We are the world, We are the children / n°283
Le cose possono essere molto diverse da ciò che sembrano : palamitonews- Palamitonews
I bambini del Baby Boom
  "Al 31 dicembre 2005, la popolazione italiana complessiva era di 58.751.711 unità, 289.336 in più rispetto alla stessa data nel 2004, pari allo 0,5 per cento della popolazione, incremento dovuto quasi esclusivamente alle migrazioni dall’estero"
di Rita Caputi / foto di Pino Ramos
 


Prima della seconda guerra mondiale, i giovani avevano poca libertà ed influenza, ma il grande incremento demografico, il cosiddetto “baby boom”, che si verificò fra il 1950 ed il 1960, fece in modo che i giovani assumessero maggiore importanza e potere di acquisto.


I gusti della generazione nata in questo decennio spinse i produttori di beni di consumo a sviluppare strategie di mercato per incrementare le vendite e tutto ciò influenzò ogni mezzo di comunicazione, dalla musica (l’esplosione del rock) alla televisione, dal cinema alla moda ed anche alla letteratura.

Anche in Italia aumentarono le nascite, fino a circa 1.000.000 l’anno; erano gli anni del cosiddetto “miracolo economico” ed anche nel nostro paese cominciò a svilupparsi il “consumismo”.
Bisogna però dire che le famiglie più numerose erano quelle del ceto medio (impiegati, operai), in cui i figli erano in media quattro o cinque e gli stipendi non erano certamente sufficienti per vivere in modo agiato.

Si viveva in case di due o tre stanze ed i fratelli condividevano lo spazio sia durante il giorno che durante la notte. I più fortunati avevano una stanza da letto per i genitori, una stanza da pranzo, dove di solito dormivano i fratelli maschi, e un’altra stanza per le femmine.
Si studiava insieme, anche se le età erano diverse, tutti intorno al tavolo da pranzo o della cucina, che spesso era molto ampia.
Un quaderno a quadretti era sufficiente per dare il via a moltissimi giochi, come la battaglia navale, fiori-frutta-cose, il gioco dell’impiccato; si disegnava e i più fortunati, visto che gli apparecchi televisivi erano un lusso per gli stipendi di allora, potevano guardare la “tv dei ragazzi” dalle 16.00 alle 17.00.

Gran parte del palinsesto era dedicata a programmi educativi o divertenti, pochi cartoni animati e alcuni sceneggiati musicali come “La nonna del Corsaro Nero” (Salgari), “Gian Burrasca” (Vamba).
La sera si andava a dormire molto presto e la frase ricorrente era: “dopo Carosello tutti a letto”.
Carosello fu la prima televendita. Cinque filmati (interpretati anche da grandi personaggi dello spettacolo come Vianello, Tognazzi, Mina ecc.) concentrati fra le 21.00 e le 21.15 e subito dopo iniziavano i programmi per gli adulti, varietà, sceneggiati televisivi tratti da grandi romanzi ed approfondimenti culturali.

I pomeriggi primaverili ed estivi si passavano fuori casa. C’erano ancora i cortili nei quali si giocava tutti insieme a pallone, palla avvelenata, nascondino, “acchiapparella”, si scambiavano le prime figurine Panini. “Ce l’ho, mi manca” è un modo di dire che è rimasto nei ricordi di quella generazione.

Il Giro d’Italia era seguitissimo ed i ragazzi si divertivano a disegnare con il gesso una pista sulla quale spingevano con il pollice i tappi a corona delle bibite e così rivivevano le grandi gesta dei campioni del ciclismo. Si giocava anche con le biglie di vetro da far correre lungo un solco tracciato sulla terra e il primo che arrivava al traguardo vinceva le biglie degli altri.

Ci si conosceva un po’ tutti e per questo era facile vedere bambini e ragazzi girare per il quartiere; gli adulti erano molto attenti nei loro confronti e se ad un ragazzo capitava di fare qualche marachella, c’era sempre qualcuno pronto a riprenderlo e a riferirlo ai genitori e nessuno se la prendeva a male, anzi ci si scusava e si tornava tutti in armonia.

Era una vita vissuta in comunità; non c’erano i computer ed i telefonini, ci si riuniva per parlare, discutere, organizzare feste in occasione dei compleanni; feste che si svolgevano in casa ballando al suono dei primi mangiadischi e facendo il gioco della “bottiglia”, durante il quale, con la scusa del bacio, si prendevano le prime cotte da adolescenti.
Soprattutto il sabato e la domenica pomeriggio i ragazzi fra i 15 e 18/20 anni si incontravano in qualche bar per ascoltare al jukebox le canzoni in voga in quegli anni.

Poche le discoteche, che abitualmente aprivano anche il pomeriggio perché era l’orario più affollato dai ragazzi, ai quali era proibito andare in giro di notte.
Al contrario di oggi, la vita notturna era scarsa e la maggior parte dei locali non restava aperto oltre la mezzanotte.

Sono anche gli anni della contestazione giovanile, il cosiddetto “sessantotto”. I giovani mostrano insofferenza verso gli adulti, accusati di avere una mentalità chiusa e repressiva. Le richieste dei giovani sono basate su principi di eguaglianza e libertà e toccano paesi con culture e politiche differenti. Tali principi vennero portati alla ribalta dai movimenti studenteschi, che organizzarono una serie di manifestazioni di piazza ed in questo modo, in Italia, riuscirono ad ottenere, in ambito scolastico, l’apertura delle biblioteche fino ad allora riservate ai soli professori, l’aumento degli aiuti economici, attraverso “borse di studio”, alle famiglie con basso reddito e, grossa novità, il “consiglio di classe”, cioè un’assemblea degli studenti, in cui discutere i problemi inerenti all’istituto frequentato e decidere in merito.

Bisogna anche ricordare che molti giovani di quella generazione non sono studenti, ma cominciano a lavorare già verso i 18/22 anni e normalmente lasciano lo stipendio a casa a disposizione della famiglia, tenendo per sé il minimo indispensabile.
Intorno ai 23/26 anni ci si sposava e, lavorando entrambi, si decideva di avere al massimo 2 figli. Finisce così l’epoca del “baby boom”.

Siamo arrivati ai nostri giorni: ora i giovani, un po’ per egoismo e molto per la precarietà del lavoro ed il costo della vita, non mettono su famiglia e non fanno figli. E’ probabile che intorno al 2025 la maggior parte della popolazione italiana sarà formata da 70/80enni e 45/55enni. Per fortuna che c’è l’immigrazione, comunitaria ed extra comunitaria, che compensa questa situazione; gli immigrati, infatti, anche se “poveri”, continuano a fare figli.

Al 31 dicembre 2005, la popolazione italiana complessiva era di 58.751.711 unità, 289.336 in più rispetto alla stessa data nel 2004, pari allo 0,5 per cento della popolazione, incremento dovuto quasi esclusivamente alle migrazioni dall’estero. Complessivamente, infatti, la variazione di popolazione è stata determinata dalla somma delle seguenti voci di bilancio:

- movimento naturale (iscrizioni per nascite e cancellazioni per morte) = - 13.282 unità;
- movimento migratorio con l’estero = + 260.644 unità;
- saldo interno = + 41.974 unità .(1)

Tutto ciò porterà ad una generazione multi etnica e anche per questo motivo bisognerebbe essere più tolleranti ed aperti verso gli “stranieri”, visto che fra una generazione saranno la maggioranza dei cittadini italiani.

Link:
(1) Fonte: http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/bildem/20060710_02/


 
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