| |
Oramai abbiamo superato ogni limite di sopportazione, la barca Italia
che noi sessantottini in modo particolare ci eravamo illusi di indirizzare
verso lidi pieni di benessere, dove il buon senso, l'onestà e la correttezza
erano alla base di tutto, è miseramente naufragata in un mare inesorabilmente
inquinato.
Ovunque volgiamo lo sguardo, non possiamo che constatare che
siamo arrivati alla frutta, non c'è più nulla che funzioni come dovrebbe,
o perlomeno come vorremmo funzionasse. Se dovessi elencare in maniera
prioritaria i settori in cui intervenire e porre in qualche modo rimedio,
ai primi posti metterei senza dubbio l'impiego indiscriminato (lavoro
in nero) di lavoratori extracomunitari, che fra l'altro genera un arrivo
incessante di clandestini.
Il lavoro in nero è un problema serissimo e il fatto più preoccupante
è l'alta percentuale di lavoratori extracomunitari illegali, arrivati
in Italia clandestinamente, rispetto a quelli assunti regolarmente e
impiegati nelle aziende agricole e nelle imprese di costruzioni. Dall'esperienza
dei miei 60 anni, maturata in vari cantieri e con differenti mansioni,
che spaziano da geometra capo cantiere di un impresa privata ad imprenditore,
libero professionista, per finire poi come tecnico della pubblica amministrazione
con incarichi di progettista, assistente e direttore dei lavori, nonché
senza mai perdere un giorno di lavoro, di dirigente sindacale, posso
tranquillamente affermare che buona parte di questa situazione dipende
da alcuni vizi di base che difficilmente si avrà il coraggio di sanare.
Uno dei motivi è il comportamento di buona parte dei sindacalisti, che
hanno in molti casi perso di vista il proprio ruolo istituzionale. Non
si cerca più la tutela e la salvaguardia del lavoratore, il sindacato
è diventato una società di fatto, da molti è considerato una vera e
propria lobby di potere, una parte fondamentale nella lottizzazione
dei posti di lavoro. La corsa al proprio interesse sembra aver prevaricato
sui concetti fondamentali su cui si basava la sua nascita.
I sindacati dovrebbero pubblicare in maniera trasparente i propri bilanci
e l'elenco delle persone in perenni libertà sindacali, che percepiscono
un regolare stipendio dalle ditte o enti di appartenenza senza mai passare
al posto di lavoro. State certi che se ne vedrebbero veramente delle
belle.
Un altro dei motivi che genera la triste piaga del lavoro nero è il
metodo con cui le Amministrazioni appaltanti conferiscono l'incarico
di progettista e direttore dei lavori, molto spesso con le tanto discusse
consulenza date ad uno stesso tecnico col sistema "chi ni da strumpara
e chi ni da coddara"
Talvolta si tratta di incarichi per lavori i cui progetti di massima,
in tanti casi eseguiti da tecnici della stessa amm.ne appaltante (chi
ni da strumpara), vengono assegnati dai politici di turno a professionisti
di parte (chi ni da coddara), i quali, sentendosi le spalle
ben coperte, anche perché una percentuale della parcella è predestinata
a finanziare la prossima campagna elettorale, trascurano certi aspetti
così importanti per i quali sono profumatamente pagati, quale la direzione
continua dei lavori e il controllo degli operai che li eseguono.
Sono sempre più rari i tecnici che effettuano regolarmente la
direzione dei lavori dando le indicazioni e le istruzioni in cantiere
e verificando che si siano messi in atto tutti gli accorgimenti necessari
per la massima sicurezza de lavoratori. Molte imprese hanno
mangiato la foglia e di conseguenza effettuano i lavori a propria discrezione
e piacimento, usando materiali scadenti e personale piovuto in cantiere
attraverso caporali e reclutamento volante, senza adeguati sistemi di
sicurezza, con paghe orarie irrisorie, completamente in nero, senza
alcuna forma assicurativa e contributiva.
Un tempo, in occasione di ogni getto di conglomerato cementizio,
in presenza del direttore dei lavori o di un suo assistente, si prelevavano
dei campioni di materiali, i famigerati "cubetti", che si sottoponevano
a scrupolose prove per verificarne le caratteristiche. Oggi,
a sentire i produttori di calcestruzzo, qualcuno, ma molto raramente,
effettua tali operazioni; la maggior parte richiede le analisi di laboratorio
allo stesso fornitore, analisi che naturalmente attestano un ottima
qualità dei materiali, impiegato però chissà dove.
Lo stesso vale per la verifica del ferro di armatura. Raramente il direttore
dei lavori, o chi per lui, effettua un accurato controllo del posizionamento
dei ferri e del loro diametro e questa trascuratezza maschera spesso
un'incapacità di eseguire praticamente determinati controlli. E intanto
assistiamo, quasi indifferenti, tale è oramai l'abitudine, a crolli
di ponti, di edifici, strade che cedono e si riempiono di crepe e buche
ancora prima di essere collaudate e aperte al traffico, e tutto ciò
in fondo in fondo ha un'unica matrice: la poca serietà e la mancanza
totale di controllo.
Considerato che la maggior parte dei lavori vengono effettuati in nero
con l'impiego di lavoratori extracomunitari, per giunta arrivati clandestinamente,
questo fenomeno ha oramai assunto un livello di tale rilevanza e pericolo
per cui si rende improrogabile un provvedimento che ponga fine a questo
dramma. Avendo avuto l'opportunità di conoscere il lavoro nelle sue
diverse sfaccettature, credo che per ridurre i rischi in cantiere ed
arrestare il fenomeno del lavoro in nero, una soluzione idonea potrebbe
essere l'attuazione di alcune norme semplici ed estremamente vantaggiose
nel rapporto costi - benefici.
Premessa: Ogni comune o altro organismo ad hoc costituito
dovrà dotarsi di un ufficio tecnico amministrativo, in cui, in un registro,
verranno aggiornati attraverso i dati identificativi catastali (Foglio
e mappale), tutti i cantieri nei quali si svolge un'attività lavorativa,
con riferimento alla concessione edilizia rilasciata, da incrociarsi
con i dati dei fornitori di calcestruzzo o inerti (per combattere anche
l'abusivismo). Ogni lavoratore presente in cantiere o nei campi dovrà
essere in possesso di un tesserino di riconoscimento, che porterà sempre
con sé, in cui vengono indicati, oltre al nome dell'impresa, i dati
personali riportati nel registro di cantiere.
- Compilazione Registro di cantiere. In ogni cantiere,
un incaricato, che potrà essere il capo cantiere, un assistente nominato
dalla direzione dei lavori o dal committente, oppure un incaricato dal
comune ( L.S.U.) o da altro organismo, dovrà compilare giornalmente
un registro che dovrà contenere in ordine alfabetico o di qualifica
il nome e cognome di tutti i lavoratori presenti, gli estremi del documento
di identità, data di assunzione, posizione assicurativa e contributiva,
tipo di lavoro che svolge.
- Controllo Registro di cantiere. Una copia del Registro
giornaliero dovrà essere affisso all'esterno del cantiere in una custodia
posta nel cartello che indica i dati dei lavori e dell'impresa, e potrà
essere visionato dagli incaricati al controllo ancora prima che essi
entrino in cantiere per effettuare personalmente la verifica dei lavoratori
presenti. Le verifiche dovranno essere effettuate con cadenza settimanale
ed il resoconto dovrà risultare da apposito verbale che sarà inviato
all'organo di controllo.
- Gestione Registro di cantiere. Settimanalmente, una
copia dei registri giornalieri dovrà essere inviata dall'incaricato
alla compilazione del registro alla sede dell'organismo che coordinerà
i controlli. L'ideale sarebbe affidare l'incarico agli uffici tecnici
comunali che, coadiuvati dai vigili urbani, dai Lavoratori Socialmente
Utili, dai Cassaintegrati, sarebbero avvantaggiati nell'incarico, avendo
gli stessi rilasciato le concessioni edilizie. In alternativa, con il
potenziamento del proprio organico, potrebbe effettuare il controllo
l'ispettorato del lavoro, o addirittura il sindacato, per mezzo dei
tanti addetti che ha a disposizione.
L'organismo, che dovrà coordinare i controlli mensilmente, invierà una
relazione dettagliata agli uffici della prefettura od osservatorio regionale,
che dovrà contenere tutti i dati per i rilevamenti che si riterranno
più opportuni. Ovviamente per chiunque, sia impresa che lavoratore trovato
in cantiere senza regolare assunzione, verranno adottate sanzioni esemplari.
Per quanto concerne la aziende agricole che utilizzano lavoratori extracomunitari
e non, in nero, valgono pressoché gli stessi principi; tutti coloro
che lavorano nei campi per conto di un impresa o di un individuo devono
dotarsi di un tesserino di riconoscimento con gli stessi dati che verranno
riportati nel Registro di cantiere, che dovrà essere compilato a cura
del datore di lavoro e contenere tutti i dati identificativi del lavoratore
e gli estremi dei versamenti della contribuzione.
La difficoltà maggiore si incontrerà nell'individuazione dei campi in
cui si lavora, a ciò si potrebbe ovviare con un censimento e successiva
identificazione nei fogli catastali dei mappali interessati a qualsiasi
tipo e forma di lavoro. Ogni comune o altro organismo ad hoc, dovrà
dotarsi di un ufficio tecnico amministrativo, dove in un registro verranno
aggiornati attraverso i dati identificativi catastali (Foglio e mappale),
tutti i terreni nei quali si svolge un'attività lavorativa. I datori
di lavoro, o altro soggetto, dovranno compilare un Registro giornaliero,
su cui saranno annotati tutti i lavoratori presenti, con i dati indicati
nel registro delle imprese edili.
Con le stesse modalità verranno poi effettuati i controlli e la gestione
dei registri. Per ciascuna impresa o società monitorata, si aprirà un
fascicolo che oltre i dati dell'impresa dovrà contenere suddivisi mensilmente
i registri giornalieri. Per consentire un ulteriore controllo, sarebbe
sufficiente che il mezzo che conferisce il prodotto raccolto presentasse
nei centri di stoccaggio copia del registro giornaliero, che sarà necessariamente
allegato alla bolla accompagnatoria di viaggio, in maniera tale che
anche le forze dell'ordine preposte al controllo stradale possano verificarne
il contenuto.
Tutto ciò non è utopistico, solo che, per essere attuato, ci vorrebbe
innanzitutto un Governo di larghe intese che dimostri di avere "callonisi
in bertua", ci vogliono uomini e donne con le "Palle grandi
così", altrimenti addio, la barca Italia, così come va, è destinata
inevitabilmente a naufragare e poi si salvi chi può.
|
|
 |