Duemilaséttete! / n°284
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Il Paese che dà i numeri
  "Chi sono gli italiani? Quali le loro abitudini? Attraverso dati statistici, proveremo a fare una panoramica generale della situazione attuale del nostro amato stivale."
di Francesco Puxeddu / foto di Pino Ramos
 

Il 2006 è appena terminato. C’è chi vi guarda con rammarico, chi invece con soddisfazione. Sicuramente è stato un anno di cambiamenti, sia dal punto di vista istituzionale, sia dal punto di vista economico. C’è chi ha gioito per l’uscita di scena di Berlusconi, chi invece ha tifato col batticuore per l’Italia, quella calcistica, che ha vinto i mondiali. Tra gioie e dolori, però, ci sono alcuni dati che rispecchiano abbastanza fedelmente lo stato attuale del nostro paese. Chi sono gli italiani? Quali le loro abitudini?

Attraverso i dati dell’Istat, proveremo a fare una panoramica generale della situazione attuale del nostro amato stivale. L’Istat è l’Istituto Nazionale di Ricerca e Statistica ed è un ente pubblico. Presente sin dal 1926, è il principale diffusore e produttore dei dati statistici, a supporto dei cittadini e dei decisori pubblici. Opera in piena autonomia e in continuo contatto con il mondo scientifico ed accademico. L’Istat ha il difficile compito di analizzare costantemente il termometro del paese, aggiornando i propri dati di continuo, per poter aiutare la popolazione a comprendere quale sia lo stato di un determinato fattore in un determinato momento.

Passiamo ora all’estrapolazione effettiva dei dati di maggior interesse, per fare questo “ritratto” dell’Italia, sperando che alla fine non si riveli essere una “caricatura”. Gli italiani alla fine del 2005 erano 58.751.711 di cui 1.334.889 di cittadinanza straniera (percentuale aumentata notevolmente, tanto che, stando ai dati relativi al 1° Gennaio 2006, gli stranieri residenti in Italia sarebbero 2.670.514). Ma perché l’Italia è una meta così ambita per gli stranieri? La risposta è complessa e va esaminata attraverso l’analisi di alcuni fattori di notevole interesse.

L’Italia è “geograficamente” predisposta ai flussi migratori, difatti si trova in una posizione di centralità rispetto all’Europa ed è uno dei paesi più vicini all’Africa. A questa posizione favorevole, si aggiungono motivi di natura sociale. Gli stranieri, infatti, tendono a formare nelle diverse città dei piccoli microcosmi e quindi, a seconda della loro provenienza, si aggregano in piccole comunità quasi assestanti. In molti casi, addirittura, queste aggregazioni sono il frutto di un vero e proprio “ricongiungimento familiare”, che rivela quindi un forte elemento caratterizzante. I flussi migratori, poi, sono favoriti dalla richiesta di manodopera, che in Italia è insufficiente soprattutto in alcuni settori, data la scarsa disponibilità degli italiani allo svolgimento di alcune mansioni particolari.

Ma chi sono gli stranieri e da dove vengono? La percentuale maggiore proviene dall’est-Europa (con Albania, Romania e Polonia in testa), e dal nord-Africa (dove primeggiano Tunisia e Marocco). Da questi dati si è potuta creare una ripartizione percentuale molto interessante, dalla quale si evince che ogni 10 cittadini stranieri residenti, 4 sono europei, 3 africani, 2 asiatici e 1 americano. Dopo questo excursus multietnico, torniamo agli italiani.

Da sempre, una delle più grandi convinzioni riguardanti il nostro popolo è quella che vede l’Italia come la culla della cultura. Ma è davvero così? A tal proposito, non resta che dare uno sguardo ai dati relativi al grado di istruzione. Analizzandoli, però, sembra che questa convinzione sia destinata ad infrangersi e a cadere in mille pezzi. Purtroppo, il grado di istruzione degli italiani è uno dei più bassi a livello europeo e in ogni caso ci vede dietro tutte le altre potenze. Considerando l’intera popolazione a partire dai 6 anni in su (53.854.962), la percentuale di coloro che hanno una laurea è di appena il 7,5%. Cifra che sale al 26% per quelli che hanno un diploma di scuola media superiore. Il 30% ha invece almeno conseguito la licenza di scuola media inferiore e il 25,5% quella elementare. I dati che però risaltano di più sono quelli relativi agli alfabetizzati privi di titoli di studio che sono ben il 9,5%, e quelli relativi agli analfabeti, che in Italia sono addirittura l’1,5% (782.342).

Questa preoccupante situazione è stata confermata dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico). Education at a Glance 2006, il rapporto sull’istruzione annuale, conferma le sensazioni già accennate, tanto che vede l’Italia penultima nel numero di laureati (peggio di noi solo la Turchia). Appena 11 persone su 100 sono laureate, in un’età compresa tra 25 e 64 anni. Non solo, per un paese che si autoproclama “patria della cultura”, essere superati addirittura da Messico, Australia e Cile è uno smacco imperdonabile.

Fino ad ora abbiamo analizzato i dati relativi alla popolazione, alla suddivisione dei cittadini stranieri residenti in Italia e alla preoccupante situazione del grado di istruzione, elementi importanti, ma che non rendono l’idea della situazione attuale del nostro paese. Per addentrarci un po’ di più nell’Italia che si appresta a vivere il 2007, ci sarà molto più utile tentare di delineare economicamente il cittadino medio. Da un’indagine campionaria effettuata dall’Istat su 22.032 famiglie, tra le quali rientrano 56.105 individui distribuiti in tutta la nazione, il valore rappresentativo della media del reddito netto per famiglia ammonta a 22.353,00 € all’anno, nonché a 1.863,00 € al mese. È opportuno analizzare i comportamenti riguardanti la destinazione del reddito.

Le famiglie con a capo un libero professionista o un imprenditore sono quelle con il livello di spesa media più alto, 3.657,00 € al mese, equivalente al doppio della spesa media da parte di famiglie nelle quali la persona di riferimento non è inserita nel mercato del lavoro. Ovviamente, ciò si traduce anche in un differente indirizzo di beni e servizi, poiché le famiglie più “agiate“ destinano un quota di spesa più alta per ciò che riguarda il tempo libero, l’istruzione, l’abbigliamento e la comunicazione. Coloro i quali hanno invece un budget maggiormente limitato spendono una percentuale maggiore per consumi alimentari, la quota ammonta infatti a più del 20%. Per quanto riguarda gli immobili, sono il 73% le famiglie italiane che possiedono una casa, mentre il 19% sostiene spese di affitto. Il restante 8% è caratterizzato da altro tipo di godimento. Ma quali sono i consumi degli italiani? E soprattutto come spendono il proprio tempo libero?

Uno dei maggiori interessi degli italiani è sicuramente quello per i telefoni cellulari. L’Italia, da una recente ricerca, risulta essere al terzo posto in Europa (dietro solo al Lussemburgo e alla Svezia) per consumo di telefonini. Nel nostro paese, infatti, sono ormai più i cellulari che le persone. Con 63.000.000 di apparecchi ( ben 108,4 telefonini ogni 100 abitanti!) è ormai chiaro che questo tipo di mercato in Italia ha trovato un terreno molto fertile, soprattutto tra i giovani (ben l’87% dei ragazzi al di sotto dei 29 anni possiede un telefonino).

Questo perché l’uso che ne fanno è diverso da quello degli adulti, che vedono ancora il cellulare principalmente come telefono e poco usufruiscono degli altri mille tipi di funzioni che ormai sono presenti in tutti gli apparecchi. Questo fenomeno può essere analizzato anche da un punto di vista sociale. Tra gli adolescenti, infatti, il telefonino rappresenta un elemento aggregativo. Chi non ha mai sentito parlare di ragazzi che si sono conosciuti attraverso il cellulare? Oramai l’uso di questi apparecchi fa parte del patrimonio dei costumi di noi italiani e l’importanza che il mercato economico riserva a questo settore ne è la prova più evidente.

Per quanto riguarda il tempo libero, interessante è il dato riguardante la televisione. Difatti il 94,7% della popolazione dai 3 anni in su la vede per più di qualche giorno alla settimana, mentre il dato scende passando all’ascolto radiofonico, che si attesta al 64,6%. Uscendo dalle mura domestiche, invece, tra i passatempi preferiti ci sono sicuramente il cinema (48,1%), e gli spettacoli sportivi (29%). Un altro passatempo degli italiani è la frequentazione di discoteche (26,3%), mentre di scarso interesse sono i teatri (17,9%) e i concerti di musica classica (8,8%).

Lo Stivale, poi, è famoso in tutto il mondo per la sua produzione di vini, tanto che da sempre siamo in competizione con la Francia per il primato della bontà dei nostri prodotti “degustabili”. Sono sempre di più, infatti, le enoteche che si trovano sparse nelle nostre città. A questo punto, sembra doveroso prendere in esame il consumo e l’abuso di alcool, che negli ultimi 12 mesi riguarda il 69,7% della popolazione dagli 11 anni in su (circa 36.000.000). Il consumo di alcool è più diffuso nelle regioni del nord-est (Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia-Giulia). Una nota curiosa riguarda il collegamento tra il grado di istruzione e il consumo di alcool. Difatti, sembra che all’aumentare del titolo di studio aumenti anche la tendenza al consumo di bevande alcoliche. Questo avviene soprattutto tra le donne: tra le meno istruite (con al massimo la licenza elementare) il 46,1 consuma alcool, mentre tra le laureate la percentuale raggiunge il 73,8%.

Da un punto di vista più generale, è utile analizzare la situazione del nostro paese prendendo come riferimento un importante dato macroeconomico: il PIL (Prodotto interno lordo). Possiamo definirlo come la variabile che misura la ricchezza di un paese ed equivale alla somma dei beni e servizi prodotti in un dato momento. Per quanto concerne l’Italia, il Pil è cresciuto dell’ 1,7% nel trimestre Luglio Agosto Settembre 2006 rispetto allo stesso periodo del 2005. Rispetto invece al trimestre precedente dell’anno 2006, l’Italia si trova in penultima posizione nei confronti di altri paesi dell’Unione Europea. Solamente in Francia non si sono registrate variazioni, mentre in Italia si è avuto un incremento, nei mesi di Aprile Maggio e Giugno, dello 0,3%; in Germania dello 0,6% e nel Regno Unito dello 0,7%. Concludiamo con un’interessante prospettiva sulle previsioni demografiche nazionali fino al 2050.

Si presuppone innanzitutto che vi sia in questo periodo un ulteriore aumento dei livelli di sopravvivenza rispetto a quanto non si sia già verificato negli ultimi anni. Nello specifico, la vita media dovrebbe crescere per gli uomini da 77,4 nel 2005 a 83,6 anni nel 2050, mentre per le donne dovrebbe crescere da 83,3 nel 2005 a 88,8 nel 2050. Anche dal punto di vista della fertilità si dovrebbe assistere ad un aumento, che passerebbe da 1,3 figli per donna nel 2005 a 1,6 figli nel 2050. Si ipotizza infine un continuo aumento delle migrazioni nel nostro paese, di circa 150.000 individui annui per tutto il periodo preso in considerazione (se ciò si dovesse verificare, nel 2050 in Italia ci dovrebbero essere all’incirca 8.000.000 di immigrati stranieri).

 
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