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Un governo che si barcamena, il Prodi bis.
Con maestria, per altro, e non soltanto perché a bordo ci sia D'Alema
[sì… è una battuta]. Pertanto apriamo questa breve, ma assolutamente
prescindibile, disamina delle gesta prodiane con un bel complimento:
non era facile restare in sella con una maggioranza risicata e una compagine
quanto meno disomogenea.
Discettare delle gaffe di berlusconiana memoria dell'ex rivenditore
Iri è fare gossip da salotto politico. E noi siamo duri e puri. E a
noi in quei salotti non ci fanno entrare, neanche carponi stile velina
[ma neanche vogliamo entrarci, e questo lo scriviamo per chi ci legge
per la prima volta]. Ecco perché illustreremo brevemente i passaggi
chiave dell'attuale legislatura per poi soffermarci sull'argomento più
succulento per antonomasia: la finanziaria. Anzi, parliamo soltanto
della finanziaria perché l'affaire Telecom è roba trita e ritrita -
è sufficiente sottolineare come il premier abbia mentito sulla questione
delle intercettazioni e sia stato sgamato: sapeva tutto [maddai?!].
Idem con patate novelle la delicata questione Giustizia… per non parlare
delle missioni militari, più o meno pacifiste, con puntuale rischio
di irrigidimento delle frange più oltranziste. Mentre sulla manovrona
vogliamo dirne quattro. Nella finanziaria di Prodi ci sono, tra le altre
cose, cospicui regali per minoranze piccole ma influenti, come i 30
milioni di euro per il servizio pubblico che svolge Radio Radicale,
per le sue dirette dal Parlamento.
In effetti indubbia qualità di Prodi è, da sempre, quella di fare [coi
soldi nostri] regali ai poteri forti che davvero possono nuocergli.
E la sua finanziaria in questo senso è un capolavoro. Stangate per i
"ricchi" da 70 mila euro lordi l'anno, ossia i dipendenti relativamente
benestanti, per esempio i medici ospedalieri e i piccoli dirigenti d'azienda,
già contribuenti con prelievo alla fonte.
Ma per la Fiat, regali [e questa è una tradizione decennale dell'italica
gestione della cosa pubblica]. La detassazione del bollo per cinque
anni per le auto euro-4 è solo un esempio. Altro favoritismo: mentre
gli altri italiani potranno andare in pensione soltanto a 65 anni, i
dipendenti della Fiat potranno andarci a 57: la Fiat ha bisogno di espellere
i suoi "esuberi", e paghiamo noi contribuenti questa manovra, così si
eviteranno proteste sociali.
Per i "ricchi ricchi", nulla. I cosiddetti "privati" sono già al sicuro
fuori dai confini, dove i loro emolumenti sono tassati con prelievi
alla "volemose bene". Trattamento ancor più mite quello riservato ai
"paperon di Stato". I cittadini normali non possono cumulare redditi
da pensione e da salario. Mentre, per fare un esempio, Ciampi, il padre
della Patria, riceve l'emolumento di senatore a vita (che non abbiamo
votato, ma che paghiamo) più la pensione di governatore della Banca
Centrale, più la pensione da ex-capo di Stato.
Stiamo parlando - centesimo più centesimo meno - di 1,5 milioni di euro
l'anno, forse due [pagati come è buon costume sempre da noi, i contribuenti].
Ci fa specie a tal proposito che se a Ciampi dimezzassimo gli emolumenti,
potremmo mantenere 150 pensionati in più. Durante questa legislatura
i deputati e senatori si sono dati da sé [è in loro potere farlo] l'estensione
dell'assistenza sanitaria di cui godono - un'assistenza ricchissima,
privilegiata - ai parenti lontani e acquisiti, persino alla suocere.
A noi il ticket da 23 euro; alle suocere dei parlamentari, tutto "aggratis".
Tanto noi non protestiamo, perché mica siamo ungheresi. E Prodi lo sa:
infatti contenta quelli che possono nuocergli, mica noi. Quei 3,5 miliardi
in più aggiunti alla finanziaria da 30 mila miliardi servono a pagare
aumenti agli statali, essenzialmente ai dirigenti statali e ai "paperon
di Stato".
Noi siamo sempre più poveri [a a dire che continuano ad entrare soldi
nelle casse pubbliche come onda lunga del passato governo]. Mentre i
milionari statali, con posto sicuro e vitalizio, non devono fare sacrifici.
Perché sono loro che tengono in piedi il governo Prodi. E' grazie a
decenni di gestione della cosa pubblica, grazie ad una rete fittissima
e solidissima di occupanti delle cariche pubbliche che il Prodi bis
ha i numeri per governare.
Gli statali sono l'elettorato di questo tipo di centrosinistra. A giustificare
tutto ciò ci si appella alla devastante evasione fiscale. Alibi dei
ceti che i soldi dei contribuenti li prendono.
Ma come si fa a "sgamare" gli evasori? In verità non è poi così
complicato: basta ammettere la detrazione delle parcelle di medici e
avvocati, delle ricevute di idraulici e dei vari artigiani. In tal modo,
chi si serve di artigiani e professionisti ha l'evidente convenienza
a dichiarare quanto ha davvero pagato loro.
Tutti i Paesi lo fanno, tranne il nostro. E Visco sa bene che
- se ammettesse le detrazioni dei servizi - il maggior gettito strappato
dalle categorie artigianali e professionali sarebbe mangiato in gran
parte dal minor gettito succhiabile ai contribuenti-utenti delle categorie
"dedite all'evasione", che esporrebbero in detrazione le spese.
Altro fatto: molte piccole imprese e molte aziende artigianali, che
campavano spesso grazie al "nero", cominciano a chiudere. Ma è colpa
nostra. Stiamo tutti zitti. Anche se dalle intercettazioni non sembrerebbe.
Dopotutto, che cosa sono 33,5 miliardi di euro risucchiati dalle nostre
tasche? Spiccioli, in confronto ai 42 miliardi di euro di debiti di
Telecom: e pagheremo anche quelli, non si scappa.
Prodi ha già tentato di farlo, mettendo parte di Telecom e del suo debito
a carico della Cassa Depositi e Prestiti, ossia ancora una volta a carico
di noi contribuenti. Per ora gli ha detto male, ma prima o poi ci riuscirà:
è un genio in queste cose. Nel frattempo interroghiamoci, confrontiamoci,
prendiamo a cuore tutte le questioni che meglio si addicono a una democrazia
occidentale, fatta da gente che usa la propria testa, sensibile ed illuminata.
Quelle questioni capitali, metro di misura di una civiltà, come i Pacs,
l'eutanasia e compagnia bella.
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