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A volte, riflettendo sugli avvenimenti di questi ultimi decenni, capita
di ripensare in particolare agli anni tra la fine del 1960 e l’inizio
degli anni ‘80. Anni di “svolta “ nel nostro paese,
ricordati soprattutto come “anni di piombo” in riferimento
agli atti di terrorismo che quasi quotidianamente riempivano le cronache
italiane, ma anche gli anni dell’austerity, a causa della crisi
petrolifera, dell’inflazione dilagante e della recessione nell’industria.
Sono però anche gli stessi delle battaglie civili combattute
fermamente e molte volte vinte.
A proposito della crisi petrolifera, bisogna fare una premessa riguardo
ai motivi che portarono i maggiori paesi occidentali (USA compresa)
ad adottare misure di emergenza per il risparmio energetico.
Principale protagonista di tali avvenimenti è l’OPEC (Organizzazione
dei Paesi Esportatori di Petrolio), fondata nel 1960 per arginare il
predominio e lo sfruttamento economico delle aziende petrolifere nei
confronti dei paesi produttori. Le grandi compagnie straniere (in testa
quelle anglo-americane) fin dagli anni ‘20/‘30, infatti,
esercitarono un controllo pressoché assoluto sull’intera
produzione (dall’estrazione alla commercializzazione), anche attraverso
una serie di concessioni per l’estrazione, che penalizzarono,
molte volte escludendoli totalmente, i produttori locali.
La crisi energetica del 1973 fu innescata dalla guerra arabo-israeliana
dello Yom Kippur , così ribattezzata a causa dell’attacco
a Israele da parte dell’Egitto e della Siria proprio durante la
ricorrenza dello Yom Kippur (6 ottobre 1973), la festa ebraica di espiazione.
In tale occasione, l’OPEC decise di sostenere l’Egitto e
la Siria, provocando un notevole aumento del prezzo del greggio ed applicando
l’embargo nei confronti dei paesi filo-israeliani.
Per questo motivo, i paesi occidentali consumatori di petrolio furono
costretti ad adottare una politica di “austerity”.
Dopo l’inevitabile aumento del prezzo della benzina e del gasolio,
in Italia, a partire dal 2 dicembre 1973, la domenica fu vietato l’uso
di tutti i mezzi a motore. Le misure di risparmio energetico furono
anche estese all’illuminazione stradale, compresi gli addobbi
natalizi; venne ridotto l’orario di apertura dei negozi, dei bar
e dei ristoranti, con l’obbligo di chiudere entro la mezzanotte.
Anche la Rai (in quei tempi ancora il solo polo televisivo) dovette
conformarsi, accettando così di terminare i programmi entro le
22,45.
Gli italiani, senza grosse lamentele, si adeguano al nuovo stile di
vita e le strade si popolarono di persone che passeggiavano, giravano
in bicicletta e godevano della tranquillità finalmente regnante
nella propria città.
L’aria delle grandi metropoli come Roma, Milano, Torino e Napoli
divenne subito meno inquinata, i bambini, senza il pericolo delle automobili,
giocavano a pallone nelle piazze del centro e spuntarono anche curiosi
mezzi di locomozione come tandem, monopattini, calessi a pedali o a
cavallo, tra i tanti.
Non solo nelle strade si respirava aria di risparmio, ma all’interno
di ogni nucleo familiare. In tutte le case era “vietato”
uscire dalla stanza dimenticando la luce accesa (sana abitudine che
alcuni si portano ancora dietro).
La Camera dei Deputati, il 20 dicembre 1973, approvò un ordine
del giorno che, in considerazione della grave crisi energetica che aveva
colpito il Paese, impegnava il Governo allo sviluppo della ricerca per
la realizzazione di fonti alternative al petrolio, in particolare energia
nucleare.
Già dal 1974, la domenica non fu più “isola pedonale”,
ma si consentì l’uso delle auto a targhe alterne e pian
piano tutto tornò come prima.
La produzione di energia elettrica in Italia nel 1975, per la prima
volta dal 1949, registrò una diminuzione rispetto all’anno
precedente, conseguente alla fase di recessione dell’economia.
Alla fine degli anni ‘70, la situazione in Italia era molto difficile,
l’inflazione sfiorò il 20% e la caduta della domanda sul
mercato internazionale dell’automobile mandò in crisi la
principale industria nazionale, la FIAT.
Fa riflettere il fatto che in quegli anni un provvedimento così
drastico fu preso “soltanto” a causa dell’aumento
del prezzo del petrolio e che il problema dell’inquinamento atmosferico
non era ancora considerato in toni allarmistici, perché ancora
lontana l’idea che avrebbe potuto modificare radicalmente l’ambiente
del nostro pianeta.
Oggi questo problema “sembra” molto più sentito,
ma forse solo in apparenza. Infatti, ora si prendono provvedimenti restrittivi
sull’uso delle automobili solamente quando il livello di polveri
sottili nelle città è allarmante. Le grandi potenze, pur
a conoscenza (e responsabili) del fatto che il grado di inquinamento
sulla terra è elevatissimo, sono restie ad adottare misure che
limitino il consumo energetico derivante dal petrolio.
Anche in Italia vengono investiti pochi fondi per lo studio e l’applicazione
di energie alternative, quali ad esempio pannelli fotovoltaici per il
risparmio energetico o automobili ad idrogeno ed elettriche per diminuire
l’emissione di polveri sottili nell’aria.
I pannelli fotovoltaici (“foto” deriva da “luce”
e “voltaico” da Alessandro Volta, inventore della batteria)
sono formati da silicio, il quale, se irraggiato dalla luce solare,
produce energia elettrica. Tali pannelli devono essere installati ovunque
ci sia una esposizione diretta ai raggi solari (tetti, terrazzi, cortili,
terreni ecc.); la luce solare viene così trasformata in energia
elettrica alternata, usufruibile per qualsiasi attività domestica,
ottenendo un risparmio notevole di energia derivante dal petrolio se
applicata su larga scala.
Altra data molto importante degli anni ‘70 fu il 13 maggio
1974, quando il popolo italiano votò il referendum per l’abrogazione
della legge sul divorzio, approvata in Parlamento il 1° dicembre
1970.
Referendum promosso dalla Democrazia Cristiana con l’appoggio
del Vaticano.
La battaglia fra il SI ed il NO fu durissima. Minacce di scomunica da
parte della Chiesa Cattolica, preti che durante la messa invitavano
i parrocchiani a votare "sì". Amintore Fanfani, Segretario
della Democrazia Cristiana, cercava di far capire che col divorzio si
sarebbe dato libero sfogo agli istinti più bassi, rendendo così
tutti schiavi della libido. Ad onor del vero, bisogna dire che molte
personalità cattoliche, in nome della libertà di coscienza,
si pronunciarono per il “no”. Emblematica fu la vicenda
del frate benedettino don Giovanni Franzoni, che verrà sospeso
dal sacerdozio “a divinis” per aver sostenuto tale posizione.
La Sinistra, soprattutto il P.C.I. (Partito Comunista Italiano), non
era convinta della vittoria. Votò l’88,1% degli italiani
e prevalse il "no" con il 59,1% . La notte del 13 maggio una
folla immensa si riversò per le strade a festeggiare la vittoria.
Naturalmente le maggioranza era composta da donne; il movimento femminista
nato in quegli anni celebrò così la sua prima vittoria
dopo il secolare predominio della Chiesa.
Oggi invece, anche in occasione di referendum importanti, i cittadini
rimangono molto più indifferenti rispetto al passato, rinunciando
anche ad andare a votare, perdendo negli anni quel forte senso di partecipazione
politica, irrinunciabile nel
passato perché pregnante di volontà di cambiamento.
Ad esempio (l’ultimo in ordine cronologico), il 12 e 13 giugno
del 2004, i cittadini furono chiamati alle urne per votare i quattro
referendum riguardanti l’abrogazione parziale della legge 40/2004
sulla procreazione assistita. Referendum promossi da una coalizione
composta dai Radicali, dall’associazione Luca Concioni, dai Democratici
di Sinistra, Social Democratici Italiani, da Rifondazione Comunista
e da singoli esponenti di altri partiti, anche di centrodestra, convinti
che la legge approvata in Parlamento, invece di disciplinare la procreazione
assistita, in realtà si preoccupasse soprattutto di impedirla.
In tale occasione, andò a votare solo il 29,9% degli aventi diritto
e per questo non fu raggiunto il quorum necessario per la sua validità
(50% + 1).
Anche in questo caso, la legge approvata in Parlamento fu molto influenzata
dalla Chiesa Cattolica.
La cosa preoccupante è che i media si preoccupano molto se un
comico fa la parodia del Papa (Crozza) o addirittura quella del suo
segretario personale (Fiorello), interrogandosi per giorni se sia lecito
o meno ironizzare su una figura così importante, mentre si evita
di aprire seri dibattiti quando il Cardinal Ruini, presidente della
C.E.I (Conferenza Episcopale Italiana) si intromette nella politica
italiana criticando apertamente, ad esempio, il PACS (Patto civile di
solidarietà) e l’aborto, cercando di indirizzare le scelte
politiche verso una visione cattolica della vita, senza rispettare la
laicità dello Stato.
Gli anni ‘70 sono anche gli anni del terrorismo, sia di
destra che di sinistra; è il periodo della strategia della
tensione durante la quale molte persone, per manifestare il proprio
dissenso alla situazione politico-istituzionale, scelgono la violenza
di piazza e successivamente la lotta armata e il terrorismo.
Nascono le organizzazioni terroristiche di sinistra quali “Prima
Linea” e le “Brigate Rosse”, ma anche gruppi di estrema
destra come i “NAR” (Nuclei armati rivoluzionari).
Vengono messe in atto diverse stragi insensate, soprattutto di matrice
di estrema destra.
Quelle che si ricordano di più, anche perché ancora impunite,
sono, ad esempio:
- 2 dicembre 1969 Piazza Fontana a Milano;
- 28 maggio 1974 Piazza della Loggia a Brescia;
- 4 agosto 1974 treno espresso Roma-Brennero (Italicus);
- 2 agosto 1980 Stazione di Bologna.
Il livello dello scontro fra le due fazioni opposte mira a creare nel
Paese un clima di insicurezza e pericolo. Non solo attentati clamorosi,
come quelli sopra elencati, ma anche una serie di attentati contro obiettivi
minori, perlopiù perpetrati dall’estrema sinistra, ma non
solo; vengono così assassinati singoli cittadini, poliziotti,
carabinieri; si sequestrano funzionari dello Stato, fino al clamoroso
sequestro dell’allora Presidente della Democrazia Cristiana Aldo
Moro (16 marzo 1978) con l’uccisione della scorta (due carabinieri
e tre poliziotti) e il suo successivo omicidio (9 maggio 1978), ad opera
delle Brigate Rosse.
Nelle manifestazioni di piazza molti si presentano mascherati e spesso
scendono armati di spranghe, bombe incendiare e talvolta pistole (le
famose P38).
I cittadini meno politicizzati hanno paura di uscire la sera tardi ed
anche durante il giorno temono di trovarsi in mezzo agli scontri fra
manifestanti e polizia.
Per far fronte a questa situazione di tensione, i partiti di governo
(democristiano, socialdemocratico, repubblicano, liberale e socialista),
con il sostegno del partito comunista, varano leggi speciali come la
legge Reale (n.152 del 22.5.1975) che in pratica autorizzava la polizia
a sparare qualora se ne ravvisasse la necessità, oppure a fermare
e perquisire, senza il mandato della magistratura, anche chi solamente
sospettato da parte delle forze dell’ordine.
Tale legge fu sottoposta a referendum l’11 giugno 1978, ma il
76,5% votò per il mantenimento, forse proprio perché i
cittadini erano disorientati ed impauriti dal clima di terrore che si
respirava in Italia.
Vengono istituiti del corpi speciali con finalità di antiterrorismo
come i GIS (Gruppo di Intervento Speciale) dei Carabinieri, i NOCS (Nucleo
Operativo Centrale di Sicurezza) e la DIGOS (Divisione Investigazioni
Generali e Operazioni Speciali) della Polizia.
Viene emanata nel 1980 la cosiddetta “legge Cossiga” (n.15
del 6 febbraio 1980), che prevedeva condanne esemplari per chi veniva
giudicato colpevole di terrorismo ed estendeva ulteriormente, secondo
alcuni in modo incostituzionale, i poteri della polizia.
Anche se accettata dalla grande maggioranza dell’opinione pubblica,
tale legge fu comunque sottoposta a referendum il 17 maggio 1981; l’
85,1% dei votanti fu favorevole al mantenimento.
Anche vivendo in un clima poco tranquillo, la maggioranza dei cittadini
era con le forze dell’ordine. Reputavano vigliacchi gli attacchi
perpetrati dai terroristi ed erano propensi a collaborare con la polizia
.
Un esempio tra tanti fu la perquisizione avvenuta nel 1978 (sicuramente
dopo una “soffiata” ) sul tetto dell’allora Ministero
dei Trasporti e della Motorizzazione Civile a Piazza della Croce Rossa
a Roma, dove furono trovati alcuni volantini a firma delle Brigate Rosse.
In tale occasione, tutti i dipendenti (circa 6000) furono fatti uscire,
uno alla volta, da un’unica porta controllata da agenti di polizia;
probabilmente cercavano qualche sospetto e quello era l’unico
modo per controllare tutti gli impiegati
presenti nell’edificio. Ci vollero molte ore per far uscire tutti
dal Ministero, ma nessuno si lamentò o protestò. Tutti
erano consapevoli del fatto che le forze dell’ordine avevano un
motivo valido per utilizzare questo metodo di indagine e chi non aveva
nulla da temere non si preoccupava certo di ritardare un po’ il
rientro a casa.
Verso la fine degli anni ‘70, gli episodi di violenza diminuirono.
Il sostegno da parte dei militanti di estrema sinistra alle Brigate
Rosse crollò in occasione dell’uccisione del sindacalista
Guido Rossa, un operaio dell’Italsider di Genova,
iscritto al P.C.I. (Partito Comunista Italiano) e sindacalista della
C.G.I.L. (Confederazione Generale Italiana del Lavoro) che nell’ottobre
del 1978 vede un uomo che cerca di nascondere dei volantini delle Brigate
Rosse dietro un distributore di benzina. L’uomo in questione sarà
poi riconosciuto come Francesco Berardi, poco dopo arrestato e poi suicidatosi
in carcere.
Guido Rossa testimoniò al processo, scatenando così la
vendetta dei brigatisti, che gli spararono fuori la propria casa nel
gennaio 1979.
Dopo l’11 settembre 2001 il terrorismo sembra essere tornato,
anche se totalmente diverso rispetto al passato, innanzitutto perché
non più interno ma proveniente da lontano. Infatti, solo quando
si ha notizia di attentati o minacce di atti terroristici i cittadini
si sentono in pericolo ma, a differenza degli anni passati, non viene
vissuta come un minaccia vicina e realmente preoccupante. Le
motivazioni delle proteste negli anni ‘70 erano probabilmente
più chiare all’opinione pubblica; gli scontri di piazza
avvenivano per protestare contro il tipo di politica che allora governava
in Italia, anche se i mezzi della protesta non erano spesso dei più
ortodossi.
Oggi lo scontro riguarda principalmente le potenze occidentali e quelle
del Medio Oriente che, fomentando la lotta religiosa, sembrano invece
cercare di nascondere il vero movente che gira attorno agli interessi
economici delle grandi
potenze.
Anche ora sono state introdotte delle “leggi speciali”,
come il Patrioct Act americano e il decreto legge del 18 ottobre 2001
n. 374 (convertito in legge 15 dicembre 2001 n. 438) emanato dal Governo
italiano, con il quale è stata introdotta nel nostro ordinamento
una nuova ipotesi di reato, quella di “terrorismo internazionale”,
volta a reprimere organizzazioni che, pur avendo sede nel territorio
italiano, mirano a compiere atti di violenza a danno di altri Paesi.
Le misure precauzionali introdotte vanno dal divieto di usare macchine
fotografiche nelle stazioni e negli aeroporti all’impossibilità
di far salire su un aereo un bagaglio a mano con più di un litro
di liquidi (dall’acqua al mascara), a sua volta suddiviso in contenitori
di capacità massima di 100 millilitri (1/10 di litro), che dovranno
poi essere inseriti in sacchetti di plastica di dimensioni di circa
18x20 cm.
Ma le leggi da sole non bastano a debellare gli attacchi terroristici.
Sicuramente negli anni ‘70 i cittadini, che permisero l’introduzione
di leggi molto più dure, non avrebbero certo accettato remissivamente
tali norme, perché le avrebbero percepite, a ragione, solo come
una limitazione alla libertà individuale senza un riscontro oggettivo
sulla sicurezza reale, visto che palesemente da sole non sono in grado
di prevenire eventuali attacchi terroristici.
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