzardo, eroina, bulimia, chat, giochi di ruolo, eccesso di rapporti sessuali). Ma non si può confessare ad un estraneo di trascorrere ore ed ore davanti al monitor a guardare foto e filmini pornografici”.


Se uno ha il raffreddore gli cola il naso; se uno è tossicodipendente magari comincia a rubare in casa per procurarsi una dose; e un pornodipendente? Esistono dei segnali che fanno riconoscere l’inizio della dipendenza, in modo tale che qualcuno possa accorgersene e aiutarlo?

“Proprio per la gradualità degli effetti, l’inizio della dipendenza è difficilmente percepibile”.

E soprattutto, il pornodipendente vuole e cerca un aiuto, ne ha bisogno o può uscirne anche da solo?

“La pornodipendenza è una patologia di cui si sa ancora molto poco. Intendo dire che anche gli specialisti ne sanno ben poco. Il primo libro che parla, genericamente, di dipendenza da internet è ‘Presi nella rete’ di Kimberly Young, uscito in Italia nel 2000.
Gli unici che realmente conoscono la pornodipendenza sono i pornodipendente. Per cui, per uscirne, l’ideale è cercare l’aiuto di uno specialista, verificando che questo sia al corrente del problema, con il complemento della frequentazione di un gruppo come il nostro”.


Il collezionismo di filmografia pornografica è associato o collima con la pornodipendenza?

“Tutto dipende dal comportamento del collezionista. Certo, dato il bassissimo livello estetico e contenutistico di un film pornografico (particolarmente quelli di 'ultima generazione'), il fatto di farne collezione denota un rapporto con la pornografia non del tutto distaccato”.

Come ogni dipendenza, anche questa attraversa diversi stadi? Se sì, in cosa consistono le fasi? Me le può indicare?

“1) Navigo nel porno senza pormi problemi di dipendenza e senza collegare questa navigazione ai disagi che (in realtà) provoca;

2) i disagi aumentano, in qualche modo comincio (anche se vagamente) ad intravedere un qualche nesso ed a cercare di capire;

3) ad un certo punto, a seguito di specifiche informazioni che ho cercato o che mi sono giunte, prendo coscienza: sono un pornodipendente! decido che voglio liberarmi dalla dipendenza!

4) inizia il cammino della liberazione, costellato di ricadute”.

La pornodipendenza porta a vedere contenuti sempre più “estremi”. Un pornodipendende rischia di cercare anche immagini pedopornografiche, non perché pedofilo ma perché ha bisogno di eccitazioni sempre più squallide?

“In base alla mia esperienza non mi risulta che il pornodipendente ricerchi immagini pedopornografiche. Sono due dinamiche emotive completamente diverse”.

La pornodipendenza è un male moderno grazie ad internet?

“L’offerta di pornografia su internet è praticamente infinita e comprende tutta la gamma delle possibili forme (dalle immagini di tipo televisione/famiglia a immagini di aberrazione completa). E' un'offerta a costi bassissimi da quando è stato introdotto il collegamento ADSL flat ed è accessibile a chiunque abbia il minimo di conoscenza cibernetica. E' senza limitazione di orario. Queste modalità di offerta hanno trasformato un consumo che poteva essere controllabile, in un consumo assolutamente incontrollabile. Fino a diventare una dipendenza”.

Esisteva quando non c’era internet? E se sì, in che modo e in quale percentuale?

“Secondo me prima di internet esisteva una notevole fruizione di pornografia, ma senza che questa fruizione producesse gli effetti disastrosi indicati più sopra”.

Ci può dare un suo giudizio sulla gestione delle fasce protette in televisione?

“Ho visto in fascia protetta trasmissioni infarcite di violenza e di pornografia. Il problema è definire che cosa è violenza e che cosa è pornografia”.

Secondo lei, questa invasione della pornografia nella società modifica la sessualità dei ragazzi? Ed esiste un collegamento tra sessualità distorta e aumento della criminalità a sfondo sessuale anche tra i giovanissimi?

“L’invasione della pornografia modifica la sessualità sia dei ragazzi che degli adulti: li fa diventare impotenti e fa sorgere in loro la paura del rapporto con un partner reale.
Non esiste nessun collegamento: il pornodipendente si eccita con la visione virtuale del suo oggetto del desiderio, mentre non ha nessun interesse per l’oggetto reale ‘in carne ed ossa’”.


Qual’è il motivo che l’ha spinta ad esporsi pubblicamente e parlare della sua esperienza?

“Espormi, creare il gruppo di auto aiuto, scrivere il libro aveva un valore terapeutico. Ed era un modo per dire a me stesso che non avevo nulla di cui vergognarmi”.

Pensa che i media trattino adeguatamente l’argomento? C’è stato un cambio di atteggiamento e di attenzione rispetto al passato, quando lei ha cominciato a parlare di questo problema, o le cose sono rimaste pressoché immutate?

“I media adesso cominciano a trattare con serietà l’argomento. Ora se ne parla di più e con più naturalezza”.

Link:

(1) http://it.groups.yahoo.com/group/noallapornodipendenza/
(2) http://www.noallapornodipendenza.it/index.htm
(3) http://www.noallapornodipendenza.it/costanzo.htm


 
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