| |
I disturbi del comportamento alimentare (DCA)
sono oggi molto frequenti e colpiscono, nel nostro mondo occidentale,
in cui passa l'idea che solo i belli, magri, tonici, sempre efficenti
e competitivi possano trovare successo e felicità, specialmente
giovani adulti (prevalentemente di sesso femminile), tra i quindici
e i trent'anni, che presentano un marcato disagio legato ad un disturbo
dell'immagine del proprio corpo.
E come potrebbe essere diversamente, quando i modelli di riferimento
sono splendide top model taglia 38-40 o giovani fusti palestrati dalla
muscolatura perfetta i cui corpi senza difetti ci bombardano da ogni
pubblicità televisiva, cartellonistica o della carta stampata?
Tutti, inutile nasconderlo, vorremmo essere fisicamente come loro, ma,
alla maggior parte di noi, il senso della realtà, l'autoironia
ed un naturale senso critico fanno chiudere il discorso con una battuta
ed una sana risata; si tratta, ahimè, di modelli irraggiungibili!
Curare la propria persona è un dovere assoluto verso se stessi
e gli altri che, nei soggetti "equilibrati", appaga e rasserena,
ma in quelli dalla personalità fragile o in formazione, come
ad esempio gli adolescenti, fa spesso scivolare nel patologico, spesso
senza averne piena consapevolezza. Infatti, è facile che dall'insicurezza,
dall'insoddisfazione per il proprio aspetto fisico, dalla paura di non
essere accettati nel gruppo, nasca la decisione di modificare il proprio
corpo con una dieta drastica che, difficile da sostenere (il desiderio
di mangiare resta fortissimo), porti spesso a gigantesche abuffate cui
si "rimedia" provocandosi il vomito.
Si instaura così il disturbo alimentare come vera e propria
malattia, che prende il nome di Anoressia, Bulimia, BED, NAS (disturbo
alimentare non altrimenti specificato, in quanto presenta sintomi simili
all'anoressia e alla bulimia, ma risulta mancante di qualche elemento
necessario alla diagnosi) e rappresenta la prima causa di morte, prevalentemente
per arresto cardiaco o suicidio, tra le patologie psichiatriche.
Anoressia e bulimia sono malattie complesse, determinate da condizioni
di grave disagio psicologico, diffuse tra soggetti di età e condizione
sociale diverse, ma più frequenti, come già detto, in
giovani ragazze tra i 15 ed i 30 anni, dalla personalità fragile,
cresciute in famiglie che non hanno saputo creare le condizioni di amore
e confidenza necessarie al rafforzamento dell'autostima, della fiducia
nelle proprie potenzialità e all'apertura serena e gioiosa verso
il mondo circostante.
In un ambiente familiare sano, in cui si è certi di essere ascoltati,
capiti e aiutati, mai giudicati o peggio crocifissi per il proprio modo
di essere o pensare, o umiliati per il proprio aspetto fisico (es."guardati...sei
una cicciona"; "tu non puoi permetterti quei pantaloni, con
quei fianconi... prova a metterti a dieta forse ce la fai!") è
difficile che gravi disturbi alimentari si manifestino; ma nel nostro
mondo, in cui tutti lavorano e vanno di fretta, pochi hanno tempo, testa
o voglia di ascoltare i figli che hanno bisogno prima di tutto di sentirsi
amati e che baratterebero volentieri tutti i videogiochi, i videotelefonini
e i sì a tutto, con le coccole e l'ascolto amoroso dei genitori.
Ma tant'è.
La reazione all'assenza di punti di riferimento costanti e rassicuranti
spinge tanti adolescenti e post-adolescenti a cercare rifugio nella
droga, nell'alcol o nell'assunzione sregolata del cibo, senza curarsi
delle conseguenze sulla propria salute, in quanto il fine è quello
di stordirsi fino alla morte pur di sfuggire alla disperazione che li
attanaglia.
L'anoressia nervosa, come la bulimia (come anche il BED ed il
NAS), cui è strettamente legata, non è dunque che "mal
di vivere", una malattia dell'amore, come dice convintamente Fabiola
De Clercq (fondatrice dell'ABA, l'Associazione per lo studio e la ricerca
sull'anoressia, bulimia e l'obesità), che, avendo vissuto sulla
propria pelle l'una e l'altra, lo sa molto bene e prosegue:
"l'anoressia e la bulimia quindi sono il sintomo, quello che
ho chiamato l'effetto caratteriale di qualcosa che altrove non ha funzionato
o non funziona più, di qualcosa che nella vita relazionale familiare
è andato in corto circuito. La bulimia è mangiare del
cibo, in modo seriale, senza sceglierlo, contando di più sulla
funzione di riempimento che il cibo ha in quel momento, per poi rimetterlo
vomitando, procurandosi con pratiche, direi contro natura, questo vomito,
che viene purtroppo vissuto dal soggetto come una soluzione, in un momento
in cui non ci si rende conto che questa soluzione potrebbe essere tranquillamente
paragonata a un buco di eroina, nel senso che quando il soggetto inizia
a mangiare e vomitare farà una fatica infinita a interrompere
questa pratica. Bisognerà che si curi.
Quando dicevo che l'anoressia non era una malattia dell'appetito, e
neanche la bulimia, volevo dire che il soggetto ha una fame indicibile,
nel senso che ha una fame che non può dire, ma che nega. Il soggetto
decide un bel giorno di non cedere più alla tentazione e al bisogno
di mangiare perché vuole rendere il suo corpo invisibile. Prima
di renderlo invisibile pensa che rettificherà il suo corpo, con
l'illusione che, rettificando il corpo, riuscirà a rettificare
le relazioni che non funzionano, o non funzionano più, o non
hanno mai funzionato. Laddove il soggetto non pensa di riuscire a modificare
ciò che gli sta intorno interviene sul proprio corpo, direi in
modo chirurgico, perché c'è una determinazione infinita
a rifiutare questo cibo e anche le relazioni e tutto quello che ho nominato
prima. Non vuole morire, però vuole rendersi, come ho detto prima,
invisibile, ma possiamo dire che attraverso l'invisibilità di
un corpo che si asciuga, il soggetto pensa di acquisire una visibilità
per tutti quelli che stanno intorno".
Diagnosticare anoressia e bulimia non è facile come si potrebbe
credere, specialmente nell'infanzia e nell'adolescenza quando i cambiamenti
corporei che si manifestano normalmente nel peso e nell'altezza possono
nasconderne i sintomi (nei bambini la malattia si manifesta con inappetenza
e nausea) perciò è bene analizzarne le caratteristiche.
Anoressia nervosa:
Si dice che un soggetto è anoressico quando comincia a rifutare
il cibo per la paura di ingrassare e si considera grasso anche se è
in sottopeso in rapporto alla sua altezza, sesso ed età (sotto
l’85% del peso normale per la propria altezza, età e sesso).
Al rifiuto degli alimenti, segue sistematicamente un'ingestione incontrollata
ed ossessiva di cibo (il desiderio di alimentarsi rimane molto forte),
seguita dal vomito forzato. Il soggetto prende a far uso indiscriminato
di diuretici e lassativi e si sottopone ad un'attività fisica
estenuante con l'obiettivo di mantenere il proprio peso sotto controllo:
aumentare anche di pochi etti è fonte di profondo sconforto per
lui, che per questo motivo può avere rilevanti cali d'umore e
dell' autostima.
La persona anoressica tende ad isolarsi e a perdere interesse per le
relazioni sociali e le amicizie, inoltre rifiuta di ammettere il proprio
disagio e lo stato di magrezza e sottopeso, considerando un successo
personale il controllo su se stesso e la propria iperattività
(spesso i soggetti anoressici sono bravissimi nello sport e sono considerati
degli studenti modello, con una pagella dai voti altissimi). Nelle ragazze
un sintomo importante è l'amenorrea, cioè l'assenza del
regolare ciclo mestruale (almeno tre cicli).
Bulimia Nervosa:
Si dice che un soggetto è bulimico quando prende ad ingerire,
ripetutamente, nell'arco di pochissimo tempo e spesso di nascosto, quantità
spropositate di cibo molto calorico, cui fa seguire sistematicamente
la fase punitiva e compensativa che si manifesta col vomito autoindotto,
l'assunzione di diuretici e lassativi, iperattitività fisica
o periodi di digiuno. Le conseguenze di questa seconda fase sono dannosissime
per la salute del soggetto, anche più della prima (per la diagnosi
di bulimia nervosa le "abbuffate" e le fasi punitive-compensative
devono verificarsi almeno 2 volte alla settimana per un tempo di tre
mesi).
Tutti i soggetti bulimici, preoccupati come gli anoressici delle forme
del proprio corpo, alla lunga provano disgusto verso se stessi e maturano
un forte complesso di colpa che generalmente sfocia nella perdita dell'autostima
ed in forme depressive. Le cause della bulimia, spesso conseguenza di
anoressia, sono simili a quelle scatenanti quest'ultima.
Simile alla bulimia, ma mancante della fase punitiva, è
un altro disturbo alimentare, che forse sarebbe più giusto definire
disordine alimentare: il BED (Binge Eating Disorder, in italiano disturbo
da alimentazione incontrollata).
Diagnosticato da poco tempo, il disturbo, la cui origine si ritiene
essere genetica, si manifesta con grandi abbuffate come nella bulimia,
dalla quale si differenzia per la mancanza della seconda fase, quella
cosiddetta di punizione e compensazione. I soggetti, per lo più
giovani donne già in sovrappeso (1-4% degli affetti da BED),
non si autoinfliggono infatti pratiche drastiche come il vomito autoindotto
e non assumono farmaci diuretici o lassativi.
In questi soggetti è forte la sensazione di non poter controllare
il desiderio di alimentarsi, che li porta a ingurgitare in pochissmo
tempo forti quantità di cibo, anche non avendo fame, o a fare
frequenti e sostanziosi spuntini nell'arco di tutta la giornata (anche
nel cuore della notte: sindrome del frigorifrero). Per la diagnosi di
BED è bene sapere che gli episodi di tale disturbo si ripetono
mediamente 2 giorni alla settimana per un tempo di almeno sei mesi.
In comune con i bulimici, i soggetti affetti da Binge Eating
Disorder, hanno il senso di angoscia e di vergogna per
non essere in grado di fermarsi e controllare l'impulso ad alimentarsi,
tanto che per evitare il giudizio altrui, preferiscono mangiare in privato,
lontano da occhi indiscreti.
Dal punto di vista delle complicanze mediche, il BED porta le conseguenze
patologiche caratteristiche dell'obesità: ipercolesterolemia,
con conseguenze gravi sul sistema cerdiovascolare; ipertensione arteriosa
(in tali soggetti l'incidenza è doppia rispetto alla popolazione
normopeso); malattie tumorali; diabete (in soggetti di questo tipo si
è riscontrata un'incidenza della malattia tre volte superiore
rispetto ai soggetti normopeso); disturbi gravi della funzione respiratoria,
caratterizzati da apnee notturne, con forte rischio di morte improvvisa.
Per ultimo analizziamo il NAS: disturbo alimentare non altrimenti
specificato, che, come già accennato, presenta sintomi simili
all'anoressia e alla bulimia, ma risulta mancante di qualche elemento
necessario alla diagnosi.
Le differenze rispetto ad Anoressia e Bulimia consistono appunto nell'assenza
di alcuni elementi: riportati dal sito www.ospfe.it
- Per il sesso femminile, tutti i criteri dell’Anoressia Nervosa
in presenza di un ciclo mestruale regolare.
- Tutti i criteri dell’Anoressia Nervosa sono soddisfatti e, malgrado
la significativa perdita di peso, il peso attuale risulta nei limiti
della norma.
- Tutti i criteri della Bulimia Nervosa risultano soddisfatti, tranne
il fatto che le abbuffate e le condotte compensatorie hanno una frequenza
inferiore a 2 episodi per settimana per 3 mesi.
- Un soggetto di peso normale che si dedica regolarmente ad inappropriate
condotte compensatorie dopo avere ingerito piccole quantità di
cibo (es. induzione del vomito dopo aver mangiato due biscotti).
- Il soggetto ripetutamente mastica e sputa, senza deglutire, grandi
quantità di cibo.
- Disturbo da Alimentazione Incontrollata: ricorrenti episodi abbuffate
in assenza delle regolari condotte compensatorie inappropriate tipiche
della Bulimia.
Tanti i disturbi, ma le concause di carattere familiare, culturale e
individuale, nascono secondo noi da una stessa radice: la mancanza di
amore, di vera autentica amorevole attenzione nei confronti dell'essere
umano fin dal principio della sua esistenza. Vale la pena rifletterci
su.
|
|
 |