Quando Scoppiò la Pace / n°280
Le cose possono essere molto diverse da ciò che sembrano : palamitonews- Palamitonews
Allacciate i Caschi Blu
  "L’azzurro della bandiera delle Nazioni Unite lascia a tutto il pianeta Terra l’illusione di possedere un luogo nel quale le controversie si placano, si risolvono, trovano una via pacifica di sviluppo."
di Roberto Barbera / foto tratta da paranode.com
 


“Noi, Popoli delle Nazioni Unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all'umanità, a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole, a creare le condizioni in cui la giustizia ed il rispetto degli obblighi derivanti dai trattati e alle altri fonti del diritto internazionale possano essere mantenuti, a promuovere il progresso sociale ed un più elevato tenore di vita in una più ampia libertà e per tali fini a praticare la tolleranza ed a vivere in pace l'uno con l'altro in rapporti di buon vicinato, ad unire le nostre forze per mantenere la pace e la sicurezza internazionale, ad assicurare, mediante l'accettazione di principi e l'istituzione di sistemi, che la forza delle armi non sarà usata, salvo che nell'interesse comune, ad impiegare strumenti internazionali per promuovere il progresso economico e sociale di tutti i popoli.
Abbiamo deciso di unire i nostri sforzi per il raggiungimento di questi obiettivi e di conseguenza, i nostri rispettivi Governi, per mezzo dei loro rappresentanti riuniti nella città di San Francisco e muniti di pieni poteri riconosciuti in buona e debita forma, hanno concordato il presente Statuto delle Nazioni Unite ed istituiscono con ciò un'organizzazione internazionale che sarà denominata le Nazioni Unite”.


Il 26 giugno del 1945 i cinquanta paesi che parteciparono alla Conferenza delle Nazioni Unite sull’Organizzazione Internazionale vararono, a San Francisco, negli Stati Uniti, lo Statuto dell’Onu. Cina, Francia, Unione Sovietica, Gran Bretagna e Stati Uniti, i vincitori dal secondo conflitto mondiale, furono considerati soci fondatori.

L’Onu, Organizzazione delle Nazioni Unite, fu fondata quindi il 24 ottobre del 1945 e nel dicembre dello stesso anno il Senato e la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d’America votarono all’unanimità perché la futura sede dell’organismo internazionale trovasse sede in New York.

Il miliardario John D. Rockfeller donò oltre otto milioni di dollari, una cifra enorme per l’epoca, e con quel denaro fu costruito il Palazzo di vetro.

L’Assemblea generale inaugurò la nuova sede il 9 gennaio 1951.

L’Onu è una complessa struttura, dislocata non solo nella metropoli nord americana, ma con uffici importanti anche a Ginevra, Vienna e l’Aja.

Lo statuto è un trattato internazionale ed è vincolante per i Paesi che lo hanno ratificato.
Oggi 192 stati del mondo hanno aderito alle Nazioni Unite.

La struttura operativa è governata dal Consiglio di Sicurezza, che è composto da cinque membri permanenti ( i soci fondatori) e da altri dieci eletti dall’Assemblea Generale.
Ogni anno si tiene una votazione per la scelta di cinque membri non permanenti e la durata del mandato di questi ultimi si esaurisce dopo due anni. In caso di voto nel Consiglio di sicurezza i soci fondatori dispongono del diritto di veto, che rende nulla qualunque deliberazione.
Dal 1945 i membri permanenti hanno fatto uso del diritto di veto per 279 volte. L’Assemblea Generale, infine, elegge il Segretario Generale.

L’Onu ha una serie di bracci operativi, chiamati Agenzie, che hanno lo scopo di rendere concreti gli obiettivi previsti dallo Statuto. Queste strutture si occupano di molteplici settori della vita economica e sociale del Pianeta, offrono assistenza tecnica, elaborano strategie politiche, gestiscono fondi.

Le principali sono:

ACNUR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati)
UNCITRAL (United Nations Commission on International Trade Law)
UNHCHR (United Nations High Commissioner for Human Rights)
UNOPS (United Nations Office for Project Services)
ECA (Economic Commission for Africa)
ECE (Economic Commission for Europe)
ECLAC (Economic Commission for Latin America and Caribbean)
ESCAP (Economic and Social Commission for Asia and the Pacific)
ESCWA (Economic and Social Commission for Western Asia)
UNICEF (United Nations Children's Fund)
UNCTAD (United Nations Conference on Trade and Development)
UNDP (United Nations Development Programme)
UNIFEM (United Nations Development Fund for Women)
PAM (Programma Alimentare Mondiale)
UNRISD (United Nations Research Institute for Social Development)

Con le agenzie operano anche degli istituti specializzati, in realtà organizzazioni internazionali autonome, sorte da trattati del tutto autonomi rispetto alla Carta delle Nazioni Unite.

Gli istituti sono:

FAO (FOOD AND AGRICULTURAL ORGANIZATION)

OIL (ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE DEL LAVORO)

UNESCO (UNITED NATIONS EDUCATIONAL SCIENTIFIC AND CULTURAL ORGANIZATION)

ICAO (International Civil Aviation Organization)

OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità)

IMO (International Maritime Organization)

ITU (International Telecommunication Union)

WMO (World Meteorological Organization)

UPU (Universal Postal Union)

UNIDO (United Nations Industrial Development Organization);

WIPO (World Intellectual Property Organization)

IFAD (INTERNATION FUND FOR AGRICULTURAL DEVELOPMENT)

IAEA (International Atomic Energy Agency)

L’azzurro della bandiera delle Nazioni Unite lascia a tutto il pianeta Terra l’illusione di possedere un luogo nel quale le controversie si placano, si risolvono, trovano una via pacifica di sviluppo.

Eppure, come è noto, dalla sua fondazione, subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la stanza dei bottoni, il Consiglio di sicurezza, è ‘governato’ dalle cinque potenze vincitrici: Stati Uniti, Russia (ex Unione Sovietica), Cina, Francia e Regno Unito.

Certo, vi sono i membri non permanenti, dieci Paesi di volta in volta eletti, ma la bacchetta magica del diritto di veto, il cartellino rosso che squalifica le risoluzioni più importanti, limita fortemente la possibilità di prendere decisioni meno ‘diplomatiche’ e mina l’operatività dell’organismo internazionale.

Siamo al secondo punto: la diplomazia.
Nell’immaginario collettivo il lavoro delle livree d’oro è considerato quasi palestra di fioretto, laboratorio di saggezza, abitudine ferrea al controllo di virgole vitali, aggettivi esiziali, coniugazioni geniali.

Insomma, tutti i cittadini del mondo sperano nel Palazzo di Vetro e sanno nello stesso tempo che oltre un confine non è possibile ottenere risultati.

Qui è lì, da un continente all’altro, l’Unione africana, L’Unione Europea, i patti asiatici e sudamericani si moltiplicano in un affascinante gioco di relazioni dagli esiti pur tuttavia evidenti: le guerre in corso sono decine, i morti per conflitti centinaia di migliaia, quelli per fame altrettanti, le malattie endemiche drammatiche a Sud del Mondo.
Come mai?

Le potenze economiche e militari, l’ultima superpotenza rimasta (gli Usa) e quella appena nata (la Cina) giocano la partita dell’influenza, se non del controllo, dell’intero globo.

Mentre a New York in interminabili consessi si discute, per esempio, di Costa d’Avorio, francesi, inglesi e americani, a Parigi, Londra e Washington, sistemano i reciproci soldatini sulla carta geografica dello sfortunato Paese africano e muovono le bandierine per espugnare una tonnellata di cacao in più, qualche miniera, un giacimento ipotetico di petrolio.

Da una parte si discute di soluzioni e dall’altra si finanziano signori della guerra e politici locali, asserviti e senza scrupoli.

Lo stesso accade in Europa, dove i fautori dell’unità del vecchio continente glissano con nonchalance sui mercenari pagati dalle aziende britanniche in Africa centrale o da quelli sovvenzionati dai francesi.

Fuoriclasse dell’individualismo, i cinesi senza troppo clamore si spingono ovunque nel continente nero e gli americani lanciano i propri agenti segreti in operazioni globali finalizzate alle più singolari scelte di politica internazionale.
Quadro cinico e senza prospettive?

Guardando senza falsi moralismi alle barchette di legno che trasportano sulle nostre coste migliaia di diseredati, una domanda dovrebbe venir automatica.

Come mai si fugge da posti nei quali ci sono immensi giacimenti di petrolio, miniere d’oro e d’argento, diamanti, uranio, platino e silicio?

Come mai si muore di fame laddove sono concentrate le maggiori risorse naturali del mondo?

Forse che questi neri non sono capaci di scavare.
O, in Venezuela o Argentina e in generale in tutto il Sud America, c’è un concentrato di nullafacenti incapaci di organizzare le proprie immense ricchezze?

Una specie di lombrosismo continentale definisce le elite e le concentra solo in alcuni posti? No, più semplicemente e senza dover far ricorso ad ideologie datate e scioccherelle, i ricchi, i colonizzatori di un tempo, gli uomini bianchi che definiscono altri di ‘colore’, quasi il candido non lo fosse, alcuna intenzione hanno di mollare spazi di mercato, di egemonia politica, di controllo militare.

Ecco il gioco semplice dei governi e delle diplomazia, un quattrocantoni nel quale rubarsi la piazza di Lagos, piuttosto che quella di Caracas è pratica quotidiana e straziante.

Gli esiti di questo gioco, il dolore che milioni di esseri umani sono costretti a subire lo si legge negli occhi di donne e bambini del Darfur, della Palestina, in Afghanistan, Iraq, Repubblica democratica del Congo, Perù, Colombia, Miammar e cento altri posti sfortunati.

Tra i marmi del Palazzo di Vetro, intanto, gli azzurri cavalieri alati cercano di metter freno all’ingordigia, pur risiedendo nella vorace Grande Mela Occidentale.
Ecco il paradosso dell’Onu, il grande film dell’equivoco, la strabiliante ironia della sorte.

Non si tratta di moralismo, ma capita che ad un convegno internazionale della Fao, agenzia delle Nazioni Unite abilitata a trattare i temi dell’alimentazione e dell’agricoltura, subito dopo aver parlato di una carestia devastante, si assista a banchetti luculliani, ben oltre il ragionevole bisogno di nutrirsi per vivere.

Un giorno prima dell’esplosione della sede Onu di Baghdad il parcheggio di fronte all’edificio custodiva un centinaio di Suv di lusso.
Centinaia di migliaia di dollari per autovetture inutilizzate e senza autisti.

Di fronte, oltre un mezzo corazzato dei Rangers, dall’altra parte della strada, un piccolo gruppo di ragazzini scalzi, con i vestiti laceri e sporchi (nella città ancora oggi non c’è elettricità e acqua) cercavano qualcosa da mangiare.

Se vedi la guerra dimentichi lo scontro di civiltà.
Se sei stato sotto le bombe, hai sentito il fischio che precede l’esplosione, ti hanno sparato addosso senza neppure sapere perché, allora speri che quella bandiera azzurra diventi la testimonianza non di un complesso elaborarsi di politiche e di parole, ma il semplice ed essenziale decidere di scegliere.

Non nell’interesse di un governo o dell’altro, ma per il valore della Civiltà.

 

 

 

 


 



 
  pagine: uno

  archivio - contatti - gerenza