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I bambini, rispetto ai cuccioli di altre specie animali, alla nascita sembrano essere molto più immaturi. Si dice che lo sviluppo bioelettrico del cervello è ancora limitato; alcune funzioni sono regolate solo da riflessi che, dopo un periodo più o meno lungo, diventeranno attività volontarie.
Il bambino, infatti, per diventare autonomo ha bisogno dell’aiuto del gruppo sociale nel quale nasce. In mancanza di stimoli, aiuto e calore del gruppo sociale di riferimento, normalmente la famiglia, il bambino non riesce nemmeno a sopravvivere o vivrebbe privo di connotazioni proprie di una “persona”.
A questo proposito è bene ricordare i casi dei cosiddetti “bambini-lupo”, cioè quei bambini che, abbandonati in tenera età, sono riusciti a sopravvivere nella foresta insieme agli animali.
Il più famoso caso sottoposto ad indagine scientifica fu quello del bambino ritrovato nella foresta del Tarn (Francia, regione dei Midi-Pirenei) nell’estate del 1798. Dopo la cattura fuggì ma poi tornò spontaneamente il 9 gennaio 1800 presso un villaggio dell’Aveyron, nella stessa regione francese.
Il medico Jean Itard ha studiato il “caso” ed ha scritto due libri nei quali racconta in modo dettagliato la vita di “Victor” (il bambino fu chiamato così) dopo il suo ritrovamento.
Quando è stato trovato, Victor era un bambino di circa 11-12 anni che non aveva ancora elaborato una specifica identità sessuale, un linguaggio articolato (si esprimeva emettendo richiami e ululati simili a quelli dei lupi) e neanche una qualche forma di autonomia. Nonostante gli sforzi di Itard, il ragazzo non riuscì mai ad integrarsi nella società “civile” e morì ancora giovane nel 1828.
La vicenda di Victor fa capire che il bambino, per sviluppare autonomia ed intelligenza, sin dalla nascita non necessita solo dei bisogni legati all’alimentazione, ma ha l'esigenza di stabilire relazioni interpersonali con il mondo che lo circonda.
Il principale bisogno del bambino è quello di avere accanto a sé una mamma (in mancanza di questa, una “figura-materna”). E’ necessario, inoltre, la presenza di altre persone con le quali potersi rapportare, fra queste, fondamentale è il padre o “figura-paterna”.
In questo modo il bimbo riceve un insieme di sollecitazioni atte allo sviluppo del pensiero, del linguaggio, della socialità, della motricità e dell’affettività. Sollecitazioni che, più in generale, servono alla crescita della persona. L’identità personale è, quindi, frutto dell’apprendimento sociale.
Il bambino però non copia soltanto quello che l’adulto gli propone ed il suo sviluppo mentale non è frutto esclusivo della sua eredità biologica, ma rielabora i modelli proposti secondo una propria sensibilità. Ad esempio, quando comincia a parlare si può esprimere dicendo “io ando a scuola”. La parola “ando” non l’ha certo appresa dagli adulti (che non la adoperano) e neanche può nascere da meccanismi innati, ma è frutto sia di una sua personale elaborazione che delle sollecitazioni ambientali. Se al bambino mancano gli stimoli linguistici resta infatti muto ed incapace di esprimersi, come è successo a Victor.
In definitiva, per crescere il bambino ha bisogno di un gruppo sociale di riferimento ed è capace di elaborare ed apprendere, in poco tempo, l’intera storia culturale del gruppo in cui si trova.
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