Stato d'inerzia / n°282
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La crisi del maschio italiano: risponde l’andrologo
  "L'uomo italiano si sente sotto pressione, ha perso fiducia in se stesso ed è ossessionato dal pensiero di non essere più all'altezza della sua donna, soprattutto nel campo della seduzione e della sessualità, e così, sempre più spesso, si ritrova a dover correre ai ripari".
di Giulia Prinzi / foto di Pino Ramos
 


C'era una volta il "maschio italiano". Erano gli anni 50'- 60' e la sua fama aveva già attraversato l'oceano e raggiunto Hollywood. Personalità come Marcello Mastroianni, Walter Chiari e Rossano Brazzi avevano dato vita a quell'ideale di uomo, che di lì a pochi anni tutto il mondo avrebbe invidiato al nostro Bel Paese: un uomo non bello, forse, come i loro James Dean e Marlon Brando, ma sicuramente affascinante, brillante e reale allo stesso tempo.


E così, quel volto da bravo ragazzo, dall'aria un po' impacciata, quegli occhi scuri e sinceri, quel sorriso spontaneo e quell'innata capacità di trasmetterlo al primo sguardo, iniziarono a sedurre e a far perdere il sonno alle giovani fanciulle di quell'epoca. E il maschio italiano divenne protagonista: divenne il simbolo della seduzione e della virilità.

Non recitava la parte dell'"uomo che non deve chiedere" e che al solo schioccare delle sue dita si ritrovava assediato da donne: il maschio italiano interpretava il ruolo del "conquistatore", sempre alla ricerca dell'attenzione della sua donna, anche affrontando mille peripezie, ma che, alla fine, riusciva a far innamorare perdutamente. Il segreto del suo successo: consapevolezza delle proprie doti.

Ora però quei tempi sembrano assai lontani. Nel corso degli anni infatti il nostro protagonista ha dovuto imparare a combattere con l'emergere repentino della figura femminile, la sua presa di potere, e ha iniziato, per la prima volta, ad avere paura per la possibile perdita di alcuni dei suoi più importanti compiti. Una vera e propria crisi interiore lo ha investito, portandolo a quell'errata consapevolezza di non poter più essere, o meglio, di credere di non poter più essere, l'uomo forte e virile in grado di far "morire" dietro di sé le donne.

Si sente sotto pressione, ha perso fiducia in se stesso ed è ossessionato dal pensiero di non essere più all'altezza della sua donna, soprattutto nel campo della seduzione e della sessualità, e così, sempre più spesso, si ritrova a dover correre ai ripari.

E dopo aver esaurito anche la carta "afrodisiaco", decide, infine, di chiedere aiuto ad uno specialista: entra così in gioco l'Andrologo. Ma chi è l'andrologo e di che cosa si occupa? Lo abbiamo chiesto al dott. Michele Valitutti, Specialista in Urologia e Andrologia presso l'Aurelia Hospital di Roma, che ha risposto ad alcune nostre domande, soddisfatto le nostre curiosità e ci ha aiutato a capire quali sono i problemi che si ritrova ad affrontare l'uomo/ragazzo di oggi, esponendoci anche una sua personalissima teoria.

Ci parli del suo lavoro, dott. Valitutti, di che cosa si occupa?
Io sono urologo e andrologo: mi occupo dei disturbi dell'apparato urinario, ma anche di quelli dell'apparato genitale maschile, in particolare la sfera della potenza sessuale, e compagnia bella.

Tra i suoi pazienti ci sono adolescenti e giovani adulti?
Giovani adulti sì, più che adolescenti.

Quali sono l'atteggiamento e lo stato d'animo che mostrano questi pazienti all'inizio, durante il primissimo incontro?
Ancora c'è imbarazzo. Di alcuni incominci a vedere già qual è il problema, perché arrivano un pochino più emozionati degli altri. C'è il paziente che arriva e che soffre di ipertrofia prostatica e che forse è già meno imbarazzato rispetto a quello che prima o poi ti deve fare "quella domanda" o soffre di "quel problema" riguardante la sfera della sessualità. Lo riconosci sin da quando entra nello studio.

Quali sono le preoccupazioni e le domande che più frequentemente le pongono i suoi pazienti?
Ma più che assillati da preoccupazioni, vengono perché hanno un problema. Già riconoscono di avere un problema. Parlo in particolare di quelle persone comprese nella fascia tra i 45 e i 60 anni. Nel corso degli anni il paziente sta maturando, ora infatti "viene a chiederti" del suo problema. Il problema della potenza sessuale, che poi fondamentalmente è quello di cui mi interesso io, è un problema che comunque continua ad essere sommerso, per cui spesso magari devi far tu delle domande per farlo emergere e portarlo alla ribalta.
Adesso si comincia ad essere un pochino più attivi, i pazienti vengono loro a chiedere al medico di base informazioni, oppure vengono da te per il problema in sé per sé. Però, diciamo, che fino a qualche anno fa, erano le mogli che andavano dal ginecologo, il ginecologo poi chiamava te, l'andrologo, dava il tuo nome alla moglie e lei, poi, "costringeva" il marito ad andare da questo specialista.

E invece i giovani? Perché si recano da uno specialista come lei?
I giovani vengono perché sono più preoccupati di quanto dovrebbero esserlo realmente. Si tratta spesso di problemi legati ad ansia o a scarsa informazione da l punto di vista sessuale. Oggi si arriva al rapporto sessuale ad un'età decisamente inferiore rispetto a quella dei nostri genitori, parlo di me che ho i miei 43 anni, e si ha a disposizione tanta informazione sul sesso, ma nonostante ciò l'informazione su alcune cose rimane comunque carente: paradossalmente c'è stato un superamento di alcune barriere di tipo comportamentale, si sono evoluti i costumi, ma le ansie, le preoccupazioni legate al sesso e, soprattutto, il modo di rapportarsi con la persona dell'altro sesso continuano a sussistere pure ai nostri giorni. Quindi i problemi dei giovani sono soprattutto problemi legati all'ansia: a volte è l'ansia da prestazione. Altre volte, magari, alcuni giovani non riescono proprio ad avere rapporti, per problemi che non sono per forza organici, bensì di natura psicologica: hanno paura di essere impotenti. La componente psicologica gioca un ruolo fondamentale soprattutto in questa fascia d'età. Ci sono anche pazienti giovani che hanno problemi più di tipo organico, ad esempio quelli riguardanti i vasi, ma sono casi abbastanza rari. Ripeto, spesso i problemi dei giovani sono solo di natura psicologica.

Quali sono, in particolare, le patologie andrologiche e urologiche più diffuse tra i giovani?
Negli adolescenti sono: il varicocele e i problemi riguardanti lo sviluppo dei testicoli. Nei giovani adulti, oltre a queste patologie, abbiamo: problemi di prostatiti, problemi cioè legati ad un'infiammazione, che può essere legata o ad un eccesso di rapporti o anche a rapporti non così frequenti; l'eiaculazione precoce, che è un problema anch'esso di prevalente origine psicogena; problemi riguardanti la potenza sessuale.

Quindi gioca un ruolo piuttosto importante la componente psicologica?
Diciamo di sì, anche se questo non vuol dire che non si sottovaluti anche una possibile origine organica, ed anche se noi come medici cerchiamo sempre di escluderla, il fatto è che talvolta essa è ben presente. In ogni caso la componente psicologica nei disturbi della potenza sessuale, nella cosiddetta disfunzione erettile, rimane sempre e comunque. Anche chi è affetto da un disturbo organico, poi, vede aggiungersi a questo sempre la componente psicologica, istituendosi così una specie di circolo vizioso. Quindi il disturbo non è mai puro.

Per quanto riguarda gli uomini al di sopra dei 30 anni, che tipo di patologie mostrano?
A parte le patologie prettamente urologiche, come la prostatite e il discorso riguardante la prostata, sono affetti dalle malattie sessualmente trasmesse, che rappresentano poi un altro tipo di branca della scienza di cui mi occupo. Quello che, invece, è abbastanza frequente è proprio il disturbo dell'eiaculazione precoce e della disfunzione erettile.

Parliamo dei farmaci: "pillola blu", cialis, vardenafil, apomorfina, ecc…, sono richiesti solo da coloro che ne hanno un reale bisogno?
C'è da dire che questi sono dei farmaci e non degli afrodisiaci. E' passato un messaggio nel volgo di una pillola che aumenti la prestazione lì dove non c'è un reale bisogno: quindi sono dei farmaci che curano una patologia, non sono né un doping, né un afrodisiaco e funzionano solo in presenza di uno stimolo. Ma sono dei farmaci che possono aiutare anche nel caso di disturbi psicologici, perché, comunque, possono " trainare" il paziente al di fuori del problema psicologico, cioè dargli un po' quella consapevolezza, quella sicurezza, che lo aiuta a uscir fuori dal circolo vizioso, di cui dicevo prima.
E non solo, sono dei farmaci che possono anche avere un effetto curativo e riabilitativo, proprio a livello locale, dove danno maggiore "tonicità", se possiamo usare questo termine. Però un reale bisogno va inquadrato sempre e soprattutto dal punto di vista medico. E' chiaro che sono farmaci che possono avere dietro una leggenda metropolitana, secondo la quale ne richiede l'uso, particolarmente, colui che prevede di doversi sottoporre ad uno stress sessuale intenso. Però io verso questi pazienti rispondo in maniera piuttosto chiara e negativa.
E' capitato che qualcuno me lo chiedesse perché prevedeva dei viaggi particolari o in previsione di chissà che cosa: io mi sono sempre subito affrettato a spiegargli che non era chiaramente un farmaco che poteva rispondere alle sue esigenze.

L'uomo/ragazzo di oggi sente il bisogno di rimarcare il ruolo di "maschio", impostogli dalla natura?
C'è una grossa crisi…vedo diversi maschi tra i 30 e i 40 anni un po' in crisi da questo punto di vista. Parliamone allora: potrebbe dipendere dal ruolo che la donna gioca all'interno della coppia? C'è un problema, c'è sicuramente un problema, bisognerebbe parlarne a lungo…
Credo che bisognerebbe affrontare una serie di problemi da questo punto di vista, che vanno a coinvolgere anche alcuni aspetti tipici dell'uomo che sono sempre stati demonizzati. In alcuni casi, poi, mi trovo sempre in difficoltà a dover inquadrare un paziente: c'è un rapporto di una certa difficoltà all'interno della coppia, che è visibile sin dal primo colloquio, durante il quale il paziente si presenta con la propria partner. Ti accorgi infatti che c'è qualcosa che non va, certamente di natura psicologia, nella loro relazione affettiva, dovuto al fatto che spesso la donna è un po' più dominante rispetto all'uomo.
Chiaramente non è mio compito farglielo capire, però te ne accorgi, vedi che c'è qualcosa che non funziona da quel punto di vista. Però mi astengo sempre dal demonizzare la donna o l'uomo. Oggi il maschio viene messo più in discussione e questo può generare in lui insicurezza ed ansia, che possono poi riversarsi sulla sfera del sesso, in particolare sulla potenza sessuale, facendo così insorgere nel soggetto qualche trauma. E quindi in questo non bisogna per forza né demonizzare, ripeto, le donne, e né puoi prendertela con i maschietti, che cercano di essere un pochino più riflessivi e più accondiscendenti nei confronti del sesso femminile.
Ma una certa baldanza maschile, che si aveva negli anni addietro, forse, in qualche maniera, rendeva un po' più sicuri gli uomini e quindi, forse, più superabili alcune problematiche all'interno del rapporto di coppia. Ma questa è solo una teoria mia, derivante, forse, dal fatto che sono un maschietto. Non mi vorrei ora mettere contro le donne, ma certamente giocano un ruolo influente in questa situazione, come ben si può intuire.

Finalmente ora esiste l'andrologo e l'uomo può rivolgersi a lui…
Mah…è ancora una figura tutta da definire quella dell'andrologo, perché esistono andrologi di estrazione urologica, come lo sono io, che sono urologi che si occupano prevalentemente anche dei disturbi della sfera sessuale maschile, ed esistono poi andrologi di estrazione endocrinologica. Diciamo che la Società Italiana di Andrologia, la SIA, ha cercato comunque di creare, e lo sta facendo, una figura che racchiuda un po' tutte e due le specialità, sia quella endocrinologica che quella urologica, in modo che si possa appunto creare anche a livello istituzionale e universitario una figura andrologica.

Le parole del dott. Valitutti ci hanno aperto una porta su quella parte più intima dell'universo maschile nella quale sarebbe stato troppo difficile per una donna addentrarsi. Sono state illuminanti e ci hanno fatto prendere consapevolezza della situazione critica che l'ex maschio italiano sta attraversando.

"C'è una grossa crisi", ha tenuto a specificare il dott. Valitutti. L'uomo sembra essere nel pieno di un attacco di panico in cui sono l'ansia e la paura, piuttosto che un reale problema, ad influenzare il suo modo di relazionarsi nei confronti della società e in particolare nei confronti del "gentil sesso".

Ed è questo panico, spesso infondato, ma alimentato dalla cultura dell'apparire, più che dell'essere, nella quale è costretto a vivere, che lo spinge a cercare aiuto e a credere di dover ricorrere anche a qualche "magia", farmaci ed interventi chirurgici, in grado di poter infondere quella sicurezza e prestanza fisica, che si sente obbligato a dover continuamente dimostrare, ma che crede di aver ormai perso.

E in questa crisi, forse più psicologica, gioca un ruolo da co-protagonista anche la donna: sarà quindi proprio la donna che potrà dare una mano al suo uomo a superarla, finalmente.


 
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