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C'era una volta il "maschio italiano". Erano
gli anni 50'- 60' e la sua fama aveva già attraversato l'oceano e raggiunto
Hollywood. Personalità come Marcello Mastroianni, Walter Chiari e Rossano
Brazzi avevano dato vita a quell'ideale di uomo, che di lì a
pochi anni tutto il mondo avrebbe invidiato al nostro Bel Paese: un
uomo non bello, forse, come i loro James Dean e Marlon Brando, ma sicuramente
affascinante, brillante e reale allo stesso tempo.
E così, quel volto da bravo ragazzo, dall'aria un po' impacciata, quegli
occhi scuri e sinceri, quel sorriso spontaneo e quell'innata capacità
di trasmetterlo al primo sguardo, iniziarono a sedurre e a far perdere
il sonno alle giovani fanciulle di quell'epoca. E il maschio italiano
divenne protagonista: divenne il simbolo della seduzione e della virilità.
Non recitava la parte dell'"uomo che non deve chiedere" e che al solo
schioccare delle sue dita si ritrovava assediato da donne: il maschio
italiano interpretava il ruolo del "conquistatore", sempre alla ricerca
dell'attenzione della sua donna, anche affrontando mille peripezie,
ma che, alla fine, riusciva a far innamorare perdutamente. Il segreto
del suo successo: consapevolezza delle proprie doti.
Ora però quei tempi sembrano assai lontani. Nel corso degli anni infatti
il nostro protagonista ha dovuto imparare a combattere con l'emergere
repentino della figura femminile, la sua presa di potere, e ha iniziato,
per la prima volta, ad avere paura per la possibile perdita di alcuni
dei suoi più importanti compiti. Una vera e propria crisi interiore
lo ha investito, portandolo a quell'errata consapevolezza di non poter
più essere, o meglio, di credere di non poter più essere, l'uomo forte
e virile in grado di far "morire" dietro di sé le donne.
Si sente sotto pressione, ha perso fiducia in se stesso ed è
ossessionato dal pensiero di non essere più all'altezza della sua donna,
soprattutto nel campo della seduzione e della sessualità, e così, sempre
più spesso, si ritrova a dover correre ai ripari.
E dopo aver esaurito anche la carta "afrodisiaco", decide,
infine, di chiedere aiuto ad uno specialista: entra così in gioco l'Andrologo.
Ma chi è l'andrologo e di che cosa si occupa? Lo abbiamo chiesto
al dott. Michele Valitutti, Specialista in Urologia e Andrologia presso
l'Aurelia Hospital di Roma, che ha risposto ad alcune nostre
domande, soddisfatto le nostre curiosità e ci ha aiutato a capire quali
sono i problemi che si ritrova ad affrontare l'uomo/ragazzo di oggi,
esponendoci anche una sua personalissima teoria.
Ci parli del suo lavoro, dott. Valitutti, di che cosa si
occupa?
Io sono urologo e andrologo: mi occupo dei disturbi dell'apparato urinario,
ma anche di quelli dell'apparato genitale maschile, in particolare la
sfera della potenza sessuale, e compagnia bella.
Tra i suoi pazienti ci sono adolescenti e giovani adulti?
Giovani adulti sì, più che adolescenti.
Quali sono l'atteggiamento e lo stato d'animo che mostrano
questi pazienti all'inizio, durante il primissimo incontro?
Ancora c'è imbarazzo. Di alcuni incominci a vedere già
qual è il problema, perché arrivano un pochino più emozionati degli
altri. C'è il paziente che arriva e che soffre di ipertrofia prostatica
e che forse è già meno imbarazzato rispetto a quello che prima o poi
ti deve fare "quella domanda" o soffre di "quel problema" riguardante
la sfera della sessualità. Lo riconosci sin da quando entra nello studio.
Quali sono le preoccupazioni e le domande che più frequentemente
le pongono i suoi pazienti?
Ma più che assillati da preoccupazioni, vengono perché
hanno un problema. Già riconoscono di avere un problema. Parlo in particolare
di quelle persone comprese nella fascia tra i 45 e i 60 anni. Nel corso
degli anni il paziente sta maturando, ora infatti "viene a chiederti"
del suo problema. Il problema della potenza sessuale, che poi fondamentalmente
è quello di cui mi interesso io, è un problema che comunque continua
ad essere sommerso, per cui spesso magari devi far tu delle domande
per farlo emergere e portarlo alla ribalta.
Adesso si comincia ad essere un pochino più attivi, i pazienti vengono
loro a chiedere al medico di base informazioni, oppure vengono da te
per il problema in sé per sé. Però, diciamo, che fino a qualche anno
fa, erano le mogli che andavano dal ginecologo, il ginecologo poi chiamava
te, l'andrologo, dava il tuo nome alla moglie e lei, poi, "costringeva"
il marito ad andare da questo specialista.
E invece i giovani? Perché si recano da uno specialista
come lei?
I giovani vengono perché sono più preoccupati di quanto
dovrebbero esserlo realmente. Si tratta spesso di problemi legati ad
ansia o a scarsa informazione da l punto di vista sessuale. Oggi si
arriva al rapporto sessuale ad un'età decisamente inferiore rispetto
a quella dei nostri genitori, parlo di me che ho i miei 43 anni, e si
ha a disposizione tanta informazione sul sesso, ma nonostante ciò l'informazione
su alcune cose rimane comunque carente: paradossalmente c'è stato un
superamento di alcune barriere di tipo comportamentale, si sono evoluti
i costumi, ma le ansie, le preoccupazioni legate al sesso e, soprattutto,
il modo di rapportarsi con la persona dell'altro sesso continuano a
sussistere pure ai nostri giorni. Quindi i problemi dei giovani sono
soprattutto problemi legati all'ansia: a volte è l'ansia da prestazione.
Altre volte, magari, alcuni giovani non riescono proprio ad avere rapporti,
per problemi che non sono per forza organici, bensì di natura psicologica:
hanno paura di essere impotenti. La componente psicologica gioca un
ruolo fondamentale soprattutto in questa fascia d'età. Ci sono anche
pazienti giovani che hanno problemi più di tipo organico, ad esempio
quelli riguardanti i vasi, ma sono casi abbastanza rari. Ripeto, spesso
i problemi dei giovani sono solo di natura psicologica.
Quali sono, in particolare, le patologie andrologiche e
urologiche più diffuse tra i giovani?
Negli adolescenti sono: il varicocele e i problemi riguardanti lo sviluppo
dei testicoli. Nei giovani adulti, oltre a queste patologie, abbiamo:
problemi di prostatiti, problemi cioè legati ad un'infiammazione, che
può essere legata o ad un eccesso di rapporti o anche a rapporti non
così frequenti; l'eiaculazione precoce, che è un problema anch'esso
di prevalente origine psicogena; problemi riguardanti la potenza sessuale.
Quindi gioca un ruolo piuttosto importante la componente
psicologica?
Diciamo di sì, anche se questo non vuol dire che non si
sottovaluti anche una possibile origine organica, ed anche se noi come
medici cerchiamo sempre di escluderla, il fatto è che talvolta essa
è ben presente. In ogni caso la componente psicologica nei disturbi
della potenza sessuale, nella cosiddetta disfunzione erettile, rimane
sempre e comunque. Anche chi è affetto da un disturbo organico, poi,
vede aggiungersi a questo sempre la componente psicologica, istituendosi
così una specie di circolo vizioso. Quindi il disturbo non è mai puro.
Per quanto riguarda gli uomini al di sopra dei 30 anni,
che tipo di patologie mostrano?
A parte le patologie prettamente urologiche, come la prostatite e il
discorso riguardante la prostata, sono affetti dalle malattie sessualmente
trasmesse, che rappresentano poi un altro tipo di branca della scienza
di cui mi occupo. Quello che, invece, è abbastanza frequente è proprio
il disturbo dell'eiaculazione precoce e della disfunzione erettile.
Parliamo dei farmaci: "pillola blu", cialis, vardenafil,
apomorfina, ecc…, sono richiesti solo da coloro che ne hanno un reale
bisogno?
C'è da dire che questi sono dei farmaci e non degli afrodisiaci.
E' passato un messaggio nel volgo di una pillola che aumenti la prestazione
lì dove non c'è un reale bisogno: quindi sono dei farmaci che curano
una patologia, non sono né un doping, né un afrodisiaco e funzionano
solo in presenza di uno stimolo. Ma sono dei farmaci che possono aiutare
anche nel caso di disturbi psicologici, perché, comunque, possono "
trainare" il paziente al di fuori del problema psicologico, cioè dargli
un po' quella consapevolezza, quella sicurezza, che lo aiuta a uscir
fuori dal circolo vizioso, di cui dicevo prima.
E non solo, sono dei farmaci che possono anche avere un effetto curativo
e riabilitativo, proprio a livello locale, dove danno maggiore "tonicità",
se possiamo usare questo termine. Però un reale bisogno va inquadrato
sempre e soprattutto dal punto di vista medico. E' chiaro che sono farmaci
che possono avere dietro una leggenda metropolitana, secondo la quale
ne richiede l'uso, particolarmente, colui che prevede di doversi sottoporre
ad uno stress sessuale intenso. Però io verso questi pazienti rispondo
in maniera piuttosto chiara e negativa.
E' capitato che qualcuno me lo chiedesse perché prevedeva dei viaggi
particolari o in previsione di chissà che cosa: io mi sono sempre subito
affrettato a spiegargli che non era chiaramente un farmaco che poteva
rispondere alle sue esigenze.
L'uomo/ragazzo di oggi sente il bisogno di rimarcare il
ruolo di "maschio", impostogli dalla natura?
C'è una grossa crisi…vedo diversi maschi tra i 30 e i
40 anni un po' in crisi da questo punto di vista. Parliamone allora:
potrebbe dipendere dal ruolo che la donna gioca all'interno della coppia?
C'è un problema, c'è sicuramente un problema, bisognerebbe parlarne
a lungo…
Credo che bisognerebbe affrontare una serie di problemi da questo punto
di vista, che vanno a coinvolgere anche alcuni aspetti tipici dell'uomo
che sono sempre stati demonizzati. In alcuni casi, poi, mi trovo sempre
in difficoltà a dover inquadrare un paziente: c'è un rapporto di una
certa difficoltà all'interno della coppia, che è visibile sin dal primo
colloquio, durante il quale il paziente si presenta con la propria partner.
Ti accorgi infatti che c'è qualcosa che non va, certamente di natura
psicologia, nella loro relazione affettiva, dovuto al fatto che spesso
la donna è un po' più dominante rispetto all'uomo.
Chiaramente non è mio compito farglielo capire, però te ne accorgi,
vedi che c'è qualcosa che non funziona da quel punto di vista. Però
mi astengo sempre dal demonizzare la donna o l'uomo. Oggi il maschio
viene messo più in discussione e questo può generare in lui insicurezza
ed ansia, che possono poi riversarsi sulla sfera del sesso, in particolare
sulla potenza sessuale, facendo così insorgere nel soggetto qualche
trauma. E quindi in questo non bisogna per forza né demonizzare, ripeto,
le donne, e né puoi prendertela con i maschietti, che cercano di essere
un pochino più riflessivi e più accondiscendenti nei confronti del sesso
femminile.
Ma una certa baldanza maschile, che si aveva negli anni addietro, forse,
in qualche maniera, rendeva un po' più sicuri gli uomini e quindi, forse,
più superabili alcune problematiche all'interno del rapporto di coppia.
Ma questa è solo una teoria mia, derivante, forse, dal fatto che sono
un maschietto. Non mi vorrei ora mettere contro le donne, ma certamente
giocano un ruolo influente in questa situazione, come ben si può intuire.
Finalmente ora esiste l'andrologo e l'uomo può rivolgersi
a lui…
Mah…è ancora una figura tutta da definire quella dell'andrologo, perché
esistono andrologi di estrazione urologica, come lo sono io, che sono
urologi che si occupano prevalentemente anche dei disturbi della sfera
sessuale maschile, ed esistono poi andrologi di estrazione endocrinologica.
Diciamo che la Società Italiana di Andrologia, la SIA, ha cercato comunque
di creare, e lo sta facendo, una figura che racchiuda un po' tutte e
due le specialità, sia quella endocrinologica che quella urologica,
in modo che si possa appunto creare anche a livello istituzionale e
universitario una figura andrologica.
Le parole del dott. Valitutti ci hanno aperto una porta su quella parte
più intima dell'universo maschile nella quale sarebbe stato troppo difficile
per una donna addentrarsi. Sono state illuminanti e ci hanno fatto prendere
consapevolezza della situazione critica che l'ex maschio italiano sta
attraversando.
"C'è una grossa crisi", ha tenuto a specificare il dott. Valitutti.
L'uomo sembra essere nel pieno di un attacco di panico in cui sono l'ansia
e la paura, piuttosto che un reale problema, ad influenzare il suo modo
di relazionarsi nei confronti della società e in particolare nei confronti
del "gentil sesso".
Ed è questo panico, spesso infondato, ma alimentato dalla cultura dell'apparire,
più che dell'essere, nella quale è costretto a vivere, che lo spinge
a cercare aiuto e a credere di dover ricorrere anche a qualche "magia",
farmaci ed interventi chirurgici, in grado di poter infondere quella
sicurezza e prestanza fisica, che si sente obbligato a dover continuamente
dimostrare, ma che crede di aver ormai perso.
E in questa crisi, forse più psicologica, gioca un ruolo da co-protagonista
anche la donna: sarà quindi proprio la donna che potrà dare una mano
al suo uomo a superarla, finalmente.
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