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Nonostante il fatto che “di fronte a noi c’è un anno di speranza”, come ha rassicurato il Presidente del Consiglio Romano Prodi in occasione del capodanno, a guardar bene lo stato del Paese questa ottimistica previsione potrebbe essere facilmente disillusa.
Come infatti disse Karl Barth, teologo svizzero degli inizi del ‘900, “lo sperare si attua facendo il passo successivo. Non si può sperare stando fermi o rimanendo voltati all’indietro”.
E l’Italia, purtroppo, volenti o nolenti nel volerlo riconoscere, è stagnante nelle sue acque sempre più torbide.
Non si può voltare la testa di fronte ai gravi problemi del Paese, dalla criminalità sempre più dilagante e sconcertante al caro vita, ed essere invece tutti partecipi solo quando c’è da mettere il dito tra moglie e marito.
La gente è distratta, arrogante e pensa che la sua di erba, e non più quella del vicino, sia sempre più verde. Anche quando è bruciata dal sole in pieno inverno o tossica perché invece di ossigeno si nutre di smog.
Ma se i cittadini guardano ancora al proprio orticello, cosa sta invece facendo la nostra classe politica per rimettere in cammino l’Italia?
L’abbiamo così chiesto ad Antonio Di Pietro, Ministro delle Infrastrutture, che è stato così disponibile nel risponderci non solo con i soliti “sofismi” ma con quella semplicità che ogni politico dovrebbe avere nel rivolgersi ai suoi elettori.
Secondo lei, qual’è lo stato di questo Paese? E ricordandolo quando lei era un ragazzo, l’Italia da allora è cresciuta o è un paese sempre più alla deriva?
"Non vi è dubbio che il nostro Paese, dal dopoguerra ad oggi, sia consistentemente cresciuto. Tuttavia, ritengo sia stata una crescita confusa. Mi spiego meglio: se ci fosse stato uno sviluppo programmato, come avvenne in altri paesi, oggi avremmo potuto meglio gestire le risorse. Faccio un esempio: molte industrie nacquero senza che ve ne fosse bisogno o per interessi politici, ma furono anche tante le scelte sbagliate. In molti casi si poteva privilegiare altro che non fosse solo e unicamente l’insediamento industriale. Oggi l’Italia non è alla deriva ma se non si cambia rotta rischia di andarci e, dico di più, in maniera irreversibile sotto molti aspetti".
Collegandomi alla domanda precedente, rispetto al passato i giovani hanno le stesse possibilità di trovare lavoro, crearsi una famiglia e decidere della propria vita? E soprattutto, possono avere le stesse speranze, se non si ha nemmeno più la sicurezza di ricevere un domani una pensione, per esempio, e di avere un lavoro sicuro tutta la vita? E se ci fosse un piccolo Antonio di Pietro, avrebbe le stesse opportunità di fare carriera o si sentirebbe mortificato?
"Il mondo del lavoro si è enormemente modificato. Oggi i giovani possono nutrire aspettative di un impiego quanto più hanno capacità di specializzarsi nelle nuove professioni. Io, e vengo all’ultima parte della sua domanda, non so in quali difficoltà mi troverei oggi e se potessi contare sulle stesse opportunità che ho avuto da giovane. Quello che voglio consigliare ai giovani, è che non bisogna mai adagiarsi. Le opportunità si hanno ma bisogna anche crearsele. Io ho iniziato facendo anche lavori umilissimi, vivendo in Germania e studiando, e non rinnego niente del mio passato anzi…ne vado fiero".
Perchè il prezzo della vita è aumentato così tanto? Le faccio un esempio pratico: questa mattina ho comprato 3 pomodori di numero, pagandoli 1.25 euro, che in lire fa 2420,34 (in un quartiere popolare, da un fruttivendolo altrettanto popolare). Quindi, un pomodoro l'ho pagato 0.42 centesimi di euro, che equivale a 806 lire. Quasi 1000 lire a pomodoro!E' solo colpa dei commercianti questo aumento dei prezzi, o della mancanza di controllo dello Stato?
"L’Euro ci ha portato tanti e indiscutibili benefici. Oggi, con i tassi d’inflazione che strozzavano l’Italia, pagheremmo tutto più caro, dalla benzina ai mutui per l’acquisto della casa; ed anche i tassi che il Paese paga per il debito pubblico. La lira era una moneta debolissima e oggi noi viviamo godendo di benefici, diciamocelo francamente, non tutti meritati. Detto questo, sull’aumento dei generi di consumo, quelli che interessano le famiglie, a cui lei fa riferimento, credo che, in grandissima parte, dipendano da controlli che il Governo Berlusconi doveva fare e non ha fatto. Bisognava sanzionare i mariuoli che ne hanno approfittato. Non c’è altra spiegazione visto che, in altri paesi europei, gli aumenti ci sono stati ma non hanno inciso molto sui prezzi finali".
Oltre che procuratore della Repubblica, la sua carriera è iniziata all’interno di un Commissariato di Polizia. Lei senz’altro conosce il mondo della criminalità, dalla strada ai salotti. In questi ultimi tempi vediamo un’esplosione di violenza che vede coinvolti cittadini comuni, non pregiudicati. Dai vicini di casa alle sparatorie tra adolescenti, ormai quasi quotidianamente sembra di vivere in un telefilm americano. Cosa ha generato tutta questa violenza, e se può indicarlo, c’è una data di partenza? Secondo lei, il Paese è destinato a diventare una sorta di Bronx all’italiana?
"Questo è un problema che, purtroppo, non è limitato solo al nostro Paese. Le cause sono molte e variegate. Le ragioni vanno ricercate in un frenetica rincorsa al profitto, indotto da modelli culturali che mirano all’arrivismo non quale affermazione personale, ma per un’idea patologica di potere. Così come tanti altri modelli che vengono somministrati, anche in maniera sublimata, mascherati, per farli accettare senza che la razionalità possa intervenire e frenare. E questo chiama in causa anche la televisione con programmi che sarebbe meglio non mettere in onda. Lei mi chiede se questi fenomeni hanno una data d’inizio. Ritengo si riferisca all’escalation criminale e alle barbarie dei nostri tempi. La violenza c’è sempre stata! Con modalità diverse e con echi diversi. I mezzi d’informazione di qualche tempo fa, non erano in grado di porre così alla ribalta i fatti come avviene, invece, oggi. E questo, forse, era un bene. Anche una colossale caduta di valori morali ha contribuito in maniera determinante. Le società si sarebbero dovute attrezzare per far fronte a tale mancanza ma eravamo tutti impegnati in altro e abbiamo sottovalutato il grande problema".
Riepilogando. Problemi alla Sanità, la gente ha paura di non trovare un lavoro stabile, di non arrivare alla fine del mese. I ragazzi diventano sempre più arroganti e violenti, in città domina il caos tra auto e servizi pubblici inesistenti. Il livello culturale del Paese è uno dei più bassi in Europa (i nostri ragazzi non sanno più nemmeno fare di calcolo a mente). Perchè l'Italia è rimasta al palo? Perché è almeno dalla fine di Tangentopoli che ci ritroviamo allo stesso punto?
"L’Italia non ha saputo approfittare di un momento storico che poteva essere “Mani Pulite”. Forse quello era il momento di ricostruire sulle ceneri di un sistema politico sconvolto, non da un’azione giusta e doverosa della Magistratura come afferma qualcuno, ma da un apparato corrotto in cui molti affondavano le mani. Io uso un paragone per quanti m’incolpano di essere l’artefice di quella stagione: ho fatto ciò che farebbe un radiologo, ho scoperto il male. Il medico avrebbe dovuto somministrare la cura ma… Oggi bisogna ricominciare a lavorare nella speranza di trovare lo spirito costruttivo per riaffermare, anzi direi… affermare i valori di Legalità, Trasparenza e Giustizia".
E’ una prerogativa di questo Paese premiare i cattivi e perseguitare i buoni! È ormai tradizione che l’erba cattiva non solo in questo Paese non muore mai, ma viene esposta come pianta ornamentale sui balconi. Se è sicuramente giusto essere considerati innocenti fino a prova contraria, ma le sembrava il caso che Luciano Moggi salisse in cattedra da professore in un istituto superiore per parlare di educazione allo sport?
"Inizio dalla Fine, e rispondo anche brevemente a questa domanda: ritengo sbagliatissimo che a Luciano Moggi sia stato consentito di tenere lezioni di educazione allo sport quando, dalle intercettazioni pubblicate, io traggo la conclusione che egli abbia tenuto una condotta sbagliata. Ancora più colpe, però, le ha chi gli ha consentito di salire in cattedra; se lo poteva risparmiare. Tuttavia, la presunzione d’innocenza deve valere per tutti, ed io rispetto questo principio giuridico. La Magistratura farà la sua parte ed emetterà il suo giudizio".
E’ cronaca di tutti i giorni, ormai, anche il cambiamento climatico. Inverno tropicale, uragani inusuali a queste latitudini, ghiacci che si sciolgono troppo velocemente. Noi siamo sempre stati un popolo di agricoltori, montanari e pescatori. Ora in montagna si sciolgono le nevi, le pecore in inverno si mangiano le margherite e le mimose e gli studi dicono che nel 2040 non ci saranno più pesci nel mediterraneo a causa dello sfruttamento e dell’inquinamento. Visti questi problemi non più futuri ma di domani mattina, il governo come intende salvare il salvabile?
"E lo dice proprio a me? Sono un uomo che viene dalla campagna e so bene cosa vogliono dire i danni alle coltivazioni per i repentini cambiamenti di clima. Ma qui è in gioco tutto il pianeta e credo che sia un problema di cui tutti ci dobbiamo fare carico. Negli ultimi anni, nonostante il grido d’allarme degli esperti, non abbiamo fatto niente per l’ambiente. Kyoto con il trattato che prevedeva la riduzione dei gas serra è stato rifiutato da alcuni stati tra cui l’America, ma anche gli altri che si erano impegnati, hanno poi fatto ben poco. Le prossime iniziative, io dico la “Mission” del mio partito, l’Italia dei Valori, saranno proprio per la difesa l’ambiente. E’ questo l’ho detto pubblicamente più volte.
L’Esecutivo Prodi ha mosso i primi passi anche in questo senso. Nella finanziaria sono stati inseriti diversi provvedimenti che, in qualche modo, vanno in tale direzione. C’è ancora molto da fare, e bisogna approvare quanto abbiamo inserito nel programma dell’Unione".
In due parole, se questa domanda gliela facesse un marziano, come spiegherebbe la differenza politica (quindi esclusi i personaggi e gli interpreti) tra il governo Prodi e il governo Berlusconi?
"Proprio due aggettivi: Reale uno, Fantasioso l’altro".
Ad ogni campagna elettorale, più che dei programmi la gente ha fisso in mente i limiti che ogni politico avanza, oltrepassati i quali farà cadere il governo. La coerenza dei partecipanti al governo in Italia si misura ormai nel rispetto o meno di questo punto di non ritorno. Abbiamo già assistito nel governo Prodi alla sinistra radicale che dichiara di “turarsi il naso”, ad esempio, sulla questione della guerra per non far cadere il governo. Vorremmo sapere, secondo lei (e lei compreso), quali sono i punti per i quali i leader dei partiti farebbero realmente cadere il governo, se non fossero rispettati.
"Quali siano questi punti io non lo so. Ma non mi voglio sottrarre alla domanda, anzi dirò di più: l’Unione è una coalizione che nasce per vincere le elezioni e togliere di mezzo, politicamente s’intende, Berlusconi. Un’alleanza di convenienza, quindi, che ha al suo interno diverse anime, anche lontanissime tra loro. Ora però, visto che esiste un programma sottoscritto da tutti, almeno quello dovrebbe essere rispettato. Io mi auguro che gli elettori comprendano e ricordino chi e perché ha posto paletti al Governo di questo Paese. Non credo che questo Esecutivo cada sotto i colpi di qualcuno, sarebbe un suicidio e sono convinto che al momento nessuno voglia assumersi questa colpa anche se le grida, a volte, sembrano degli 'ultimatum' ".
Lei è stato testimone e “detonatore” di un periodo storico nel quale la corruzione era sinonimo di politica, parliamo di Tangentopoli. Di un modo di fare normale e accettato da tutti e collassato su se stesso improvvisamente. Sembra quindi che per ogni situazione arrivi un giorno del giudizio. Secondo lei, questo Paese può avere prima o poi un crash, cioè avere un tracollo,da un momento all’altro, senza scosse d’avvertimento? Oppure, le scosse ci sono già state? E nel caso, quali?
"A questa domanda ho già risposto. Aggiungo solo che le scosse ci sono, mi auguro che non le si sottovaluti come è avvenuto per il passato e, forti di quella esperienza si ponga subito rimedio".
In questo paese ormai abbiamo paura del postino. Una multa, una rata pagata in ritardo, ci può nel modo più assoluto, e posso parlare di centinaia di famiglie, letteralmente rovinare. L’immagine dello Stato è quella di un nemico, che prende e poco dà. Secondo lei, questo governo aiuta a pensare il contrario o sta peggiorando la situazione, nella percezione del cittadino?
"Questo Governo ha molti limiti ma anche molti pregi. Se stesse peggiorando la situazione io me ne sarei già andato senza gridarlo. Vorrei anzi dire, in proposito, che proprio nel mio partito, l’Italia dei Valori, ho imposto una regola: le dimissioni non si presentano, si danno. Questo vuol dire che non ammetto la sceneggiata di dimissioni annunciate come spauracchio, e poi ritirate. E quindi… io me ne andrei, senza alcun ripensamento".
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