Dichiarazione di dipendenza / n°285
Spaghetti pollo e insalatina...
In bocca al lupo
  "Curare la propria persona è un dovere assoluto verso se stessi e gli altri che, nei soggetti equilibrati, appaga e rasserena, ma in quelli dalla personalità fragile o in formazione, come ad esempio gli adolescenti, fa spesso scivolare nel patologico, senza averne piena consapevolezza".
di Maria Colomba Marongiu / foto di Pino Ramos
 

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono oggi molto frequenti e colpiscono, nel nostro mondo occidentale, in cui passa l'idea che solo i belli, magri, tonici, sempre efficenti e competitivi possano trovare successo e felicità, specialmente giovani adulti (prevalentemente di sesso femminile), tra i quindici e i trent'anni, che presentano un marcato disagio legato ad un disturbo dell'immagine del proprio corpo.

E come potrebbe essere diversamente, quando i modelli di riferimento sono splendide top model taglia 38-40 o giovani fusti palestrati dalla muscolatura perfetta i cui corpi senza difetti ci bombardano da ogni pubblicità televisiva, cartellonistica o della carta stampata?
Tutti, inutile nasconderlo, vorremmo essere fisicamente come loro, ma, alla maggior parte di noi, il senso della realtà, l'autoironia ed un naturale senso critico fanno chiudere il discorso con una battuta ed una sana risata; si tratta, ahimè, di modelli irraggiungibili!

Curare la propria persona è un dovere assoluto verso se stessi e gli altri che, nei soggetti "equilibrati", appaga e rasserena, ma in quelli dalla personalità fragile o in formazione, come ad esempio gli adolescenti, fa spesso scivolare nel patologico, spesso senza averne piena consapevolezza. Infatti, è facile che dall'insicurezza, dall'insoddisfazione per il proprio aspetto fisico, dalla paura di non essere accettati nel gruppo, nasca la decisione di modificare il proprio corpo con una dieta drastica che, difficile da sostenere (il desiderio di mangiare resta fortissimo), porti spesso a gigantesche abuffate cui si "rimedia" provocandosi il vomito.

Si instaura così il disturbo alimentare come vera e propria malattia, che prende il nome di Anoressia, Bulimia, BED, NAS (disturbo alimentare non altrimenti specificato, in quanto presenta sintomi simili all'anoressia e alla bulimia, ma risulta mancante di qualche elemento necessario alla diagnosi) e rappresenta la prima causa di morte, prevalentemente per arresto cardiaco o suicidio, tra le patologie psichiatriche.

Anoressia e bulimia sono malattie complesse, determinate da condizioni di grave disagio psicologico, diffuse tra soggetti di età e condizione sociale diverse, ma più frequenti, come già detto, in giovani ragazze tra i 15 ed i 30 anni, dalla personalità fragile, cresciute in famiglie che non hanno saputo creare le condizioni di amore e confidenza necessarie al rafforzamento dell'autostima, della fiducia nelle proprie potenzialità e all'apertura serena e gioiosa verso il mondo circostante.

In un ambiente familiare sano, in cui si è certi di essere ascoltati, capiti e aiutati, mai giudicati o peggio crocifissi per il proprio modo di essere o pensare, o umiliati per il proprio aspetto fisico (es."guardati...sei una cicciona"; "tu non puoi permetterti quei pantaloni, con quei fianconi... prova a metterti a dieta forse ce la fai!") è difficile che gravi disturbi alimentari si manifestino; ma nel nostro mondo, in cui tutti lavorano e vanno di fretta, pochi hanno tempo, testa o voglia di ascoltare i figli che hanno bisogno prima di tutto di sentirsi amati e che baratterebero volentieri tutti i videogiochi, i videotelefonini e i sì a tutto, con le coccole e l'ascolto amoroso dei genitori. Ma tant'è.

La reazione all'assenza di punti di riferimento costanti e rassicuranti spinge tanti adolescenti e post-adolescenti a cercare rifugio nella droga, nell'alcol o nell'assunzione sregolata del cibo, senza curarsi delle conseguenze sulla propria salute, in quanto il fine è quello di stordirsi fino alla morte pur di sfuggire alla disperazione che li attanaglia.

L'anoressia nervosa, come la bulimia (come anche il BED ed il NAS), cui è strettamente legata, non è dunque che "mal di vivere", una malattia dell'amore, come dice convintamente Fabiola De Clercq (fondatrice dell'ABA, l'Associazione per lo studio e la ricerca sull'anoressia, bulimia e l'obesità), che, avendo vissuto sulla propria pelle l'una e l'altra, lo sa molto bene e prosegue: "l'anoressia e la bulimia quindi sono il sintomo, quello che ho chiamato l'effetto caratteriale di qualcosa che altrove non ha funzionato o non funziona più, di qualcosa che nella vita relazionale familiare è andato in corto circuito. La bulimia è mangiare del cibo, in modo seriale, senza sceglierlo, contando di più sulla funzione di riempimento che il cibo ha in quel momento, per poi rimetterlo vomitando, procurandosi con pratiche, direi contro natura, questo vomito, che viene purtroppo vissuto dal soggetto come una soluzione, in un momento in cui non ci si rende conto che questa soluzione potrebbe essere tranquillamente paragonata a un buco di eroina, nel senso che quando il soggetto inizia a mangiare e vomitare farà una fatica infinita a interrompere questa pratica. Bisognerà che si curi.

Quando dicevo che l'anoressia non era una malattia dell'appetito, e neanche la bulimia, volevo dire che il soggetto ha una fame indicibile, nel senso che ha una fame che non può dire, ma che nega. Il soggetto decide un bel giorno di non cedere più alla tentazione e al bisogno di mangiare perché vuole rendere il suo corpo invisibile. Prima di renderlo invisibile pensa che rettificherà il suo corpo, con l'illusione che, rettificando il corpo, riuscirà a rettificare le relazioni che non funzionano, o non funzionano più, o non hanno mai funzionato. Laddove il soggetto non pensa di riuscire a modificare ciò che gli sta intorno interviene sul proprio corpo, direi in modo chirurgico, perché c'è una determinazione infinita a rifiutare questo cibo e anche le relazioni e tutto quello che ho nominato prima. Non vuole morire, però vuole rendersi, come ho detto prima, invisibile, ma possiamo dire che attraverso l'invisibilità di un corpo che si asciuga, il soggetto pensa di acquisire una visibilità per tutti quelli che stanno intorno".


Diagnosticare anoressia e bulimia non è facile come si potrebbe credere, specialmente nell'infanzia e nell'adolescenza quando i cambiamenti corporei che si manifestano normalmente nel peso e nell'altezza possono nasconderne i sintomi (nei bambini la malattia si manifesta con inappetenza e nausea) perciò è bene analizzarne le caratteristiche.

Anoressia nervosa:

Si dice che un soggetto è anoressico quando comincia a rifutare il cibo per la paura di ingrassare e si considera grasso anche se è in sottopeso in rapporto alla sua altezza, sesso ed età (sotto l’85% del peso normale per la propria altezza, età e sesso). Al rifiuto degli alimenti, segue sistematicamente un'ingestione incontrollata ed ossessiva di cibo (il desiderio di alimentarsi rimane molto forte), seguita dal vomito forzato. Il soggetto prende a far uso indiscriminato di diuretici e lassativi e si sottopone ad un'attività fisica estenuante con l'obiettivo di mantenere il proprio peso sotto controllo: aumentare anche di pochi etti è fonte di profondo sconforto per lui, che per questo motivo può avere rilevanti cali d'umore e dell' autostima.

La persona anoressica tende ad isolarsi e a perdere interesse per le relazioni sociali e le amicizie, inoltre rifiuta di ammettere il proprio disagio e lo stato di magrezza e sottopeso, considerando un successo personale il controllo su se stesso e la propria iperattività (spesso i soggetti anoressici sono bravissimi nello sport e sono considerati degli studenti modello, con una pagella dai voti altissimi). Nelle ragazze un sintomo importante è l'amenorrea, cioè l'assenza del regolare ciclo mestruale (almeno tre cicli).

Bulimia Nervosa:

Si dice che un soggetto è bulimico quando prende ad ingerire, ripetutamente, nell'arco di pochissimo tempo e spesso di nascosto, quantità spropositate di cibo molto calorico, cui fa seguire sistematicamente la fase punitiva e compensativa che si manifesta col vomito autoindotto, l'assunzione di diuretici e lassativi, iperattitività fisica o periodi di digiuno. Le conseguenze di questa seconda fase sono dannosissime per la salute del soggetto, anche più della prima (per la diagnosi di bulimia nervosa le "abbuffate" e le fasi punitive-compensative devono verificarsi almeno 2 volte alla settimana per un tempo di tre mesi).

Tutti i soggetti bulimici, preoccupati come gli anoressici delle forme del proprio corpo, alla lunga provano disgusto verso se stessi e maturano un forte complesso di colpa che generalmente sfocia nella perdita dell'autostima ed in forme depressive. Le cause della bulimia, spesso conseguenza di anoressia, sono simili a quelle scatenanti quest'ultima.

Simile alla bulimia, ma mancante della fase punitiva, è un altro disturbo alimentare, che forse sarebbe più giusto definire disordine alimentare: il BED (Binge Eating Disorder, in italiano disturbo da alimentazione incontrollata).

Diagnosticato da poco tempo, il disturbo, la cui origine si ritiene essere genetica, si manifesta con grandi abbuffate come nella bulimia, dalla quale si differenzia per la mancanza della seconda fase, quella cosiddetta di punizione e compensazione. I soggetti, per lo più giovani donne già in sovrappeso (1-4% degli affetti da BED), non si autoinfliggono infatti pratiche drastiche come il vomito autoindotto e non assumono farmaci diuretici o lassativi.

In questi soggetti è forte la sensazione di non poter controllare il desiderio di alimentarsi, che li porta a ingurgitare in pochissmo tempo forti quantità di cibo, anche non avendo fame, o a fare frequenti e sostanziosi spuntini nell'arco di tutta la giornata (anche nel cuore della notte: sindrome del frigorifrero). Per la diagnosi di BED è bene sapere che gli episodi di tale disturbo si ripetono mediamente 2 giorni alla settimana per un tempo di almeno sei mesi. In comune con i bulimici, i soggetti affetti da Binge Eating Disorder, hanno il senso di angoscia e di vergogna per non essere in grado di fermarsi e controllare l'impulso ad alimentarsi, tanto che per evitare il giudizio altrui, preferiscono mangiare in privato, lontano da occhi indiscreti.

Dal punto di vista delle complicanze mediche, il BED porta le conseguenze patologiche caratteristiche dell'obesità: ipercolesterolemia, con conseguenze gravi sul sistema cerdiovascolare; ipertensione arteriosa (in tali soggetti l'incidenza è doppia rispetto alla popolazione normopeso); malattie tumorali; diabete (in soggetti di questo tipo si è riscontrata un'incidenza della malattia tre volte superiore rispetto ai soggetti normopeso); disturbi gravi della funzione respiratoria, caratterizzati da apnee notturne, con forte rischio di morte improvvisa.

Per ultimo analizziamo il NAS: disturbo alimentare non altrimenti specificato, che, come già accennato, presenta sintomi simili all'anoressia e alla bulimia, ma risulta mancante di qualche elemento necessario alla diagnosi.

Le differenze rispetto ad Anoressia e Bulimia consistono appunto nell'assenza di alcuni elementi: riportati dal sito www.ospfe.it

- Per il sesso femminile, tutti i criteri dell’Anoressia Nervosa in presenza di un ciclo mestruale regolare.
- Tutti i criteri dell’Anoressia Nervosa sono soddisfatti e, malgrado la significativa perdita di peso, il peso attuale risulta nei limiti della norma.
- Tutti i criteri della Bulimia Nervosa risultano soddisfatti, tranne il fatto che le abbuffate e le condotte compensatorie hanno una frequenza inferiore a 2 episodi per settimana per 3 mesi.
- Un soggetto di peso normale che si dedica regolarmente ad inappropriate condotte compensatorie dopo avere ingerito piccole quantità di cibo (es. induzione del vomito dopo aver mangiato due biscotti).
- Il soggetto ripetutamente mastica e sputa, senza deglutire, grandi quantità di cibo.
- Disturbo da Alimentazione Incontrollata: ricorrenti episodi abbuffate in assenza delle regolari condotte compensatorie inappropriate tipiche della Bulimia.

Tanti i disturbi, ma le concause di carattere familiare, culturale e individuale, nascono secondo noi da una stessa radice: la mancanza di amore, di vera autentica amorevole attenzione nei confronti dell'essere umano fin dal principio della sua esistenza. Vale la pena rifletterci su.

 
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