Dichiarazione di dipendenza / n°285
Nunc est bibendum
Nunc est bibendum
  "Mentre le conseguenze che porta l’abuso di droga sono note e pubblicizzate, quelle derivanti dall’alcol sono sconosciute ai più. L’alcol danneggia l’apparato digerente, il fegato e il sistema nervoso, del quale uccide le cellule nervose... Ma uno dei danni peggiori è forse quello che l’alcol arreca alla donna incinta che per anni ne ha abusato".
di Mariaelena Prinzi / foto di Pino Ramos
 

«È molto facile ubriacarsi fino a perdere coscienza di sé, ma è terribile ammettere di fronte a se stessi, freddamente, che in tutto l’universo non c’è via di salvezza, non c’è libertà se non nella morte»; così Jack London preannunciava ai suoi lettori il suo suicidio, stanco di una vita schiava dell’alcol. (1)

Vennero poi in America gli anni del proibizionismo, ma il consumo d’alcol invece di diminuire aumentò smisuratamente. Bere era considerato un “vizio” dai puritani americani, non certo una malattia, e coloro che ne erano schiavi erano dei reietti della società. Ma nel 1935 accadde qualcosa che cambiò radicalmente il modo di sentire la dipendenza dall’alcol: si incontrarono nell’Ohio due bevitori patologici, un uomo d’affari e un medico, e i due capirono che stando insieme la voglia di bere diminuiva, riuscivano a restare sobri, e così riuscirono a smettere.
Furono questi due americani a fondare l’associazione Alcolisti Anonimi, che da allora aiuta milioni di alcolisti a ritornare alla vita.

Palamitonews ha così incontrato, nella sede romana dell'Associazione, Anna, un'alcolista anonima, per testimoniare che l'alcol porta dipendenza come una qualsiasi altra droga pesante. (2)

Ultimamente la parola alcol viene associata quasi esclusivamente ai giovani. La dipendenza dall’alcol colpisce soltanto loro oppure è un problema dell’intera società?

“L’alcol non ha classi sociali, età, colore della pelle, chiunque può comprarsi una bottiglia, se vuole. Non so perché l’attenzione sia concentrata soltanto sui giovani, ma apprezzo che ci sia un’attenzione particolare nei loro confronti, perché l’alcol su un giovane produce effetti ancora più nefasti. Una volta si diceva che la dipendenza alcolica fosse un vizio, finalmente si è sfatata questa credenza inesatta: in realtà la persona che beve è spinta da qualche motivo. Nessuno di noi beve tanto per farlo; certo all’inizio ti può anche piacere, ti può anche dare delle sensazioni piacevoli, ma la verità è che se esageri tanto da diventane dipendente, vuol dire che c’è dell’altro. Io credo che per i giovanissimi la motivazione principale sia un senso di inadeguatezza nei confronti della vita. Non hanno punti di riferimento e cercano fuori qualcosa di più, incidentalmente questo 'qualcosa' può essere l’alcol, la droga, il fumo, il gioco o il cibo.

L’età degli alcolisti si è abbassata molto e purtroppo, spesso, non c’è solo la dipendenza alcolica, anzi spesso arrivano ragazzi con polidipendenze, da alcolici, spinelli, psicofarmaci, tutto insieme. Giorni fa è arrivato un ventenne che si faceva endovene di alcol denaturato. Il problema non è la sostanza, ma quello che porta all'assunzione della sostanza; una persona che fa una cosa del genere ha un deserto dentro e non vuole o non può più vivere. Io non lo posso giudicare, posso soltanto aiutarlo. Noi alcolisti lo abbiamo accolto dicendogli che è una persona con una dignità e che, se lo vuole, può riprendersi la sua vita. Gli abbiamo dato un messaggio d’amore”.


Secondo il rapporto del 2001 dell’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno in Europa muoiono 55.000 giovani a causa dell’alcol.
In Italia esiste anche una legge in materia, la n° 125 del 30 marzo 2001.
L’articolo 3 della legge parla di un’ «azione di informazione e prevenzione da realizzare nelle scuole, nelle università, nelle caserme e negli istituti previdenziali», ma ad oggi non sembra essere stato ancora applicato. (3)

Statisticamente, si muore più di alcol che di droga. Secondo lei, perché la dipendenza dall’alcol non è equiparata legalmente a quella dalla droga?

“Le motivazioni sono molte. Intanto l’alcol è legale, fa parte della nostra cultura e poi, per assurdo, la dipendenza da droga è meno equivocabile: o ti droghi o non lo fai . Invece quando una persona beve in maniera eccessiva si dice che 'beve un po’ troppo'. L’alcol è ambiguo, è una sostanza psicotropa, che cambia l’umore, è una droga come tutte le altre, però è legale, è accettata, è pubblicizzata. Per la droga ci sono reticenze, per l’alcol no.
L’Associazione non entra nel merito di questioni pubbliche, ti posso dare la mia opinione che si collega con quello che abbiamo già detto in precedenza: non c’è l’equiparazione perché l’alcol è legale, perché è accettato e perché ci sono anche interessi economici. Noi culturalmente siamo nati con il vino, in Italia si produce il vino più buono del mondo. Intendiamoci, noi alcolisti anonimi non facciamo la battaglia all’alcol, chi può bere che lo faccia pure in maniera giusta e equilibrata, un alcolista non potrà mai bere in maniera moderata. Questa è la differenza tra un bevitore sociale e un alcolista: il primo beve un bicchiere per gusto, per piacere e poi si ferma; il secondo perde il controllo. Per questo l’alcolista si deve astenere totalmente dal bere, non esiste un alcolista che possa bere moderatamente”.


Mentre le conseguenze che porta l’abuso di droga sono note e pubblicizzate, quelle derivanti dall’alcol sono sconosciute ai più. L’alcol danneggia l'apparato digerente, il fegato e il sistema nervoso, del quale uccide le cellule nervose. Può portare ad una malattia chiamata sindrome di Korsakoff: si perde progressivamente la capacità di memorizzazione e i vuoti vengono riempiti con allucinazioni e discorsi inventati. Ma uno dei danni peggiori è forse quello che l’alcol arreca alla donna incinta che per anni ne ha abusato: la donna potrebbe nel migliore dei casi avere una sindrome feto-alcolica, ovvero il bambino nascerebbe mentalmente ritardato e deforme e nel peggiore dei casi il suo bambino non nascerebbe affatto. (4)

Anna, le va di raccontarmi la sua storia?

“La mia esperienza personale mi porta a dire questo: io non avrei avuto nessun motivo per bere, ero una ragazza bella, colta, sportiva, avevo una famiglia come quella del Mulino Bianco, non avevo motivi. In realtà mi sono resa conto subito che un bicchiere mi dava coraggio, mi faceva sentire disinibita, mi faceva fare cose che altrimenti non avrei fatto, come incontrare persone ed essere spigliata.. La prima volta che ho bevuto l’ho fatto prima di incontrare degli amici, per vincere quel senso di timidezza che avvertivo. Mi sono sentita subito in colpa e so di averlo fatto per sballarmi, perché a me non piaceva l’alcol. Suppongo che proprio questa voglia di essere disinibita sia stata la mia motivazione iniziale. In quel periodo non bevevo tutti i giorni, lo facevo ogni tanto, ma in realtà non è importante dove bevi, cosa bevi e quando bevi, il punto magico o orribile è cosa ti succede quando bevi. Verso i trent’anni ho cominciato a bere sistematicamente, il mio alcolismo è durato otto anni, perché le donne si alcolizzano con otto anni di bevute continue. Gli ultimi tempi soffrivo molto, perché non sapevo dove sbattere la testa, perché volevo smettere di bere ma non sapevo come si faceva, non ci riuscivo, promettevo sempre di smettere, ma non succedeva mai.

Una sera mi capitò di vedere una fiction su una donna che aveva problemi d’alcol, mi riconobbi nella protagonista che come me aveva una famiglia normale e beveva di nascosto. Mentre scorrevano i titoli di coda lessi il numero di telefono degli Alcolisti Anonimi e lo annotai. E mi dissi «Vado», ormai dovevo decidere se vivere o morire. Andai da AA e smisi di bere la sera stessa. Tre giorni dopo andai dal medico che mi disse che avevo rischiato la pelle, perché avevo fatto un’astinenza totale e improvvisa. Smisi di colpo perché non ne potevo più e mi è andata bene. Io sono nell’Associazione da 17 anni, quindi sono 17 anni che non tocco nulla, né alcol, né droghe, perché non è che si smette con una dipendenza e si passa a un’altra. Voglio vivere la vita con le mie forze, senza ricorrere a nulla, e voglio essere lucida per affrontarla, perché per una vita ho affrontato i problemi da ubriaca”.


Quando una persona può definirsi alcolista?

“Quando perde il controllo dopo aver bevuto. Il problema è che dovrebbe rendersene conto, infatti il primo passo per un alcolista è accettare di avere un problema e questo solitamente è molto difficile, perché il primo sintomo è la negazione e in quel caso noi non possiamo aiutarlo. La consapevolezza e l’accettazione del problema permettono anche una resa. Una alcolista deve dirsi «ok, ho un problema, l’alcol è più forte, vince lui, io mi arrendo»”.

In che modo e con quali strumenti l'Associazione aiuta gli alcolisti ad uscire dalla dipendenza?

“In Alcolisti Anonimi non si viene per smettere di bere. Smettere di bere è relativamente facile, voglio dire che abbiamo tanti aiuti per poterlo fare, a partire dai medici che ci aiutano a disintossicarci. Ma allora, come mai la gente si disintossica e poi ci ricade? Perché chi beve in maniera smisurata ha un disagio, un vuoto interiore che ha origini lontanissime, che a volte risale all’infanzia. Alcolisti Anonimi propone un programma di recupero, di riabilitazione: una volta smesso di bere, comincia il vero cammino che propone un programma di carattere spirituale, non religioso. La persona arriva con la voglia di smettere di bere, noi gli consigliamo di smettere un giorno alla volta per ventiquattro ore, perché per un giorno ce la fa chiunque e perché altrimenti l’alcolista scapperebbe subito. Quando sono arrivata, mi hanno detto «Non dire smetto domani, dì smetto da adesso». Quindi, una volta che gli togliamo la bottiglia, vogliamo dare all'alcolista qualcosa in cambio. Visto che lui riempie il suo vuoto interiore con la bottiglia, una volta tolta la bottiglia c’è il vuoto e allora noi cerchiamo di aiutarlo a colmare questo vuoto con il programma di carattere spirituale.

Questo programma è chiamato dei “dodici passi”: sono delle tappe per riabilitarsi alla vita, nel senso che una volta che ho ammesso di avere un problema con l’alcol e che ho percepito che il mio disagio mi porta a bere, vado a vedere di che tipo di disagio si tratta e come posso intervenire. Evidentemente, se i miei comportamenti di prima mi portavano a bere in maniera smisurata e ad essere dipendente dall’alcol, inevitabilmente devo cambiare questi comportamenti. L’unico modo per cambiarli è quello di mettermi in discussione, affidarmi ad altri che hanno vissuto e superato il mio stesso disagio. Quando qualcuno arriva da noi deve compiere un grande atto di fiducia nei confronti delle persone che lo accolgono. A questo punto, entra a far parte di uno dei nostri gruppi, in cui tutti sono uguali, persone comuni, non ci sono professionisti come medici e psicologi a coordinare le attività. Non trasmettiamo verità assolute, trasmettiamo soltanto la nostra esperienza. La persona si sente finalmente accolta, non giudicata, e comincia a rendesi conto che se altri ce l’hanno fatta, anche lui può farcela. Con il quarto e quinto passo ci rimettiamo in discussione, perché facciamo un elenco dei difetti e dei pregi, e con gli altri passi cerchiamo di cambiare i nostri atteggiamenti. Poi, con i passi restanti, ci rimettiamo in pace con il mondo, perché purtroppo gli alcolisti hanno dei pessimi rapporti con chi li circonda, forse la 'relazione con l’altro' è il vero problema dell’alcolista.

L’alcolista è una persona immatura, egocentrica, è una persona che vuole molta attenzione, molto affetto e, se non riesce ad averlo, si sente in qualche maniera menomata. Durante il recupero, l’alcolista deve arrivare ad avere una buona considerazione di se stesso, deve recuperare quella dignità che l’abuso di alcol gli ha tolto. Questo cammino può durare tutta la vita ed è a costo zero. Noi come Associazione ci autofinanziamo, i membri pensano al finanziamento, e rifiutiamo qualsiasi tipo di contribuzione esterna. Non ne facciamo un vanto, lo facciamo perché, essendo ridiventati responsabili, perché chi beve non è responsabile, vogliamo mantenerci da soli ed essere autonomi. La base spirituale del nostro programma è l’anonimato, che non consiste nel nascondere il nome o il viso, bensì nel mettere i principi al di sopra delle singole personalità. Ecco perché io non le dico il mio cognome, perché Anna, Maria o Giovanna non fa alcuna differenza: qui siamo tutti uguali, nessuno conta più dell’altro, mettiamo la persona al centro. Gli alcolisti sono stati protagonisti per una vita, adesso si rendono conto che come persone hanno un valore unico, ma che all’interno dell’Associazione sono tutte uguali.

Il nostro obiettivo primario è far arrivare il messaggio a chi soffre ancora per fargli capire che possiamo aiutarlo: chiunque è ben accetto, non importa la sua religione, il colore della sua pelle, il suo credo politico, se è ricco o povero, colto o ignorante, qui deve portare soltanto la sua volontà di farla finita con la bottiglia, senza preoccuparsi di essere l’ultimo arrivato, perché l’ultimo è il primo fra noi”.

Bibliografia
(1) Jack London, Ricordi di un bevitore, 1916, Usa.
(2) Alcolisti Anonimi, www.alcolisti-anonimi.it, via di Torre Rossa 35, 00165, Roma, 06/6636629. Centralino nazionale 06/6636620, fax 06/6628334, e-mail aaitaly@mclink.it
(3) Per approfondimenti vedere www.unicri.it/ min.san.bollettino/normativa/index.htm
(4) Per approfondimenti vedere www.medicinatossicodipendenze.it


 
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