Ma quando capyright? / n°281
La fine del calamaio : palamitonews- Palamitonews
La fine del calamaio
  "La “Bibbia a 42 linee” è nota oggi anche come “Bibbia Mazarina”, poiché uno degli esemplari più famosi si trova nella Biblioteca Mazarina di Parigi. Caratteristica di tale stampa è appunto la suddivisione della pagina in due colonne di 42 righe ciascuna a caratteri gotici ed è costituita da 641 fogli".
di Paola Marras / foto tratta da visuallee.com
 

Johann Gansfleisch, detto Gutenberg, nacque a Mainz (Germania) intorno al 1394-1399. La sua famiglia, di orgine patriza, era dediai alla lavorazione del metallo e al conio. Probabilmente per questo motivo Gutenberg cominciò a lavorare come apprendista orafo, specialmente nella coniatura delle monete. Forse fu questa tecnica di riproduzione, con mezzi meccanici, che lo iniziò ai suoi primi esperimenti sui manoscritti.

A poco più di venti anni, nel 1438, costituisce insieme ad Andrea Dritzehen, Giovanni Riffe ed Andrea Heilmann una società per la “nuova arte della stampa”.
Nel 1450 circa, Gutenber fonda una nuova società con il banchiere, nonché suo finanziatore, Johann Fust e l’incisore Peter Schoffer. Scopo dell’impresa era stampare la cosiddetta “Bibbia a 42 linee”. Nel 1455 la Bibbia fu messa in vendita (anche se nel libro non vi è alcuna indicazione di data e tipografia), suscitando immediatamente un clamoroso successo.

La “Bibbia a 42 linee” è nota oggi anche come “Bibbia Mazarina”, poiché uno degli esemplari più famosi si trova nella Biblioteca Mazarina di Parigi. Caratteristica di tale stampa è appunto la suddivisione della pagina in due colonne di 42 righe ciascuna a caratteri gotici ed è costituita da 641 fogli, molto spesso divisa in due, tre o quattro volumi a seconda delle richieste dell’epoca.

Per Gutenberg, però, non fu certo l’inizio del successo, anche se la Bibbia è riconosciuta come primo libro completo a stampa a caratteri mobili.
Il banchiere Fust, subito dopo la pubblicazione, chiese la restituzione con gli interessi dei soldi che aveva prestato a Gutenberg, causando così l’insolvenza del tipografo e costringendolo a cedergli tutte le sue apparecchiature e i macchinari per la stampa.


Nel 1457, infatti, uscirà la prima opera con il marchio del tipografo, ma sarà il nome di Fust a figurare.
Un anno dopo, Gutenberg si andrà ad associare con il sindaco di Mainz Konrad Humery, pubblicando la “Bibbia a 36 linee”.
Nel 1462, con il “sacco di Mainz”, Gutemberg e i vari tipografi suoi allievi furono costretti ad abbandonare la città, diffondendo così in tutta l’Europa, e soprattutto in Italia, il nuovo metodo di stampa.

Il metodo di Gutenberg era un vero e proprio processo industriale. Tale tecnica consiste nel comporre delle linee posizionando su una sorta di regolo i “tipi” (piccoli prismi in metallo tenero sui quali è inciso in rilievo ed a rovescio un carattere); l’unione di queste linee crea le pagine complete del testo (matrice del foglio). Ogni matrice viene poi inchiostrata e stampata con un torchio a pressione. All’inizio i “tipi” erano tenuti insieme da fasce (latino “in cuna”, in fasce) e per questo motivo i libri stampati fino alla fine del 1400 vengono chiamati “incunaboli”.

Molti fogli realizzati con questo procedimento di stampa sono conservati al Gutenberg Museum di Mainz, e il più antico tra questi è un piccolo frammento cartaceo oblungo databile tra il 1445 e il 1446, nel quale è riportato un brano di un poema tedesco sul “Giudizio Universale”. Nel 1448 verrà anche stampato un calendario e varie edizioni della “Grammatica del Donato”.

Dopo la stampa con caratteri mobili si perfezionò quella con l’incisione su lastra. Alla fine del 1400 i tipografi avevano a disposizione così due tipi di stampa: rilievografico e calcografico e la tecnica era così valida che, senza grandi mutamenti, continuò ad essere usata fino alla fine del XVIII secolo.

Piccola curiosità. Circa due anni fa, il pubblico ministero Bruno Fabbiani, docente del Politecnico di Torino, afferma con risolutezza che Gutenberg non si servì dei caratteri mobili per la celebre “Bibbia a 42 linee”, ma bensì lastre di metallo e punzoni.

Fabbiani sembra esserne convinto, spiegando che la prima vera invenzione di Gutenberg fu appunto il “punzone”, una specie di martelletto sormontato da un carattere in rilevo, simile a quelli della macchina per scrivere. Le prove a sostegno di tale scoperta stanno nel fatto, a dire dello studioso, che in alcune pagine della Bibbia ci sarebbero alcune lettere sovrapposte e che gli interlinea, molto stretti, mal di adatterebbero ad una tecnica di stampa a caratteri mobili.

Fabbiani poi, a conclusione della sua tesi, sostenne anche che Gutenberg poteva essere considerato come il primo falsario della storia, visto che per far fronte ai suoi debiti con Fust vendette le prime copie della Bibbia spacciandoli per manoscritti, e quindi a caro prezzo.


 
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