We are the world, We are the children / n°283
Le cose possono essere molto diverse da ciò che sembrano : palamitonews- Palamitonews
L'istruzione non è educazione
  "Riflessione accesa sulla confusione dei ruoli tra scuola e famiglia e sulla crisi dei giovani d’oggi. Chi sono i veri responsabili?".
di Carmen Di Giovanni / foto di Pino Ramos
 


La parola “educazione” è usata frequentemente da tutti, ma spesso a sproposito. In pochi ne conoscono il vero significato e sono ancor meno quelli che sanno cogliere la differenza profonda con la parola “istruzione”.


“Educare” vuol dire sviluppare o perfezionare le facoltà intellettuali, fisiche e morali dal bambino o del giovane per mezzo di precetti, esercizi ed esempi. “Istruire”, invece, significa insegnare, informare o comunicare idee o dottrine.
Attraverso queste definizioni si evidenzia la differenza essenziale tra le due azioni. L'educando è parte attiva del processo educativo. Chi si sta istruendo, invece, riceve ed accumula conoscenze.
L'educazione richiede termini più lunghi e difficili da precisare rispetto a quelli della mera istruzione.

L’insegnamento di alcune materie potrebbe essere svolto in modo educativo o istruttivo. Per esempio, i docenti di ginnastica potrebbero avere per meta lo sviluppo fisico degli alunni o l'apprendimento dei regolamenti delle distinte discipline sportive; gli insegnanti di Religione potrebbero voler inculcare certi valori o concentrarsi sulla spiegazione di rituali o storia.

Ma cosa fanno i docenti quando sono in classe? Quale è la missione delle scuole? Le risposte a queste domande sono semplici. Ogni docente aspira ad educare, ma il tempo assegnato ad ogni materia, i termini imposti per svolgere i programmi scolastici e la gran quantità ed eterogeneità di alunni fanno sì che questo obiettivo sia molto difficile da raggiungere.

L'educazione richiede tempo e lavoro personalizzato. In altri termini, l'educazione è cara, molto cara! Quando le risorse scarseggiano, inevitabilmente l'educazione si trasforma in istruzione. In generale, la scuola non può sostituirsi alla famiglia: da una parte, il tempo che i bambini e i giovani trascorrono nelle proprie case è maggiore rispetto a quello che passano nella scuola; eppure, generalmente i compagni di scuola hanno un ruolo più importante nella crescita dei ragazzi rispetto ai fratelli. Sarebbe dunque preferibile associare la parola educazione al compito che realizzano i genitori ed usare la parola istruzione in riferimento al ruolo della scuola.

Ma questo non è l'unico argomento in favore dell’uso corretto della parola educazione. Secondo Kant, Educare è “sviluppare nell'uomo tutta la perfezione della quale è capace la sua natura”. Secondo Stein, “l'educazione è l'evoluzione armonica e progressiva delle diverse facoltà umane in modo integrale”.

Una persona può essere molto cortese e conoscere molto bene le regole sociali, ma la sua mancanza di istruzione può renderla incapace di apprezzare i detti dei saggi o il rispetto per l’ecosistema. In altre parole, tra educazione ed istruzione deve esistere un equilibrio, perché l'educazione è un processo integrale per il quale non esiste nessuna legge di compensazione.
Per allevare un ragazzo, dunque, è necessario che intervenga sì la scuola, ma soprattutto la famiglia, elemento essenziale per la crescita corretta ed equilibrata dell’individuo, che, grazie ad essa, fa propri valori fondamentali, che oggigiorno si tende a dimenticare.

L'uso della parola "educazione" per indicare la missione della scuola è senza dubbio sbagliata. Non perché la scuola non educhi o perché non voglia farlo. Semplicemente, perché questa non è la sua funzione principale. Inoltre, c'è un'altra istituzione, la famiglia, che la fa, e la fa meglio, o almeno dovrebbe.
Demarcare un concetto operativo di educazione suppone distinguerlo da altri che si muovono nella sua orbita e con i quali a volte si confonde. Il concetto più ampio è quello di socializzazione, per il quale si intende la trasmissione, in maniera incosciente e non formalizzata, delle conoscenze, valori, abitudini ed atteggiamenti che costituiscono l'impalcatura basilare di una società. Una forma specifica di socializzazione, e senza dubbio fondamentale, si produce con l'apprendimento spontaneo della lingua con i valori e norme che di per sé comporta già.

Ma, oltre al linguaggio verbale, il più importante, ma non l'unico, una società trasmette un codice ampio di norme e credenze, che si trasferisce di generazione in generazione. La famiglia, da una parte, ed il giro di amicizie, la comunità di vicini, o il quartiere, secondo la classe sociale cui si appartiene, costituiscono ambiti essenziali di socializzazione.
L’ambiente di base che caratterizza la socializzazione è il fattore basilare di integrazione ed assimilazione sociale e segna, come un’impronta, gli altri processi pedagogici, relativi tanto all'istruzione quanto all'educazione.

Si esprimono mille pensieri ed opinioni riguardo all’educazione, ma poco si parla del soggetto principale, dell’educando; si suppone sottointeso, visto che si educano educandi, ma tanto sottointeso è che alla fine si perde di vista.

Da un po’ di tempo a questa parte, si osserva che i bambini di tre o quattro anni non camminano più per strada, li portano nel passeggino, e certamente non sono diversamente abili; quando fanno la comunione il regalo d’obbligo è il telefonino, anche se i genitori non sono d’accordo; a quattordici anni per forza il motorino. Intanto, il ragazzo è cresciuto conoscendo i propri diritti, non i propri doveri, e tanto meno i limiti, esigendo ogni cosa senza guadagnarne nessuna.
Ma, se qualcuno pensa che accontentare i ragazzi li renda felici, sta facendo un grosso sbaglio; il messaggio che ricevono è che stanno sostituendo con denaro l’affetto genuino che vorrebbero ricevere. Ovviamente non sanno esprimere verbalmente questo disagio interiore.

Uno dei primi luoghi in cui i ragazzi manifestano questo sentimento è la scuola; qui mostrano problemi di condotta, polemizzano sulle materie o il metodo d’insegnamento, cercano d’imporre le proprie idee come se fossero esperti in materia; non mancano neanche gli alunni esemplari, che attraverso lo studio cercano di attirare l’attenzione di insegnanti e genitori, mostrando un grandissimo bisogno di affetto.
Si potrebbe dedurre che tutti i ragazzi hanno problemi affettivi, e che sempre li hanno avuti, ma non è esattamente cosi; l’insegnate di oggi trova nelle scuole un alto grado di aggressività, verbale e gestuale già dalle scuole elementari e in alta percentuale nelle scuole superiori, dove la maggior parte dei ragazzi, per lo meno una volta a settimana, consuma droghe e alcool.

Le scuole in genere cercano di fare del proprio meglio, ma non si deve dimenticare che educare non è loro compito, anche se ci provano. Non è strano che ragazzi, protetti dalle leggi dei minorenni, dai diritti dei bambini o dalla legge sulla privacy, possano fare e disfare ciò che gli pare e piace, minacciando insegnanti, rigandogli le macchine o squarciandogli le gomme.
Sembra terribile, ma questi fatti sono fin troppo frequenti; d'altronde gli insegnanti, presidi compresi, devono strare molto attenti a quanto dicono o fanno, perché sono severamente puniti dalle leggi. Non è strano sentire un genitore che accusa un preside perché lascia entrare le ragazze a scuola con l’ombelico scoperto, pretendendo così che sia la scuola a far coprire la pancia a sua figlia; un'altra frase molto comune da parte dei genitori è: “ho un bel rapporto con mio figlio, siamo amici”. A questo punto è chiaro che manca il genitore, sembra che per alcuni genitori la patria potestà serva solo per firmare il permesso per andare in gita scolastica all’estero.

Quando si parla di educazione, si tende ad accusare per primi gli insegnanti e la televisione, ritenuti responsabili delle abitudini di vita e dei comportamenti deviati di molti dei nostri giovani. Non si riesce a capire, talvolta, che la tv è un mezzo di comunicazione ma soprattutto di commercio, vende ciò che il pubblico è disposto a comprare. Forse è compito delle famiglie e dei genitori decidere ciò che è buono per i figli, ciò che devono o non devono “consumare”, ciò che è utile o deleterio per la loro crescita e buona educazione. Per quanto riguarda invece gli insegnanti, non è detto che siano in grado di andare oltre la propria materia, che riescano ad inculcare dei valori che la famiglia non ha precedentemente trasmesso ai figli. Come si può chiedere ad un ingegnere, che non ha avuto una adeguata formazione da parte del Ministero, di fare l’educatore, quando fare l’istruttore è già una cosa difficoltosa?

Spesso, si sente dire che molti problemi dei ragazzi hanno origini nel divorzio dei genitori, ma quasi sicuramente chi non sa o non vuole fare il genitore non lo farà né da divorziato né da sposato; quindi sarebbe ora di far sapere che i genitori hanno la massima responsabilità nell’educazione e socializzazione dei figli e che si educa con l’esempio più che con le parole. Se i ragazzi crescono sentendo i genitori incolpare gli insegnati per la mala educazione dei figli, non sarebbe strano che i figli, un domani, incolpassero i genitori dei propri sbagli.

Certamente l’insegnante non è un super uomo e non sembra strano che, a un certo punto della propria carriera, dica: “da ora in poi farò soltanto il mio compito, istruirò”. Giusto o no, nessuno può rinfacciargli questa scelta; altri docenti, invece, incominciano a detestare il proprio lavoro, ma, purtroppo, ad una certa età e con certe responsabilità sulle spalle si deve continuare, e ci sarà sempre il solito menefreghista che cercherà di prendere lo stipendio con meno fatica possibile.
In linea di massima, l’insegnante fa molto più di quello che dovrebbe fare, anche se viene spesso additato come il maggior responsabile della situazione attuale dei giovani, anche se il male maggiore dei ragazzi d’oggi non è altro che l’abbandono da parte delle famiglie. Certo, non li lasciano per strada né li castigano con le cinghie, ma gli negano il genuino affetto, scambiando troppo spesso il rapporto genitore-figlio con l’amicizia o permettendogli di fare quello che vuole. Infondo essere permissivi è più comodo.
Se si continua su questa strada, non passerà molto tempo per avere a disposizione un numero verde, come quello della Spagna, per genitori colpiti.


 
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